L’Amazzonia in fiamme

di Dilma Rousseff*

Petrobrás venduta alle multinazionali, è la fine della sovranità del Brasile.

La devastazione delle foreste è un aspetto terrificante della distruzione della sovranità nazionale. Si tratta di un crimine contro il paese commesso dal governo Bolsonaro.

L’abbattimento di alberi e gli incendi, grazie all’incompetenza complice del governo, rappresentano un’aggressione alla sovranità nazionale grave quanto la vendita di società pubbliche strategiche del Brasile, come la Petrobras, prevista per il 2022.

Il disastro ambientale e la privatizzazione sono pericolosi, perché mentre alcune decisioni economiche possono essere riviste e revocate, l’estinzione della più grande foresta tropicale del mondo e la vendita della settima compagnia petrolifera più grande del mondo sono irreversibili.

La difesa dell’Amazzonia è diventata una questione urgente, che deve essere affrontata ora, immediatamente, prima che sia troppo tardi. In un anno, più di 72.000 incendi sono stati registrati nella regione ecologicamente più ricca del Brasile. Solo questa settimana ci sono stati 68 grandi incendi nelle aree indigene e nelle unità di conservazione, documentati da immagini satellitari, con un aumento del 70% rispetto all’anno scorso.

Non è un caso che scoppiano grandi incendi nelle zone indigene e nelle zone di protezione ambientale. Non a caso, inoltre, gli incendi scoppiano nelle zone più colpite dalla deforestazione. Questo è il risultato della disastrosa politica ambientale del governo, che ha posto fine alle ispezioni, della posizione di Bolsonaro contro l’esistenza di riserve indigene, della tolleranza per l’accaparramento illegale delle terre e della difesa delle miniere su terreni che dovrebbero essere protetti. Bolsonaro incarna la distruzione e la morte. Quando fa le sue atroci dichiarazioni sull’ambiente, permette che venga distrutto da accaparratori, invasori, contrabbandieri e tutti i tipi di criminali approfittatori.

Le cazzate sparate giorno dopo giorno da Bolsonaro fanno perdere al Brasile più di 283 miliardi di reais brasiliani (62 miliardi di euro) del Fondo Amazonia, sospesi i contributi di Norvegia e Germania, perché questi paesi non hanno fiducia nel governo. Il Brasile sta perdendo credibilità agli occhi della comunità internazionale, perdendo la sua ricchezza ecologica, per il suo popolo e per il mondo intero, perdendo le sue società pubbliche a favore di investitori stranieri, ed è probabile che perda quote significative del mercato delle esportazioni.

Bolsonaro mente quando dice che il suo governo partecipa alla difesa dell’ambiente. Si appoggia su vecchi dati e risultati che non sono suoi. Fino al luglio di quest’anno, la deforestazione è aumentata del 278% rispetto all’anno scorso. Era già aumentata sotto il governo che mi ha sostituito nel 2016 con un colpo di stato che mi ha cacciato dalla carica in cui ero stata eletta, senza commettere alcun reato. Ed è diventata praticamente incontrollabile dall’investitura di Bolsonaro.

Non è stato così quando il Brasile aveva governi progressisti e popolari. Il governo di Lula e il mio hanno ridotto la deforestazione in Amazzonia dell’82%. I nostri sforzi sono stati riconosciuti dalle Nazioni Unite nel 2014 come un esempio da seguire per il mondo intero. “I cambiamenti che si sono verificati nell’Amazzonia brasiliana nell’ultimo decennio, contribuendo a ritardare il riscaldamento globale, sono senza precedenti”, è scritto nel rapporto delle Nazioni Unite.

La difesa dell’Amazzonia è una questione fondamentale. In questo momento, il cuore del pianeta brucia e sanguina. Deve essere protetto dai suoi nemici, tra i quali, per quanto possa sembrare sorprendente, si trova l’attuale governo brasiliano. Per questo motivo dobbiamo scendere in piazza per partecipare alle manifestazioni previste per domani pomeriggio (23 agosto) a San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia e in altre città del Brasile e del mondo.

Difendere l’Amazzonia significa difendere la sovranità nazionale. Lottare per la sovranità è lottare per l’Amazzonia.

Fonte

*Dilma Vana Rousseff è una politica ed economista brasiliana, membro del Partito dei Lavoratori, è stata presidente del Brasile dal 1º gennaio 2011 al 31 agosto 2016. Nata in una famiglia borghese e ricevuta un’educazione universitaria, da giovanissima maturò posizioni politiche marxiste.