Senza timore della congiuntura

Il Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez sostiene in questo articolo che, ispirato in coloro che amano e fondano, ha convocato a pensare come paese con la convinzione che è inesauribile la fonte dell’intelligenza collettiva.

«Gli uomini si dividono in due gruppi, quelli che amano e fondano e quelli che odiano e distruggono. E la lotta del mondo è quella della dualità indù: il bene contro il male».

Chi non ha ricordato questa frase di Martí in questi  giorni di sfida nei quali l’avversario stringe l’assedio con rinnovata speranza di farci arrendere, e il meglio di Cuba si alza per affrontarlo, mentre altri trafficano con il malessere e le carenze?

I primi, percettibile e poderosa maggioranza, elevano l’auto stima nazionale e danno più energia di cento navi di combustibile.

Li ho visti nei nostri percorsi per il paese. Uomini e donne, giovani, bambini e anziani che seguono le notizie, analizzano contesti, condannano gli abusi e offrono le loro idee e i loro sforzi e scherzano  anche, per affrontare gli indiscutibili problemi imposti dal nuovo giro di vite che l’impero prepotente e soverchiatore c’impone.
Loro sono nel gruppo di quelli che amano e fondano. Pensando in loro abbiamo convocato a pensare come paese, con la convinzione che è inesauribile la fonte dell’intelligenza collettiva.

Abbiamo convocato  a pensare diversamente, ad essere attivi, a distinguere le potenzialità del tempo che viviamo, qualitativamente differenti, come lo sono anche gli esseri umani paragonati con altre tappe, non solo perché sono passati gli anni, ma perché nel loro trascorso si sono trasformati il mondo, il paese e i cubani con loro.

Quando chiamiamo a riscattare esperienze degli anni più difficili, a spolverare pratiche di risparmio e d’efficienza del periodo speciale, lo facciamo pensando in tutto quello che allora ha apportato l’intelligenza collettiva, che erroneamente abbiamo scartato quando è passato il momento peggiore.

Siamo convinti che questa ricerca deve considerare i nuovi contesti, le novità tecnologiche,  gli apporti della conoscenza in uno dei periodi più dinamici della civiltà umana e non solo in quanto a quello che siamo avanzati come specie,  ma in quanto a quello che abbiamo perso per la spinta consumista e depredatrice del sistema capitalista.

Non abbiamo timore delle parole e nemmeno della sfida.  Tutto cambia, eccetto i principi. Prima di tutto la decisione di preservare la sovranità, l’indipendenza nazionale e di difendere il socialismo, la giustizia sociale, la solidarietà e l’internazionalismo, ai quali dobbiamo la nostra propria esistenza come nazione.

Ma qualcosa non cambia: l’ossessione dell’impero di punire «il cattivo esempio di Cuba».

Chissà, forse per questo alcuni hanno discusso il termine “congiunturale” con il quale abbiamo descritto la situazione energetica nelle incerte condizioni nelle quali opera il mercato internazionale dei combustibili, e con la malsana persecuzione finanziaria del blocco  che soffre Cuba, il “congiunturale” può suggerire un ottimismo eccessivo, ma non fissare limiti a questa situazione sarebbe stato inutilmente pessimista e irresponsabile.

Quello che non possiamo fare assolutamente è stare zitti di fronte a uno scenario imposto da una scalata d’ostilità dell’impero verso Cuba per la nostra solidarietà con il Venezuela.

Quello che dovevamo e potevamo fare era informare in modo ampio e trasparente sul nostro piano contro il piano del nemico. Un Governo serio e responsabile ha questo dovere con il suo popolo.

La situazione è stata affrontata sino ad oggi senza interruzioni dell’elettricità.

Il gruppo di coloro che amano e costruiscono, lo ha reso possibile.

Nel gruppo contrario, quello dell’odio, cercano di disfare quello che facciamo, pieni di rabbia di fronte alla risposta popolare e reclamano che le navi non vengano, perché si spengano le luci, perché l’assedio si stringa, perché la Cuba indipendente e degna s’arrenda o muoia.

Si rallegrano per ogni nuova misura indirizzata a rinforzare il blocco.

Sognano l’invasione a Cuba.

Como il Caino biblico, ci sono quelli che scrivono, parlano e strillano anche nelle reti sociali, per poche monete del milionario bottino destinato alla sovversione contro Cuba. Ogni minuto della nostra resistenza permette loro di vendersi.

Fidel ha scritto che non c’è peggior prezzo che capitolare di fronte al nemico che senza ragione né diritto ti aggredisce.

Com’è vigente la sua frase!

Tanto quanto quella di Almeida, con la quale portiamo avanti e sosteniamo questa battaglia.

Congiunturale o permanente l’attacco: «Qui non si arrende nessuno…».

L’ultima parola la mette il popolo.

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Delcy Rodriguez all’ONU: “Gli Stati Uniti esercitano un nuovo tipo di terrorismo che usa le banche invece che le bombe”

La vice-presidente del Venezuela nel suo intervento alle Nazioni Unite: “Tra il 2015 e il 2018, l’economia venezuelana ha perso 130.000 milioni di dollari” a causa delle criminali sanzioni Usa e UE.

La vicepresidente Delcy Rodriguez porta la voce del Venezuela all’ONU con un discorso appassionato e incisivo, accompagnato dagli applausi. Un atto d’accusa contro l’aggressione imperialista ai popoli che fanno ombra agli USA o che rifiutano di inginocchiarsi ai suoi interessi. Una denuncia forte al modello capitalista, che concentra la ricchezza in poche mani ed è al servizio del complesso militare industriale. I dati – ha ricordato Delcy – parlano da soli: dalla presidenza di George W. Bush, passando per quella di Barack Obama e arrivando all’attuale di Donald Trump, gli USA hanno già raggiunto il record di 44.996 bombe sganciate, 121 al giorno. Quello del complesso militare-industriale è un grande affare che impone sofferenze inenarrabili alle popolazioni, senza distinzione di età.

C’è tuttavia oggi anche un nuovo tipo di terrorismo di stato, che non ha bisogno di ricorrere alle bombe per imporre misure criminali usando il predominio del dollaro come moneta di riserva mondiale. E così – ha spiegato Rodriguez – il Ministero del Tesoro USA, “il Pentagono economico”, militarizza le relazioni internazionali e incamera le risorse del popolo venezuelano, fuori dalla legalità internazionale. In questo modo, viene svilito l’ordinamento giuridico e, attraverso il Venezuela, si mette in atto “un esperimento perverso contro il multilateralismo”.

Tra il 2015 e il 2018, l’economia venezuelana ha perso 130.000 milioni di dollari, destinati alle necessità della popolazione da un modello basato sull’inclusione, la giustizia e la protezione sociale com’è quello del socialismo bolivariano. Un modello “profondamente contrario al progetto monroista che vorrebbe ricondurci nel cortile di casa de capitalismo suprematista imperante oggi negli Stati Uniti”, ha proseguito la vicepresidente venezuelana. Un modello di solidarietà e inclusione, che ha alzato “la bandiera della difesa della natura, della lotta alla povertà e alla disuguaglianza”. Il poco tempo – ha ricordato poi Delcy in conferenza stampa – il socialismo bolivariano aveva raggiunto risultati riconoscibili da importanti organismi internazionali, come la FAO, l’UNESCO o l’OMS e contro il quale si è scatenata la furia imperialista, mettendo nel mirino il presidente Nicolas Maduro. Un attacco che – ha ricordato ancora – si è spinto fino all’organizzazione dell’attentato con i droni esplosivi che, il 4 agosto dell’anno scorso, avrebbe dovuto uccidere il presidente, decapitare la dirigenza bolivariana e che avrebbe coinvolto anche le rappresentanze diplomatiche degli altri paesi presenti all’evento.

La vicepresidente del Venezuela ha poi documentato il ruolo del governo colombiano di Ivan Duque nell’aggressione al suo paese. Ha smontato le accuse presentate all’ONU dal presidente colombiano, documentate da presunte foto in cui si vede una delle due guerriglie colombiane – l’ELN – allenarsi in territorio venezuelano. Foto che, però, non sono state scattate in Venezuela, ma in Colombia, come ha testimoniato il giornale che aveva ottenuto quelle foto da una fonte di intelligence. Una bugia durata poco – ha commentato Rodriguez, presentando invece prove dettagliate dei luoghi in cui si allenano, in Colombia, i paramilitari deputati a destabilizzare il socialismo bolivariano. Una menzogna che perdura da oltre cinquant’anni, che occulta la terribile realtà di una guerra interna che ha obbligato a fuggire quasi 6 milioni di colombiani, accolti con tutti i diritti in Venezuela.

Ma di questa realtà non parlano i media egemonici, che si esercitano invece a produrre cifre astronomiche circa il numero di venezuelani che abbandonano il paese: cifre falsate – ha ribadito Delcy -, smentite dai dati sull’aumento dei consumi o delle iscrizioni a scuola.

Una realtà, quella di frontiera, che i giornalisti – ha invitato Rodriguez  – potrebbero documentare direttamente accedendo al sistema di telecamere che esiste nella sala situazionale del Venezuela alla frontiera. Invece, i media occultano l’entità dell’attacco al Venezuela contro il quale il governo USA, tra il 2015 e il 2019, ha decretato più di 350 misure coercitive unilaterali. Misure che definiscono il blocco finanziario totale, teso all’appropriazione illecita delle risorse venezuelane all’estero, e intenzionato ad asfissiare l’economia bolivariana per sottomettere il popolo e spingerlo a ribellarsi contro il governo.

Ma a cosa sono servite le sanzioni contro Cuba, che durano da oltre cinquant’anni? “Pensava, forse, l’imperialismo di poter così sottomettere l’eroico popolo di Fidel Castro?”, ha chiesto Delcy, che ha espresso solidarietà a tutti gli altri paesi colpiti dalle sanzioni USA, e ha ricordato il debito che il mondo ha nei confronti del popolo palestinese: i cui diritti continuano a essere negati nonostante le numerose risoluzioni ONU emesse nel corso dell’occupazione israeliana.

La vicepresidente del Venezuela ha anche espresso solidarietà con le Bahamas, vittime del cambio climatico e ha denunciato la “barbara mercantilizzazione dell’Amazzonia ad opera di Bolsonaro, che scatenato
la sua ideologia estremista contro il nostro polmone verde”.

Ringraziando per l’appoggio i 120 governi che compongono il Movimento dei paesi non allineati (MNOAL), la vicepresidenta ha mostrato la vera natura dell’”autoproclamato” presidente a interim, Juan Guaidó, commentando il gruppo di foto che lo ritrae insieme a esponenti di paramilitari narcotrafficanti. “In Colombia – ha ricordato – si produce il 70% della cocaina, di cui gli Stati Uniti sono i principali consumatori”. E i paesi come il Nicaragua o quelli del Medioriente – ha aggiunto – sanno come gli USA abbiano usato il narcotraffico per foraggiare la destabilizzazione. “L’uso della forza proibita dalla Carta delle Nazioni unite, le misure coercitive imposte a milioni di persone nel mondo – ha detto Delcy – violentano massicciamente i diritti umani, in spregio ai nobili ideali, e agli impegni della comunità internazionale”. Per questo, il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, porterà alla Corte Penale Internazionale le prove dettagliate di queste violazioni compiute dalla Colombia, “paese in cui sono stati uccisi 123 ex combattenti, e 739 leader sociali solo nel corso di questo anno”. Il governo colombiano – ha denunciato Delcy – si nega a collaborare con la giustizia venezuelana, e offre rifugio a personaggi accusati di delitti e terrorismo in Venezuela. Un governo che agisce, insieme ad altri paesi vassalli degli USA, per attentare alla sovranità del Venezuela, contro il quale, all’interno “agiscono gli stessi attori che organizzarono il golpe contro Chavez nel 2002”. Tuttavia, a 8 mesi dall’autoproclamazione di Guaidó, abbiamo lo stesso legittimo presidente, Nicolas Maduro, che “l’artificio imperiale” non ha potuto sconfiggere, ha detto ancora Delcy.

La vicepresidenta del Venezuela ha poi “rivendicato i diritti storici sull’Essequibo”, la zona contesa con Guyana. Al governo statunitense, il Venezuela chiede “meno arroganza”, mentre al popolo statunitense chiede di riconoscersi nello spirito del suo poeta Walt Whitman e non nel suprematismo. E ha concluso proponendo di “difendere la Carta dell’ONU con un fronte comune” per salvare il mondo “dalla violenza capitalista”.

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Trump in riunione con i golpisti: più sanzioni e criminalizzazione

BLOCCO DELLE PETROLIERE E DIVIETO DI INGRESSO DI FUNZIONARI NEGLI USA.

“Non possiamo permettere che le forze del socialismo si consolidino, il futuro di questo emisfero non sarà descritto da dittatori. Venezuela e Cuba sapranno finalmente cos’è la libertà”, ha dichiarato Donald Trump in una riunione con i rappresentanti di Juan Guaidó ed i presidenti d’America Latina, come Lenín Moreno dall’Ecuador, Iván Duque dalla Colombia, Jimmy Morales dal Guatemala, Sebastián Piñera dal Cile, tra gli altri che compongono l’auto denominato Gruppo di Lima.

Poi, il presidente USA ha applaudito Julio Borges, “commissario per le relazioni estere” di Guaidó, quando ha detto: “ci sono persone che si scandalizzano quando diciamo che può essere scartata alcuna opzione. Dicono che è pericoloso. Ma la cosa davvero pericolosa è che L’America Latina continui con quella ferita aperta che significa il regime di Maduro”.

Nello spazio, il presidente Iván Duque ha chiamato a rafforzare il “blocco diplomatico” contro il Venezuela nella linea di Trump di “isolare Maduro”. Come è stato pubblico e noto, nella suo desiderio di essere un alunno obbediente, Duque ha commesso la grossolanità di mostrare le foto degli accampamenti dell’ELN in Venezuela all’ONU, cercando di nascondere che erano state scattate in Colombia.

Uno degli argomenti usati per giustificare le aggressioni contro il Venezuela è il presunto “legame” del Governo venezuelano con la guerriglia dell’ELN e la scissione delle FARC che è tornata alle armi. All’ONU, Duque ha pregiudicato questo dossier prefabbricato, con cui pianificava fare la sua presentazione di fronte alla diplomazia mondiale, dopo esser servito come scusa all’Organizzazione degli Stati Americani per invocare il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR).

In questo contesto,la riunione di Trump con i rappresentanti di Guaidó e i presidenti del Gruppo di Lima è servito come passo precedente al lancio di un nuovo giro di sanzioni contro la Repubblica Bolivariana ed i paesi alleati come Cuba.

Trump, inoltre, ha usato l’atto per esagerare il suo interesse per la “libertà” del Venezuela, dopo le note differenze con il suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, sull’opzione “militare” per il caso venezuelano.

In questo modo, Trump cerca di parlare, più che altro, al suo elettorato della Florida per mantenere l’aspettativa sulla fermezza della sua posizione riguardo al paese. La Florida, come è noto, è uno dei distretti chiave per le elezioni presidenziali del 2020, la cui campagna è appena iniziata con una richiesta di impeachment contro di lui.

AIUTO ALL’OPPOSIZIONE E UN NUOVO GIRO DI BLOCCO

Carlos Vecchio, rappresentante di Guaidó negli USA, e Julio Borges, il cancelliere fake del militante Voluntad Popular hanno partecipato all’incontro come coloro che presentano un bilancio dell’anno per poi chiedere più soldi.

Come al solito, l’antichavismo utilizza questi spazi per raccogliere fondi che poi serviranno, a ciascuno dei suoi membri, per posizionarsi nello spazio dell’opposizione.

I due rappresentanti di Guaidó, precisamente, sono stati quelli che hanno accompagnato Mark Green, direttore ad interim dell’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID), quando ha annunciato l’invio di 52 milioni di $. “Questo denaro serve ad aiutare i venezuelani a lavorare per recuperare la loro democrazia e garantire forniture sanitarie per la loro popolazione”, ha detto Green, evitando di dire che più di 5 miliardi di $ del paese, per alimenti e medicine, si trovano trattenuti nelle banche internazionali per le sanzioni.

In questo contesto, Trump ha firmato un proclama che limita l’ingresso negli USA di alti funzionari del Venezuela (dai vice ministri in su), alti militari, membri della Costituente e cittadini stranieri che “sostengono il regime”. La misura, inoltre, raggiunge i parenti delle suddette persone.

Anche sulla stessa linea, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro USA ha sanzionato quattro compagnie di navigazione legate al Venezuela.

Secondo l’OFAC, la misura è stata adottata perché queste hanno trasportato petrolio venezuelano a Cuba. Tuttavia, aggressioni di questo tipo non sono state in grado di fermare le spedizioni di petrolio a Cuba, secondo la Reuters. La verità è che le sanzioni alle compagnie di navigazione complicano la contrattazione di compagnie disposte a trasportare petrolio venezuelano per paura di rappresaglie di Washington.

Le tre misure, combinate con il discorso bellicoso di Trump, implicano un ulteriore passo nella totale criminalizzazione del paese in modo arbitrario ed in violazione del diritto internazionale. Ciò significa che gli USA indicano un consolidamento della loro politica di proiettare lo Stato venezuelano come un “fuorilegge” per il suo apparato di sicurezza. L’esempio più pratico è il divieto di ingresso nel paese di alti funzionari, militari e stranieri collegati allo stato venezuelano.

La nuova serie di sanzioni alle compagnie di navigazione, invece, va nella stessa direzione del blocco finanziario: la ricerca di tagliare completamente allo stato venezuelano la sua principale fonte di reddito, la vendita di petrolio. Questa è il riflesso più dimostrativo di ciò che per Trump significa isolare il Venezuela, un paese che ha storicamente dipeso da tutti i flussi marittimi e finanziari che gli USA cercano di interrompere completamente.

La complicazione che affrontano gli USA nel trasferire questa logica carceraria alla sfera internazionale è che manca proprio la base giuridica per farlo. L’impossibilità di spostare il dossier venezuelano nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU è ciò che spiega che, illegalmente, strumentalizzi il TIAR per sanzionare il paese.

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No al bloqueo USA contro Cuba!

Il Comitato Direttivo dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, riunito a Milano il 29 settembre 2019, ribadisce il proprio rifiuto alla politica di blocco economico, commerciale e finanziario praticata dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba.

Da qualche mese, il Presidente degli Stati Uniti ha attivato anche il Capitolo III della Legge Helms-Burton che finora, fin dalla sua entrata in vigore dal 1996, era stato derogato. Questa attivazione rende il blocco contro Cuba ancora più ferreo, attraverso l’applicazione indiscriminata di sanzioni unilaterali a entità finanziarie e compagnie navali.

Nonostante sia già stato condannato per 27 anni consecutivi dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sia per la sua illegalità sia per la sua extra-territorialità, il blocco statunitense continua a perseguitare il popolo cubano, causando limitazioni in ogni aspetto della vita dei cittadini, soprattutto nei campi della salute, dell’educazione, della previdenza sociale e dei trasporti.

Il prossimo 7 novembre si terrà all’ONU l’ennesima votazione contro il blocco, votazione che l’anno scorso ha visto la richiesta di Cuba sostenuta da 189 nazioni, con solo 2 voti contrari (Stati Uniti e Israele) e nessun astenuto.

Le Organizzazioni  e le Associazioni europee, si sono unite, consapevoli della necessità di sforzi collettivi, per difendere e sostenere Cuba e chiedere all’Unione europea di supportare Cuba e contribuire a rafforzare lo stato di diritto a livello internazionale, lavorando per la fine del blocco statunitense contro Cuba e invocano la Commissione europea affinché chieda all’Organizzazione mondiale del commercio di incriminare il governo degli Stati Uniti per le violazioni delle leggi e dei principi del commercio internazionale.

Come Associazione il nostro impegno, oltre a continuare il nostro lavoro di solidarietà verso il popolo cubano, è quello di portare a conoscenza dell’opinione pubblica questa mostruosità che dura ormai da quasi sessant’anni e che viene ignorata da tutti i media italiani.

Per tutto questo invitiamo le organizzazioni politiche, sindacali, sociali, culturali e del mondo accademico e scientifico a unirsi alla nostra campagna di denuncia per dire forte è chiaro:

NO AL BLOQUEO USA CONTRO CUBA!

#NoMasBloqueo #ManosFueraDeCuba #SeguimosEnLucha #Cuba #NoMasTrump

Comitato Direttivo Nazionale

Milano, 29 settembre 2019

Scarica l’Ordine del giorno




Mentre Washington assedia e opprime, i popoli si uniscono

La dichiarazione finale del X Incontro del Movimento di Fraternità e Solidarietà Mutua Venezuela-Cuba che si svolto qui nello scorso fine settimana, esige dagli Stati Uniti di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario mantenuto da circa 60 anni e di rispettare il richiamo della comunità internazionale d’eliminare questa politica criminale e obsoleta, pagando il risarcimento per i danni provocati.

Il documento, approvato da 160 delegati assistenti nazionali e stranieri, reclama la restituzione immediata a Cuba del territorio illegalmente occupato dalla base navale a Guantánamo, «territorio che gli Stati Uniti usurpano contro la volontà del Governo e del popolo di Cuba», precisa il proclama che inoltre manifesta la volontà del movimento di continuare a combattere per il socialismo e la lotta per la giustizia sociale per i due popoli, con l’esercizio della cooperazione solidale e riafferma l’appoggio assoluto ai governi guidati da Miguel Díaz-Canel Bermúdez e Nicolás Maduro Moros in un contesto internazionale marcato dall’ incremento dell’aggressione imperialista contro i popoli di Nuestra America.

Nella   giornata finale dell’incontro, Julio César García Rodríguez, capo dell’Ufficio d’Attenzione alle Missioni Sociali di Cuba in Venezuela, ha offerto la conferenza «Solidarietà come base delle nuove relazioni di cooperazione e complementazione», che rende visibile con esempi concreti l’impatto della complementarità nei settori chiave come la salute pubblica, l’educazione, lo sport e la cultura, il cui acceso era vietato alla maggioranza dei venezuelani.

Il membro del Comitato Centrale del Partito, ha ricordato che negli ultimi 18 anni e grazie alle idee umaniste di Fidel e Chávez, sono passati per il Venezuela circa 227.000 cubani e che oggi un totale superiore a 22.000 compatrioti collabora in 11 missioni che sostengono i programmi sociali guidati dalla Rivoluzione Bolivariana.

Yhonny García Calles, coordinatore generale del Movimento Nazionale di Amicizia e Solidarietà Mutua Venezuela-Cuba, ha definito l’incontro « un successo, perché abbiamo realizzato discussioni di grande interesse e ne samo uscit più forti», ed ha sotenuto che«i nostri popoli sono uniti dalle idee rivoluzionarie di Bolívar e di Martí; dall’intelligenza e dell’audacia di Hugo Chávez e Fidel Castro; dalla continuità del presidente Díaz-Canel e dal coraggio e il valore del nostro presidente compagno Nicolás Maduro Moros».

Simili linee di pensiero sono state difese da Aida Pilar Ramírez Fernández, vicepresidente dell’Associazione dei Cubani Residenti n Venezuela, (Acreven), nell’Isola di Margarita, stato Nueva Esparta, coordinatrice della Fondazione Barrio Adentro in questo Stato.

«Noi siamo mossi dalle responsabilità e dalle idde di Martí, di Fidel, e dal nostro impegno con Cuba e con il popolo bolivariano, e questo ci fa stare più uniti, difendendoci da questo impero che assedia e opprime i popoli».

Lilia María Zamora Rodríguez, direttrice dell’America Latina e i Caraibi nell’Istituto Cubano d’Amicizia con i Popoli (ICAP), ha commentato che le giornate hanno ratificato la necessaria unità nella diversità, per affrontare insieme la grande guerra economica che pratica, sia al Venezuela che a Cuba, l’imperialismo statunitense, e per contenere queste azioni e l’avanzata delle forze della destra fascista che minacciano la pace e l’auto determinazione dei popoli nel mondo e soprattutto nel nostro continente.

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Il nuovo numero di “elMoncada”

In questo numero:

  • Editoriale
  • Gli Stati Uniti non hanno l’autorità politica e morale per giudicare
  • Trump conosce le guerre, ma non la solidarietà
  • Niente crociere per i turisti statunitensi
  • Livorno capitale della solidarietà con Cuba
  • Dichiarazione finale della prima Festa Nazionale
  • “Tutto il popolo si è sentito costituente”
  • Un esempio di democrazia allargata
  • I sessant’anni di Prensa Latina
  • Roberto Fernández Retamar: poeta, saggista e studioso antimperialista
  • Marta Harnecker: diede al marxismo una dimensione universale
  • La guerra segreta della CIA nelle università latinoamericane
  • Bambini in fuga dal comunismo?
  • Una struttura all’avanguardia nello sviluppo dei vaccini
  • Cuba regala al mondo il vaccino contro il tumore al polmone
  • Nuova escalation nell’aggressione USA al Venezuela
  • Wanda Vázquez governatrice di Puerto Rico
  • Tornare a Fidel mentre arde l’Amazzonia
  • Cuba alla Triennale di Milano
  • La danza cubana, ambasciatrice della Rivoluzione
  • Il giovane Fabio Di Celmo ricordato a La Habana
  • E ad Arenzano dove riposa nella tomba di famiglia
  • Cordoglio per la dolorosa scomparsa del compagno e amico Giorgio Castagna
  • Il dolore per la morte a Las Tunas del compagno Franco Polito
  • Alla scoperta di Cuba e della sua Rivoluzione
  • Riferimenti dei nostri Circoli

elMoncada

 




No Bloqueo

conferenza/dibattito

Sabato 5 ottobre
ore 16,00 c/o salone Associazione Alfonso Lissi
via Ennodio 10 Como

L’iniziativa, è promossa da: ARCI Como, ANPI Como sez. “Perugino Perugini”, CGIL CDL Como, Associazione Svizzera-Cuba sezione Ticino, Partito della Rifondazione Comunista Federazione Provinciale di Como e Sinistra Italiana Federazione Provinciale di Como

L’evento sarà preceduto da una cerimonia che avrà luogo nel vicino cimitero di Rebbio: l’occasione è data dalla concomitante celebrazione del 75°mo anniversario della caduta in combattimento del partigiano Alfonso Lissi. Alle ore 15, durante una breve cerimonia, la Rivoluzione cubana renderà omaggio alla Resistenza italiana, con la deposizione di un omaggio floreale, ed un breve discorso delle compagne cubane, e successivamente ci sposteremo nella sala dove avverrà l’incontro pubblico.

Seguirà una cena presso il Ristorante “La Cornucopia” di piazzale Venini (Stazione Como San Giovanni). La cena avrà un costo di 25 Euro.

Prenotazioni al numero +39 347 543 4711




Cuba vs Bloqueo Somos continuidad

Cuba da 60 anni resiste al Bloqueo più lungo, vigliacco e crudele della storia. 12 presidenti USA non sono mai riusciti a piegarla.

Cuba segue più vittoriosa che mai il cammino verso il suo futuro!

Venerdì 18 ottobre – ore 21
c/o Circolo Arci Minerva – via Carmignani, 1

Incontro dibattito con:

Aleida Godinez SolerAlicia Zamora Labrada

e con lo scrittore Roberto Vallepiano




USA: nuove sanzioni contro Cuba e Raul Castro

Martedì scorso, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’inclusione nell’elenco dei cosiddetti Specially Designated Nationals (SDNs) dell’Ufficio del Foreign Assets Control (OFAC) (Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri) di navi ed enti incaricati del trasporto di petrolio dal Venezuela a Cuba.

“Gli Stati Uniti continuano a prendere misure energiche contro l’ex regime illegittimo di (Nicolás) Maduro e i malvagi attori stranieri che lo sostengono. I benefattori cubani di Maduro forniscono un’ancora di salvezza al regime e mettono a disposizione il loro apparato repressivo di sicurezza e intelligence”, ha detto Il segretario al tesoro Steven T. Mnuchin, secondo una nota di quell’agenzia.

“Il petrolio del Venezuela appartiene al popolo venezuelano e non dovrebbe essere usato come strumento di negoziazione per sostenere i dittatori e prolungare l’usurpazione della democrazia venezuelana”, ha aggiunto Mnuchin.

Nella lista sono stati aggiunti quattro enti:

• Bluelane Overseas SA, con registrazione a Panama.
• Caroil Transport Marine LTD, con registrazione a Cipro.
• Tovase Development Corp., con sede a Panama.
• Trocana World INC., pure registrato a Panama.
Inoltre, sono state incluse quattro navi con bandiera panamense:
• Carlota C., petroliera di prodotti chimici, collegata a Caroil Transport Marine LTD.
• Giralt, petroliera, collegata a Bluelane Overseas SA.
• Petion, petroliera di prodotti petroliferi, collegata a Caroil Transport Marine LTD e Trocana World INC.
• Sandino, petroliera di prodotti chimici, collegata a Caroil Transport Marine LTD e Tovase Development Corp.

Con l’adozione della misura, a questi enti e navi saranno bloccati dall’OFAC tutti i beni e gli interessi di loro proprietà, nonché qualsiasi entità di cui siano azionisti negli Stati Uniti. Inoltre, agli statunitensi è vietato trattare con le proprietà sanzionate.

Questo tipo di sanzioni, in particolare nei confronti del settore petrolifero venezuelano, sono ricorrenti dallo scorso gennaio, quando Washington ha riconosciuto il vice Juan Guaidó come “presidente incaricato” del paese sudamericano.

Ai primi di luglio, gli Stati Uniti hanno sanzionato la compagnia statale cubana Cubametales.

Nello stesso comunicato di martedì, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato la revoca delle sanzioni ad altre entità e navi, anch’esse collegate al Venezuela, che erano state sanzionate tra gennaio e maggio di quest’anno:

• Serenity Maritime Limited.
• Lima Shipping Corporation.
• Nuovo Hellas, petroliera.
• Leon Dias, nave da trasporto per prodotti chimici e petroliferi.

È stato revocato anche il blocco sull’aereo N133JA, che operava negli Stati Uniti ed era stato sanzionato lo scorso gennaio, su cui aveva interessi dell’uomo d’affari venezuelano Gustavo Adolfo Perdomo Rosales.


SANZIONATA FAMIGLIA CASTRO

A 88 anni, l’ex presidente cubano Raul Castro è stato sanzionato dall’Amministrazione di Donald Trump per le sue presunte violazioni dei diritti umani. Dopo un decennio come presidente (2008-2018) e dopo poco più di un anno dal suo ritiro, gli Stati Uniti indicano Castro e i suoi quattro figli come una minaccia alla sicurezza nazionale.

Il segretario di Stato Mike Pompeo ha pubblicamente citato Castro e i suoi quattro figli per presunte violazioni dei diritti umani. Questo impedisce all’ex presidente e alla sua famiglia diretta di entrare nel territorio degli Stati Uniti, così come la confisca dei loro beni nel paese.

A tal fine, il Dipartimento di Stato ha invocato una sezione del Foreign Operations and Related Programs Departures Act (Legge sulle Operazioni Estere e Sui Programmi Correlati) in cui è stabilito che, nei casi in cui il Segretario di Stato abbia informazioni credibili che “dei funzionari di governi stranieri sono stati collegati a casi di corruzione e gravi violazioni dei diritti umani, tali individui e i membri delle loro famiglie dirette non possono entrare negli Stati Uniti”.

CHE COSA RAPPRESENTA QUESTO TIPO DI SANZIONE?

In dialogo con Sputnik, il politologo cubano Arturo López-Levy ha spiegato che si tratta più che altro di uno sgarbato atto simbolico.

Secondo il cattedratico, “l’obiettivo è inviare segnali alla tribuna di estrema destra a Miami e ai gruppi di cubani e venezuelani che insistono affinché gli Stati Uniti si dichiarino dalla loro parte, per esercitare pressioni sui Governi di Cuba e del Venezuela e provocare un cambio di regime”.

La dichiarazione del Dipartimento di Stato riconosce Castro come “responsabile delle azioni di Cuba per sostenere il” vecchio regime “di [Nicolás] Maduro in Venezuela attraverso violenza, l’intimidazione e la repressione”.

Osserva inoltre che, come primo segretario del Partito Comunista di Cuba, “Raúl Castro supervisiona un sistema che detiene arbitrariamente migliaia di cubani e attualmente ha più di 100 prigionieri politici”.

Nel documento si citano i quattro figli dell’ex presidente: Alejandro, Deborah, Mariela e Nilsa Castro Espín.

Come direttrice del Centro per la Salute Sessuale di Cuba (CENESEX) e difensore dei diritti della comunità LGBTQ sull’isola, Mariela è stata la più esposta nei suoi viaggi negli Stati Uniti.

Questa figlia di Castro è una delle figure più contestate e denigrate dalla comunità cubana di Miami, per cui questa nuova sanzione soddisfa molto le richieste di questo gruppo di Miami.

Tuttavia, per López-Levy non si tratta di sanzioni intelligenti e non è nemmeno la prima volta che vengono applicate. Anche nel caso del Venezuela, sono stati sanzionati alti funzionari del governo di Nicolás Maduro.

“L’amministrazione Trump sta sottovalutando la logica di rabbia e frustrazione che esiste in alcuni settori della comunità cubano-americana e sta alimentando un Frankestein. Questo tipo di azioni e la retorica che le accompagna è quella di dare carne fresca a una folla insaziabile sulla questione di Cuba e Venezuela “, ha spiegato il professore della Holy Names University di Oakland, in California.

Inoltre, sta creando un’aspettativa di un corso ostile verso quei due paesi, ha detto l’esperto. In diverse occasioni, alti funzionari del governo degli Stati Uniti, come il consigliere Mauricio Claver Carone, hanno indicato che questa amministrazione è disposta ad arrivare fino in fondo.

Secondo il politologo cubano, questa espressione può rendere l’amministrazione Trump ostaggio della propria retorica. “Siamo di fronte alle elezioni del 2020 ed è difficile per lui ottenere un voto in più in quel settore, ma continua a usarlo giorno dopo giorno e notte dopo notte con l’idea che queste persone non lo deluderanno”, ha detto.

“Questo fa sì che la politica nei confronti di Cuba sia definita in termini di falsa morale, in cui l’unica posizione legittima è una linea dura accompagnata dallo slogan di ‘arrivare fino alle estreme conseguenze’”, ha concluso il politologo.

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Trump vs Venezuela e Cuba

Il nuovo assalto del regime di Donald Trump contro Venezuela e Cuba si verifica nell’acceso quadro della 74a Assemblea Generale dell’ONU (AGONU). Lì l’imperatore ha fatto gala del suo odio contro i governi ed i popoli che non piegano la testa e difendono risolutamente il diritto di decidere il proprio destino senza interferenze esterne. In questo quadro si inseriscono le calunnia e le minacce che ha proferito contro Caracas, L’Avana, Managua e, naturalmente, Teheran, ed il suo volgare attacco maccartista contro il socialismo ed il comunismo. Sebbene con retorica meno aggressiva, ha anche minacciato Cina e Russia e ha presunto di guidare la più grande potenza del mondo, con un potere militare insuperabile, ha detto.

Quell’atteggiamento da bullo, la quotidiana violazione da parte del suo governo del diritto internazionale e il suo disprezzo per la lotta al già presente collasso climatico rivelano una pericolosissima natura neofascista del leader di uno Stato con migliaia di armi nucleari e che realizza il più grande contributo al mondo, per abitante, al riscaldamento globale. In questo momento, la criminale condotta ostile del magnate verso l’Iran, preceduta dal suo ritiro dall’importante trattato 4+1, può innescare un conflitto su larga scala in una zona ripiena di basi militari, navi ed aerei da guerra degli USA, di governi nemici dall’antica Persia armati fino ai denti e dove passa il 30% del petrolio mondiale.

Approfittando della cassa di risonanza mediatica per l’inizio del segmento di alto livello dell’AGONU, la decadente banda trumpista si è lanciata al collo del Venezuela bolivariano. Il fallimento dell’accarezzato piano, all’inizio dell’anno, per ottenere, in tempo record, il rovesciamento del presidente Nicolás Maduro lo hanno riaffermato nel suo genocida proposito di asfissiare ulteriormente l’economia venezuelana per uccidere per fame e malattie e portare alla disperazione il suo popolo. Senza scartare del tutto un intervento militare, cerca tale obiettivo mediante il successivo indurimento del blocco e di altre forme di destabilizzazione. Allo stesso tempo, cerca di screditare il governo chavista con l’impulso di una corrente di opinione, totalmente falsa, che dipinge i suoi principali dirigenti civili e militari come corrotti e complici nel narcotraffico e del paramilitarismo. Loro lo sanno. Per più danni che arrecano alla patria di Bolivar, non è facile per il popolo venezuelano e i loro fratelli latinoamericani dimentichino il riuscito progetto chavista di indipendenza, democrazia partecipativa, ampliamento ed elevazione educativa e culturale, salute per tutti, redistribuzione sociale e riduzione della povertà e disuguaglianza, edificato dal 1999 con la guida di Hugo Chávez, poi difeso contro tutto da Nicolás Maduro, eletto alla presidenza del Venezuela nel 2013 e successivamente rieletto nel 2018.

Lunedì 23, fuori dall’ONU ma a New York, un incontro dell’illegale Gruppo di Lima, seguito da un altro dei ministri degli esteri dello spurio Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR), ha nuovamente accusato Caracas. Gli accordi di entrambi gli incontri mirano a stringere al massimo i dadi del blocco e della persecuzione, come se fossero criminali, dei dirigenti venezuelani. “Abbiamo bisogno di più pressione economica, vedranno più sanzioni da parte USA”, ha dichiarato il criminale di guerra Elliot Abrams, inviato di Washington per il Venezuela. La risurrezione del TIAR, sempre usata dalla potenza del nord per i suoi sanguinosi ed illegali interventi militari nella nostra America, lascia la porta aperta affinché ritorni tale abominevole pratica. Si è evidenziato, in questi incontri a New York, il grande protagonismo del presidente della Colombia, Iván Duque, disperato per cancellare i costanti assassinii di lottatori sociali ed ex guerriglieri nel suo paese dopo la firma degli Accordi di Pace, che non sono andati a picco grazie alla loro difesa sa parte di milioni di colombiani che non vogliono la guerra. Duque cerca anche si nascondere l’incremento dell’attività dei paramilitari e narcotrafficanti e la crescita, come mai prima, della semina e produzione di coca. Tutto ciò in contrasto con i successi del Venezuela nel contrastare il flagello.

Parallelamente, il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ha annunciato nuove misure persecutorie delle compagnie di navigazione e navi che trasportano petrolio a Cuba, dove Washington ha promesso che non arriverà più greggio. Cerca di giustificare questa persecuzione dell’isola incolpandola del fallimento dei piani contro Maduro per la mai provata presenza di militari e di ufficiali cubani della sicurezza in Venezuela.

I delegati di AGONU hanno dovuto sopportare la stupidità di Bolsonaro ma molti di noi si sono rallegrati di questo fulmine di Evo Morales: “Diciamolo chiaramente: la radice del problema è nel capitalismo, il problema di fondo è nel modello di produzione e nel consumismo, nella proprietà delle risorse naturali e nell’iniqua distribuzione della ricchezza”.

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Fine del criminale embargo contro Cuba, la voce dell’Assemblea Generale ONU

La fine del ‘bloqueo’ imposto dagli Stati Uniti contro Cuba è stata una richiesta ripetuta più volte nel segmento di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, alla sua 74a sessione. Il ‘bloqueo’ è un embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli USA contro Cuba all’indomani della Rivoluzione.

Il presidente del Costa Rica, Carlos Alvarado, ha espresso la necessità di porre fine al blocco degli Stati Uniti, che ha causato così tanti danni al paese caraibico.

Da parte sua, il presidente di Nanimibia, Hage Geingob, ha lamentato la regressione nel “disgelo delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti, a cui abbiamo assistito qualche anno fa”.

Pertanto, ha aggiunto, rinnoviamo la richiesta di revocare l’obsoleto embargo contro la più grande delle Antille, ha sottolineato.

Il presidente del Ciad, Idriss Deby Itno, anche, ha sostenuto la revoca di quella politica “ingiustamente imposta a Cuba e che danneggia la popolazione”.

Un’altra condanna per ritorsione e misure coercitive unilaterali è stata quella del presidente dell’Iran, Hassan Rouhani.

Il presidente della Repubblica Islamica ha dichiarato: “I funzionari del governo degli Stati Uniti sono orgogliosi di tali pressioni e usano in modo indiscriminato sanzioni contro paesi come Iran, Venezuela, Cuba, Cina e Russia”, ha affermato.

Dal 1992, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato 27 risoluzioni che chiedono al governo degli Stati Uniti di porre fine alla sua politica di blocco contro Cuba, senza alcun condizionamento.

Dopo essere salito al potere, il presidente Donald Trump ha adottato una politica diversa rispetto agli approcci adottati nell’amministrazione di Barack Obama e ha ripreso la politica ostile nei confronti di Cuba, con la ripresa di misure punitive contro società, banche e altri casi che riguardano l’isola, restrizioni di viaggio e tagli nella quantità di rimesse, tra le altre azioni.




Problemi dell’umanità e posizioni antagonistiche nei dibattiti all’ONU

Martedì 24 settembre 2019 la sede delle Nazioni Unite è stata lo scenario di posizioni antagonistiche intorno ai problemi che affrontano America latina e l’umanità nel suo insieme.

Da una parte, il presidente della Bolivia, Evo Morales, nel suo intervento nel segmento di alto livello del 74º periodo di sessioni dell’Assemblea Generale dell’ONU ha sollecitato di lavorare insieme nella difesa della pianeta Terra davanti al saccheggio illimitato delle grandi aziende capitaliste. “La nostra casa, la Madre Terra, è la nostra unica casa e non si può rimpiazzare”, ha fatto notare il governante boliviano.

“La radice dei problemi è nel sistema capitalista”, perché le aziende multinazionali controllano il commercio degli alimenti, l’accesso all’acqua ed altre aree essenziali, ha enfatizzato.

Ha assicurato che “si pretende mercanteggiare con tutto per accumulare ancora più capitale, il mondo sta essendo controllato da un’oligarchia globale, solo un pugno di multimilionari”.

Dall’altra parte, il governante del Brasile, Jair Bolsonaro, si è dedicato a scagliarsi contro Cuba, Venezuela, Francia, l’ONU ed i popoli ancestrali che abitano nel suo stesso paese, mentre ha difeso “ il diritto” a sfruttare le riserve naturali nell’Amazzonia.

Secondo il comunicatore Diogo Kotscho, il suo discorso nell’ONU “è stato uno dei momenti più vergognosi che ha visto come brasiliano”.

“Non pensavo che avrebbe detto le stesse sciocchezze che parla in Twitter”, ha scritto Kotscho nel suo account in questa stessa rete sociale.

Il presidente del Brasile, come segnala la tradizione dal 1955, ha avuto il privilegio di inaugurare questa riunione globale dove, purtroppo, ha assicurato che l’Amazzonia, conosciuta come il polmone del mondo, non è “patrimonio dell’umanità”, bensì dei paesi di cui è parte.

Le critiche al socialismo ed ai leader della regione in un tono belligerante hanno dominato buona parte del suo discorso, che ha generato un’ampia critica.

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