5 installazioni alberghiere cubane sono entrate nella lista nera USA

Il Dipartimento  di Stato nordamericano ha annunciato l’ampliamento della lista delle entità cubane vietate agli statunitensi, alla quale si sommeranno da oggi lunedì 17, altre cinque installazioni alberghiere.

Questa relazione era stata resa pubblica l’8 novembre del 2017 come parte delle misure dell’amministrazione  di Donald Trump per limitare ulteriormente il commercio con l’Isola dei Caraibi e i viaggi dei nordamericani, e impedisce ai cittadini degli USA di fare transazioni finanziarie dirette con le entità e le vice entità  che cita.

Le nuove inclusioni,  che saranno effettive dal 19 novembre, sono il Gran Hotel Bristol Kempinski, ubicato a L’Avana, la capitale del paese; il Grand Aston Varadero Resort, localizzato nel famoso balneario di Varadero, in provincia di Matanzas.

Sono vietati ai viaggiatori nordamericani anche il Grand Aston Cayo Las Brujas Beach Resort y Spa, il Gran Muthu Imperial Hotel e il Gran Muthu Rainbow Hotel, tutti e tre localizzati nell’arcipelago  Jardines del Rey.

La notizia dell’ampliamento di questa discutibile lista contro l’Isola più grande delle Antille è stata diffusa il giorno prima delle celebrazioni a Cuba dei 500 anni dell’anniversario della fondazione de L’Avana, una data attorno alla quale sono state realizzate importanti attività a livello nazionale  e internazionale.

In un comunicato appena diffuso, il segretario nordamericano di Stato, Mike Pompeo, ha spiegato che la data di questa nuova aggressione contro l’Isola è relazionata precisamente a questa commemorazione.

Con la sua dichiarazione Pompeo accusa le autorità della nazione vicina di mancanze nella sua gestione economica e presunte violazioni dei diritti umani ed ha di nuovo parlato della solidarietà di Cuba con il Venezuela e il governo costituzionale di Nicolás Maduro.

Nuovamente il testo omette i gravi danni economici che provoca nell’Isola il blocco imposto da  Washington da quasi i 60 anni, una politica condannata ancora una volta in questo mese nella ONU dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale, considerata la principale violazione dei diritti umani dei cubani.

Dalla  sua pubblicazione iniziale alla fine del 2017, la lista di circa 200 entità e sub-entità cubane ristrette è stata attualizzata con nuovi nomi in altre cinque occasioni, includendo quella attuale.

Cuba ha definito arbitraria questa lista, formata da una diversità di strutture che, si presume, sono vincolate al settore della difesa e della sicurezza nazionale.

Nella lista ci sono i ministeri  delle Forze Armate e degli Interni, la Polizia Nazionale Rivoluzionaria,  imprese, società anonime, la Zona Speciale di Sviluppo  Mariel, e i Terminali dei contenitori di Mariel e l’Avana, oltre a una grande quantità di hotels.

La relazione forma parte dell’indurimento del blocco dopo la decisione di Trump d’annullare il processo di avvicinamento iniziato tra i due paesi durante l’esecutivo del suo predecessore, Barack Obama (2009-2017).

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La battaglia contro il blocco è anche ideologica

Tra gli obiettivi essenziali del blocco economico e finanziario USA contro Cuba c’è anche conseguire un impatto negativo sull’ideologia dei cubani.

È una politica priva di base, che in quasi sei decenni di esistenza ha trapassato tutti i limiti possibili in materia di Diritto Internazionale, relazioni commerciali, politica estera. Come un’infezione incontrollata, contamina gli spazi più insospettati, causando danni economici estremi alla Maggiore delle Antille.

Tuttavia, il suo obiettivo mai raggiunto e senza possibilità di realizzazione, nel presente e nel futuro, è che il soffocamento economico dell’isola implichi una rinuncia dei cubani al loro sistema sociale. In altre parole, convertire le carenze materiali che provoca in un movente per far credere che il socialismo non sia in grado di fornire all’essere umano le condizioni essenziali per la sua realizzazione.

«Tra gli obiettivi essenziali del blocco economico e finanziario USA contro Cuba c’è anche conseguire un impatto negativo sull’ideologia dei cubani. Tentano di modificare la realtà oggettiva che vivono i nostri cittadini in modo che siano scontenti, insoddisfatti di quella realtà. I classici del marxismo ci hanno insegnato che la coscienza sociale non è altro che il riflesso della realtà che vive l’uomo, e se quella realtà non soddisfa le aspettative della persona, ha un impatto diretto sulla sua ideologia».

Così si è espresso, a questo media, Vicente Machado Rondón, capo del Dipartimento di Scienze Sociali della Scuola Provinciale del Partito di Las Tunas (EPC) Jesús Suárez Gayol, un centro a cui Granma è giunto alla ricerca di qualcosa di più dall’impatto economico del blocco: il suo impatto ideologico.

«Tale genocidio è progettato per colpire il grado di soddisfazione delle persone, la loro realizzazione personale, la loro gioia, la loro disposizione al lavoro e, quindi, persegue limitare l’accompagnamento del processo rivoluzionario, obiettivo che non hanno potuto realizzare a causa della profondità dei valori e delle convinzioni che sostengono la nostra società», ha concluso Machado Rondón.

Per Francisco Ariel Barbán Jiménez, professore e segretario docente di detto centro, il blocco ha ripercussione su tutte le sfere delle nostre vite, “perché è innegabile che una barriera di tale portata si ripercuote sulle aspettative di sviluppo del paese, ma anche sulle aspettative di sviluppo personale, individuale.

“Abbiamo affrontato una situazione congiunturale, relazionata alla disponibilità di combustibile, prodotto dalle misure adottate dal governo Trump; ciò lo abbiamo vissuto come concetto di paese, di nazione ma ha avuto un impatto molto forte sulle famiglie, nelle case, dicasi, ad esempio, la mancanza dell’autobus necessario per portare una persona al lavoro o un bambino alla sua scuola. Ed è qui che si osserva con più crudezza, all’interno della famiglia cubana».

Più di 20 milioni di $, una cifra per nulla trascurabile, investe il Governo USA per la sovversione nel nostro paese, questo implica un attacco permanente per minare i pilastri morali della società. Il blocco funge anche da piattaforma a tale scopo, come espresso da Belkis de la Caridad Herrera, professore dell’EPC.

«Oggi non è un segreto che la gioventù sia il bersaglio preferito della sovversione contro il nostro paese ed è un attacco che non è quasi mai diretto, ma simbolico, attraverso l’accesso alle nuove tecnologie, con l’imposizione di stereotipi capitalistici. Usano le carenze materiali generate dal blocco come argomento per screditare il paese, per dipingerlo come una società arretrata, senza possibilità di sviluppo, e far valere così il loro “sogno americano”, quando in realtà è tale politica il principale ostacolo per raggiungere le nostre mete».

Tuttavia, questi orizzonti sono irrinunciabili, perché al di là di ciò che, sottilmente ed ipocritamente, chiamano “embargo” c’è la volontà di fare di un intero popolo; un’idea che, dal punto di vista di Manuel Pérez Pupo, professore del Dipartimento di Scienze della Direzione, devono avere chiara i nostri quadri, come ha affermato il presidente Miguel Díaz-Canel.

«I quadri di oggi sono nati, in maggioranza, sotto gli effetti del blocco. Pertanto, forse non hanno vissuto i momenti congiunturali della storia fino all’anno 59, ma sì hanno un’esperienza personale di ciò che è stato affrontare questo genocidio. Conoscono carenze materiali, conoscono l’impatto sull’economia, persino nelle loro stesse entità, ma ciò che non può accadere è che rinuncino, per questo, alla creatività, all’iniziativa. La loro missione è anche quella di persuadere, dialogare con le persone, ma basandosi sulla propria convinzione. Questo è il motivo per cui il nostro Presidente insiste tanto che i quadri siano più che amministrativi, orientatori politici ed ideologici”. (…)

Cuba è e sarà un paese di speranze, di molto sacrificio e talento, di affrontare di petto le difficoltà. Il blocco non potrà mai cambiare ciò. Siamo pronti a guardare negli occhi l’impero, ogni volta che provano a piegarci, e a dir loro che la dignità ed i principi non sono moneta di scambio, specialmente quando l’essere umano conosce a fondo il significato di essere libero.

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No al Bloqueo contro Cuba

Non si ferma la campagna contro il Blocco USA nei confronti di Cuba, promossa dalla nostra Associacione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba per denunciare il criminale ed ingiusto Bloqueo che da sei decenni colpisce la Rivoluzione Cubana. La cittadina di SENIGALLIA, si unisce alla denuncia. (quì trovi le foto dielle iniziative fatte in Italia).

Solo quest’anno il capo della Casa bianca ha varato una cinquantina di nuove misure per strangolare l’economia dell’isola e abbattere il governo socialista.

La Casa bianca ha chiamato a raccolta i governi latinoamericani di destra, ma anche dell’Ue, affinché si aggiungano alla campagna di sanzioni e alla – questa sì- politica di governement changing contro l’Avana e Caracas e i due più entusiasti «amici» vassalli, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro e il suo collega colombiano Ivãn Duque hanno prontamente risposto all’appello.

«Votar contra Cuba es votar por la continuidad del genocidio»

 




Il mondo riafferma il suo appoggio a Cuba e chiede la fine del bloqueo statunitense

L’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato oggi con l’appoggio di 187 dei suoi stati membri una nuova risoluzione che chiede la fine del bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba.

Si sono registrate due astensioni: Colombia ed Ucraina, ed hanno votato contro il sollevamento del bloqueo Stati Uniti, Israele e Brasile, che sono rimasti isolati davanti all’appello della maggioranza della comunità internazionale.

Per la 28º occasione consecutiva dal 1992, i paesi del mondo chiedono in maniera categorica nel principale organo deliberativo delle Nazioni Unite il sollevamento del cerchio applicato da Washington contro l’isola durante quasi sei decadi.

Più di 40 nazioni ed organizzazioni internazionali come il Movimento dei Paesi Non Allineati ed il Gruppo dei 77 più Cina si sono pronunciati contro il bloqueo ed hanno chiesto di terminare con questo meccanismo.

Diplomatici ed alti rappresentanti di paesi differenti hanno condannato l’incremento della politica ostile e le misure coercitive unilaterali degli Stati Uniti contro Cuba.

Nei loro interventi si è ripetuta più volte la denuncia del carattere extraterritoriale del bloqueo, e della recrudescenza delle aggressioni di Washington contro la maggiore delle Antille.

Nonostante dal 1992 l’Assemblea Generale dell’ONU abbia approvato ogni anno la risoluzione che chiede la fine del cerchio, il governo degli Stati Uniti continua a disattendere la comunità internazionale, mentre mantiene ed inasprisce la sua politica ostile.

In realtà, quest’anno le autorità statunitensi hanno esercitato forti pressioni e ricatti affinché i paesi cambino la loro posizione contro il bloqueo, e specialmente, i latinoamericani.

Così l’ha denunciato il cancelliere cubano, Bruno Rodriguez, che ha offerto dettagli sulle manovre realizzate da Washington per ostacolare l’adozione della storica risoluzione ed erodere il modello di votazione.

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Vittoria di Cuba alle Nazioni Unite

Una clamorosa vittoria ha raggiunto oggi la più grande delle Antille nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che con 187 voti a favore, 3 contrari e 2 astensioni ha approvato la risoluzione “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dal Stati Uniti d’America contro Cuba ”.

Il mondo rifiuta di nuovo il blocco. Gli Stati Uniti e Israele hanno ripetuto quest’anno come i paesi in opposizione alla risoluzione, una coppia a cui il Brasile ha aderito. La Colombia e l’Ucraina si sono astenute.

La Moldavia non ha esercitato il diritto di voto. Per 28 anni consecutivi, dal 1992, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con crescente maggioranza la risoluzione cubana e ha quindi richiesto la revoca del blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti. impone 60 anni fa sull’isola.

Ministro degli Esteri cubano: “Isolamento indiscusso dagli Stati Uniti” “187 paesi votano per la fine del blocco. Isolamento indiscusso dagli Stati Uniti “, ha scritto il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla attraverso il suo account Twitter.




Cuba riceve un enorme sostegno nella sua lotta contro il blocco

Asamblea General: Risoluzione 73/8 – Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba. Rapporto del Segretario Generale António Guterres. (qui il testo)

Dichiarazioni

Il Dr. Riyad H. Mansour, ambasciatore della Palestina presso le Nazioni Unite, ha aperto il dibattito sul progetto di risoluzione di Cuba contro il blocco degli Stati Uniti, a nome del gruppo 77 + Cina.

Il diplomatico tunisino Mohamed Khaled Khiari, a nome del gruppo africano, ha affermato che il rifiuto del blocco unilaterale degli Stati Uniti contro Cuba continua a guadagnare slancio e “oggi non farà eccezione”.

Yaşar Aliyev, rappresentante permanente dell’Azerbaigian presso le Nazioni Unite, parla a nome del Movimento non allineato (NAM)

Nel prendere parte al dibattito Keisha A. McGuire, ambasciatore di Granada presso le Nazioni Unite e in rappresentanza della Comunità degli Stati dei Caraibi (Caricom), ha espresso la necessità di revocare il blocco contro Cuba. Lo ha descritto come una violazione del diritto internazionale, una misura punitiva e un ostacolo allo sviluppo della regione dei Caraibi.

Richard Nduhuura, rappresentante dell’Uganda, ha parlato a nome dell’Organizzazione per la cooperazione islamica.

A nome dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), il rappresentante di Singapore, Burhanudeen Gafoor, ricorda che questo è il 5 ° anno in cui questo gruppo fa una dichiarazione all’AGNU chiedendo che il blocco contro Cuba venga revocato il più presto possibile, e la ventottesima occasione che voterà a favore del progetto di risoluzione presentato dalla più grande delle Antille.

Alexander Pankin, rappresentante della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, ha fatto riferimento alla campagna anti-cubana scatenata dagli Stati Uniti per raggiungere il suo obiettivo di punire il governo cubano per aver esercitato il suo diritto all’autodeterminazione.

A nome della Bielorussia, Valentin Rybakov ha espresso il suo rifiuto dell’embargo. “Comprendiamo che tale misura costituisce una grave violazione del diritto internazionale e mina i principi del multilateralismo, un esempio di terrorismo economico.

Syed Akbarduddin, rappresentante dell’India, ha affermato che ogni anno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite respinge leggi che hanno un carattere extraterritoriale e che “l’anno scorso il blocco contro Cuba è stato fortemente negato. Non vi è dubbio che l’esistenza del blocco, che contravvenga all’opinione mondiale, metta in pericolo le basi stesse delle Nazioni Unite.

Dang Dinh Quy, a nome del Vietnam, ha distaccato le dichiarazioni rese in precedenza nell’ambito dell’AGNU, dove per diversi anni consecutivi il progetto di risoluzione presentato da Cuba per porre fine al blocco imposto dagli Stati Uniti è stato approvato da una schiacciante maggioranza. “Il blocco di quasi 60 anni fa rappresenta una violazione del diritto internazionale e una violazione dei principi fondatori delle Nazioni Unite”.

Il Messico ribadisce il suo chiaro ed energico rifiuto contro il blocco, ha affermato Juan Ramón de la Fuente. Qualsiasi misura unilaterale progettata per attuare cambiamenti politici contravviene ai principi della Carta delle Nazioni Unite e al diritto all’autodeterminazione e noi la respingiamo.

La rappresentante delle Filippine, Kira Christianne D. Azucena, ha ricordato che per 28 anni consecutivi la comunità internazionale ha fornito supporto alla necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.

Sofiane Mimouni, rappresentante dell’Algeria, ha menzionato le enormi difficoltà incontrate dal popolo cubano a seguito del blocco. Questo dibattito mobilita ogni anno la comunità internazionale attorno ai principi ideali che questa organizzazione difende e che sono il suo epicentro, ma che sono stati violati dal blocco degli Stati Uniti contro Cuba.

La mia delegazione aggiunge la sua voce alle dichiarazioni di condanna del blocco emesse dal NAM, il Gruppo di 77 e la Cina, e come Stato, ribadiamo il nostro rifiuto della politica di blocco attuata dagli Stati Uniti contro Cuba, ha detto Bashar Jaafari, rappresentante della Repubblica araba di Siria.

Khiane Phansourivong, rappresentante della Repubblica popolare democratica del Laos ribadisce che queste misure unilaterali contravvengono al diritto internazionale e minano lo sviluppo di altri paesi.

Il Myanmar ribadisce la richiesta di porre fine al blocco. Crediamo nell’uguaglianza sovrana, nell’accordo pacifico e ci opponiamo sempre alla politicizzazione delle questioni relative ai diritti umani.

Il rappresentante del Kenya ha apprezzato la necessità di rivalutare le politiche che hanno ostacolato lo sviluppo sostenibile. Queste sanzioni unilaterali possono essere tollerate dalle Nazioni Unite? Sono un chiaro abuso dei diritti umani. Dobbiamo aspirare a qualcos’altro, che garantisce che nessun popolo rimanga indietro a causa delle sanzioni.

Saint Vincent e Grenadine hanno espresso un forte sostegno alla risoluzione sulla necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba.

Suriname ha espresso le sue congratulazioni a Cuba e ha ringraziato la solidarietà dell’isola nei confronti del suo paese. Ha inoltre condannato le misure contrarie ai principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

La Repubblica popolare cinese ha dato il benvenuto oggi al Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez. La sua delegazione condanna fermamente tutte le misure coercitive imposte dagli Stati Uniti a Cuba, in particolare il blocco economico, commerciale e finanziario.

“Il mio paese è ancora profondamente preoccupato per il mantenimento del blocco e le conseguenze che ne derivano per la popolazione cubana e per i cubani che vivono all’estero”, afferma Michele Xavier Biang, rappresentante del Gabon.

Il blocco dell’accesso alle risorse finanziarie e alle nuove tecnologie viola lo scopo della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, ha denunciato il rappresentante del Nicaragua: queste misure hanno l’obiettivo, espresso pubblicamente, di provocare un cambio di governo a Cuba, e nessuno stato ha il diritto di ostacolare la sovranità di un altro.

Il diritto internazionale non accetta eccezioni per la violazione dello stato di diritto, ha ricordato il rappresentante del Belize, una nazione con cui Cuba ha una relazione speciale, radicata nel ruolo che le Grandi Antille svolgono nei Caraibi e come iniziatore della cooperazione del Sud -South.

La Repubblica democratica popolare di Corea sostiene il progetto di risoluzione che ci riguarda oggi. Denunciamo l’embargo come una sfida alla lettera delle nazioni e un crimine.

Riaffermiamo la nostra opposizione a misure che danneggiano gli interessi delle nazioni e la libertà. La continua imposizione di un blocco viola l’uguaglianza e la sovranità degli stati e viola la carta delle Nazioni Unite.

Negli ultimi 27 anni, questa Assemblea Generale ha espresso un enorme sostegno al popolo di Cuba a sostegno della fine del blocco economico, commerciale e finanziario, ha ricordato Frederick Musilwa Makamure Shava, ambasciatore dello Zimbabwe presso le Nazioni Unite.


Questo problema è stato analizzato alle Nazioni Unite per 28 anni e il blocco si sta avvicinando a 60 anni e temiamo che sia applicato con maggior rigore oggi rispetto a quando è stato imposto per la prima volta, ha detto il rappresentante della Giamaica.


Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dal governo degli Stati Uniti Cuba “ha causato danni incommensurabili allo sviluppo di quel popolo e non può più essere giustificata”, afferma Jerry Matjila, rappresentante del Sudafrica presso le Nazioni Unite.


Il blocco imposto dagli Stati Uniti a Cuba per quasi 60 anni mina la vita dei cubani. Come ogni anno, la maggior parte dei paesi voterà a favore della loro rivolta, ha ribadito il rappresentante del Sudan presso la sede delle Nazioni Unite.


Il rappresentante della Guyana alle Nazioni Unite prende la parola e ribadisce l’appello della comunità caraibica alla fine immediata e incondizionata del blocco, che costituisce un “grande ostacolo allo sviluppo di un piccolo stato, danneggiando la sua economia”.


In video: Nazioni Unite contro il blocco USA di Cuba

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(Redacción Digital con información de Presidencia de Cuba, Cubadebate y Cubaminrex)

Trump in soli 2 anni decreta più di 180 misure per bloccare Cuba




Fine del bloqueo statunitense contro Cuba, reclamata da quasi 30 anni all’ONU

El bloqueo es real

Informe de Cuba en la ONU contra el bloqueo de EEUU #ElBloqueoEsReal

Geplaatst door Cancillería de Cuba op Woensdag 6 november 2019

L’Assemblea Generale dell’ONU ha manifestato il suo rifiuto al bloqueo degli Stati Uniti contro Cuba per 27 anni consecutivi, e reclama l’urgenza di mettere fine a questo meccanismo che appare come il principale ostacolo per lo sviluppo dell’isola caraibica.

A partire dalla prima votazione realizzata nel 1992, gli stati membri dell’organismo multilaterale –con eccezione di due o tre- esprimono per mezzo di una risoluzione la loro opposizione al bloqueo statunitense.

Nel dibattito di alto livello di quest’anno nell’Assemblea, più di 40 paesi hanno manifestato esplicitamente la loro condanna al bloqueo statunitense ed hanno espresso solidarietà con Cuba all’intervenire nell’appuntamento, che si è celebrato dal 24 al 30 settembre.

D’accordo con cifre della missione di Cuba presso le Nazioni Unite, 43 stati di differenti continenti hanno chiesto il sollevamento del bloqueo imposto da quasi sei decadi da Washington, che ha causato danni per un valore di 922.630 milioni di dollari solo negli ultimi mesi.

Da parte sua, il cancelliere cubano Bruno Rodriguez ha ricordato nel suo discorso del dibattito generale che durante gli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno iniziato l’applicazione di misure criminali, non convenzionali, per ostacolare la fornitura di combustibile alla nazione caraibica da diversi mercati.

In questo ultimo anno, ha spiegato, il governo statunitense ha aumentato le sue azioni di ostilità e bloqueo: ha imposto scogli addizionali al commercio estero ed ha incrementato “la persecuzione delle nostre relazioni bancario-finanziarie col resto del mondo”.

Ha limitato all’estremo i viaggi e qualunque interazione tra i due paesi. Ostacola i vincoli e contatti con la loro patria dei cubani che vivono negli Stati Uniti, ha segnalato il capo della diplomazia cubana.

L’illegale Legge Helms-Burton del 1996, il cui Titolo III è stato attivato da Washington questo anno, è il punto cardinale di questa condotta aggressiva, ha sottolineato.

Quasi sei decadi di bloqueo statunitensi hanno provocato danni quantificabili per più di 922.630 milioni di dollari, ma i danni umani che produce questa politica genocida sono incalcolabili, ha detto recentemente il cancelliere per mezzo del suo account ufficiale in Twitter.

“La sofferenza causata alle famiglie cubane non si può contabilizzare”, ha indicato.

Dalla sua entrata in vigore nel 1996, la Legge Helms-Burton cerca di universalizzare il bloqueo mediante pressioni brutali ed illegali contro paesi terzi, i loro governi e le loro aziende. Così ha spiegato la rappresentante permanente alterna di Cuba presso l’ONU, Ana Silvia Rodriguez.

Con questa legge, il governo statunitense persegue asfissiare l’isola e promuovere le carenze della popolazione col proposito di imporre un governo che risponda ai suoi interessi, ha detto.

Inoltre, ha sottolineato la sua marcata pretesa extraterritoriale, che vuole sottomettere i cittadini e le istituzioni di paesi terzi alla giurisdizione dei Tribunali degli Stati Uniti per azioni legittime successe fuori dalla loro giurisdizione.

La missione di Cuba presso l’ONU pubblica regolarmente comunicati con i dettagli dell’aumento del carattere extraterritoriale del bloqueo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro l’isola caraibica.

Sono molti gli esempi dell’applicazione extraterritoriale del bloqueo, inasprito con la decisione del governo di Washington che permette -secondo il Titolo III della Legge Helms-Burton – la possibilità di fare azioni giudiziali nei tribunali statunitensi contro entità che lavorino con proprietà nazionalizzate nella decade degli anni 60, hanno risaltato.

Fino alla data, il bloqueo degli Stati Uniti contro Cuba appare come il sistema di sanzioni unilaterali più ingiusto, severo e prolungato che si applica contro un paese.

Ibis Frade, corrispondente di Prensa Latina alle Nazioni Unite

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Cuba sa di poter contare con l’appoggio unanime dei popoli contro il blocco

Oggi si presenta nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il Progetto di Risoluzione sulla necessità di porre fine a questa politica criminale.

«Cuba non smetterà il suo reclamo por la totale eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA», ha affermato nella rete sociale Twitter il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla, riferendosi alla presentazione oggi e domani nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (AGNU), del Progetto di Risoluzione sulla necessità di porre fine a questa politica criminale.

Per la 28ª volta consecutiva la AGNU si pronuncerà sull’assedio commerciale più lungo della storia, un sistema di sanzioni ingiusto e genocida, che costituisce il principale ostacolo allo sviluppo dell’Isola e che si mantiene, violando in assoluto il Diritto Internazionale e la volontà dell’Assemblea che lo ha condannato in 27 occasioni.

Precisamente per via di questa spregevole politica, gli Stati Uniti applicano pressioni e ricatti con il proposito di far cambiare il voto alle nazioni favorevoli a Cuba, fatto denunciato lunedì 4 dal Ministro delle Relazioni Estere dell’Isola grande delle Antille, che ha posto in evidenza le manovre che realizzano i funzionari statunitensi, soprattutto nei paesi latinoamericani.

«Dopo il deciso fallimento dell’anno scorso, il 2018, quando il Dipartimento di Stato ha tentato d’emendare e cambiare la natura della Risoluzione che tradizionalmente si presenta all’Assemblea Generale, quest’anno l’obiettivo è centrato nella depressione dell’indice della votazione sulla base delle pressioni esercitate in tutte le regioni del pianeta», ha segnalato Rodríguez Parrilla.

«Cuba sa che conta sull’appoggio unanime dei popoli», com’è apparso evidente in tutti gli scenari internazionali nei quali è sorto il tema, com’è avvenuto di recente nel Vertice dei Paesi non Allineati, la cui dichiarazione è chiara nel reclamo dell’eliminazione di questo blocco.

Solamente da aprile del 2018 a marzo del 2019, il blocco ha provocato perdite a Cuba di 4.343. 600.000 dollari e i danni accumulati in circa sei decenni sommano 138. 843. 400.000 dollari a prezzi coerenti.

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Il lato più inumano del blocco

I pazienti di Cuba e persino degli stessi USA, con condizioni oncologiche, soffrono la crudeltà dell’assedio economico, commerciale e finanziario imposto alla nazione antillana.

Non so se Mick Phillips sia ancora vivo. Magari. Ciò che sì è certo è la sua diagnosi: cancro al polmone. Lo statunitense era stato trattato con radiazioni e chemioterapia nel suo paese e la sua prognosi di vita era nulla.

Nel 2016, The New York Times e la CBS News hanno raccontato che questo cittadino del Wisconsin sopravviveva cinque anni dopo grazie al vaccino terapeutico cubano CIMAvax-EGF; tuttavia, per accedervi, doveva venire all’Avana attraverso una terza nazione. Il blocco USA gli impediva il viaggio diretto e, persino, di importare la medicina.

Mesi fa, un titolo di Cubadebate ha interrotto il mio tour mattutino su Internet: “Madre di un baimbo malato di cancro: il blocco USA contro Cuba è criminale”. La foto che accompagnava la nota informativa trasudava il dolore di Mayelín Jiménez, il cui figlio immunodepresso era ospedalizzato da un anno e quattro mesi nell’Istituto di Oncologia e Radiobiologia (INOR), a L’Avana, e richiedeva esami e trattamenti che sono ostacolati da tale politica ostile.

Sono appena due storie che confermano la portata inumana dell’assedio economico, commerciale e finanziaria USA, che ha causato un danno ascendente a 104 milioni 148 mila 178 dollari al settore sanitario cubano, tra aprile 2018 e marzo 2019, cifra raccolta nel rapporto che Cuba presenterà all’Assemblea Generale dell’ONU tra pochi giorni.

Basta gettare un’occhiata al documento per scoprire quanta angoscia ha causato l’amministrazione di Donald Trump alla famiglia cubana, in particolare ai malati di cancro, prima causa di morte l’anno scorso a Sancti Spiritus, registrando un tasso di 226,7 per 100000 abitanti, secondo l’Annuario Statistico della Salute nella provincia di Sancti Spíritus.

Le prove anche paralizzano. Nell’ultima fase, la società di import ed export di prodotti medici, MEDICuba SA, ha fatto domande a 57 società del paese settentrionale per acquisire input necessari per il sistema sanitario dell’isola, tra cui alcuni destinati al Programma Nazionale per il Controllo del Cancro. La maggior parte di queste compagnie non hanno risposto e tre hanno affermato di non poter commercializzare medicine con Cuba per le restrizioni del blocco.

In allegato al rapporto di Cuba, esemplificato. E’ il caso della società farmaceutica Pfizer Inc., muta alla richiesta cubana di acquisire il Crizotinib, utilizzato nel trattamento del cancro del polmone; il Palbociclib, utilizzato nel tumore mammario metastatico sensibile agli ormoni, e il Sunitinib, l’unico farmaco efficace esistente al mondo per il carcinoma renale avanzato o metastatico.

Inquieta, sciocca sapere che, ad esempio, all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, si diagnosticano una media di 20 casi annuali di carcinoma renale avanzato e queste persone sono private di ricevere l’opzione terapeutica più efficace.

Sembra che i dirigenti della compagnia farmaceutica Bristol-Myers Squibb abbiano, allo stesso modo, orecchie sorde. Cuba è ricorsa a quell’entità allo scopo di acquistare un tipo di anticorpo per trattare il melanoma metastatico, il cancro ai polmoni, il linfoma di Hodgkin ed altri tumori maligni.

Il paese neppure ha ricevuto risposta dalla Genomic Healths, di fronte alla necessità di accedere a test diagnostici che consentano identificare il rischio di recidiva in pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale e con tumore del colon nelle fasi II e III.

Come hanno avvertito le autorità cubane, gli echi del blocco superano i confini dell’isola e degli USA. A novembre 2018, la società tedesca Isotrak USA Eckert & Ziegler Reference & Calibration ha rifiutato di fornire una fonte radioattiva inizialmente contratta, essenziale per eseguire il controllo di qualità dei radionuclidi nella diagnosi del cancro. La società europea ha dichiarato di non essere disposta a negoziare con il nostro paese a causa dell’assedio USA.

Per la stessa (senza)ragione della strategia distruttiva contro l’Isola, i pazienti con diagnosi di tumore del sistema nervoso centrale non possono ricevere i benefici della Temozolamide, la prima linea di trattamento chemioterapico per tumori cerebrali maligni. Nonostante ciò, è stata cercata la variante dell’anticorpo monoclonale chiamato Nimotuzumab, di fabbricazione nazionale e somministrato ai bambini con questo tipo di male.

Questa alternativa ha portato ad un aumento della sopravvivenza approssimativamente tra il 49 ed il 50% nei pazienti studiati negli ultimi cinque anni, riferiva a Xinhua esperti dell’INOR nel 2018. Tuttavia, la realtà dice che con l’applicazione della Temozolamide risulta maggiore la speranza di vita nei bimbi con tumori del sistema nervoso centrale di alto grado.

Il “ribelle dolore” comprende, -direbbe Marti- il saper che non è rimasta altra opzione che amputare, purtroppo, gli arti inferiori o superiori a bambini a causa del rifiuto della società USA Stryker di vendere a Cuba endoprotesi estensibili.

A causa dell’impossibilità di disporre delle protesi, con maggiore qualità dal punto di vista funzionale, l’INOR si è appellato a quelle fisse nei pazienti che necessitano le estensibili, attrezzi che sostituiscono l’osso estratto e attraverso le articolazioni si espandono nel tempo e quindi consentono la corretta crescita del bambino.

Fortunatamente, coloro che soffrono di tumori mai si sono visti senza alternative terapeutiche; ma non è lo stesso un farmaco di prima linea di trattamento, che aumenterebbe la sopravvivenza di una percentuale maggiore, rispetto ad altri di seconda e terza.

È una verità che fa male, che spesso seppellisce la vita di esseri cari.

È, senza dubbio, il lato più doloroso del blocco, accanita politica affinché la Rivoluzione alzi bandiera bianca e che continua a sfidare lo statunitensi Mick Phillips. Perché, chiarisco, prima di porre il punto finale a queste righe, il suo oncologo a L’Avana, il dottor Rubén Elzaurdin, mi comunicava via Facebook: “Sì, Mick vive ancora”.

(Tratto dall’Escambray)

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Campagna straordinaria NO AL BLOQUEO USA CONTRO CUBA

L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba ribadisce il proprio netto rifiuto alla politica di blocco economico, commerciale e finanziario praticata dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba.

L’attivazione del Capitolo III della Legge Helms-Burton da parte dell’Amministrazione Trump rende il blocco contro Cuba ancora più ferreo, così come l’applicazione indiscriminata e ingiustificata di sanzioni unilaterali a entità finanziarie e compagnie navali.

Pesanti sono le conseguenze sull’economia del paese e sul popolo cubano che da quasi 60 anni è afflitto da questa mostruosità.

A fronte di tale attacco, che produce effetti anche extraterritoriali,  e in previsione della prossima votazione contro il blocco a Cuba, l’Associazione  ha deciso di lanciare una Campagna straordinaria a livello nazionale nelle varie città italiane.

Invitiamo le organizzazioni politiche, sindacali, sociali, culturali e del mondo accademico e scientifico a unirsi alla nostra campagna di denuncia per dire forte è chiaro:
NO AL BLOQUEO USA CONTRO CUBA!

#NoMasBloqueo  #UnblockCuba #ManosFueraDeCuba #SeguimosEnLucha #Cuba




Consiglieri comunali di New York introducono una risoluzione contro il bloqueo contro Cuba

Membri del Consiglio comunale della città di New York hanno introdotto oggi una risoluzione che esige al Governo degli Stati Uniti di togliere il bloqueo contro Cuba e le restrizioni dei viaggi sull’isola.

I consiglieri comunali democratici Ydanis Rodriguez ed Inez Barron si sono uniti questa mattina a difensori dei diritti umani internazionali nella scalinata del Municipio della città più grande degli Stati Uniti per annunciare la presentazione di questa richiesta, che ha anche come patrocinatore il loro collega James G. Van Bramer.

“Dobbiamo mettere fine a questo arcaico sequestro (bloqueo) dell’Era della Guerra Fredda che ha colpito il popolo, non il governo, come volevano gli USA. Dobbiamo terminare col bloqueo contro i cubani e la proibizione dei viaggi a Cuba ADESSO!”, ha pubblicato Rodriguez su Twitter insieme ad immagini dell’incontro di questo giovedì.

La risoluzione introdotta oggi, numero 1092 del 2019, come appare nella pagina digitale del Consiglio comunale, esige che si tolga il cerchio imposto da quasi 60 anni, “per così facilitare il ristabilimento di relazioni bilaterali tra le due nazioni sovrane”, hanno affermato i consiglieri comunali in un comunicato.

Questo permetterebbe l’espansione culturale e gli scambi educativi, oltre alla cooperazione scientifica e la creazione di accordi e trattati di commercio, hanno considerato.

Secondo i suoi patrocinatori, il documento cerca anche che il Congresso approvi la Legge di Libertà per Viaggiare a Cuba, che eliminerebbe le proibizioni che limitano le visite da parte di cittadini e residenti statunitensi, e le restrizioni alle transazioni finanziarie relazionate con i viaggi sull’isola.

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Blocco: gli USA annunciano nuove misure

Per restringere ulteriormente le esportazioni e le riesportazioni di beni verso Cuba.

Oggi l’Ufficio dell’Industria e Sicurezza (BIS) del Dipartimento del Tesoro USA ha annunciato nuove modifiche ai Regolamenti per l’Amministrazione delle Esportazioni (EAR), che mirano a restringere ulteriormente le esportazioni e le riesportazioni di beni verso Cuba.

Queste misure entreranno in vigore il 21 ottobre 2019. Le principali disposizioni sono le seguenti:

Si stabilisce una politica generale di rifiuto delle licenze per il noleggio di aereonavi ed aereolinee a compagnie aeree statali cubane.

Si stabilisce che le aeronavi e le imbarcazioni non possono beneficiare dell’eccezione di licenze se sono utilizzate in modalità charter da cittadini cubani o da uno Stato Patrocinatore del Terrorismo o se sono noleggiati da questi.

S’impone a Cuba la regola del 10%, consistente nel negare qualsiasi riesportazione a Cuba di articoli stranieri che contengano più del 10% di componenti USA. (Da quando Cuba è stata rimossa dalla Lista degli Stati Patrocinatori del Terrorismo si applicava, per Cuba, la regola del 25%).

Viene rivista l’Eccezione di Licenza “Supporto al Popolo Cubano” affinché non si possano realizzare determinate donazioni al governo di Cuba ed al Partito Comunista di Cuba.

Si elimina l’autorizzazione per l’esportazione di articoli promozionali che “generalmente beneficiano il governo di Cuba”.

L’esportazione di beni destinati a migliorare le infrastrutture delle telecomunicazioni è limitata a quelle che agevolano il “libero flusso di informazioni” tra il popolo cubano.

I pretesti per l’imposizione di nuove restrizioni si basano sulla presunta repressione del popolo cubano da parte del governo e sul suo sostegno al “regime” di Maduro in Venezuela.

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha condannato nel suo account Twitter le nuove misure per incrementare il blocco:

Díaz-Canel: un altro atto inumano, crudele ed ingiusto contro Cuba

Dal suo account Twitter, il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha denunciato le nuove misure per incrudire il blocco che gli USA hanno imposto contro Cuba. Ha inoltre segnalato che questa azione è un’espressione di impotenza, degrado morale e disprezzo dell’impero.