Quinta de los Molinos: il luogo perfetto per ricordare Maximo Gomez

Il giorno del 125º anniversario del nuovo inizio delle Lotte per l’Indipendenza, 24 febbraio, lunedì scorso, è stato scelto per inaugurare la restaurazione del Museo Maximo Gomez nella Quinta de los Molinos, luogo in cui ha vissuto il Generalissimo una volta finita la Guerra Necessaria.

Si trovavano sul posto, che è anche Monumento Nazionale, ospitato negli antichi giardini dell’Università de L’Avana ed utilizzato come residenza dei Capitani Generali durante l’epoca coloniale, Eusebio Leal Splenger, storiografo della città, Luis Antonio Torres Iribar, primo segretario del Partito a L’Avana, Alpidio Alonso Grau, ministro di Cultura e Reinaldo Garcia Zapata, governatore de L’Avana.

Come ha raccontato il Dottore Honoris Causa di varie università dell’America Latina e dell’Europa, alla fine della guerra di Indipendenza, lo stesso 24 febbraio, ma del 1899, fa la sua entrata a L’Avana Maximo Gomez, proveniente della regione centrale del paese. Il sindaco della città, Perfecto Lacoste, ha deciso che il quartiere generale dell’Esercito Liberatore e del suo Generale in Capo si stabilissero nella Quinta de los Molinos, dovuto alla gran estensione del terreno.

In questo luogo, Maximo Gomez è stato ricevuto da una popolazione con uno smisurato entusiasmo e che continuava ad acclamarlo al suo passaggio.

Oggi, grazie allo sforzo dell’Ufficio dello Storiografo della Città (OHC) de L’Avana, è stato nuovamente inaugurato l’immobile, che conta con foto della famiglia Gomez – Toro, lettere di Panchito, Bernarda e dello stesso Generalissimo, oggetti personali, oltre ad istantanee di visite di leader della Rivoluzione al Museo.

Così finisce una delle principali fasi di restaurazione della Quinta de los Molinos, uno dei maggiori impegni dell’OHC, che ha cominciato nel 2006 i lavori di rivitalizzazione per restituirla ai cittadini come quello che è oggi, un attraente parco ecologico dedicato all’educazione ambientale.

Nel primo piano di questo Museo si lavorerà con bambini con necessità educative speciali dove, durante tutto il giorno, potranno realizzare differenti attività. Nel piano superiore c’è un salone per conferenze, una videoteca ed una biblioteca.

Nelle parole di apertura, Eusebio Leal ha raccontato brevemente come è stato il tragitto di Maximo Gomez nella Guerra Necessaria e come ha vissuto i suoi ultimi anni di vita nella capitale.

“Sono esseri umani, uomini e donne, quelli che fanno la storia. La Rivoluzione, inarrestabile, è iniziata come un processo armato. Oggi 24 febbraio si inaugura questo luogo dove è conservato gelosamente il patrimonio di questa famiglia cubana, nata in Repubblica Dominicana.”

Come ha esclamato Fidel Castro di Gomez: “Combattente internazionalista, uomo che quando è arrivato a Cuba, a questa isola minuscola, ha creduto di farlo per l’umanità. Questo grande senso di umanità abitava nel suo cuore.”

Leal ha ringraziato i lavoratori della Quinta de los Molinos, l’Ufficio dei Temi Storici, l’Istituto di Storia di Cuba, l’Unione degli Storiografi, architetti, restauratori e tutti quelli che hanno donato documenti o materiale vario.

“Vi invito a venire alla Casa. Qui c’è la storia di una famiglia”, ha concluso Leal.

di Thalia Fuentes Puebla

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Eusebio Leal riceve premio Honoris Causa dell’università del Vaticano

Lo storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, ha ricevuto il diploma e la toga che l’accreditano come Dottore Honoris Causa in Scienze Giuridiche e Storia del Diritto della Pontificia Università Lateranense, del Vaticano.

Giampiero Gloder, nunzio apostolico a Cuba -massimo rappresentante della Santa Sede sull’isola -, ha consegnato l’alta categoria docente all’intellettuale ed investigatore, confermata dall’approvazione del papa Francesco.

La Pontificia Università Lateranense, con sede nell’extraterritorialità vaticana della Piazza di San Giovanni in Laterano, a Roma, è stata denominata da San Giovanni Paolo II come l’Università del Papa.

Nella cerimonia, celebrata nella sede della Nunziatura Apostolica di questa capitale, hanno partecipato il vice primo ministro cubano Roberto Morales, la viceministra di Relazioni Estere, Anayansi Rodriguez, e la capa dell’Ufficio di Attenzione ai Temi Religiosi del Comitato Centrale del Partito Comunista, Caridad Diego.

Inoltre, erano presenti l’arcivescovo de L’Avana, cardinale Juan de la Caridad Garcia; il presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici della nazione, monsignore Emilio Aranguren, ed altre personalità della politica, del governo, della cultura e della Chiesa cattolica.

Il centro di alti studi ha annunciato in novembre scorso l’onorificenza concessa allo storiografo de L’Avana per esaltare il suo lavoro come direttore del programma di restaurazione e preservazione del centro storico della capitale cubana.

Eusebio Leal, nato in questa urbe nel 1942, è riconosciuto per la sua leadership e contribuzione nella restaurazione e preservazione patrimoniale della capitale, come la sua estesa traiettoria politica, professionale, docente ed accademica.

Autore di numerosi libri, saggi, prologhi ed articoli sulla storia di Cuba, sull’arte e su altri temi, l’Università della Basilicata, in Italia, gli ha concesso il titolo di Dottore Ricercatore Honoris Causa in ottobre del 2019.

Da parte sua, la Pontificia Università Lateranense è una delle istituzioni docenti e di investigazione più importanti della Santa Sede, le cui origini risalgono al 1773, con sede attuale nella basilica di San Giovanni in Laterano.

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Alle porte del XXII Festival del Habano

Il Festival riunirà consumatori, produttori, distributori e artigiani di 60 paesi di tutti i continenti e si renderà omaggio alle emblematiche marche di sigari Bolívar, Montecristo e Romeo y Julieta.

La capitale cubana accoglie il XXII Festival del Habano, il più importante incontro internazionale per gli appassionati al miglior sigaro del mondo, l‘Habano, riunione che si svolge dal 24 al 28 febbraio e alla quale partecipano cinquanta paesi di tutti i continenti.

Questo Festival è dedicatp ai famosi sigari marca Bolívar, Montecristo e Romeo y Julieta, e c’è un motivo ulteriore di celebrazione: la Casa del Habano la rete internazionale di negozi specializzati con la franchigia Habanos S.A., presenti in 60 nazioni del mondo, festeggia il suo 30º anniversario.

Per cinque giorni i partecipanti seguiranno un programma completo di attività e conosceranno le origini, l’elaborazione e i vari aspetti della cultura del Habano.

È una settimana di emozioni dedicata alle ultime novità, la conoscenza e il godimento del tabacco cubano e che include in questa occasione visite alle piantagioni della detta Zona de Partido, a San Antonio de los Baños, nella provincia di Artemisa, e la visita delle fabbriche La Corona e Partagás, ubicate nella capitale, per conoscere il processo di produzione degli Habanos in tutta la catena dei valori.

Ci saranno anche tre notti con la migliore musica dal vivo, con noti artisti internazionali, la miglior gastronomia di Cuba e la degustazione di esclusivi sigari dell’Isola, con liquori di differenti paesi.

L’inaugurazione della Fiera Commerciale e la Notte di Benvenuto hanno dato inizio alla XXII Edizione del Festival del Habano, lunedì 24.

La Fiera Commerciale è il punto di riunione e scambio dei professionisti del settore del tabacco di tutto il mondo, degli espositori e dei fabbricanti di prodotti di uso in generale, di artigiani, artisti, creatori di articoli per fumatori, prodotti gourmet.

La Notte di Benvenuto è stata realizzata nel Club Habana e ha reso omaggio alla marca Bolívar con la presentazione del Bolívar Riserva Raccolto 2016.

Il programma conta su sessioni pratiche e conferenze magistrali guidate da noti esperti del mondo del tabacco, riuniti nel Seminario Internazionale inaugurato mercoledì 26 con la conferenza magistrale “Gli Habanos e le loro marche”, del giornalista e scrittore Ciro Bianchi.

Questo tradizionale incontro internazionale organizzerà, per la terza volta, il concorso Habanos World Challege, nel quale si misurano le conoscenze generali del Habano nella diverse fasi del processo, dalla coltivazione, all’elaborazione, al godimento fumando, partendo da una serie di sfide che i partecipanti di diversi paesi dovranno superare in tutte le tappe del concorso.

I delegati metteranno una speciale attenzione alla Notte dedicata al 30º anniversario de La Casa del Habano e al 85º anniversario della marca Montecristo, il 26 febbraio.

Il 28, sarà la grande chiusura del Festival, con una Notte di Gala destinata a rendere omaggio alla marca Romeo y Julieta. Sarà una notte piena di sorpresa che terminerà con la consegna de Premi Habano dell’Anno e la tradizionale asta degli umidificatori, il cui ricavato si offre al Sistema cubano di Salute Pubblica.

Sono 45 le imprese che partecipano all’industria del tabacco in Cuba e 23 si occupano della produzione del tabacco, sforzo al quale partecipano 800 cooperative e 16.690 produttori contadini per una produzione che spera di mantenere con un equilibrio di 37 mila ettari seminati in tutto il paese, con un forte appoggio di progetti scientifici. Nella presente campagna 2019-2020 si spera di ottenere 30 mila tonnellate di tabacco e una resa di circa 1.10 tonnellate per ettaro.

La Corporazione Habanos, S.A., che appartiene al Gruppo delle Imprese Tabacuba è leader mondiale nel mercato dei sigari Premium – fatti totalmente a mano- e commercia gli Habanos sia in Cuba che nel resto del mondo.

Per questo conta con una rete di distribuzione esclusiva presente nei cinque continenti in più di 50 paesi.

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Cuba ratificherà a Ginevra il suo invariabile impegno con la promozione e la protezione di tutti i Diritti Umani per tutti

L’impegno durerà sino al 28 febbraio nella sede delle Nazioni Unite di Ginevra e sarà uno spazio propizio per far sì che l’Isola grande delle Antille sostenga la giusta e piena difesa dei Diritti Umani.

La delegazione cubana al Segmento d’Alto livello del 43º periodo ordinario di sessioni del Consiglio dei Diritti Umani, guidata dal ministro delle Relazioni estere, Bruno Rodríguez Parrilla, si trova a Ginevra, dove ratificherà ancora una volta l’impegno dell’Isola con la promozione e la protezione di tutti i Diritti Umani per tutte le persone.

L’impegno durerà sino al 28 febbraio nella sede delle Nazioni Unite di Ginevra e sarà uno spazio propizio per far sì che l’Isola grande delle Antille sostenga la giusta e piena difesa dei Diritti Umani.

Il Cancelliere cubano ha scritto nel suo account di Twitter che: «Cuba ratificherà il suo impegno con la promozione e la protezione di tutti i Diritti Umani per tutti senza selettività, senza manipolazione politica e senza doppia facciata».

Rodríguez Parrilla svolgerà un vasto programma durante la sua visita, con interventi nel Consiglio dei Diritti Umani e della Conferenza di Disarmo, incontri con alti funzionari delle Nazioni Unite e capi di delegazione presenti all’evento, tra le molte attività dell’agenda.

Cuba ha ratificato 44 dei 61 strumenti internazionali in materia di Diritti Umani e questo la colloca nel gruppo degli Stati membri della ONU con il maggior numero di ratificazioni di questo tipo.

Inoltre avanza sovranamente nei processi di rafforzamento della sua marca giuridica e istituzionale per la promozione e la protezione dei Diritti Umani come parte dell’attualizzazione del modello di sviluppo economico e sociale e dopo la proclamazione della Costituzione della Repubblica.

Nel Contesto:

  • L’ Articolo 41 della Costituzione della Repubblica di Cuba stabilisce che: «Lo Stato cubano riconosce e garantisce alla persona il godimento e esercizio irrinunciabile, imprescrittibile, indivisibile, universale e inter- dipendente dei diritti umani in corrispondenza con i principi di progressività, uguaglianza e non discriminazione. Il loro rispetto è una garanzia, ed è un’obbligazione per tutti».
  • Cuba ha una lunga storia in materia di cooperazione con tutti i meccanismi dei diritti umani che si applicano su basi universali e non discriminatorie.
  • Il paese ha continuato a rispettare gli impegni e gli obblighi internazionali acquisiti in virtù dei trattati internazionali dei diritti umani. Com’è stato segnalato, è Stato Parte in 44 di questi strumenti.
  • Il 28 settembre del 2015, Cuba ha depositato lo Strumento di Ratificazione dell’Accordo No. 182 sulle Peggiori Forme di Lavoro Infantile, passando a far parte del gruppo dei paesi membri della OIT che hanno ratificato gli otto accordi fondamentali di questa Organizzazione.
  • Il 20 giugno del 2013, Cuba ha aderito al Protocollo per prevenire, reprimere e sanzionare la tratta delle persone, specialmente donne e bambini, che completa la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Delinquenza Organizzata Transnazionale.
  • Cuba è Stato Parte della Convenzione sui Diritti del Bambino dal 1991.
  • La Costituzione della Repubblica riconosce l’uguaglianza di tutti i cittadini e la proibizione della discriminazione. Il Codice Penale sanziona ogni tipo di discriminazione.
  • Cuba ha realizzato successi rilevanti nell’assistenza e lo sviluppo dell’infanzia e adolescenza , riconosciuti a livello internazionale, includendo le Agenzie, i Fondi e i Programmi delle Nazioni Unite che si occupano de temi dell’ambito sociale.
  • Cuba ha continuato a consolidare la qualità del suo sistema di salute, con copertura universale e assistenza gratuita. È il paese meglio dotato nel numero di medici per abitante, dice l’Organizzazione Mondiale della Salute.
  • Il 3 ottobre del 2019 si è svolta a Bruxelles ( Belgio), una nuova ronda di dialogo sui diritti umani, tra Cuba e l’Unione Europea, nell’ambito della cornice del’ Accordo di dialogo politico e cooperazione tra il paese dei Caraibi e il blocco europeo. Le parti hanno reiterato il loro interesse che il dialogo contribuisca a un trattamento efficace, costruttivo e non discriminatorio nel tema dei diritti umani, includendo i Forum multilaterali e il consolidamento dell’Accordo di Dialogo Politico e di Cooperazione tra l’Unione Europea e Cuba.

Fonti: Rapporto nazionale della Repubblica di Cuba alla Revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani del 2018 e del Ministero degli affari esteri di Cuba.

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Cuba, Martí, Cuba

Ogni 24 febbraio Juan Gualberto Gómez, figlio e nipote di schiavi, alzava la bandiera cubana a Villa Manuela, la sua residenza nel quartiere Mantilla, a L’Avana, dopo la fine del colonialismo spagnolo. La stella solitaria in questa data così significativa sembrava il suo modo di dire che la sovranità di Cuba era un desiderio che non stato dimenticato.

La devozione di Juan Gualberto Gómez per Cuba facesse sì che José Martí vedesse in lui l’uomo capace di preparare la Guerra Necessaria nell’Isola, che sarebbe iniziata nuovamente nei campi ribelli il 24 febbraio del 1895, dopo la detta «tregua feconda».

Si erano conosciuti a L’Avana nel 1878 e la simpatia reciproca fu istantanea.

Sarà questo cittadino di Matanzas, diventato giornalista e fervente patriota, il delegato dell’Apostolo per passare l’ordine dell’inizio dei sollevamenti in tutto l’arcipelago, che portarono di ritorno nei campi di Cuba i veterani e i nuovi combattenti.

L’ordine specificava che il sollevamento si doveva fare con la maggior simultaneità possibile nella seconda metà del mese di febbraio e non prima.

Con le insurrezioni simultanee del 24 febbraio del 1895, il tempo della Colonia nell’Isola grande delle Antille stava giungendo a termine.

La storiografa Hortensia Pichardo ha riconosciuto che gli avvenimenti di quel giorno furono il risultato del saggio orientamento tattico di Martí: «quello che avvenne fu – anche se non nel scala necessaria prevista del progetto martiano – un sollevamento simultaneo con il quale il Delegato del Partito Rivoluzionario Cubano aspirava a che il richiamo alla guerra percorresse tutta l’Isola per permettere alla Guerra Necessaria, come diceva abitualmente, d’essere breve e con l’efficacia di un fulmine».

E così avvenne.

Ma la morte prematura di Martí e l’opportunista intervento statunitense, nel 1898, impedì che si realizzasse il sogno di piena indipendenza.

Juan Gualberto affrontò apertamente l’annessionismo e i governi di turno che si succedettero nei primi anni d’occupazione militare.

Condannò come pochi l’Emendamento Platt, appendice aggiunta alla Costituzione d Cuba, approvata nel 1902, che rispondeva agli interessi degli Stati Uniti e li avallava, tra le altre cose, ad intervenire nell’Isola quando lo stimavano conveniente.

«Chi se non Juan Gualberto difese con il più spavaldo coraggio, con la più accanita ispirazione martiana, i diritti di Cuba di fronte a quello schiaffo dell’Emendamento Platt?», si chiese il poeta Nicolás Guillén.

Sua nipote ha raccontato che in un’occasione, mentre alzava la bandiera cubana nel giardino di Villa Manuela, disse alla giovane che aveva allora 13 anni: «Questa devi difenderla con la tua vita».

Juan Gualberto morì lì a Villa Manuela il 5 marzo del 1933, pochi giorni dopo la sua ultima celebrazione del 24 febbraio. Dicono i suoi familiari che le sue ultime parole pronunciate furono dedicate all’orizzonte che marcò tutta la sua esistenza: «Cuba, Martí, Cuba».

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Un motivo in più per vedere Parasite: non piace a Trump

Sono una debitrice per molte ragioni del mio amico Fernando Perez. Il cineasta, ogni dicembre, mi dice che cosa o quali film non posso perdermi nel festival del cinema de L’Avana, quella festa filmica alla cubana che ha già avuto 41 edizioni.

Nell’ultima, Fernando mi ha detto: “Non puoi perdere Parasite, io l’ho già vista varie volte”.

È il film che questo venerdì trasmetterà la televisione cubana, è di quei film che non si dimenticano, e trascorrono i giorni senza che alcune immagini si cancellino dai tuoi ricordi.

Durante i 92 anni della premiazione degli Oscar, è la prima volta che un direttore ed un film internazionale vincono tante statuette. Tra loro ci sono quelle come Migliore Copione Originale e Migliore Film Internazionale. È arrivato ad Hollywood avendo già vinto la Palma d’Oro nel Festival di Cannes del 2019.

Ma, nonostante l’applauso unanime della critica, la gran maggioranza è restata sorpresa che vincesse quattro premi nella Mecca del cinema, che solitamente riconosce solo quello che si realizza nelle sue terre.

Rolando Perez Betancourt, che presenterà il film alla televisione cubana afferma: “Quando ha ricevuto la Palma d’Oro a Cannes per il suo dramma sociale Parasite, il regista Bong Joon-ho ha utilizzato un tono caustico per raccomandare all’udienza di abbassare gli occhi alcuni centimetri ed abituarsi a leggere i sottotitoli, fatto che le permetterebbe di scoprire film meravigliosi realizzati in altre lingue.”

E chiaramente, il quinto Oscar per Parasite è l’opinione di Donald Trump: “Il film vincitore è un film della Corea del Sud. Che diavolo è stato tutto ciò?, ha dichiarato il mandatario in un meeting in Colorado, per ricordare che il suo paese ha sufficienti problemi con la Corea del Sud col commercio”. Inoltre, gli danno l’Oscar come il migliore film dell’anno? È una cosa buona? Non lo so”, ha detto Trump.

La distributrice statunitense di Parasite, Neon non ha tardato a rispondere “Comprensibile, lui non sa leggere”, perché il film è sottotitolato ed il tipo della pannocchia sulla testa sa leggere?

Il mandatario in quel meeting in Colorado ha conferito un altro Oscar a Brad Pitt, il migliore attore non protagonista per “C’era una volta… a Hollywood” che “ha fatto un commento sul giudizio politico a Trump durante il suo discorso dopo ottenere l’Oscar”. L’attore ha detto “mi hanno detto che ho solo 45 secondi… che sono 45 secondi in più di quello che il Senato ha dato a John Bolton questa settimana.”

E Trump, ovviamente, non è stato zitto (purtroppo per lui), dicendo che lui non è mai stato “un gran ammiratore” di Pitt: “Ha fatto la sua piccola dichiarazione di saggio. Piccolo saggio! È un piccolo saggio.”

Infine, un motivo in più per vedere Parasite: se non piace a Trump, è perché il film è interessante.

di Paquita Armas Fonseca

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Diaz-Canel denuncia recrudescenza del bloqueo degli USA contro Cuba

Il presidente Miguel Diaz-Canel ha denunciato oggi che alla recrudescenza del bloqueo degli Stati Uniti verso Cuba ed alla sua persecuzione contro l’arrivo di combustibili al paese si somma una campagna per screditare l’isola.

Il mandatario cubano ed il primo ministro Manuel Marrero hanno partecipato al dibattito della relazione presentata dalla ministra del Commercio Interno (Mincin), Betsy Diaz, come parte del bilancio annuale del lavoro di questo organismo nel 201

Secondo il sito della Presidenza di Cuba nella rete sociale Twitter, Diaz-Canel ha affermato che le campagne di discredito di Washington contro l’isola sono focalizzate nei settori del turismo, della salute, della sicurezza cittadina e sulla mancanza dei prodotti provocata dallo stesso bloqueo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti

Come linee di lavoro del Mincin, ha segnalato che l’organismo deve dare priorità alla protezione del consumatore, atteggiamento che deve rappresentare il lavoratore del commercio e della gastronomia, all’ordinamento finanziario, al controllo della circolazione mercantile ed al pagamento sui risultati

Il presidente cubano ha sottolineato il lavoro sviluppato da questo ministero nell’ordinamento dell’attività di commercio e gastronomia, la relazione con gli altri ministeri, la garanzia dei prodotti di base e dei programmi sociali.

Hanno caratterizzato le analisi nella riunione soprattutto l’impegno di affrontare le sequele del bloqueo statunitense ed una messa a fuoco critica del lavoro realizzato l’anno scorso.

La titolare del Mincin ha fatto riferimento alle principali difficoltà che colpiscono la gestione del commercio, come l’insufficiente qualità ed effettività nelle vendite al dettaglio e la loro corrispondenza con gli inventari, recensisce il quotidiano Granma nella sua pagina web.

Ha anche menzionato inadempimenti della circolazione mercantile al dettaglio e le catene di insoluti che colpiscono soprattutto i produttori.

Nella riunione sono state discusse le insoddisfazioni della popolazione, come fessure che propiziano attività illegali e l’inadeguato controllo delle risorse.

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Cuba condanna la politica degli USA

Il ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez, ha condannato il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti imposto all’Isola e ha chiesto in che modo questa politica «aiuta il popolo cubano».

Nel suo account della rete sociale Twitter, il cancelliere cubano ha enumerato alcune delle 87 misure implementate da Washington per asfissiare l’economia dell’Isola grande delle Antille durante sei decenni circa e soprattutto negli ultimi due anni.

Tra le sanzioni ha citato quella della mal chiamata Legge per la Libertà e la Solidarietà Democratica Cubana nota come Helms-Burton; la persecuzione finanziaria, l’attacco al rifornimento di combustibili e la chiusura del Consolato degli Stati Uniti a Cuba.

Nel suo messaggio il capo della diplomazia cubana ha richiamato l’attenzione anche sulla sospensione degli attracchi delle navi da crociera nei porti dell’lsola, le restrizioni dei viaggi dei turisti nordamericani e gli ostacoli alle visite dei familiari cubani tra i due paesi.

Rispondendo alle citazioni su Cuba del presidente degli Stati Uniti,Donald Trump, nel suo discorso sullo stato dell’Unione dello scorso 5 febbraio, Bruno Rodríguez ha detto che se il mandatario volesse davvero appoggiare il popolo dell’Isola dovrebbe eliminare il blocco genocida.

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Ricostituito il Gruppo di Amicizia con Cuba nel Parlamento Europeo

Bruxelles – Il Gruppo di Amicizia con il Popolo di Cuba nel Parlamento Europeo è stato ricostituito nella sede dell’organo legislativo ha informato l’ambasciata dell’Isola in questa città.

Hanno partecipato all’incontro gli euro deputati Pina Picierno (Italia) e Javier Couso (España), come presidentessa e vicepresidente, rispettivamente, ha precisato una nota di stampa. Miguel Ángel Martínez, che è stato membro e vicepresidente del Parlamento e principale dirigente del Gruppo dalla sua creazione 15 anni fa, è stato nominato presidente onorario.

Martínez ha parlato ai presenti delle sue esperienze in questo compito, che ha realizzato con amore e fermezza. Per la su attività nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’Amicizia assegnata dal Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba.

Per il Servizio Europeo d’Azione Estera, ha partecipato all’incontro il direttore delle Americhe, Roland Schañfer, che ha fatto riferimento allo stato delle relazioni tra l’Isola e la Unione Europea (UE).

Hanno partecipato all’incontro anche euro parlamentari e funzionari della Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, Izquierda Unitaria Europea,

Izquierda Verde Nórdica e i Verdi.

L’ambasciatrice cubana Norma Goicochea ha ringraziato per l’appoggio ricevuto da parte di questi gruppi in battaglie d’importanza vitale per il suo paese, come quella contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba e quella per il ritorno in Patria dei Cinque antiterroristi.

Goicochea ha espresso la sua fiducia nell’azione del gruppo ricostituito in appoggio al popolo cubano ed ha parlato dello stato delle relazioni tra l’Isola e la UE.

Ha reiterato la piena disposizione delle autorità cubane di mantenere un dialogo costruttivo e di continuare i negoziati di un accordo bilaterale di cooperazione e di dialogo politico sulle basi accordate mutuamente nel 2008.

L’occasione è stata propizia per riaffermare la disposizione delle parti di continuare a dialogare su basi di rispetto mutuo, valori condivisi e i principi del diritto internazionale.

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Legge di Helms-Burton: strumento per la riconquista neocoloniale di Cuba

La legge Helms-Burton non solo è illegale ed illegittima, ma anche politicamente irrealizzabile, poiché è ancorata ad un passato ignominioso che i cubani hanno dovuto superare a forza di coraggio, sacrifici, sudore, lacrime e sangue di diverse generazioni.

«Nel 1953 la famiglia cubana aveva un reddito di sei pesos alla settimana. Dal 15 al 20% della forza lavoro era cronicamente disoccupata. (…)

«In un modo che contrastava il popolo di Cuba, abbiamo usato l’influenza sul governo per beneficiare gli interessi ed aumentare i profitti delle società private nordamericane che dominavano l’economia dell’isola. All’inizio del 1959 le società nordamericane possedevano circa il 40% delle terre adibite a zucchero, quasi tutti gli allevamenti di bestiame, il 90% delle miniere e concessioni minerarie, l’80% dei servizi e praticamente tutta l’industria petrolifera e forniva i due terzi delle importazioni di Cuba.

«…Forse il più disastroso dei nostri errori è stata la decisione di coprire e sostenere una delle dittature più sanguinarie e repressive della lunga storia della repressione latinoamericana. Fulgencio Batista ha assassinato 20000 cubani in sette anni, una percentuale della popolazione di Cuba maggiore di quella dei nordamericani morti nelle due grandi guerre mondiali. I portavoce dell’amministrazione elogiavano Batista, lo esaltavano come un alleato affidabile ed un buon amico, in momenti in cui Batista assassinava migliaia di cittadini, distruggeva le ultime vestigia di libertà e rubava centinaia di milioni di dollari al popolo cubano.

Queste parole furono pronunciate dal giovane senatore democratico J. F. Kennedy durante la campagna presidenziale del 1960. Lo stesso Kennedy che poco dopo, già sotto la logica sistemica e come presidente USA sarebbe stato responsabile dell’invasione mercenaria di Playa Girón, dell’approvazione dell’Operazione Mangusta, della firma dell’ordine esecutivo che ufficializzò il blocco contro Cuba, ma che esplorava un avvicinamento segreto a Cuba, al momento in cui si verificava il suo assassinio. Già fosse parte della demagogia elettorale o realmente sincera, le parole di Kennedy su Cuba degli anni ’50 riflettono una realtà irrefutabile. È proprio quella Cuba, che hanno sempre cercato di ripristinare – adattata ad un nuovo contesto – i nemici della nazione cubana che hanno partecipato all’elaborazione o hanno fatto pressioni per l’approvazione della Legge Helms-Burton del 1996. Sono gli stessi settori reazionari di una radicata cultura plattista che ora sono incoraggiati dal supporto incondizionato dell’amministrazione di Donald Trump per la loro offensiva ostile contro la Rivoluzione cubana. Situazione che ha posto le relazioni bilaterali al suo punto più basso dai tempi di W. Bush, anche con possibilità di continuare a peggiorare.

Molto si è discusso sul travisamento giuridico, in aperta violazione del Diritto Internazionale, che implica la Legge Helms-Burton, ma in primo luogo tutto questo parte da un’aberrazione politica di gruppi di potere negli USA che rappresentano un pensiero retrogrado che resiste a scomparire ed accettare una realtà molto più promettente per le relazioni con Cuba.

A sua volta, molta più attenzione mediatica hanno ricevuto, per il loro impatto internazionale, i titoli III e IV della Legge, tuttavia, senza sottrarre importanza a quest’ultimi, l’essenza della legge si basa sui titoli I e II, di fatto, in larga misura, i titoli III e IV rispondono all’interesse di raggiungere gli obiettivi fissati nei primi due.

Nella sua lettera e spirito, ha un carattere extraterritoriale e costituisce un affronto alla sovranità di Cuba, non riconoscendo il diritto della nazione cubana alla sua indipendenza ed autodeterminazione.

Come è noto, nel titolo I è dove si codifica il blocco, vale a dire tutti i regolamenti, misure, ordini esecutivi e disposizioni che fino ad allora facevano parte delle impalcatura della guerra economica contro Cuba diventano Legge. Da lì si produce un trasferimento di prerogative dall’esecutivo al legislativo in merito alla possibilità di revocare completamente il blocco all’isola. In essa inoltre si rafforzano tutte le sanzioni internazionali contro paesi terzi che stabiliscano un qualche tipo di rapporto economico-commerciale con Cuba o le prestino un qualche tipo di assistenza, così come si ufficializzi il finanziamento ed il supporto generale ai gruppuscoli controrivoluzionari sull’isola che agiscono come quinta colonna.

Tuttavia, il Titolo II supera i limiti di ciò che possiamo considerare irrazionale come parte delle aree imperiali, che hanno caratterizzato la politica USA verso Cuba. Al leggere questo titolo, risulta impossibile per qualsiasi cubano non tracciare parallelismi con l’Emendamento Platt, imposto a forza dal governo USA come appendice alla Costituzione cubana del 1901. L’Emendamento Platt costituisce nell’immaginario cubano uno dei ricordi più tristi ed odiati di ciò che fu l’ingerenza e la dominazione USA nell’isola durante i 60 anni della Repubblica Neocoloniale Borghese. L’applicazione di questo emendamento provocò vari interventi militari -diretti e preventivi- degli USA a Cuba, compresa una seconda occupazione, dal 1906 al 1909. Quindi, il marchio plattista, presente nella legge Helms-Burton Act, continui a provocare il più energico rifiuto del popolo cubano, benché anche il fatto di pretendere internazionalizzare il blocco e stabilire minacce a terzi coinvolti o disposti a commerciare ed investire a Cuba ha sollevato non poche voci di condanna nella comunità internazionale, incluso all’interno degli USA. Non per nulla, diversi analisti hanno anche visto nella legge Helms-Burton una sorta di corollario dell’Emendamento Platt e della Dottrina Monroe.

Nella legge Helms-Burton, e specialmente nel suo Titolo II, si ratifica il blocco economico, commerciale e finanziario come pietra angolare dell’aggressiva politica USA contro Cuba, con l’obiettivo di piegare la volontà sovrana di un’intera nazione e condizionare la revoca delle sanzioni economiche al ritorno di Cuba nell’area di influenza e dominio USA.

L’Emendamento Platt dava il diritto agli USA di intervenire a Cuba ogni volta che lo valutasse opportuno, ma la Legge Helms-Burton va oltre, stabilendo ciò che il presidente ed il congresso USA intenderanno come un governo di transizione e democraticamente eletto a Cuba, per revocare, in futuro, il blocco e prestare assistenza finanziaria.

Ma situandoci, ipoteticamente, là dove i sogni di riconquista neocoloniale capitalista a Cuba fossero realizzati, l’eccesso è tale da chiarire che dopo l’istituzione di un governo controrivoluzionario al potere a Cuba, con democrazia rappresentativa borghese e multipartitismo, economia di mercato, Radio Martí e TV Martí trasmettendo senza interferenza, tra altri requisiti stabiliti in questo titolo, il blocco esisterebbe ancora. Prima della sua definitiva revoca, secondo l’articolo, nella sua sezione 205, tale governo pro-yankee dovrebbe restituire o indennizzare le proprietà confiscate dal governo rivoluzionario cubano ai cittadini statunitensi il 1 gennaio o dopo.

E per dar continuità a questo elemento è il più rilevante di quel titolo, dichiara: “È il sentire del Congresso che la liquidazione soddisfacente delle rivendicazioni di proprietà da parte di un governo cubano riconosciuto dagli USA continui ad essere una condizione indispensabile per il pieno ristabilimento delle relazioni economiche e diplomatiche tra USA e Cuba».

La data del 1 gennaio 1959 è inclusa intenzionalmente, poiché lì non solo si sta parlando dei “5911 reclami certificati” fino all’approvazione della legge Helms-Burton, ma si stanno incorporando coloro che non erano cittadini USA quando si produce il processo di nazionalizzazione e l’ottennero in seguito, ma anche ai batistiani e tutta la mafia fuggita da Cuba nei primi giorni del gennaio 1959, al prodursi il trionfo rivoluzionario, e a cui non fu nazionalizzato nulla, ma a cui furono confiscate le proprietà che avevano abbandonato nell’urgenza di sapersi in pericolo di essere processati per malversazione, furto, omicidio e tortura. Cuba sarebbe di nuovo un paese legato mani e piedi al potere straniero. In questo modo, si rivela il vero scopo senza trucco della legge Helms-Burton, il che spiega anche la ragione di stato della politica USA contro Cuba e l’essenza del conflitto tra i due paesi per oltre due secoli, specialmente negli ultimi sei decenni.

Alla maggior parte dei settori che hanno condotto la politica USA verso Cuba, tra loro i difensori ad oltranza della legge Helms-Burton ed i falchi che oggi predominano nel disegno della politica verso l’isola, poco realmente gli importa la democrazia liberale ed i diritti umani, se ciò non assicura loro, soprattutto, la conversione dell’isola in un’enclave di dominio yankee. Ciò è davvero importante per i suoi interessi, il primo può essere funzionale, ma non una condizione sine qua non, benché si mascheri nel discorso pubblico. La legge Helms-Burton ed il Titolo II a cui abbiamo fatto riferimento sono piagati da un linguaggio ingannevole e cinico. In effetti, l’intera legge si basa sull’idea che Cuba è una minaccia non solo alla sicurezza nazionale USA, ma anche per la sicurezza internazionale. Quando gli USA parlano di “sicurezza nazionale” ed incluso di “sicurezza internazionale”, a ciò che in realtà stanno facendo allusione è alla sicurezza imperiale della classe dominante di quel paese, oggi più sfrenata e violenta che mai di fronte all’evidente declino della sua egemonia globale.

La Legge Helms-Burton non solo è illegale ed illegittima, ma anche politicamente irrealizzabile, poiché è ancorata ad un passato ignominioso che i cubani hanno dovuto superare a forza di coraggio, sacrifici, sudore, lacrime e sangue di diverse generazioni, e che solo potrebbe tornare eliminando fisicamente tutto un popolo e spazzando dalle sue fondamenta la storia, tradizione e cultura della nazione cubana.

Come avvertì Fidel nel 1994: «La normalizzazione delle relazioni tra i due paesi è l’unica alternativa; un blocco navale non risolverebbe nulla, una bomba atomica, per parlare in modo figurato, neppure. Far esplodere il nostro paese, come si è preteso ed ancora si pretende, non gioverebbe affatto agli interessi USA. Lo renderebbe ingovernabile per cento anni e la lotta non finirebbe mai. Solo la Rivoluzione può rendere possibile la marcia e il futuro di questo paese».

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La Fiera è appena cominciata

Anche se domenica 16 è stata chiusa ufficialmente a La Cabaña il capitolo de L’Avana della 29ª Fiera Internazionale del Libro, i suoi organizzatori hanno assicurato la sua continuità tra il 20 e il 23 febbraio nelle istituzioni culturali dei municipi della capitale e nel Pabellón Cuba, una delle sedi secondarie più visitate dell’affollato evento. Si continuerà ad effettuare presentazioni e vendite di libri accompagnate da attività culturali.

La Fiera che è appena terminata è stata, come ha detto Juan Rodríguez Cabrera, presidente dell’Istituto Cubano del Libro, solo l’inizio dell’evento che percorrerà il paese, con 4000 titoli e quattro milioni di volumi per il suo itinerario.

Dedicata agli autori Ana Cairo Ballester, indimenticabile intellettuale, morta l’anno scorso, al noto drammaturgo Eugenio Hernández Espinosa e alla Repubblica Socialista del Vietnam, come Paese invitato d’Onore –ragione per la quale hanno visto la luce 16 titoli di questa nazione e 25 000 volumi grazie a uno sforzo straordinario delle editrici e delI’Impresa Poligrafica Federico Engels–, l’appuntamento letterario giungerà alle differenti province in queste date che seguono: Matanzas e Camagüey saranno in Fiera dal 3 al 8 marzo, mentre Artemisa, Pinar del Río e Cienfuegos la celebreranno dal 11 al 15 dello steso mese.

In marzo riceveranno la Fiera anche Sancti Spíritus, Ciego de Ávila e Holguín, dal 18 al 22; e dal 25 al 29 lo farà Guantánamo. Las Tunas si somma dal 31 marzo al 4 aprile. Previsti per aprile dal 1º al 5 i capitoli di Villa Clara e Granma; Mayabeque dal 3 al 5, e l’Isola della Gioventù dal 7 al 10.

Santiago di Cuba comincerà la sua Fiera l’8 aprile e chiuderà i battenti il 12 aprile, occasione nella quale terminerà sino al prossimo anno questa fiera letteraria.

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Il vincolo di Cuba con i suoi nazionali all’estero è un processo permanente nonostante l’ostilità del Governo degli USA

La IV Conferenza La Nazione e l’Emigrazione si realizzerà a L’Avana dal 8 al 10 aprile.

«Il rafforzamento dei vincoli di Cuba con i suoi nazionali all’estero è un processo continuo, irreversibile e permanente»ha scritto recentemente nel suo account in Twitter il cancelliere cubano, Bruno Rodríguez Parrilla.

La realizzazione a L’Avana della IV Conferenza La Nazione e l’Emigrazione , dal 8 al 10 de aprile, è un’altra espressione della volontà assoluta del Governo cubano di continuare ad approfondire le relazioni con i suoi nazionali all’estero, un importante pilastro per la difesa della Patria, della nostra cultura, della storia e dei valori.

Questo incontro riunirà i cubani che rispettano e amano il loro paese, lo difendono libero e indipendente e si oppongono attivamente al blocco imposto dal governo degli Stati Uniti.

La visita di funzionari consolari a Miami nei giorni tra il 16 e il 18 febbraio e la riunione del console generale Alejandro Padrón in questa città con i cubano americani, ha rappresentato un’occasione propizia per ratificare la convocazione alla IV Conferenza la Nazione e l’Emigrazione, che riaffermerà l’importante ruolo dei nostri nazionali all’estero nella difesa di Cuba, in accordo con un tuit del Consolato cubano negli USA.

I diplomatici di Cuba hanno incontrato vari membri della coalizione Alianza Martiana e della Fondazione per la Normalità delle Relazioni tra gli Stati Uniti-Cuba (Fornorm), hanno informato dei media.

Le misure adottate dall’amministrazione del presidente Donald Trump danneggiano notevolmente la comunità cubana residente negli USA e rendono difficili i vincoli tra le famiglie, soprattutto le restrizioni dei viaggi, i limiti ai servizi consolari nelle due capitali, la riduzione dell’ammontare delle rimesse e l’eliminazione dei voli commerciali e charters negli aeroporti cubani, con eccezione dell’aeroporto internazionale José Martí, de L’Avana.

Ernesto Soberón Guzmán, direttore generale dei Temi Consolari e i Cubani residenti all’Estero del Ministero delle Relazioni Estere, ha sostenuto che la maggioranza della comunità cubana condanna la politica aggressiva del Governo del presidente Trump contro Cuba e appoggia la fine del blocco.

Questa politica di confronto, la favorisce solo un settore minoritario ma estremamente reazionario della comunità cubana in questo paese.

In effetti, «il Presidente Trump nel 2016 ha ottenuto il secondo peggiore risultato del voto cubano in Florida tra i candidati repubblicani.

Ostilità e misure per asfissiare Cuba economicamente non favoriscono i suoi interessi elettorali e danneggiano duramente i cubani. Il Presidente degli USA è sempre mal consigliato»,ha sostenuto in Twitter il Cancelliere cubano.

Nonostante l’indurimento del blocco contro l’Isola, Cuba continuerà l’avvicinamento naturale e inevitabile con i suoi nazionali all’estero ed anche con i discendenti.

Nel contesto:

  • Il «Dialogo del 78», sostenuto dal leader storico della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, rappresentò l’inizio di un processo continuo e irreversibile d’avvicinamento tra Cuba e la comunità cubana all’estero.
  • Durante un incontro con cubani residenti in Argentina, il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha annunciato ufficialmente da Buenos Aires, la realizzazione della IV Conferenza La Nazione e l’Emigrazione.
  • Esistono 124 paesi nei quali le nostre missioni hanno identificato la presenza di comunità cubane.
  • Son stati identificati circa 1 485 618 cittadini cubani residenti all’estero senza contare i discendenti. Di questi, 1.195. 607 sono iscritti nei consolati cubani.

*Fonte:*Intervista a Ernesto Soberón Guzmán, direttore generale dei Temi Consolari e dei Cubani Residenti all’ Estero del Minrex, pubblicata in Juventud Rebelde.