Figlio insigne e indimenticabile del popolo cubano

Questo 17 giugno si compiono 114 anni dalla morte di uno degli eroi più amati delle lotte cubane per l’indipendenza, Máximo Gómez, un cubano per diritto, come lo chiamò Fidel.

Ci fu il fatto che restò inciso in maniera indelebile nell’anima de nostro popolo: la partecipazione dei dominicani alle lotte per la nostra indipendenza, il ruolo di quel figlio geniale di quel paese, che fu ed è Máximo Gómez, che divenne una delle figure più straordinarie della nostra storia. Non sappiamo, o meglio non oserei o non tenterei discutere se era cubano o era dominicano.

(…) figlio umile di questo popolo, seppe divenire un figlio insigne e indimenticabile del popolo cubano per diritto guadagnato nella sua lotta per l’indipendenza di Cuba, alla quale apportò il suo braccio e il suo machete, il suo genio militare e il suo coraggio, un notevole talento politico e un profondo pensiero rivoluzionario. Il suo diario di campagna, le sue arringhe e i suoi commoventi rapporti, sfortunatamente scarsi data la sua avita spericolata di combattente ifaticabile per la libertà, suggeriscono che da quell’umile contadino poteva sorgere un genio della letteratura.
Sono note le circostanze in cui terminò (..) quella lotta eroica di più di trent’anni, quando l’intervento del vicino poderoso frustrò l’ideale dell’indipendenza alla quale Gómez aveva dedicato la sua vita.
Allora il guerriero invincibile sentì l’affetto e il riconoscimento di tutto un popolo che ringraziava infinitamente per il suo nobile, abnegato e indimenticabile apporto alla nostra libertà; ma in quelle circostanze in cui il nostro paese non era ancora tuttavia veramente indipendente, divenuto una neocolonia degli Stati Uniti che imposero alla nostra legge costituzionale anche il diritto d’intervenire militarmente nei sui temi interni, none ci fu la possibilità di concedergli gli onori di una rivoluzione trionfante e una nazione libera che tanto meritava. Oggi Cuba vuole in qualche maniera, anche se solo simbolicamente, riparare quella ingiustizia.

(…) I rivoluzionari hanno sempre lottato per il futuro. Máximo Gómez e Martí lottarono per il futuro. (…)
Máximo Gómez, che lottò nelle due guerre d’indipendenza per molti anni, era molto vincolato alla storia rivoluzionaria di Camagüey.
Quando questa provincia, nella Guerra dei Dieci Anni sofferse la terribile perdita di Ignacio Agramonte, Gómez fu inviato per occupare il comando delle forze patriottiche nella provincia de Camagüey, e queste terre furono scenario di numerose azioni armate di Máximo Gómez.
Come un giusto tributo al suo spirito rivoluzionario e a tutte le lotte per la nostra patria, anche se non era nato in questa terra, si è deciso di dare il suo nome alla scuola per vocazioni di questa provincia.

(…) Si può dire che Máximo Gómez fu maestro di magnifici combattenti cubani. (…) Máximo Gómez fu maestro de Maceo, e Maceo fu il più brillante alunno di Máximo Gómez. (…) Tutti e due erano uomini con profonde convinzioni, Maceo aveva la sua e Gómez la sua e aveva anche una grande esperienza. Aveva più esperienza di tutti i capi militari cubani.

(…) A Maceo, a Gómez, a Céspedes, a Agramonte, a Martí, a Yara, a Baraguá e a Baire, abbiamo dedicato l’omaggio dello sforzo rivoluzionario della nostra generazione. A loro dedichiamo la Moncada, il Granma, la Sierra, il 13 di Marzo, Girón e le eroiche missioni internazionaliste dell’Angola e dell’Etiopia.
A loro dedichiamo i nostri sforzi e le nostre lotte.

Fonti:

Discorso pronunciato nell’ aeroporto internazionale Las Américas, In Repubblica Dominicana, il 20 agosto del 1998.

Discorso pronunciato ricevendo l’Ordine al Merito di Duarte, Sánchez e Mella, grado Gran Cruz Placca d’Oro e imponendo al Presidente della Repubblica Dominicana, Dr. Leonel Fernández, l’Ordine José Martí. Santo Domingo, 22 agosto 1998.

Conferenza Magistrale nella convocazione dell’Università Autonoma di Santo Domingo, il 24 agosto 1998.

Discorso pronunciato nell’inaugurazione della scuola per vocazioni Generale Máximo Gómez e apertura del corso scolastico 1976-1977, a Camagüey, il 1º settembre 1976.

Discorso pronunciato nella cerimonia di commemorazione del centenario della Protesta di Baraguá, Santiago di Cuba, 15 marzo 1978. ( GM – Granma Int.)

Fonte