Chavez: «por ahora» e per sempre

Se un cancro non l’avesse portato via troppo presto oggi il Comandante Hugo Chavez avrebbe compiuto 65 anni. Proprio mentre a Caracas si chiude il XXV Foro di San Paolo e la sinistra di tutto il mondo si stringe intorno alla creatura di Hugo Chavez: la Rivoluzione Bolivariana minacciata dal tracotante imperialismo degli Stati Uniti.

Il Comandante Chavez ha dato tanto al Venezuela e al suo straordinario popolo, al mondo intero, al socialismo di cui ha scritto una nuova pagina nel XXI secolo.

Eppure dobbiamo tornare nel Novecento per trovare l’episodio che lo ha reso immortale.

Nelle prime ore del 4 febbraio 1992, il popolo venezuelano e il mondo conobbero il tenente colonnello Hugo Rafael Chávez Frías, che era a capo di una ribellione militare. Dodici ore dopo, l’allora comandante si arrese per evitare ulteriori spargimenti di sangue tra i venezuelani. Come condizione, chiese di rivolgersi al popolo in televisione.

Quel giovane paracadutista si assunse la responsabilità del movimento militare, sebbene descrisse la tragedia della perdita dei compagni di armi e di aver fallito la presa del potere, perché «l’idea era quella di installare un’assemblea costituente e tornare nelle caserme», ma il suo discorso fu un trionfo politico, lasciando alla storia un «por ahora», che riempì di speranza lo spirito del popolo venezuelano.

Di fronte a una classe politica screditata, venduta agli interessi statunitensi e profondamente corrotta, il popolo venezuelano rimase ammirato davanti a un compatriota che si assumeva la responsabilità delle proprie azioni e le relative conseguenze.

Un leader carismatico che riprendeva l’ideale bolivariano come guida per lo sviluppo della nazione.

Il progetto del Libertador padre della patria e fondatore della Repubblica, Simón Bolívar.

Associando la visione storico-politica di Bolívar al socialismo del XXI secolo.

Il 6 dicembre 1998, in occasione della sua prima conferenza stampa da Presidente eletto della Repubblica, gli fu chiesto: come le piacerebbe essere ricordato dal popolo? Alla domanda, il leader bolivariano rispose: «Come un uomo degno e utile per il suo paese».

Pertanto, definire il comandante Chávez oggi in una sola parola è certamente complicato, ma la parola che lo caratterizza maggiormente è quella di “patriota”.

Lo stesso Chávez si definiva così, come un patriota, citando la definizione del generale francese Charles de Gaulle: «Patriottismo è quando l’amore per il tuo popolo viene prima di tutto; nazionalismo, quando l’odio per gli altri popoli viene prima di tutto».

L’eredità politica di Hugo Chávez è ancora vivida, attuale e operante. Dal «por ahora» a per sempre.

di Fabrizio Verde


Fidel Castro su Chavez: un vero rivoluzionario in cui si reincarnarono le idee di Bolivar

di Fidel Castro – Granma

Hugo Chavez è un soldato venezuelano nella cui mente sono germogliate naturalmente le idee di Bolivar. Basta osservare come il suo pensiero abbia attraversato diverse fasi di sviluppo politico a partire dalle umili origini, la scuola, l’accademia militare, la lettura della storia, la realtà del suo paese e l’umiliante presenza del dominio yankee.

È un militare rivoluzionario come altri nel nostro emisfero, è giunto alla Presidenza attraverso le norme della Costituzione borghese, come leader del Movimiento V República, alleato con altre forze di sinistra. La Rivoluzione e i suoi strumenti stavano per iniziare ad operare. Se la rivolta militare da lui guidata avesse trionfato, la Rivoluzione in Venezuela avrebbe probabilmente seguito un altro corso. È stato  fedele, tuttavia, alle norme legali stabilite, che erano già alla sua portata come principale mezzo di lotta. Si è impegnato nella consultazione popolare tutte le volte che è stato necessario.

È un vero rivoluzionario, pensatore profondo, lavoratore sincero, coraggioso e instancabile. Non è salito al potere attraverso un colpo di Stato.

Si ribellò alla repressione e al genocidio dei governi neoliberisti che consegnarono le enormi risorse naturali del suo paese agli Stati Uniti. Ha sofferto la prigione, maturato e sviluppato le sue idee. Non arrivò al potere attraverso le armi nonostante la sua origine militare.

Da quando ho incontrato Chavez, già alla presidenza del Venezuela, dalla fase finale del governo di Pastrana, l’ho sempre visto interessato alla pace in Colombia e ha facilitato gli incontri tra il governo e i rivoluzionari colombiani che avevano sede a Cuba, intendiamoci bene, per un vero accordo di pace e non per una resa.

Chavez è un educatore infaticabile. Non esita a descrivere cosa significa capitalismo. Sta smontando una ad una tutte le sue bugie. È implacabile. Descrive il significato di ciascuna delle misure che il socialismo porta al popolo. Sa quanto soffre l’essere umano quando lui, sua moglie, i suoi figli, i suoi genitori, i suoi vicini non hanno nulla e pochi hanno tutto.

Non solo possiede un talento speciale per catturare e trasmettere l’essenza dei processi; lo accompagna una memoria privilegiata; è difficile che dimentichi una parola, una frase, un verso, un’intonazione musicale, combinando parole che esprimono nuovi concetti. Parla di un socialismo che cerca giustizia e uguaglianza.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)