Twitter continua a bloccare Cubadebate: di cosa hanno paura?

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Benché nelle ultime ore del pomeriggio di ieri la rete sociale Twitter ha restituito gradualmente gli account di importanti mezzi di comunicazione, riconosciuti giornalisti e personalità cubane -che sono stati slealmente bloccati mercoledì 11 settembre, poco prima di cominciare un importante intervento del Presidente cubano e di alcuni ministri del governo nella Mesa Redonda-, fino a questo momento, l’account ufficiale del Portale Digitale Cubadebate continua sospesa.   

Cubadebate è il mezzo di comunicazione cubano con più seguitori nelle reti sociali, e nel caso di Twitter registrava fino al suo blocco quasi 300 mila seguitori. Possiede anche account in altre sette lingue (inglese, russo, tedesco, italiano, francese, arabo e portoghese) ed account tematici come quello delle Riflessioni di Fidel, che ha registrato più di 490 mila seguitori.

Tutti i nostri account in Twitter, quelli dei nostri dirigenti, quelli di tutti i nostri giornalisti, e perfino quelli di colleghi che hanno fatto parte del nostro collettivo editoriale in qualche momento, sono stati bloccati da Twitter; qualcosa di inedito dalla nostra presenza come mezzo di comunicazione in questa rete sociale da già più di dieci anni.

In altri momenti, Cubadebate ha sofferto blocchi di Twitter in momenti di urgenza informativa, adducendo attività inusuale; qualcosa di incredibile quando si tratta di avvenimenti come la caduta di un aeroplano nella capitale cubana che suscita l’interesse di molti ed un’avidità di informazione che possa fare chiarezza sull’evento.

Ma mai prima di adesso, avevano bloccato simultaneamente il nostro collettivo editoriale. Sembrerebbe che le squadre di intelligenza di Twitter hanno da tempo ben chiara la nostra struttura di lavoro, perché perfino a compagni che non sono oramai con noi, e perfino alcuni che stanno studiando all’estero od hanno contratti di lavoro fuori da Cuba o che sono collaboratori internazionali, sono stati raggiunti dalla mano dei censori  della sospensione dei loro account.

Risulta ridicolo e non comprensibile l’argomento espresso da un dirigente di Twitter sulla decisione di tagliare selettivamente numerosi account cubani. Il Direttore di Comunicazioni Globali di Twitter, Ian Plunkett, ha dichiarato che gli account sospesi avevano infranto le norme di Twitter amplificando artificialmente le conversazioni, usando vari account identici e con contenuto simile, e provocando l’interazione tra account con l’obiettivo di gonfiare o manipolare l’importanza dei messaggi.

Ha anche detto che avevano informato i titolari degli account sulle cause delle sospensioni. Tuttavia, nella notificazione di sospensione di @cubadebate né in quella degli altri account bloccati si dichiara la ragione specifica per la quale si inabilitò l’account.

La sfacciataggine dell’argomento usato per questa prova di blackout informativo agli account cubani in Twitter si rivela quando si constata che tra quelli bloccati ci sono perfino account dei nostri compagni che avevano inattivi i loro account da varie settimane o mesi, perché hanno preferito migrare verso altre reti come Telegram, ed altri che non avevano avuto nessuna interazione in quella rete mercoledì scorso.

È risaputo che, in varie occasioni, Twitter si è messo al servizio di operazioni di intelligenza e politica estera del governo degli Stati Uniti. Non ci sorprende che si tratti di ciò in questa occasione.

Di cosa hanno paura?

Come ha sottolineato nella sua dichiarazione, a proposito di questo blocco, l’Unione dei Giornalisti di Cuba non è la prima volta che utenti cubani di Twitter denunciano dei problemi per entrare ai loro account e ricevono messaggi che questi sono stati bloccati e devono seguire un complicato procedimento per recuperarli. Il fatto nuovo è che questo atto di guerra cibernetica è stato in massa, ovviamente pianificato, che cerca limitare la libertà di espressione di istituzioni e cittadini cubani e far tacere i leader della Rivoluzione.

Cubadebate è nato per affrontare il terrorismo mediatico, le menzogne e le aggressioni dell’impero contro Cuba ed il mondo. Niente ci farà indietreggiare dal nostro proposito fondatore, e molto meno gli spropositi della compagnia dell’uccello azzurro.

I nostri messaggi continueranno a diffondersi dal nostro Portale digitale, dalla loro replica in pubblicazioni amiche e da altre reti sociali. Le nostre armi sono le idee.

da Cubadebate

traduzione di Ida Garberi

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