Bloqueo economico, lo scenario dell’ostilità permanente degli USA

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1996 l’asse più duro contro Cuba riuscì a codificare il bloqueo totale imposto nel gennaio del 1962 dal presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, approvando così un’iniziativa con un marcato carattere extraterritoriale: la Legge Helms-Burton.

La Legge per la Libertà Cubana e la Solidarietà Democratica (LIBERTAD), il nome ufficiale della normativa, è stato l’asso nella manica dell’estrema destra anticubana della Florida per tentare “la stoccata finale” contro il processo diretto da Fidel Castro nel 1959.

La storia ha dimostrato più tardi che l’ostilità verso Cuba sotto il proposito del “cambiamento di regime” non variò mai durante le successive amministrazioni della Casa Bianca, né con quelle repubblicane o con quelle democratiche.

Quasi sei decadi dopo aver imposto il cerchio economico, e più di 20 di aver approvato la Helms-Burton, le autorità cubane continuano a denunciare in tutti gli scenari possibili i danni materiali ed umani di detta politica.

La più recente relazione sul tema che Cuba presenterà in novembre presso l’Assemblea Generale dell’ONU, riferisce che in tutta questo periodo i danni ascendono ad oltre 922 mila 630 milioni di dollari, prendendo in considerazione il deprezzamento del dollaro di fronte al valore dell’oro, nel mercato internazionale.

Calcolano che tra aprile del 2018 e marzo del 2019 il bloqueo economico, finanziario e commerciale ha causato perdite per più di 4343 milioni di dollari.

Il documento denuncia che una dimostrazione “senza precedenti” della recrudescenza della politica anticubana del governo statunitense, è stata la decisione di permettere la possibilità che, sotto la difesa del Titolo III della Legge Helms-Burton, si possano lanciare azioni giudiziali nei tribunali statunitensi.

Al rispetto, la professoressa del Centro degli Studi Emisferici e sugli Stati Uniti (Cehseu), Olga Rosa Gonzalez, ha dichiarato a Prensa Latina che la Helms-Burton stabilisce un insieme di condizionamenti politici in un scenario di “governo di transizione” a Cuba, avallato ovviamente da Washington.

Le “condizioni” di questo governo garantirebbero quello che gli USA considerano “un aiuto efficiente e rapido” per il popolo cubano, fino a legalizzare il modello di democrazia stabilito da loro, cioè, tutto un assurdo, ha commentato.

Secondo la specialista del Cehseu, Washington continua ad esigere che, se non si realizzano queste condizioni del governo di transizione, semplicemente non comincerà a smontare nel Congresso tutta l’impalcatura di leggi ed ordini esecutivi che regolano il bloqueo.

Inoltre, ha aggiunto, il Congresso sanziona ad altri paesi ed imprese che stabiliscano relazioni economiche con Cuba: per questo motivo si dice sempre, tra le altre ragioni, che non si tratta di un embargo, bensì di un bloqueo.

Quando esiste un embargo, il carattere delle sanzioni è bilaterale: cioè, un paese sanziona ad un altro e condiziona l’attività commerciale tra i due, ha concluso.

Laura Becquer Paseiro, giornalista di Prensa Latina

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