Cile: la «democrazia» che reprime

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La dichiarazione del coprifuoco non ha impedito la continuazione delle mobilitazioni popolari.

Il bilancio non potrebbe essere peggiore, con morti e feriti e più di 1500 detenuti in Cile, espressioni della furia neoliberale che ha presentato scenari simili in Brasile, Argentina e in Ecuador.

Lunedì 21 è trascorso così nelle città piene di popolo, dove i carabinieri, come nell’epoca della dittatura, hanno lanciato gas lacrimogeni, sparato pallottole di gomma e attaccato con altri artefatti contro pacifici manifestanti.

Il presidente Sebastián Piñera ha definito i suoi concittadini “una banda di criminali” ed anche se ha ceduto in quanto al prezzo dei biglietti della Metropolitana, non ha detto una parola delle altre misure neoliberali applicate a detrimento della popolazione più umile e degli studenti.

Piñera, presidente di un paese del Sudamerica in convulsioni per le sue azioni nell’adozione di leggi a detrimento dei popoli, apparentemente non conosce il proverbio popolare che «quando vedi bruciare la barba del tuo vicino, metti a bagno la tua ».

Se non fosse così, come intendere che solo due giorni fa l’intensità delle proteste lo ha portato a invocare lo stato d’emergenza e a dichiarare in un’intervista con Radio Cooperativa che il Cile era «una vera oasi nel mezzo di un’America Latina in agitazione».

La disperazione popolare mostra un Cile che non ha nulla di simile a un’oasi, ma che molto del suo attuale cammino lo vincola all’incubo della dittatura militare di Augusto Pinochet, le cui fondamenta non sono state divelte da nessuno dei «governi democratici» successivi a quella.

Queste ultime proteste hanno avuto come miccia l’aumento del prezzo dei biglietti della Metropolitana a 1.17 dollari l’uno, uno dei più cari della regione, stabilito dal Governo cileno.

Un mare di popolo danneggiato da queste misure ha invaso una delle fermate della Metropolitana e altri centri commerciali, mentre i carabinieri giungevano per reprimere.

La dichiarazione del coprifuoco non ha impedito la continuazione delle manifestazioni popolari.

È giunta l’ora per la detta «oasi» cilena, di Sebastián Piñera, di mostrare il suo vero volto e mostrare un panorama simile a quello di altri paesi vicini, i cui governanti sono esponenti della più volgare politica neoliberale.

Non è casuale che questi governi – del Cile, Brasile e Argentina – facciano parte del detto Gruppo di Lima, appendice della OSA, istituzione senza prestigio alcuno, che non ha mai espresso una sola parola di condanna di fronte a situazioni tanto evidenti di violazioni dei diritti umani.

A proposito, nemmeno la signora Michelle Bachellet, ex presidente cilena e attuale responsabile del Comitato dei Diritti Umani della ONU, ha pronunciato una parola sulla sua doppia condizione di cilena e in difesa – si suppone – dei diritti umani, quando è cominciata l’aggressione brutale dei carabinieri contro il popolo.

Lunedì 21 ha fatto una dichiarazione chiamando alla tranquillità e ponendo sullo stesso piatto della bilancia quelli che protestano e quelli che reprimono.

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