Fidel: “Un popolo che non tremò nella Crisi di Ottobre”

L’installazione di missili nucleari sovietici a Cuba 57 anni fa scatenò la peggiore crisi di tutta la Guerra Fredda. Il 22 ottobre 1962, il presidente statunitense, John F. Kennedy, annunciò pubblicamente l’imposizione del blocco navale a Cuba e mise le forze statunitensi in stato di allerta massima, dando inizio alla Crisi di Ottobre.

Cubadebate ed il sito “Fidel Soldado de las Ideas” propongono oggi frammenti dell’intervista realizzata al nostro Comandante in Capo dalla giornalista della catena statunitense NBC, Maria Shriver, nel Palazzo della Rivoluzione, il 24 febbraio 1988.

– Ieri stavamo visitando il Museo della Rivoluzione, e c’era parte di un aeroplano O-2. C’è una teoria che un secondo O-2 sia stato abbattuto nella Crisi di Ottobre e che furono i cubani quelli che l’abbatterono.

Fu un solo aeroplano abbattuto negli ultimi giorni della Crisi di Ottobre. Non siamo stati noi quelli che hanno abbattuto l’aeroplano. Noi sostenevamo che non dovevano permettersi i voli radenti, ed un giorno abbiamo detto ai sovietici ed a tutto il mondo che non ammetteremmo i voli radenti e che avremmo sparato; abbiamo mobilizzato tutta la nostra artiglieria antiaerea, e quel giorno, di mattina, quando apparvero gli aeroplani in volo radente, le nostre batterie antiaeree aprirono il fuoco da tutte le parti contro i voli radenti, questo fu di mattina.

Ma noi non avevamo i missili, e, dentro questa situazione, una batteria di missili sovietici aprì il fuoco e sparò contro l’aeroplano. Che cosa ha potuto motivare tutto ciò? Il fatto è che realmente si era già entrati in combattimento, perché noi già di mattina avevamo aperto il fuoco. Se ci vogliono attribuire la responsabilità, noi accettiamo, perché demmo l’ordine alle nostre batterie antiaeree di aprire il fuoco contro tutti i voli radenti; ma noi non avevamo i missili terra-aria, quelli erano nelle mani dei sovietici, e fu un ufficiale sovietico quello che ordinò lo sparo.

– Non ci fu nessun secondo aeroplano abbattuto.

Non ci fu nessun secondo aeroplano; ma se avessero volato radente avrebbero potuto esserci molti aeroplani abbattuti, perché noi sì demmo l’ordine alle nostre batterie antiaeree di aprire il fuoco. Spararono e gli aeroplani si ritirarono rapidamente, ma non è stata Cuba quella che diede l’ordine al missile terra-aria perché non era sotto il nostro controllo.

Se fosse stato sotto il nostro controllo forse avremmo ordinato di sparare, cosicché non stiamo sfuggendo davanti alla responsabilità; quello che non abbiamo è il merito storico di avere abbattuto l’aeroplano, non possiamo usurpare questo merito storico.

– Lei si sentì tradito da Jruschov nella Crisi di Ottobre?

Non ci siamo sentiti traditi, ma eravamo molto irritati e molto infastiditi, perché crediamo che fu completamente scorretto. Ci furono due errori. Un errore fu parlare dei missili della Turchia, era assolutamente scorretto cambiare i missili di Cuba con quelli della Turchia; quell’era una cosa immorale e, pertanto, inaccettabile.

Secondo, era scorretto decidere la ritirata dei missili senza discuterlo previamente con noi. Comprendo che c’era una situazione grande di tensione, di pericolo, ma era inaccettabile l’idea che si decidesse di ritirare i proiettili senza consultare Cuba. Noi non ci saremmo opposti, ma avremmo esatto condizioni, e credo che avrei potuto dire che ero in disposizione di ritirare i proiettili se c’erano garanzie accettabili per Cuba, e lì avremmo discusso. Ma questo non è successo. Rimase lì la Base di Guantanamo, gli attacchi pirati, la guerra sporca, i piani sovversivi, è rimasto tutto.

In modo che noi, con tutte le ragioni, ci siamo irritati, fummo in disaccordo e non abbiamo permesso che si ispezionassero le basi dei missili, dicemmo che qui nessuno poteva ispezionare.

I sovietici si misero d’accordo con gli statunitensi, ispezionarono le navi, ma noi non abbiamo accettato l’ispezione dentro il nostro territorio come una questione di principio.

– Si è sentito umiliato da Nikita Jruschov?

No. Bisogna dire la verità che Jruschov fu molto amico nostro; Jruschov fu chi iniziò le relazioni politiche e le relazioni economiche con Cuba; fu straordinariamente generoso ed amichevole col nostro paese. Io direi che tutto quello che fece è stato positivo per il nostro paese.

L’unico punto col quale fummo in disaccordo totale fu con la forma in cui ha gestito, alla fine, la crisi, ignorando Cuba in una forma strana, parlando di missili in Turchia e parlando di ritirare i proiettili senza consultare con Cuba. Doveva consultarci, perché avevamo accordi concertati tra i due paesi; ed aveva l’obbligo non solo politico, bensì legale di consultarci, e non ci consultarono.

Il 26 ottobre, in serata, i sovietici proposero di ritirare i missili in cambio della garanzia di Washington che non avrebbero invaso Cuba. In cambio esigerono che gli Stati Uniti ritirassero i loro missili dalla Turchia. La Rivoluzione non claudicò davanti alla minaccia nucleare, diretta dal Comandante in Capo, Fidel Castro.

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