Cubainformacion: ricette fallimentari

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Cosa dicono ora sulle ricette neoliberali per Cuba?

Basato su un testo di Iroel Sánchez.

Sono più di 22 milioni di $ che l’amministrazione di Donald Trump ha consegnato, negli ultimi due anni, ai programmi “pro-democrazia” ed alla cosiddetta “dissidenza” a Cuba.

Solo sono i fondi noti. A parte ci sarebbero quelli assegnati ai programmi segreti delle agenzie di intelligence. Nei bilanci pubblici, persino, ci sono nomi di organizzazioni che non sono divulgati. Altri sì: tra questi, il media digitale, con sede a Madrid, “Diario de Cuba”, che ha ricevuto 440 mila $.

O il “Centro di Studi Costituzionali Iberoamericani”, che dirige, dal Messico, il “dissidente” Rafael Rojas, a cui la Casa Bianca ha consegnato 130 mila $.

Rojas è articolista abituale di media come “El País”. Spazio riservato perle analisi su Cuba che rispettano i tre sacri comandamenti: uno, il paese deve adottare un modello di democrazia rappresentativa; secondo, il blocco economico non esiste o incide appena; e tre, l’unico futuro passa attraverso la liberalizzazione dell’economia cubana.

Aprire completamente al capitale, privatizzare i beni statali, deregolamentare prezzi e stipendi, tagliare la spesa sociale … Vi è familiare?

Negli anni ’90, senza petrolio o risorse, in totale solitudine politica, il governo cubano si rifiutò di adottare queste ricette. Viste ora, le loro conseguenze in Ecuador, Haiti, Honduras, Argentina o Cile, chi firmerà il prossimo articolo in “El País” chiedendo a Cuba di applicarle?

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