La nuova strategia della destra: essere carne e pesce allo stesso tempo

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È notevole lo sforzo mediatico volto ad equiparare le rivolte popolari in Ecuador, Cile, Honduras ed Haiti contro le politiche neoliberali dei loro governi e di un modello socio-economico e politico che risponde agli interessi dell’imperialismo USA, con gli episodi di destabilizzazione politica vissuti in Nicaragua, Venezuela e Bolivia, il cui scopo è stato quello di rovesciare i governi di quei paesi, e che sono stati promossi da forze orientate e sponsorizzate dalle agenzie interventiste al servizio di quegli stessi interessi a cui risponde il modello neoliberale difeso dai governi dei primi quattro paesi menzionati.

Cioè, lo sforzo consiste nell’ignorare due fatti irrefutabili: in primo luogo, che le politiche ed il modello contro cui i manifestanti protestano, in alcuni paesi, sono proprio le politiche ed il modello promossi dalle forze destabilizzanti nei paesi in cui ora il potere è nelle mani di coloro che in precedenza protestavano e combattevano contro quelle politiche e quel modello.

E, in secondo luogo, che nel caso di paesi con governi di destra le proteste sono per rivendicazioni sociali, mentre nel caso di paesi con governi di sinistra, quello che si è avuto sono atti destabilizzanti il ​​cui obiettivo, di natura eminentemente politica, è stato esclusivamente il rovesciamento di quei governi.

In sintesi, le politiche ed il modello contro i quali i manifestanti protestano in Ecuador, Cile, Honduras ed Haiti sono gli stessi che vogliono imporre le forze destabilizzanti in Nicaragua, Venezuela e Bolivia.

Sono molti i fatti che mostrano la differenza tra una situazione e l’altra, ma è sufficiente menzionarne solo tre: in primo luogo, quando ci sono rivolte popolari, tutti i morti sono oppositori, ossia sono prodotto della repressione, mentre quando ci sono campagne di destabilizzazione o, in altre parole, tentativi di colpi di stato, c’è un numero simile di morti su entrambi i lati (oppositori e sostenitori dei governi sotto attacco), cioè non sono il prodotto di alcuna repressione, e significativamente nel caso del Nicaragua, tutte le morti di oppositori sono state il risultato di scontri armati, mentre una buona parte delle morti di militanti sandinisti sono stati il prodotto di omicidi selettivi commessi nei tristemente celebri blocchi stradali della morte, in cui si rapiva, si torturava e si assassinava, come evidenziato in decine di video ripresi dagli stessi torturatori e viralizzati nelle reti sociali.

In secondo luogo, un fatto estremamente significativo e simbolico: nelle sollevazioni popolari s’incendiano McDonald, come in Cile, mentre nelle campagne destabilizzanti s’incendiano le sedi dei movimenti studenteschi e delle cooperative e si distruggono le università pubbliche, come in Nicaragua.

Ed in terzo luogo, le rivolte popolari non hanno patrocinio esterno, mentre gli atti destabilizzanti sono apertamente patrocinati e promossi da agenzie come l’USAID e la NED degli USA, che promuovono quelli che sono noti come colpi di stato “morbidi” contro governi non affini agli interessi dell’imperialismo USA.

Per quanto incredibile possa sembrare, lo sforzo nell’equiparare quelle due situazioni che, al contrario, sono opposte l’una all’altra, ha già iniziato ad avere effetto in coloro che ripetono come pappagalli le consegne promosse da quelli che pensano al posto loro, così che è apparso nell’attuale convulso panorama politico, uno strano esemplare che si caratterizza per non distinguere tra causa ed interessi degli oppressi in lotta per la loro emancipazione contro il potere degli oppressori in alcuni paesi, e gli interessi degli oppressori, dei potenti del mondo, opposto agli oppressi che hanno preso il potere in altri paesi. Questo esemplare si pronuncia allegramente a favore degli oppressi in Ecuador, Cile, Honduras e Haiti, che sono contro il potere degli oppressori, ma si pronuncia anche a favore degli ex oppressori in Nicaragua, Venezuela e Bolivia, che sono contro il potere degli oppressi che si sono emancipati.

Si tratta, in questo caso, di un vero stato di indigenza mentale e spirituale sofferto da persone deboli di carattere, che si lasciano sedurre da certe mode elitarie e gli ipnotizzati da un mondo virtuale, falso e senza vita. Sono quelli che non si sono mai stati interessati al mondo reale, quello delle ingiustizie e dell’oppressione, ma anche quello delle lotte per la liberazione e dei trionfi dei popoli in lotta. Sono quelli che sanno solo ciò che vedono nei meme e nelle immagini di intrattenimento frivolo, grottesco e abbruttente. Loro mai si sono messi in politica, e quando lo hanno fatto era solo per obbedire ad altri che sì si sono sempre messi. Sono quelli che da un momento all’altro escono di corsa, guidati dagli schermi del loro telefono cellulari, mossi da notizie false, come insetti che vanno verso la luce per finire inceneriti nelle fiamme del loro disorientamento. Sono i morti in vita che si attivano come zombi al richiamo dei veri causanti la loro infelicità ed amarezza. Non esiste maggior disgraziato di chi non conosce la causa della sua sventura. Ma ce ne sono anche altri, gli informati, gli intelligenti, gli “studiati”, la cui lucidità scompare per magia nel calore delle loro complessate aspirazioni alla gloria del potere e del denaro, o in altri casi alla debole luce di meschinità acquisite nel potere e che la fecero finita con le loro anime. E ce ne sono altri, quelli che sanno cosa stanno facendo e che sono i soli beneficiari di ciò che loro stessi fanno e di ciò che fanno che altri facciano come se fosse una propria decisione. Le catene più difficili da rimuovere sono quelle che non si sentono.

Il popolo ecuadoriano, il popolo cileno, il popolo honduregno, il popolo haitiano, non camminano come gli idioti del Nicaragua, dietro uomini d’affari, sacerdoti e politicanti a difesa degli interessi di questi gruppi privilegiati o persino, in molti casi, senza nemmeno sapere cosa difendono, ma lottano concretamente contro alcune politiche di governo e un modello socio-economico e politico che in altri paesi come il nostro, dove i popoli in lotta stanno governando, vogliono essere imposti da coloro che hanno perso il potere e vogliono presentarsi come combattenti per la libertà difendendo quelle politiche e quel modello che rispondono agli interessi dei potenti del mondo e contro i quali lottano i popoli oppressi, che si oppongono al potere degli oppressori in alcuni paesi, mentre in altri i popoli emancipati dal potere promuovono politiche di governo ed un modello opposto alle politiche ed al modello degli antichi oppressori, resistendo agli attacchi di questi, che vogliono recuperare il loro potere perduto.

I popoli che lottano per i loro diritti solo raggiungono i loro obiettivi quando loro prendono il potere nelle proprie mani, come è successo all’epoca a Cuba, Nicaragua, Venezuela e Bolivia. Ma quando ciò accade, gli oppressori sloggiati dal potere, continuano a difendere i loro interessi, supportati da coloro che hanno ancora il potere mondiale nelle loro mani e si presentano come se fossero loro quelli che sono contro il potere oppressore, perché nei loro paesi il potere è in mani dei veri combattenti contro l’oppressione, che stanno reprimendola grazie al potere che sono riusciti a conquistare, come sarà raggiunto, un giorno, in tutto il mondo attraverso la lotta rivoluzionaria, che non si esaurisce con la presa del potere in ogni paese, ma che continua con la lotta per il potere nel mondo intero e in quella lotta ci sono solo due parti: gli oppressori che hanno il potere mondiale e gli oppressi che sono riusciti ad emanciparsi, prendendo il potere in alcuni paesi.

Non si può stare con gli oppressi che lottano contro il potere oppressore in alcuni paesi, come Ecuador, Cile, Honduras ed Haiti, ed allo stesso tempo a favore degli antichi oppressori che lanciano attacchi contro gli oppressi che si sono emancipati prendendo il potere in altri paesi, come Nicaragua, Venezuela e Bolivia. È così semplice; non si tratta di non essere carne o pesce (cioè né di sinistra, né di destra) o peggio ancora, essere allo stesso tempo carne o pesce, credendo che la cosa giusta sia essere a favore di tutti coloro che si oppongono al governo che sia. Questo è tipico di coloro che non sanno per cosa o contro cosa stanno.

Ma quelli che hanno il potere mondiale non si intrappolano, a differenza degli zombi ipnotizzati da loro, che come buoni insetti seguono obbedienti la luce ingannevole della loro stessa fine. I potenti, a differenza dei loro utili sciocchi, sanno di essere carne e non pesce. Non si pronunciano come alcuni dei loro zombi, senza sapere perché o per cosa, a favore di tutti coloro che si oppongono a qualsiasi governo, ma solo a favore di coloro che si oppongono a governi che sono nelle mani dei popoli che hanno trionfato nella loro lotta contro il potere oppressivo. Ecco perché l’OSA non tiene sessione urgente per la repressione in Ecuador o Cile, ma sì per le crisi politiche indotte, ognuna a suo tempo, in Nicaragua e Venezuela. Ecco perché la Bachelet, il cui padre fu vittima degli stessi soldati che oggi si lanciano contro il popolo, non dice nulla contro ciò che sta accadendo nel suo stesso paese, il Cile, dove ci sono decine di manifestanti uccisi, centinaia di feriti e donne abusate sessualmente dagli infami carabineros, ma si pronuncia, immediatamente contro “l’uso eccessivo della forza” in Bolivia, dove non c’è stato un solo morto e dove le proteste non sono per rivendicazioni sociali (come non lo sono state né in Nicaragua né in Venezuela, dove l’obiettivo è stato rovesciare governi eletti dal popolo), ma nel rifiuto dei risultati elettorali nel loro paese, decisi dagli indios, il cui voto non vale nulla per l’oligarchia razzista.

Quando si criticano politiche di governo e si difendono diritti ed idee, tali diritti devono essere rivendicati e tali idee devono essere messe in pratica, e non c’è altro modo di farlo se non attraverso politiche di governo, cioè dal potere. Ecco perché in Nicaragua, Venezuela e Bolivia gli oppressori, che hanno perso il potere, lo vogliono recuperare per tornare ad opprimere i nostri popoli, mentre in Ecuador, Cile, Honduras ed Haiti gli oppressi si ribellano contro il potere degli oppressori, ma il massimo trionfo di questa ribellione sarebbe che gli oppressi arrivassero al potere per, da lì, rivendicare i loro diritti e attuare le idee di emancipazione, come è accaduto a Cuba, Nicaragua, Venezuela e Bolivia.

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