2019 – Più blocco, più resilienza

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La capacità del popolo cubano di superare il rafforzamento del blocco economico, commerciale e finanziario del governo USA è stata nuovamente dimostrata nel 2019.

La nostra economia non è decresciuta ed il benessere sociale ha continuato il suo ritmo ascendente. E’ stato in forma modesta, ma sostenuta.

L’amministrazione USA si è impegnata nel ricordarci ai più vecchi (o almeno a quelli che si erano “mezzi dimenticati” o stavano facendo “i finti tonti”) e nel mostrare, vividamente ed in modo sofferente ai più giovani, che il blocco è la prima e principale causa del perché non ci siamo ulteriormente sviluppati, né aumentati i livelli di prosperità economica e sociale che meritiamo.

Internamente, problemi, ostacoli, burocrazia, schematismi, pensieri consueti…ne abbiamo in abbondanza e dovremmo definitivamente risolverli, ma “verde con puntas negras…” (difficile ndt).

L’anno si chiude ed è bene ribadire alcune delle misure adottate dalla Casa Bianca, nel periodo, nel suo inutile tentativo di soffocarci, benché ci hanno fatto un gran danno:

  • Attivazione del titolo III della Legge Helms-Burton per fermare l’aumento degli investimenti esteri ed aumentare i costi del finanziamento esterno.
  • Riduzione dell’invio di rimesse dagli USA a persone a Cuba a soli mille dollari per trimestre.
  • Divieto di viaggi in crociera dagli USA e dei voli aerei da lì alle province, ad eccezione dell’Avana.
  • Riattivazione del divieto alle entità di paesi terzi di venderci merci che contengano più del 10% di componenti USA.
  • Riattivazione del divieto che banche intermediarie USA accettino pagamenti in dollari tra banche cubane e banche di paesi terzi.
  • Persecuzione e punizione per impedire l’arrivo di combustibili (il paese ha dovuto operare, per diversi mesi, con meno del 50% degli idrocarburi di cui ha bisogno).
  • Continuo ingrossamento della spuria lista di entità e persone bloccate finanziariamente dall’Ufficio di Controllo delle Attività Straniere del Dipartimento del Tesoro.

Sono molte di più. Come segnalava il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, nel discorso conclusivo del IV Periodo Ordinario di Sessione della IX Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, l’escalation dell’aggressività USA ha mantenuto un ritmo in ragione, praticamente, di «una misura alla settimana; cioè una “giro di vite” ogni sette giorni per soffocare la nostra economia».

Il paese, tuttavia, ha mantenuto la sua vitalità ed il popolo e il Governo hanno aumentati a livelli insospettati -per coloro che pensarono che avremmo vacillato- la capacità di resilienza.

Il Dizionario della Reale Accademia Spagnola della Lingua definisce la resilienza, in primo luogo, come la capacità di “adattamento di un essere vivente di fronte ad un agente perturbatore o ad uno stato o situazione avversa”.

Il secondo significato si riferisce alla capacità “di un materiale, meccanismo o sistema di recuperare il suo stato iniziale quando ha cessato la perturbazione a cui è stato sottoposto”.

Questo non si applica al nostro caso. Non torneremo alla “posizione iniziale”. Non l’abbiamo mai fatto. Ogni anno, “grazie” al blocco, abbiamo dovuto superare noi stessi. Cresciamo di più e diventiamo più saggi.

Cuba continuerà progredendo, verso lo sviluppo e la maggior prosperità possibile. Sarà, come sempre è stato, con o senza gli USA, e nonostante aver contro i suoi governi e gruppi di potere egemonici. Non è “facile” per noi -non lo è mai stato- ma quelli che qui più stanno perdendo sono gli imprenditori del nord e, sfortunatamente, il popolo USA.

Di seguito vi offriamo, in una composizione testuale e grafica, alcuni indicatori economici e sociali dal 2015 al 2019, per fornirvi un confronto del verificarsi di questi eventi nel periodo.

2019: più salario e più occupazione

Tra le misure più attese dalla popolazione, quest’anno s’incrementò il salario ai lavoratori del settore finanziato ed a gruppi di pensionati.

Non è stata una riforma, ma il salario medio nel settore finanziato è salito da 667 pesos al mese a 1067 pesos, mentre il reddito medio per questo concetto tra i lavoratori statali (finanziato o meno) e misto si è attestato a 877 pesos, secondo i dati preliminari.

Nell’anno che si è concluso l’occupazione lavorativa è cresciuta di circa 32500 posti, circa 12500 nel settore statale e circa 20000 nel non statale. La popolazione occupata si è quindi posizionata, nel 2019, sopra le 4500000 persone.

Tra le cause di questo incremento nel numero di lavoratori ci sono stati i nuovi investimenti che sono entrati in funzione, il sostenuto miglioramento delle forme non statali di gestione economica ed il ritorno ai loro vecchi mestieri di persone che erano disoccupate, davanti allo stimolo di nuovi stipendi nel settore finanziato.

Turismo: la locomotiva “fischia” chiaro e forte

Nonostante il rincrudimento del blocco economico, commerciale e finanziario del governo USA si sia rinforzato contro il settore turistico, si stima che quest’anno arrivino alla nostra terra circa 4300000 visitatori internazionali.

Il preventivato non sarà raggiunto, che era oltre cinque milioni, ma sarà una sconfitta -un’altra- per la Casa Bianca. Lo sviluppo del turismo continua. Deve convertirsi nella locomotiva di maggior potenza dell’economia, generando più ricchezza per il popolo, sia per se stesso che attraverso i collegamenti produttivi con l’industria, l’agricoltura ed altri servizi.

Lo statunitense è il “mercato naturale” di visitatori internazionali per i Caraibi, e quindi per Cuba, ma per Washington costituisce uno strumento politico per attaccarci. Tuttavia, i potenziali del settore, come è stato dimostrato dall’inizio del suo sviluppo negli anni ’90 del secolo scorso, sarà nonostante loro.

Il mercato USA ha occupato, dopo il boom del 2015, in termini di arrivo di visitatori, una partecipazione moderata (inferiore al 14%) rispetto al resto degli emittenti.

È questa, tuttavia, un’area economica estremamente complessa, molto vulnerabile alle vicissitudini dell’economia mondiale ed alle sue crisi, che è stata una delle cause della caduta dell’arrivo di vacanzieri da altre regioni, in particolare dall’Europa, negli ultimi anni.

A ciò si è aggiunta la rianimazione del turismo nel bacino del Mar Mediterraneo, compreso Nord Africa e Medio Oriente dopo la debacle sofferta da quelle destinazioni con le cosiddette primavera arabe e le guerre provocate dagli USA in diversi paesi dell’area, che ha portato ad una ri-localizzazione di parte del turismo europeo verso altre destinazioni, compresi i Caraibi ed al suo interno Cuba.

Poiché siamo un turismo preferibilmente di sole e spiaggia, ci danneggiano anche eventi climatologici estremi, come l’uragano Irma, nel 2017, che ha gravemente danneggiato la costa settentrionale dell’isola, dove si trova la principale infrastruttura alberghiera, ed ha portato ad una diminuzione di arrivi nell’ultimo trimestre di quell’anno ed il primo semestre del 2018. Ma ci stiamo riprendendo.

Molte sono le sfide, ma Cuba non rinuncia -ne può- ad un boom turistico senza precedenti ed esemplare. Ma il settore ha una grande sfida: incrementare la qualità e la diversità delle sue offerte di beni e servizi. Quindi mettiamoci al lavoro.

Cuba è casa

Nel 2019, 43700 case sono state costruite, tra statali, con propri sforzi o sussidiate (celle abitative di base —CBH—). Sono stati inoltre risolti oltre 47000 danni causati da eventi meteorologici.

Le nuove case, alla fine del 2019, hanno superato di 10801 ciò che era previsto per il primo anno dell’attuazione della Politica Nazionale della Casa, compreso il completamento di 11525 CBH per persone a basso reddito che necessitano di una residenza.

Se si mantenessero i ritmi crescenti in questo settore, potremmo risolvere in meno di dieci anni (termine generale previsto dalla Politica) il deficit abitativo del paese, che secondo la Politica ammonta a 929695 necessità abitativi: 527575 da costruire e 402120 da riabilitare.

E resistiamo e ci sviluppiamo

Gli investimenti nell’anno che termina si chiuderanno con importi superiori ai 10 miliardi di pesos, sebbene alcuni si siano dovuti paralizzare o rallentare. Hanno superato di diverse centinaia di milioni quelli del 2018.

Sono anche entrate in funzione nuove industrie, vitali per l’economia, come lo stabilimento di Cloro Sosa a Villa Clara (la sua entrata in funzione, per citare solo un esempio, significherà risparmiare oltre 20 milioni di dollari in importazioni); la fabbrica di fertilizzanti azotati -NPK- di Cienfuegos, e la fabbrica di pannolini usa e getta della Zona Speciale di Sviluppo del Mariel (ZEDM), tra altri.

D’altro canto, le esportazioni si sono aumentate e diversificate, con particolare risalto all’industria agroalimentare.

Dal punto di vista del maggiore benessere sociale, sono proseguiti, inoltre, gli investimenti nel settore idraulico e nella rianimazione di villaggi e città.

L’informatizzazione della società continua a tutta velocità. E non è a passo di “bit”, ma di “mega”. Un esempio: sono state abilitate circa 600000 nuove linee mobili. L’anno si è chiuso con sei milioni di linee telefoniche attive solo in tale servizio.

Cuba: buon investimento

Agli albori degli anni ’90 del secolo scorso, Cuba iniziò la sua strategia verso gli investimenti diretti stranieri (IED) e nel 1995 fu approvata la prima legge per il settore.

Nel 2014 sarebbe stata proclamata una nuova legislazione, la Legge n. 118. Da allora all’ottobre 2018, aveva ottenuto più di 20 reinvestimenti, oltre 40 attività nella Zona Speciale di Sviluppo Mariel (ZEDM) e gestiva più di un centinaio di imprese con capitale straniero nel resto del paese.

Nel 2018 sono state approvate più di trenta nuove attività, alcune delle quali nella ZEDM ed erano attive circa 200 entità con IED in vari settori.

Nella prima metà del 2019 sono stati approvati nuovi progetti di IED e sono state autorizzate proroghe di attività già avviate. Alla fine dell’anno, oltre cinquanta entità operavano nella ZEDM.

Nel contesto di Fihav 2019, è stato reso noto il Portafoglio di opportunità 2019-2020, contenente 460 progetti -47 nella ZEDM- con un importo di investimento stimato di circa 11745 milioni di dollari, 174 milioni in più rispetto alla versione precedente.


A más bloqueo, más resiliencia

Por René Tamayo León

La capacidad del pueblo cubano para sobreponerse al reforzamiento del bloqueo económico, comercial y financiero del Gobierno de Estados Unidos volvió a quedar demostrada en 2019. Nuestra economía no decreció, y el bienestar social siguió su ritmo ascendente. Fue de forma modesta, pero sostenida.

La administración norteamericana se ha empeñado en recordarnos a los más viejos (o al menos a quienes se les había «medio que olvidado» o se estaban haciendo «los chivos con tontera») y en demostrarles vívida y sufridamente a los más jovencitos, que el bloqueo es la primera y principal causa de que no nos hayamos desarrollado más, ni tampoco incrementado en lo deseable los niveles de prosperidad económica y social que nos merecemos.

A lo interno, problemas, trabas, burocracia, esquematismos, pensamientos adocenados… tenemos a tutiplén y deberíamos resolverlos definitivamente, pero «verde con puntas negras… ».

El año termina y es bueno reiterar algunas de las medidas adoptadas por la Casa Blanca en el período en su inútil intento por asfixiarnos, aunque nos han hecho un daño grande:

  • Activación del Título III de la Ley Helms-Burton para frenar el auge de la inversión extranjera e incrementar los costos de los financiamientos externos.
  • Reducción del envío de remesas desde Estados Unidos a personas en Cuba a solo mil dólares por trimestre.
  • Prohibición de viajes en cruceros desde Estados Unidos y de los vuelos aéreos desde allí a las provincias, excepto La Habana.
  • Reactivación de la prohibición a entidades de terceros países de vendernos bienes que contengan más del diez por ciento de componentes estadounidenses.
  • Reactivación de la prohibición de que bancos intermediarios estadounidenses acepten los pagos en dólares entre bancos cubanos y bancos de terceros países.
  • Persecución y castigo para impedir la llegada de combustibles (el país ha tenido que funcionar en varios meses con menos del 50 por ciento de los hidrocarburos que necesita).
  • Continuo engrosamiento de la espuria lista de entidades y personas bloqueadas financieramente por la Oficina de Control de Activos Extranjeros del Departamento del Tesoro.

Son muchas más. Como señalaba el Presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, en el discurso de clausura del 4to. Período Ordinario de Sesiones de la 9na. Legislatura de la Asamblea Nacional del Poder Popular, el escalamiento de la agresión de Estados Unidos mantuvo un ritmo a razón, prácticamente, de «una medida por semana; es decir, una “vuelta de tuerca” cada siete días para asfixiar a nuestra economía».

El país, sin embargo, mantuvo su vitalidad, y el pueblo y el Gobierno incrementaron a niveles insospechados —para quienes creyeron que íbamos a flaquear— la capacidad de resiliencia.

El Diccionario de la Real Academia Española de la Lengua define la resiliencia, en primer término, como la capacidad «de adaptación de un ser vivo frente a un agente perturbador o un estado o situación adversos».

La segunda acepción refiere la capacidad «de un material, mecanismo o sistema para recuperar su estado inicial cuando ha cesado la perturbación a la que había estado sometido».

Esta no se aplica a nuestro caso. No vamos a volver a la «posición inicial». Nunca lo hemos hecho. Cada año, «gracias» al bloqueo, hemos tenido que superarnos a nosotros mismos. Nos curtimos más y nos volvemos más sabios.

Cuba seguirá adelante, rumbo al desarrollo y la mayor prosperidad posible. Será, como siempre ha sido, con o sin Estados Unidos, y a pesar de tener en contra a sus gobiernos y grupos de poder hegemónicos. No es «fácil» para nosotros —nunca lo ha sido—, pero quienes más están perdiendo aquí son el empresariado norteño y, lamentablemente, el pueblo estadounidense.

A continuación les ofrecemos, en una composición de textos y gráficos, algunos indicadores económicos y sociales de 2015 a 2019, para facilitarles una comparativa sobre el transcurrir de estos hechos en el período.

2019: Más salario y mayor empleo

Entre las medidas más esperadas por la población, este año se incrementó el salario a los trabajadores del sector presupuestado y a grupos de pensionados.

No fue una reforma, pero el salario medio en el sector presupuestado subió de 667 pesos mensuales a 1 067 pesos, mientras que el ingreso medio por este concepto entre los trabajadores de los sectores estatal (presupuestado y no presupuestado) y mixto se situó en 877 pesos, según cifras preliminares.

En el año que termina la ocupación laboral creció en alrededor de 32 500 puestos, unos 12 500 en el sector estatal y unos 20 000 en el no estatal. La población ocupada se situó así en 2019 por encima de las 4 500 000 personas.

Entre las causas de este incremento en el número de trabajadores estuvieron las nuevas inversiones que entraron en operación, el perfeccionamiento sostenido de las formas no estatales de gestión económica, y el retorno a sus antiguos oficios de personas que estaban desempleadas, ante el estímulo de los nuevos salarios en el sector presupuestado.

Turismo: La locomotora «pita» claro y fuerte

A pesar de que el recrudecimiento del bloqueo económico, comercial y financiero del Gobierno de EE. UU. se cebó contra el sector del turismo, se estima que este año arriben a nuestras tierras unos 4 300 000 visitantes internacionales.

No se alcanzará lo previsto, que era más de cinco millones, pero será una derrota —otra más— para la Casa Blanca. El desarrollo del turismo continúa. Ha de convertirse en la locomotora de mayor potencia de la economía, generando más riquezas para el pueblo, tanto por sí como por los encadenamientos productivos con la industria, la agricultura y otros servicios.

El estadounidense es el «mercado natural» de visitantes internacionales para el Caribe, y por lo tanto, para Cuba, pero para Washington constituye un instrumento político para atacarnos. No obstante, las potencialidades del sector, como ha venido demostrando desde el inicio de su desarrollo en los años 90 del pasado siglo, será a pesar de ellos.

El mercado de EE. UU. ha ocupado tras el auge de 2015, en cuanto a arribo de visitantes, una participación moderada (menos del 14 por ciento) en comparación con el resto de los emisores.

Es este, empero, un área económica sumamente compleja, muy vulnerable a los avatares de la economía mundial y a sus crisis, que fue una de las causas de la caída en la llegada de vacacionistas de otras regiones, especialmente de Europa, en los años recientes.

A lo anterior se sumó la reanimación del turismo en la cuenca del mar Mediterráneo, incluida África del Norte y Medio Oriente tras la debacle que sufrieron esos destinos con las llamadas primaveras árabes y las guerras provocadas por EE. UU. en varios países de la zona, lo cual llevó a una relocalización de parte del turismo europeo hacia otros destinos, incluido el Caribe y dentro de él Cuba.

Como somos un turismo preferentemente de sol y playa, también nos afectan eventos climatológicos extremos, como el huracán Irma en 2017, que dañó severamente la costa norte de la Isla, donde está la principal infraestructura hotelera, y condujo a una disminución de arribos en el último trimestre de ese año y el primer semestre de 2018. Pero nos recuperamos.

Muchos son los desafíos, mas Cuba no renuncia —no puede— a un auge turístico sin precedentes y modélico. Pero el sector tiene un gran reto: incrementar la calidad y la diversidad de sus ofertas de bienes y servicios. Así que, manos a la obra.

Cuba es casa

En 2019 se construyeron 43 700 viviendas, entre estatales, por esfuerzo propio y subsidios (células básicas habitacionales —CBH—). También se resolvieron más de 47 000 afectaciones provocadas por eventos climatológicos.

Los nuevos hogares al cierre de 2019 superaron en 10 801 lo previsto para el primer año de la implementación de la Política Nacional de la Vivienda, incluido la terminación de 11 525 CBH para personas de bajos ingresos necesitadas de una morada.

Si se mantuvieran los ritmos crecientes en este sector, podríamos resolver en menos de diez años (plazo general previsto en la Política) el déficit habitacional del país, que según la Política asciende a 929 695 necesidades de viviendas: 527 575 a construir y 402 120 a rehabilitar.

Y resistimos, y nos desarrollamos

Las inversiones en el año que termina cerrarán con montos superiores a los 10 000 millones de pesos, no obstante que algunas debieron paralizarse o ralentizarse. Superaron en varios cientos de millones las de 2018.

También entraron en operación nuevas industrias, vitales para la economía, como la planta de Cloro Sosa de Villa Clara (su entrada en funcionamiento, por solo citar un ejemplo, significará el ahorro de más de 20 millones de dólares por concepto de importaciones); la fábrica de fertilizantes nitrogenados —NPK— de Cienfuegos, y la fábrica de pañales desechables de la Zona Especial de Desarrollo Mariel (ZEDM), entre otras.

Por otro lado se incrementaron y diversificaron las exportaciones, con especial destaque de la industria agroalimentaria.

Desde una perspectiva de mayor bienestar social, continuaron, además, las inversiones en el sector hidráulico y la reanimación de pueblos y ciudades.

La informatización de la sociedad sigue a toda marcha. Y no es a paso de «bit», sino de «megas». Un ejemplo: se habilitaron unas 600 000 nuevas líneas móviles. El año cerró con seis millones de líneas telefónicas activas solo en ese servicio.

Cuba: Buena inversión

En los albores de la década del 90 del pasado siglo, Cuba inició su estrategia hacia la inversión extranjera directa (IED), y en 1995 se aprobó la primera ley para el sector.

En 2014 se proclamaría una nueva legislación, la Ley No. 118. De entonces a octubre de 2018 se había logrado más de 20 reinversiones, más de 40 negocios en la Zona Especial de Desarrollo Mariel (ZEDM) y operaba más de un centenar de emprendimientos con capital foráneo en el resto del país.

En 2018 se aprobaron más de una treintena de nuevos negocios, varios de ellos en la ZEDM, y se encontraban activas unas 200 entidades con IED en diversos sectores.

En el primer semestre de 2019 se aprobaron nuevos proyectos de IED y se autorizaron prórrogas de negocios ya establecidos. Al cierre del año, en la ZEDM operaban más de medio centenar de entidades.

En el contexto de Fihav 2019 se divulgó la Cartera de oportunidades 2019-2020, contentiva de 460 proyectos —47 en la ZEDM— con un monto de inversión estimado en unos 11 745 millones de dólares, 174 millones más que en la versión anterior.

(Juventud Rebelde)

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