Un bastione morale chiamato Cuba

Print Friendly, PDF & Email

In qualsiasi bilancio affettivo ed intellettuale (insieme o separati) che facciamo in America Latina e Caraibi, troveremo Cuba come riferimento immancabile e come debito impagabile. Non sono pochi i protagonisti politici, intellettuali o artistici che non abbiano, nella loro vita ed opera, una fonte referenziale originaria in Cuba.

Quelli di noi che siamo cresciuti con la Rivoluzione, che sapevamo di essa con le sue vittorie ed i suoi passi falsi, abbiamo lo speciale vantaggio della sua etica della sua resistenza espressa in tutte le sue battaglie. Cuba ci ha insegnato l’importanza di essere e del fare rivoluzionario nonostante tutti i problemi. Nonostante, persino, delle differenze ed indifferenze. Cuba stava e Cuba sta lì, sempre ferma. Si capisca qui il concetto Morale come lo intendeva Sánchez Vázquez: “Morale e politica”: Adolfo Sánchez Vázquez.

È inimmaginabile la “sinistra latinoamericana” senza l’influenza, disuguale e combinata, che Cuba implica quando si tratta di comprendere il presente continentale ed i compiti del futuro immediato. E’ inimmaginabile la “Patria Grande” senza il bagliore rivoluzionario di Cuba nelle ore decisive per l’unità continentale e nelle ore cruciali delle lotte “particolari”.

Non è solo la figura di Fidel (da sé una monumentale eredità di teoria e pratica), non è solo il ruolo di Raul, stratega e supporto di mille opere; non è solo Camilo ed il Che con la didattica dell’azione senza pieghe … è anche la “Casa delle Americhe”, è la Rivoluzione Agraria e quella Urbana. È la Rivoluzione della Salute e dell’Educazione, la Rivoluzione della Scienza, la Rivoluzione della Filosofia, la Rivoluzione della Poesia e della Canzone … la resistenza e l’intelligenza per vivere vivendo la dignità. E niente di tutto questo senza dibattiti, senza dubbi o senza riconsiderazioni.

Così, abbiamo imparato che l’amore per Cuba (tra altri “requisiti”) include l’odio per il blocco; che non si può parlare di Cuba senza un preciso bilancio di ciò che ha perso (ciò che le è stato strappato nell’obiettivo e nel soggettivo) dall’ ‘embargo’. Non si può, non si deve, parlare di Cuba senza una corretta stima del valore morale che rappresenta, casa per casa, confrontarsi con tutte le avversità e difendere, in maniera organizzata, la prassi rivoluzionaria contro tutta l’offensiva economica, politica e mediatica che non si è fermata neppure un secondo, dal trionfo della Rivoluzione con i suoi “barbudos”.

E inoltre, sotto le vessazioni di ogni genere, Cuba ha sviluppato il suo progetto democratico determinata a stabilire propri parametri ed a giocarsi la vita politica differenziandosi da tutti i formati egemonici e da certa persistente incapacità di alcuni di comprendere altre forme di vita democratica, nelle condizioni storiche concrete, senza i formulari predominanti. Anche in questo, le è piovuta mitraglia con alcuni “missili” di “fuoco amico”. In ogni caso è un dibattito aperto … come deve essere.

Quando si parla dell’economia cubana, concorre tutti i tipi di valutazioni, speculazioni ed errori. Insieme o separatamente. Alcuni, con un certa sufficienza dottorale, si sentono abilitati a distribuire le loro ricette telecomandate per costituirsi in autoproclamati Messia delle soluzioni perfette. Dall’altro lato dell’irrazionalità, abbondano coloro che sognano una Cuba “spalancata”, claudicando su sovranità e i principi socialisti. Non mancano i “termini medi”, compositori o conciliatori, che suppongono possibili un po’ di capitalismo ed un po’ di socialismo per un cocktail moderato afflitto da miraggi e trappole. Ma è potestà e prerogativa del popolo cubano ricercare e provare tutti i tipi di soluzioni che, nelle condizioni concrete e senza abituarsi ad esse, garantisca i requisiti indispensabili per una vita buona e dignitosa senza rescindere principi e senza abbandonare la lotta per il socialismo. “Con la Rivoluzione tutto, contro la Rivoluzione niente”. E l’impero a pochi chilometri.

Quindi uno non può e non deve rimanere indifferente, o solo in attesa, di fronte al processo elettorale cubano con tutto ciò che esso implica e con tutto ciò che esso ci coinvolge. È, sebbene alcuni non lo sappiano o alcuni non lo desiderino, anche un processo di trascendenza continentale e storica, che richiede ai popoli attenzione e manifesta solidarietà da ogni angolo e persino dai cuori esemplari del popolo rivoluzionario di Cuba. È necessario un accordo politico dalle basi, per spiegare, passo dopo passo, cosa succede a Cuba (e succede) ed è imprescindibile un’azione comunicativa organizzata che lasci sapere ai cubani come ci sentiamo e viviamo le loro decisioni cruciali con la portata e la validità della Rivoluzione cubana … Rivoluzione armata, anche, nostra.

L’unica espressione valida per Cuba è la partecipazione internazionalista ed energica dei lavoratori, del suo popolo. Il suo intervento diretto nei problemi che si verificano incessantemente ed il rafforzamento delle forze e strumenti per organizzarsi, sempre basati su metodi di formazione avanzata. Dar rinnovato vigore alle assemblee, ai consigli dei lavoratori e dei distretti senza privilegi o burocratismi. Approfondimento di una democrazia viva e diretta, esercitata come espressione che scolpisce la storia e del partito per non ridursi alla sola elezioni di persone e situazioni. Che il popolo governi il popolo, in modo massiccio e trasparente in elezioni periodiche e con un programma dinamico capace di disporsi, dal suo metodo, a migliorarsi permanentemente. Democrazia contro il blocco e gli errori, democrazia dialettica di una Rivoluzione culturale ed educativa, convertita in suffragio e viceversa, democrazia partecipativa e protagonista di scrutinio permanente a tutti i livelli. Consultazione seria ed organizzata in tutti i settori della politica economica e della pratica sistematica della volontà collettiva.

Cuba è un’insurrezione di dignità permanente convertita in serena didattica, consigliera di idee ed azione vivificante. È un ponte teso tra la Rivoluzione di un popolo determinato ad essere libero e le lotte che si guardano nel suo specchio per maturare le loro ribellioni. Cuba è più grande del blocco, di tutti i blocchi, perché è stata fatta di basi storiche proprie per perpetuarsi nel suo testardo rinnovamento del futuro. Perché, ciò che è stato detto, nonostante tutti i problemi, le aggressioni e gli incidenti, lì c’è Cuba con la sua bandiera Socialista al vento sventolando ballerina e saluto, di fronte alla storia e nella mano dei popoli che, con i poveri dalla terra, han voluto provare la propria fortuna. Ferrea volontà, sorella Cuba, bastione morale nella lotta.

(Tratto da Telesur)

Fonte

Potrebbero interessarti anche...