Cuba resiste e cresce dopo cinquant’anni di blocco degli Stati Uniti

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Il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti imposto a Cuba dal 7 febbraio del 1962, negli ultimi anni è stato indurito con dimensioni irrazionali.

È reale e dura da più di cinque decenni. È un anacronismo.

Generazioni di cubani abbiamo sofferto le sue conseguenze, perché danneggia tutti i settori della società. È una violazione flagrante dei diritti umani del nostro popolo, un azione genocida e di guerra economica, il principale ostacolo per il nostro sviluppo, un attentato al Diritto Internazionale, ai propositi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e alle norme del libero commercio.

Il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba è entrato in vigore il 7 febbraio del 1962 ed è stato indurito, con dimensioni irrazionali negli ultimi anni.

A prezzi correnti i danni di quasi sei decenni d’applicazione di questa politica sino al mese di marzo del 2019, sono di 138 843,4 milioni di dollari e considerando la svalutazione del dollaro contro il valore dell’oro nel mercato internazionale, il blocco ha provocato danni che si possono quantificare in circa 922 630 milioni di dollari. Senza dubbio il costo è incalcolabile all’interno delle case, nei quartieri e le comunità, giudicando la salute e le vite umane che pregiudica ogni giorno.

Per queste ragioni, il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha scritto il 3 febbraio nel suo account in Twitter: «Condanniamo il genocida, crudele e assassino blocco. Il blocco viola i nostri diritti umani», in occasione del 58º anniversario in cui il Presidente John F. Kennedy decretò il Proclama Presidenziale 3447 (27 fr 1085) che impose il blocco sul commercio tra gli Stati Uniti e Cuba.

Il ministro delle Relazioni Estere, Bruno Rodríguez Parrilla, ha pubblicato nella rete sociale che: «A 58 anni dalla sua imposizione, il blocco degli USA contro Cuba costituisce il sistema di misure coercitive unilaterali più ingiusto, severo e prolungato mai applicato contro un paese. È genocida. Viola i diritti umani di tutto un popolo. Deve finire».

Il blocco persiste e danneggia la famiglia cubana, ma ugualmente è fallito perché si è scontrato contro l’unità, la resistenza e la dignità di Cuba, contro lo spirito indistruttibile del nostro paese.

Dodici amministrazioni statunitensi, dal 1959, sono riuscite solamente a isolarsi, come dimostra la condanna universale al blocco palpabile in numerosi settori della società statunitense che favoriscono i vincoli bilaterali sani e a beneficio reciproco, opponendosi a questa politica di diversi attori della comunità internazionale con, anche, le 28 risoluzioni consecutive adottate dall’Assemblea Generale della ONU che hanno condannato il blocco dal 1992.

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