Si prepara l’invasione contro il Venezuela dal Brasile

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Il presidente Nicolás Maduro ha denunciato la preparazione di un’invasione militare dal Brasile da parte di ex militari disertori.

Durante una conferenza stampa con i media internazionali del palazzo di Miraflores, il Presidente ha spiegato che gli ex militari venezuelani erano fuggiti in quel paese dopo aver attaccato un battaglione di frontiera e che sono liberi e armati.

Maduro ha accusato il suo omologo Jair Bolsonaro di essere dietro quei gruppi terroristici per eseguire incursioni militari contro questa nazione. Ha puntualizzato che ci sono prove di questi tentativi di destabilizzazione e ha ricordato come il governo brasiliano ha ha negato l’estradizione dei disertori che si sono rifugiati lì dopo aver partecipato all’assalto armato nella Gran Sabana, nello stato di Bolívar, il 22 dicembre.

Bolsonaro cerca di trascinare i militari brasiliani in un conflitto armato contro il Venezuela e ha sottolineato che, anche se loro non vogliono, finiranno per acconsentire, ha avvertito.

Ha contestato la comunità internazionale, che non si è pronunciata né in questo caso, “né in quello degli ambasciatori che stanno violando tutte le regole della diplomazia partecipando ad attività a sostegno del deputato dell’opposizione Juan Guaidó”, ha detto Maduro.

Al riguardo, ha esemplificato, se la storia fosse al rovescio, se il Venezuela avesse accettato terroristi o se i loro ambasciatori avessero sfilato con i gilet gialli a Parigi, allora le organizzazioni internazionali avrebbero giudicato, si sarebbero pronunciate e avrebbero rilasciato dichiarazioni e organizzato uno show mediatico.

Ha ribadito la volontà di riprendere le relazioni diplomatiche con la Colombia, “nell’ambito delle differenze ideologiche e politiche; sono pronto a fare questo passo’, ha sotolineato.

Ha criticato anche il presidente della Colombia, Iván Duque, che ha assicurato che è “caduto nel peggior estremismo ideologico di destra, ha infranto tutte le regole di base della diplomazia della politica internazionale e dell’intesa con il Venezuela”.

Inoltre, ha sottolineato la volontà avere scambi e parlare con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
“E non è perché siamo deboli o siamo sconfitti, al contrario, siamo disposti a parlare perché siamo sicuri delle nostre posizioni, quindi coloro che vanno dicendo che siamo deboli si sbagliano”, ha avvisato il presidente venezuelano.

Il presidente Nicolás Maduro ha ratificato l’appello ai paesi del mondo a favorire un dialogo inclusivo e sovrano con i settori dell’opposizione, al fine di rafforzare la democrazia venezuelana.

In una conferenza stampa in occasione della denuncia presentata dinanzi alla Corte Penale Internazionale dell’Aia contro il governo degli Stati Uniti per crimini di lesa umanità verso il popolo venezuelano, Maduro ha ribadito che il paese si sta andando avanti nei colloqui per dare garanzie al processo elettorale di rinnovamento parlamentare.

Il capo di Stato del Paese sudamericano ha dichiarato che la direzione dell’Assemblea Nazionale (AN) – sfiduciata -, costituito il 5 gennaio scorso, organizzerà ed eleggerà il nuovo Consiglio Elettorale Nazionale (CNE).

Inoltre, ha esortato a che si esiga dal processo di dialogo la cessazione delle misure coercitive applicate dall’amministrazione statunitense.
Il presidente ha ratificato la sua disponibilità al dialogo e alla comprensione se il presidente statunitense, Donald Trump, desidera cambiare il percorso sbagliato ereditato da Barack Obama.

“Il dialogo non è debolezza, è forza; Anche se sto denunciando Trump, gli dirò sempre che sono disposto a dialogare e a smussare le differenze “, ha enfatizzato.
Riferendosi al deputato dell’opposizione Juan Guaidó, ex capo dell’AN e riconosciuto dagli Stati Uniti e dai loro alleati come presidente ad interim della nazione bolivariana, Maduro ha affermato che sarà arrestato il giorno in cui i tribunali avranno il mandato di farlo.

Di recente, il parlamento unicamerale ha approvato la formazione di una commissione speciale per indagare sull’uso dei fondi forniti dagli Stati Uniti a Guaidó per presunti aiuti umanitari nel febbraio 2019.

Tali risorse proverrebbero da beni illegalmente espropriati a società come Monómeros Colombo-Venezolanos, una filiale in Colombia della Petroquímica de Venezuela, di proprietà statale; e di Citgo Petroleum, di proprietà di Petróleos de Venezuela negli Stati Uniti, con la complicità delle autorità di entrambe le nazioni.

Il 16 settembre scorso, il Governo e parte dell’opposizione del Venezuela hanno firmato un accordo e hanno installato la Mesa Nacional de Diálogo por la Paz (Tavolo Nazionale di Dialogo per la Pace), in conformità con i principi di sovranità e autodeterminazione del paese sudamericano.

Con l’obiettivo di contribuire a una soluzione politica tra i venezuelani, le due parti hanno concordato di affrontare con la tempestività e l’urgenza del caso, la nuova conformazione del CNE e le garanzie elettorali che devono accompagnare i processi di voto.

Traduzione: mac

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