«Newsweek»: Cuba usa una “medicina prodigio” per combattere il coronavirus in tutto il mondo nonostante le sanzioni USA

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Articolo tradotto da Newsweek.

(I medici e infermieri della Brigata Medica Internazionale Henry Reeve di Cuba si congedano prima di viaggiare verso l’Italia per aiutare nella lotta contro la pandemia del coronavirus COVID-19, nell’Unità Centrale di Cooperazione Medica a L’Avana, il 21 di marzo. Cuba ha inviato personale medico a dozzine di paesi di tutto il mondo con la speranza di aiutare ad alleviare una crisi globale che ha già ucciso quasi 20.000 persone in tutto il mondo. Foto: YAMIL LAGE / AFP / GETTY IMAGES).

Cuba ha mobilitato il suo corpo di medici in tutto il mondo per distribuire un nuovo “farmaco prodigioso” che i funzionari dicono sia capace di contrastare il nuovo coronavirus nonostante le severe sanzioni degli Stati Uniti che continuano a fare pressione sull’isola governata dai comunisti.

La medicina, chiamata Interferone Alfa-2B Ricombinante (IFNrec), è stata sviluppata congiuntamente da scienziati di Cuba e Cina (*), dove il focolaio della malattia da coronavirus COVID-19 si è manifestato per la prima volta alla fine dell’anno scorso. Già attive in Cina da gennaio, le Brigate Mediche Cubane hanno cominciato a dispiegarsi in dozzine di nazioni, fornendo personale e prodotti come la sua nuova medicina antivirale per combattere la malattia che ha superato i 400.000 casi confermati in tutto il mondo. Fino a martedì, più di 100.000 persone sono guarite dall’infezione e più di 18.000 sono morte.

Cuba ha utilizzato per la prima volta tecniche avanzate di interferone per curare la febbre del dengue negli anni ’80 e dopo ha avuto successo nel suo utilizzo per combattere l’HIV, il virus del papilloma umano, l’epatite B, l’epatite C e altre malattie. L’uso dell’Interferone Alfa-2B Ricombinante “previene l’aggravamento e le complicazioni in pazienti che raggiungono questo stadio e che in ultima istanza possono provocare la morte”, ha detto l’esperto cubano in biotecnologia Luis Herrera Martínez, secondo un recente articolo di Yale University Press Blog scritto da Helen Yaffe dell’Università di Glasgow. Yaffe ha definito il trattamento una “medicina prodigiosa” in potenza contro il nuovo coronavirus.

Yaffe, che recentemente ha scritto un libro sull’esperienza economica post-sovietica di Cuba intitolato We are Cuba!, ha detto a «Newsweek» che sapeva di almeno 15 paesi che si erano messi in contatto con Cuba per richiedere la medicina, insieme a “sindaci locali e direttori degli ospedali che sono ansiosi di provare l’antivirale cubano per affrontare la crisi”. L’interferone Alfa-2B Ricombinante non è stato approvato per curare il COVID-19, ma ha dimostrato la sua efficacia contro virus simili.

È stato selezionato insieme ad altre 30 medicine per combattere il COVID-19 dalla Commissione Nazionale per la Salute della Cina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità studierà l’interferone beta, insieme ad altre tre medicine, per determinare la sua efficacia contro il nuovo coronavirus.

Senza dubbio, gli ambiziosi sforzi di Cuba contro la pandemia si vedono ostacolati dalle pluridecennali sanzioni statunitensi che un funzionario cubano ha descritto a «Newsweek» come “il principale ostacolo non solo per rispondere a grandi crisi sanitarie come quella del COVID-19, ma il principale ostacolo per lo sviluppo del paese in qualsiasi ambito”.

“La rimozione dell’embargo contro Cuba avrebbe un impatto straordinariamente positivo a Cuba e principalmente nel settore della sanità, che è stato uno di quelli più danneggiati a partire dall’introduzione dell’embargo quasi 60 anni fa, con più di 3000 milioni di perdite economiche”, ha aggiunto il funzionario.

Il Dipartimento di Stato ha detto in recenti dichiarazioni che offrirà assistenza ai paesi sanzionati che affrontano questo nuovo coronavirus, menzionando ripetutamente Iran e Corea del Nord, ma non Cuba. Il Segretario di Stato Mike Pompeo, senza dubbio, all’inizio di questo mese ha posto l’accento sul paese insieme a vari altri mentre discuteva le Informative Annuali sulla Pratica dei Diritti Umani che hanno attaccato Cuba per il suo sistema a partito unico, l’incarcerazione dei prigionieri politici e altri abusi riportati dagli Stati Uniti.

“La radice delle sanzioni degli Stati Uniti è la realtà per cui il regime di Castro usa le sue risorse finanziarie per abusare del popolo cubano ed esercitare un’influenza negativa in tutta la regione, specialmente in Venezuela. Questa realtà di base deve cambiare prima che sia discussa una qualunque riduzione delle sanzioni”, ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato a «Newsweek».

“Inoltre, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha documentato indizi di tratta degli esseri umani nelle missioni mediche all’estero di Cuba ogni anno a partire dall’Informativa sulla tratta di persone (TIP) del 2010, compresi, più recentemente, quelli inclusi nell’Informativa TIP del 2019”, ha aggiunto il portavoce. “Esortiamo i governi dei paesi ospitanti a esaminare le pratiche che circondano questi programmi e investigare in maniera seria gli accordi contrattuali associati alle missioni mediche di Cuba nei propri paesi”.

Il Ministero degli Esteri di Cuba ripudia regolarmente queste accuse, argomentando che l’embargo di Washington è stato, al contrario, la vera violazione del diritto internazionale e sottolineando i contributi umanitari dell’Avana.

“Nonostante l’embargo, i medici cubani lavorano in 59 paesi di tutto il mondo, 37 dei quali hanno confermato casi di COVID-19”, ha detto a «Newsweek» un funzionario cubano.

Tra questi paesi ce ne sono alcuni dell’America Latina e del Caribe come Granada, Giamaica, Nicaragua, Suriname e Venezuela, ma anche l’Italia, che è stata la vittima del focolaio di COVID-19 più mortale fino ad oggi. La malattia al momento non ha un vero vaccino né una cura, ma L’Avana voleva dimostrare la sua capacità quanto meno di alleviare la crisi sanitaria su scala internazionale.

“Inoltre, il mondo può contare su oltre 29.000 medici che si sono laureati a Cuba e che, dopo il proprio addestramento nella Scuola Latinoamericana di Medicina e in altre facoltà cubane, faranno tutto ciò che sarà nelle loro possibilità per combattere il COVID-19”, ha detto il funzionario.

In casa propria, l’esperienza di Cuba con il COVID-19 è relativamente breve. Fino a martedì, il paese di circa 11,5 milioni di abitanti ha registrato 40 casi e una sola morte, secondo il Ministero della Salute Pubblica di Cuba.

Il settore della salute cubana è altamente sviluppato, una priorità della rivoluzione di Fidel Castro della metà del XX secolo, che ha collocato l’isola al centro dell’attenzione geopolitica della Guerra fredda. “La salute è un tema di massima importanza per Cuba, per questo difendiamo il diritto di tutti gli esseri umani a ricevere cure mediche di qualità”, ha detto il Ministro degli Esteri di Cuba in un comunicato inviato a «Newsweek». “Pertanto, la solidarietà è un principio difeso da Cuba e dal nostro popolo per più 60 anni di Rivoluzione”.

Yaffe ha spiegato a «Newsweek» che “una piccola isola caraibica, sottosviluppata a causa di secoli di colonialismo e imperialismo, e soggetta a sanzioni punitive ed extraterritoriali da parte degli Stati Uniti per 60 anni, ha molto da offrire al mondo”.

“A partire dalla Rivoluzione del 1959, lo Stato socialista di Cuba ha sviluppato un sistema sanitario universale e gratuito, che ha prodotto più medici pro capite di qualunque altro paese del mondo. Ciò è stato facilitato dall’accesso gratuito e universale all’educazione a tutti i livelli”, ha detto. “I benefici si distribuiscono a livello mondiale; circa 400.000 medici professionisti cubani hanno lavorato all’estero in sei decenni, principalmente in paesi poveri, offrendo cure mediche gratuite nella zona d’intervento”.

(Le persone utilizzano mascherine come mezzo di prevenzione del nuovo coronavirus, COVID-19, a L’Avana, il 24 marzo. Da martedì, Cuba, che fino a ora ha contato 40 casi del nuovo coronavirus, che il governo dice essere tutti quanti “importati”: chiuderà le sue frontiere ai turisti per un mese e isolerà negli hotel coloro che restano. Foto: YAMIL LAGE / AFP / GETTY IMAGES)

Prima di imbarcarsi per l’estero in quelle che ufficialmente si conoscono come “missioni di collaborazione”, 400 medici e specialisti cubani si stanno preparando per le proprie missioni formandosi nell’Istituto Nazionale di Medicina Tropicale Pedro Kouri, secondo il Ministero degli Esteri di Cuba. L’istituto con sede a L’Avana è stato designato come centro sanitario per il trattamento di casi confermati di COVID-19, sebbene fino ad ora ce ne fossero pochi.

Gli Stati Uniti, all’opposto, diventeranno il paese più colpito dal coronavirus. I casi di COVID-19 solo nello Stato di New York hanno superato i 20.000 martedì, e si dice che i nuovi casi raddoppiano ogni tre giorni. Gli Stati Uniti hanno riportato 46.158 casi confermati, 583 dei quali sono morti e 35 dei quali sono guariti fino a martedì.

Quello stesso giorno, l’Esercito ha annunciato che un marinaio è risultato positivo al COVID-19 mentre era di stanza nella Baia di Guantanamo, la base militare degli Stati Uniti.

L’amministrazione del presidente Donald Trump ha cercato aiuto dalla comunità internazionale per combattere la malattia. Secondo le informazioni che abbiamo, i funzionari del Dipartimento di Stato hanno chiesto a coloro che ricevono il loro aiuto dall’estero che offrano forniture mediche urgenti, e lo stesso presidente ha fatto una chiamata al suo omologo della Corea del Sud per ottenere ventilatori, secondo un’interpretazione della sua chiamata di 23 minuti pubblicata martedì dalla Casa Azzurra (residenza del capo di Stato, n.d.T.).

Washington ha rigettato preventivamente le offerte di aiuto dell’Avana durante emergenze nazionali come l’uragano Katrina, che devastò la città di New Orleans e i suoi dintorni nel 2005. Il funzionario cubano ha detto a «Newsweek» che, fino a lunedì, “non abbiamo ricevuto nessuna richiesta ufficiale di aiuto” dagli Stati Uniti nel corso dell’attuale crisi.

Nemmeno ci sono stati segnali di alleggerimento delle sanzioni nonostante le richieste urgenti del martedì da parte di alti funzionari delle Nazioni Unite.

Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha chiesto un cessate il fuoco globale, così come l’eliminazione di tutte le barriere e le restrizioni commerciali internazionali per frenare in modo congiunto la rapida propagazione del COVID-19. L’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, Michelle Bachelet, ha chiesto nello specifico che si tolgano le sanzioni contro Cuba, Corea del Nord, Zimbabwe e Venezuela.

“La maggioranza di questi Stati ha sistemi sanitari fragili o deboli. Il progresso nella difesa dei diritti umani è essenziale per migliorare questi sistemi, ma gli ostacoli all’importazione di prodotti medici vitali, inclusa la violazione eccessiva delle sanzioni da parte delle banche, creeranno danni duraturi alle comunità vulnerabili”, dice la dichiarazione della Bachelet. “Le popolazioni di questi paesi non sono in alcun modo responsabili delle politiche che sono oggetto di sanzioni, e in modi diversi già stanno vivendo in una situazione precaria da lunghi periodi”.

Dopo un promettente stop sotto l’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama nel 2015, Trump ha ampliato le restrizioni economiche contro Cuba. Washington ha cercato per molto tempo un cambio di regime a L’Avana, ma adesso si è impegnata per ribaltare un altro governo di sinistra, incluso nella lista nera degli Stati Uniti, a Caracas, dove l’assediato presidente venezuelano Nicolás Maduro continua a ricevere l’appoggio dei funzionari cubani nonostante le dure sanzioni di Trump su entrambi i paesi dal 2017.

“Nei mesi precedenti alla pandemia di COVID-19, i cubani già sperimentavano la scarsità di petrolio e di prodotti basilari, come sapone e alimenti, dovuta all’inasprimento dell’embargo degli Stati Uniti”, ha detto Yaffe a «Newsweek». “Soffrivano anche la scarsità di alcune delle materie prime necessarie per la sua industria biotecnologica, leader nel mondo”.

“Questo nonostante il fatto che quasi tutti i paesi del mondo condannino l’embargo statunitense (unilaterale ed extraterritoriale), evidenziando ciò tramite il voto dell’Assemblea Generale dell’ONU per 28 anni consecutivi”, ha aggiunto. “Adesso è il momento di pretendere la fine delle sanzioni che impediscono che Cuba abbia accesso alle risorse di cui ha bisogno per combattere questa pandemia mortale, sia per la propria popolazione che per chi in tutto il mondo beneficia dell’internazionalismo medico cubano”.

(Tom O’Connor, da «Newsweek»)

Traduzione Matthias Moretti cubadebate.cu

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