Interferone: scoperta chiave contro l’infezione da coronavirus

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Quasi cinquanta scienziati di varie istituzioni internazionali, tra cui l’Università di Harvard e il MIT, hanno inviato a “Cell” un lavoro di ricerca di base, in cui hanno scoperto che la SARS-CoV-2 utilizza un recettore dell’ospite che effettivamente aumenta per la risposta dell’organismo a un’infezione virale.

La scoperta che ACE2 è un gene stimolato dall’interferone (ISG) potrebbe avere implicazioni cliniche, poiché l’interferone viene spesso utilizzato nel trattamento delle infezioni virali, come terapia complementare o quando non esiste un antivirale specifico.

Durante il normale periodo di peer-review (revisione paritaria) prima della pubblicazione di questo lavoro sull’autorevole rivista Cell, hanno richiesto, e l’editore ha approvato, di pubblicare l’articolo online, che si può leggere qui di seguito. Il titolo: “SARS-CoV-2 receptor ACE2 is an interferon-stimulated gene in human airway epithelial cells and is enriched in specific cell subsets across tissues” (Il recettore ACE2 del SARS-CoV-2 è un gene stimolato dall’interferone nelle cellule epiteliali delle vie aeree umane ed è arricchito in specifici sottogruppi di cellule attraverso i tessuti), dà un’idea della complessità del lavoro svolto in questa incessante lotta contro il coronavirus.

Come riconoscono nel loro studio, “sorprendentemente abbiamo scoperto che ACE2 è un gene stimolato dall’interferone 8ISG9 in cellule epiteliali del tessuto barriera umano”. Pertanto, la SARS-CoV-2 può sfruttare la regolazione positiva guidata dall’IFN di ACE2, un mediatore chiave della protezione dei tessuti durante la lesione polmonare, per migliorare l’infezione”.

Secondo José Ordovás-Montañes, del Boston Children’s Hospital e ricercatore del HCA Lung Biological Network, l’interferone disimpegna ruoli importanti nella limitazione dei virus. Secondo lui, il tempo, il dosaggio e la posizione potrebbero essere fondamentali.

José Ordovás-Montañes, del Boston Children’s Hospital e ricercatore del HCA Lung Biological Network, è a capo dell’équipe che ha elaborato questo studio.

Ordovas-Montañes spiega a Biotech Magazine & News che poche settimane fa “non appena sono stati confermati il recettore del virus SARS-CoV-2 (ACE2) y la proteasi chiave (TMPRSS2), noi e @shaleklab abbiamo iniziato a rivedere il nostro insieme di dati in collaborazione con il @humancellatlas @discovAIR_HCA”.

SEQUENZIAMENTO DELL’ARN DI CELLULE INDIVIDUALI

“Nei nostri laboratori utilizziamo una tecnica conosciuta come sequenziamento dell’ARN di cellule individuali (scRNA-seq), che ci permette di vedere ogni cellula come un’unica entità, invece di una miscela “media”. Ci concentriamo sulle cellule ACE2+ TMPRSS2+ nell’insieme di nostri dati prelevati da campioni umani delle vie aeree superiori”, continua il ricercatore del Boston Children’s Hospital, a capo dell’équipe che ha elaborato questo studio.

Nel suo lavoro di ricercatore, sempre secondo Ordovás-Montañes, “ci chiediamo se l’interferone regoli direttamente l’aumento di ACE2. Una rapida ricerca nella letteratura non ha mostrato prove a sostegno e, in ogni caso, la tendenza opposta, almeno nelle linee cellulari”.

Come spiega dettagliatamente Ordovás-Montañes, “ciò nonostante continuiamo a procedere con gli esperimenti e, utilizzando cellule epiteliali umane delle vie aeree superiori abbiamo riscontrato che IFN-alfa e, in misura minore, IFN-gamma, induce l’espressione di ACE2 in maniera dipendente dalla dose”.

INTERFERONE, POSSIBILE TERAPIA CONTRO IL CORONAVIRUS

Dopo aver verificato questi risultati nei dati pubblici e anche in uno studio scRNA-seq sull’infezione da influenza umana, José Ordovás-Montañés si chiede perché ACE2 non sia stato incluso prima come ISG canonico. “Abbiamo scoperto nella nostra ricerca di averlo visto solo nelle cellule epiteliali umane primarie, non nelle cellule immunitarie o elle linee cellulari” risponde.

In definitiva, come sottolinea Ordovás-Montañés “la nostra scoperta che l’ACE2 è un gene stimolato dall’interferone (ISG) potrebbe avere implicazioni cliniche, dal momento che l’interferone è spesso usato nel trattamento delle infezioni virali come terapia complementare o quando non esiste un antivirale specifico. Inoltre come qualsiasi terapia contro la SARS-CoV-2, è essenziale unire le nostre conoscenze di base a interventi di controllo clinico, per comprendere i trattamenti più appropriati per ciascun paziente”.

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