Perché aumenta la presenza militare yankee in Colombia?

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Una brigata appartenente alla Forza di Assistenza alla Sicurezza dell’Esercito USA, composta da 800 soldati, arriverà in Colombia durante il prossimo giugno, secondo un comunicato congiunto emesso dall’ambasciata USA a Bogotá e dal ministero della Difesa Nazionale del paese sudamericano.

I militari arriveranno sul suolo colombiano per portar avanti la presunta lotta contro il traffico di droga, afferma Telesur.

Varie personalità della nazione hanno classificato come incostituzionale l’arrivo di truppe straniere senza l’espressa autorizzazione del Senato e mostrano la loro preoccupazione per i possibili scenari di scontro al confine con il Venezuela, ciò che può essere considerata una provocazione da parte della nazione vicina.

“Il gruppo del Congresso del Partito Forza Alternativa Rivoluzionaria del Comune (FARC) rifiuta la presenza di truppe USA nel nostro paese. Ciò minaccia la sovranità nazionale ed, inoltre, è incostituzionale, poiché deve essere autorizzato o meno dal Senato, non dal Presidente”, ha affermato l’organizzazione in una nota.

La presenza di personale militare USA in quel paese è associata alla prostituzione di minori, stupri di donne e altri atti criminali. Nel 2015, lo storico Renán Vega ha denunciato, nel rapporto presentato alla Commissione Storica del Conflitto e sue Vittime, che 53 donne erano state violentate da militari USA di stanza nella base di Tolemaida.

La potenza del nord ha altre sei installazioni come quella sul suolo colombiano: Palanquero, Apiay, Bahía Málaga, Malambo, Larandia e Cartagena. Inoltre, gli accordi di cooperazione firmati tra i due paesi consentono la presenza di contraenti stranieri, cifra sconosciuta.

Cosa significa l’arrivo, in questo momento, di una forza d’élite in Colombia? Perché proprio dopo l’arrivo delle petroliere iraniane? Perché dopo il fallimento dell’incursione armata mercenaria contro il Venezuela? Qualunque cosa dicano, l’annuncio mette nuova benzina sul fuoco aggressivo contro la patria di Bolívar e Chávez.

di Raúl Antonio Capote – granma.cu

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