Il Time riconosce i risultati di Cuba nella lotta contro la COVID-19

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La rivista statunitense Time ha riconosciuto i risultati positivi raggiunti da Cuba nel confronto della pandemia del coronavirus SARS-Cov-2 che colpisce oggi l’isola ed il mondo.

In un articolo sull’impatto in America Latina, il mass media riconosce che esistono differenze tra i paesi della regione nella risposta all’emergenza sanitaria, proprio quando America Latina si è trasformata nel più nuovo epicentro della pandemia.

D’accordo col testo, praticamente tutte le nazioni dell’area hanno istituito misure di distanziamento sociale per combattere la crisi di salute, ed un certo grado di stimolo governativo per affrontare la crisi economica risultante.

Tuttavia, ha sottolineato che l’effettività di queste azioni dipende anche dai contesti politico, sanitario, sociale ed economico che aveva ogni territorio all’inizio dell’emergenza.

Facendo una breve analisi delle condizioni in alcuni dei paesi più colpiti della regione, Time ha citato i casi dell’Uruguay (approssimativamente 800 casi e 22 morti nel momento di redigersi l’articolo pubblicato questo fine settimana) e Cuba (quasi 2000 casi e 82 decessi).

Le due nazioni, secondo il mezzo di comunicazione, hanno ottenuto degli ottimi risultati nel tentare di contenere il coronavirus, non solo in paragone con l’America Latina, bensì col resto del mondo.

“Devo dare credito dove esiste”, ha aggiunto l’autore dell’articolo, Ian Bremmer, che ha osservato che alcuni paesi hanno preso più sul serio che altri la minaccia, fatto che si può constatare parzialmente nel numero di infettati e nei tassi di mortalità fino alla data.

Facendo allusione al comportamento di altre nazioni, ha menzionato i contesti come quello del Brasile (440000 casi e 26750 decessi), ed ha detto che “democraticamente nessun leader mondiale eletto è stato più distruttivo per la risposta del coronavirus del suo paese che Jair Bolsonaro”.

Nel caso della Colombia (approssimativamente 25500 casi e 850 morti), ha sostenuto che la realtà fiscale limita seriamente la quantità di stimolo governativo che si può iniettare nell’economia; mentre Ecuador (38500 contagiati e 3300 morti) “rimarrà in una precaria condizione economica e sociale come lo dimostrano le proteste recenti”.

Oltre a questi ed ad altri panorami specifici, il testo ha sottolineato che se nella prima fase di questa crisi si ha dato priorità alle considerazioni di salute, ben presto cominceranno a guadagnare spazio le questioni economiche, man mano che aumentino gli impatti in quell’area.

Per questo motivo, l’autore prevede nella regione “un episodio prolungato di coronavirus”, che avrà un alto costo tanto nella capacità di attenzione medica dei paesi che nelle loro economie.

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