COVID – 19, segreti cubani (parte II°)

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“C’è stata negligenza”, ha detto il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, a proposito di un nuovo focolaio di COVID-19 riportato all’Avana. La realtà, ha aggiunto, “è che c’è stata negligenza e la ripercussione di questo fatto ci ha mostrato che, anche con l’esperienza che abbiamo nello scontro con il COVID-19, continuiamo ancora a commettere errori, e ogni volta che c’è una disattenzione guardate ciò che succede”.

In effetti, quando sembrava che la pandemia fosse in ritirata, senza nuovi casi né morti nella stragrande maggioranza delle province, la capitale cubana ha sofferto due nuovi focolai. Lunedì 1 giugno sono stati segnalati 38 nuovi casi, il numero più alto negli ultimi 28 giorni, 32 dei quali a causa del nuovo focus di cui ha parlato il presidente, causato da negligenze amministrative nel negozio La Época, dove una lavoratrice è andata cinque giorni a lavorare, nonostante presentare sintomi.

Díaz-Canel ha commentato che era il più grande focolaio affrontato nel paese. Mentre, il governatore dell’Avana ha spiegato che dei 57 casi segnalati negli ultimi due giorni, 44 corrispondono al focus nel negozio, ciò che ha modificato il notevole declino che era stato osservato nella capitale.

Questo e un altro foco sorto nei laboratori farmaceutici AICA, apparentemente causati dal partner di qualcuno infetto nel negozio La Época, sono già in fase di controllo e riduzione. Ma forniscono un importante allarme non solo per Cuba, forse principalmente per altri paesi nelle fasi di contagio ascendente come il Messico, dove la percezione del rischio tende a rilassarsi e la mobilità sociale ad incrementarsi considerevolmente mentre si avanza verso la “nuova normalità”, o a causa della stanchezza causata dalla quarantena per mesi.

Come ha anche detto Díaz-Canel: nella fiducia sta il pericolo. L’energico attacco a questi due focolai esemplifica il modo in cui si smantellano, sull’isola, le catene di contagio. Tutti i contatti noti degli infettati in questi due focolai sono sotto vigilanza del sistema sanitario medico primario ed, in alcuni casi, ricoverati in centri di isolamento. Allo stesso tempo, in entrambi i casi, si è proceduto a realizzare test PCR a tutti i lavoratori, mentre quelli infetti, a seconda del loro stato, sono ricoverati negli ospedali o nelle loro case, anch’essi sotto vigilanza del sistema di assistenza primaria.

Va notato che a Cuba sono stati effettuati 110349 test PCR o di biologia molecolare; di questi, 2107 sono risultati positivi, l’1,9% del totale. In sintesi, rimangono ricoverati, come casi confermati, 192 pazienti e di questi, 188 (97,9%) presentano un’evoluzione clinica stabile. Del totale, 176 corrispondono all’Avana per le ragioni spiegate.

Data la situazione nella capitale, l’autorità sanitaria ha istruito di eseguire quotidianamente 1500 test nel territorio, in questa fase, al fine di avere un quadro più chiaro del panorama epidemiologico, poiché il gran numero di contagiati asintomatici o con sintomi molto lievi non consente di aver fiducia solo nel risultato dell’osservazione clinica dei pazienti.

Inoltre, Cuba sta sviluppando uno studio, finora unico nella nostra regione, per ottenere stime precise dello stato immunitario della popolazione, studiare l’evoluzione della pandemia su scala nazionale ed identificare i più importanti fattori di rischio.

Si tratta di andare a cercare nuovi casi di COVID-19 applicando oltre 4000 test anticorpali a persone selezionate casualmente in circa 70 comuni, il che consentirà di raggiungere molti luoghi in cui non vengono riportati segni della malattia e rilevare portatori asintomatici.

Tale test si è sviluppato in sei settimane, con gli sforzi di vari centri di ricerca. Si basa su una tecnologia cubana preesistente, il Sistema Ultramicroanalitico (SUMA), la cui affidabilità è stata dimostrata nel corso degli anni contro malattie infettive ed altre. Per la sua applicazione si conta su 242 laboratori e personale esperto in tutto il paese.

Questa azione, combinata con i test PCR, consentirà di adottare le misure epidemiologiche necessarie per evitare un’ulteriore diffusione del patogeno. Il SUMA è utilizzato da 300 laboratori in 10 paesi dell’America Latina.

Va aggiunto che la Biomodulina-T, menzionata nella prima parte di questo articolo, si è dimostrata efficace, dal 1994, per prevenire le malattie respiratorie ripetitive ed è stata molto efficace nel prevenire che contraggano il COVID-19 tutte le persone a cui è stata iniettata nelle case per anziani ed in altre istituzioni selezionate, per cui si prevede estenderne l’applicazione ad altri gruppi a rischio sull’isola.

Ripeto: senza la lungimiranza e l’impulso personale di Fidel, Cuba oggi non disporrebbe di 95000 medici, la più alta percentuale al mondo per abitante, né l’esportazione di servizi medici sarebbe la sua prima fonte di valuta estera, senza trascurare l’esportazione di prodotti biotecnologici.

È ciò che, oggi, consente, che in Messico, quasi 800 operatori sanitari cubani combattano il coronavirus in stretta fratellanza con i loro colleghi messicani.

Prima parte

Fonte

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