Libera stampa, libero scambio: esempi incoraggianti dagli Stati Uniti per Cuba

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Dall’assassinio poliziesco di George Floyd, il 25 maggio, ci sono state più di 10600 proteste negli USA (1). La polizia antisommossa ha agito, violentemente, in più di 400 di esse, arrestando circa 9000 persone (2). Solo nella prima settimana ci sono stati più arresti che ad Hong Kong durante l’intero anno (3). Ma non leggerete sulla stampa parole come “repressione” o “regime”, riservate a paesi come Cuba. “Il regime cubano addestra le sue truppe anti-sommossa nel mezzo della pandemia”, titolava ABC un ampio reportage su una “truppa” che non ha mai agito e che nessuno ha visto a Cuba … in 60 anni (4).

Negli USA, ogni quattro giorni si produce l’arresto di un giornalista (5). Lo dice la US Press Freedom Tracker, che informa dell’arresto di 61 giornalisti e dell’aggressione a 189 in questa parte d’anno (6). A Portland, ad esempio, la polizia ha picchiato e rotto l’attrezzatura di una giornalista e di un cameraman russi (7). Ma poiché è successo negli USA e non in Russia -né a Cuba (8)- non leggerete alcuna intervista sul caso.

La Casa Bianca ha limitato a 90 giorni i visti offerti ai media cinesi e 60 giornalisti di quel paese hanno dovuto lasciare gli USA (9). Ma dove si restringe la libertà di stampa è, chi ne dubita? … in Cina.

Sulla stessa linea, su pressione del Dipartimento di Stato, l’Università del North Texas ha interrotto i suoi rapporti con il China Scholarship Council (10). Studenti e insegnanti dovranno lasciare il paese entro un mese. Nel frattempo, per entrare nel campus dovranno essere accompagnati da un funzionario (11). Vi immaginate come ce lo racconterebbero se fosse successo … il contrario?

La guerra alla concorrenza cinese è implacabile. Un ordine esecutivo di Donald Trump esige la vendita immediata a una società USA di ByteDance, una sussidiaria della rete sociale cinese TikTok (12). La Casa Bianca ha lanciato, inoltre, il programma “Rete pulita”, per separare questa e altre applicazioni cinesi della telefonia cellulare; affinché le società tecnologiche USA non installino le loro sui telefoni Huawei; o per vietare fornitori di cloud cinesi come Alibaba (13). Pertanto, l’affare dei nostri dati personali continuerà ad essere in “mani sicure”: quelle di Facebook, Twitter e Google. “Libertà di impresa” e “Libertà di Internet” … made in USA.

Ci dicono che la Casa Bianca offre una “ricompensa di 10 milioni per ogni straniero che cerchi di ostacolare le elezioni” USA (14). Poi, che “gli USA sanzionano la presidentessa dell’organismo elettorale del Venezuela” (15). La Casa Bianca cerca di impedire, a tutti i costi, le elezioni legislative in quel paese, a cui si sono già presentate 14400 candidature e più di 100 partiti (16). Ma non confondetevi, è tutto molto chiaro: Venezuela? Dittatura, USA? Democrazia.

Uno studio della Walk Free Foundation afferma che in questo “paese della democrazia”, ​​gli USA, più di 400mila persone vivono in condizioni di moderna schiavitù (17). E che, contrariamente a ciò che si crede, la maggior parte delle donne vittime di traffico sessuale -otto su dieci- non sono straniere, ma statunitensi. Ma troverete cento volte più reportage (18) e libri (19) sulla prostituzione a Cuba, un paese dove non ci sono club, né reti né mafie organizzate. Come mai?

Riuscite a immaginare lo scandalo mediatico se un video mostrasse un alto comando russo che presenta, davanti a Vladimir Putin, un generale di Cuba e un altro del Venezuela come suoi “subordinati”? Ma se vediamo il capo del Comando Sud presentare, davanti a Donald Trump, un generale della Colombia e un altro del Brasile come la “nuova incorporazione alle nostre forze” che “lavora per me”, allora … non sarà una notizia (20). Conoscendo i loro concetti di “libero commercio”, “democrazia” e “libertà di stampa”, non ci stupisce questo esempio lampante di ciò che intendono per “sovranità” e “dignità” il governo USA ed i suoi vassalli.

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

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