Rafael Correa: “Le vittorie popolari in Bolivia e Cile lo dimostrano: è ripartita la marcia verso la giustizia in America Latina”

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In Ecuador si è assisto con ogni probabilità a uno dei voltafaccia politici più incredibili della storia. L’attuale presidente Lenin Moreno già membro di precedenti governo guidato da Rafael Correa che con la sua Revolucion Ciudadana aveva tirato fuori il paese dalla ‘larga noche neoliberal’ che danni inenarrabili aveva prodotto nel paese andino, una volta volta eletto è passato direttamente ad applicare quelle stesse politiche che avevano gettato il paese nel baratro. Alleandosi con gli elementi della peggiore destra neoliberale ecuadoriana.

Il vicepresidente Jorge Glas, fedele agli ideali della Revolucion Ciudadana e il mandato degli elettori, estromesso ed incarcerato con un processo farsa. L’ex presidente Correa si è salvato dalle operazioni di lawfare solo perché vive in Belgio.

Gli è stato anche impedito di ricandidarsi alle prossime presidenziali. Ma Rafael Correa crede che non tutto sia perduto in Ecuador. Secondo Correa i principali sondaggi indicano nel binomio Andrés Arauz e Carlos Rabascal del Centro Democratico, i prossimi vincitori.

“I sondaggi mostrano che Arauz del Centro Democratico è al primo posto, seguito da Yaku Pérez, mentre Alianza País non raggiungerà nemmeno l’otto per cento delle preferenze nonostante voglia spacciarsi per correista al fine di ottenere alcuni voti”.

Durante il suo intervento allo spazio televisivo En Clave Politica dell’emittente latinoamericana teleSUR, l’ex presidente ha affermato che in Ecuador c’è uno Stato di terrore che ha fatto di tutto per impedire la sua partecipazione e quella dei suoi compagni di partito.

“In Ecuador lo Stato di terrore è tale che le persone hanno già perso la capacità di stupirsi. Ora sembra un miracolo che si possa partecipare alle elezioni del 2021. Hanno fatto di tutto per impedire la nostra partecipazione”, ha detto.

“Se non vinciamo pesantemente, ci derubano delle elezioni e non solo a livello presidenziale, a livello di Assemblea, ha aggiunto e ha sostenuto che potrebbe essere difficile che succeda la stessa cosa delle elezioni boliviane, dove il Movimento per il Socialismo ha riguadagnato la maggioranza negli organi legislativi del paese.

“Vogliono evitare con tutti i mezzi che abbiamo la maggioranza nell’Assemblea perché questa è la chiave per annullare tutte le atrocità che hanno fatto”, ha detto Correa, denunciando che l’Ecuador sta vivendo la peggiore crisi della storia.

“L’Ecuador sta vivendo la peggiore crisi della storia. Nel 1999 abbiamo vissuto la crisi bancaria e abbiamo avuto una recessione del 5,4%, ora dell’11%, più del doppio. Da qui la gravità della crisi”, ha sottolineato.

Il binomio Arauz-Rabascall

L’ex presidente sostiene l’accoppiata Arauz-Rabascall. Il binomio “appropriato nelle circostanze attuali”, sostiene Correa. In questo senso, ha affermato che i candidati del Centro Democratico hanno tre condizioni fondamentali per governare per le masse, oltre ad avere la capacità di “rinegoziare il debito con fermezza, dignità, sovranità e capacità tecnica, e una terza parte applicherà le politiche appropriate per duplicare e rafforzare l’economia”.

Riguardo al fatto che la sinistra ecuadoriana possa essere divisa tra il binomio Arauz-Rabascal e il candidato Yaku Pérez, l’ex presidente ha detto che il secondo rappresenta “una grande farsa”.

“Yaku Pérez è una grande farsa, è molto vicino all’ambasciata degli Stati Uniti (USA), USAID, sostiene Lenín Moreno, ha sostenuto il colpo di Stato in Bolivia, ha sostenuto Áñez, ha definito dittatore Evo Morales”.

Insomma, sono ben pochi i dubbi rispetto a questo candidato le cui azioni e posizioni lo collocano inequivocabilmente dalla parte delle forze imperialiste.

Vittorie in Cile e Bolivia

Le grandi vittorie popolari in Cile e Bolivia evidenziano che i popoli dell’America Latina “non si lasciano ingannare e stanno riprendendo la marcia verso la giustizia e la prosperità”, afferma Correa. Per questo il plebiscito in Cile è accolto come “un segno di grande speranza. Finalmente è sepolta la costituzione pinochetista che ha impedito al Cile di avere una vera democrazia”. Così come in Bolivia la vittoria di Lucho Arce del MAS “dopo tanta infamia ci riempie di molto ottimismo”.

Democrazia schiacciata e ritorno dell’UNASUR

Per quanto riguarda la questione dell’integrazione latinoamericana, Correa ha affermato che c’è stato un declino non solo democratico, ma anche “civile” nella regione, alludendo al fatto che nei decenni passati c’erano “parametri minimi comuni che tutti rispettavamo, di destra o di sinistra”.

“In Brasile c’è stato un colpo di Stato parlamentare, in Bolivia un colpo di Stato; in Ecuador il Patto sociale chiamato democrazia è stato rotto e il programma uscito vincitore dalle urne è stato gettato nella spazzatura e applicato il neoliberismo”, ha denunciato Correa.

“Democrazia e diritti umani non sono rispettati”, ha aggiunto, denuncinado la persecuzione politica contro i leader di sinistra, con la giustizia utilizzata “per distruggerci perché non possono batterci alle urne”.

“L’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) è stata fondata da presidenti di destra come Álvaro Uribe e Alan García. E noi tutti sosteniamo l’integrazione”, ha ricordato e ha sottolineato che la ripresa della sinistra porta speranza per l’integrazione.

“La risposta popolare con López Obrador in Messico, in Argentina con Alberto Fernández e in Bolivia, Luis Arce c’è molta speranza per il ritorno di quell’integrazione. L’UNASUR è stata ferita gravemente ma grazie a Dio non l’hanno ferita a morte e la recupereremo”.

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