Colombia: anche Duque attacca l’indipendenza degli organi di controllo

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La Campagna per l’indipendenza della giustizia in Colombia ha rilasciato una nuova dichiarazione, nella quale denuncia gli eccessi del governo di Iván Duque che ha messo fine alla separazione e all’indipendenza dei poteri nel Paese. Lo Stato di diritto sociale è a rischio.

Il governo del presidente Iván Duque ha seriamente messo in pericolo l’ordine costituzionale, la democrazia e il sistema di pesi e contrappesi attraverso nomine ed elezioni di coloro che sono a capo di alcuni organi di controllo, che si trovano molto limitati nell’accettare la carica e le sue funzioni con totale indipendenza, autonomia e imparzialità.

Una di queste elezioni è quella dell’attuale Procuratore Generale della Nazione, Francisco Barbosa, che è stato Alto Consigliere per i Diritti Umani della Casa di Nariño e successivamente è stato proposto nella terna composta dal Presidente Iván Duque, con cui ha una chiara vicinanza, rendendo discutibili le sue azioni.

Questo dibattito è tutt’altro che teorico. Ci sono diversi esempi della mancanza di indipendenza e imparzialità da parte del procuratore Barbosa, dei suoi abusi di potere e della mancanza di completezza e carenza di lavoro in casi di grande rilevanza e interesse. Ne è un chiaro esempio quello contro l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, il cui caso è stato recentemente trasferito alla Procura della Repubblica per la perdita di competenza della Camera speciale di indagine della Corte suprema.

Nelle udienze tenute davanti alla Giudice 30 di controllo delle garanzie, il procuratore delegato Gabriel Ramón Jaimes, si è schierato a favore dell’imputato, in un’azione senza precedenti da parte di un funzionario tenuto a garantire i diritti delle vittime. I suoi interventi mostravano già possibili decisioni future, come l’archiviazione o la chiusura del caso, che alla fine porterebbero all’impunità. Questo atteggiamento nei confronti del processo è stato anticipato dai rappresentanti delle vittime quando hanno denunciato senza successo un chiaro conflitto di interessi nel caso Uribe da parte sia del procuratore generale che del procuratore delegato.

Un altro esempio della cooptazione delle entità di controllo riguarda la recente elezione di Margarita Cabello Blanco come Procuratore Generale della Nazione. Cabello ha prestato servizio principalmente nel Settore Giudiziario ed è diventata magistrato della Camera di Cassazione Civile della Corte Suprema di Giustizia. Successivamente, è stata ministra della giustizia di Duque fino a quando si è dimessa e, in seguito, il Presidente l’ha inserita nella rosa dei candidati che ha formato per l’ufficio del procuratore generale.

In qualità di Pubblico Ministero svolgerà molteplici funzioni come, per esempio, intervenire in processi dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative, difendere gli interessi della società e il licenziamento di pubblici ufficiali in determinati contesti. Come potrebbe essere indipendente, trasparente e imparziale se una qualsiasi delle sue funzioni viola gli interessi di coloro che erano i suoi colleghi membri del governo, o se c’è in gioco un interesse particolare?

Il suo futuro da Procuratore Generale viene ostacolato anche dal suo coinvolgimento nello scandalo che riguarda Álex Char, ex sindaco di Barranquilla, accusato di aver ricevuto tangenti all’interno del contratto per la costruzione della cisterna dell’acqua per la città. I soldi delle tangenti sarebbero stati utilizzati poi nella campagna elettorale per la sua rielezione. Lo scandalo, rivelato dell’editorialista María Jimena Duzan, sottolinea che il denunciante – colui che ha pagato le tangenti- in seguito alle pressioni ricevute, ha fatto il nome di Margarita Cabello, all’epoca Ministra della giustizia. “David Name mi ha detto che, se non avessi ritirato la denuncia, sarebbe ricorso all’intima amicizia che aveva con la signora Margarita Cabello”. Name l’ha anche avvertito del “potere che aveva nella magistratura – come è poi effettivamente successo” dice il giornalista.

Ciò potrebbe seriamente interferire con le indagini che vengono condotte nei confronti di coloro che si sono dichiarati “intoccabili” dai tribunali, secondo la stessa denuncia. È interessante notare che dal 2017 alcune di queste indagini nei confronti del cosiddetto Clan Char non sono progredite a causa di presunte interferenze che la procuratrice eletta detiene nell’attività giudiziaria, ma inoltre la stessa Cabello è stata denunciata per reati di cospirazione, costrizione e minaccia, come si legge nell’editoriale della Duzan.

Preoccupa invece il suo lavoro contro la tutela dei diritti umani, poiché durante la sua carica al ministero è avvenuta la strage nel carcere di La Modelo, in cui 26 persone hanno perso la vita e 120 sono rimaste ferite in eventi che hanno coinvolto la forza pubblica (Esercito, Polizia e Inpec – Instituto Nazionale Penitenziario e Carcerario), fatti che sono ancora impuniti e di cui l’ex ministra non si è assunta alcuna responsabilità.

A sua volta, l’elezione di Carlos Camargo a Difensore civico completa la serie di nomine che, lungi dal favorire il controllo della funzione pubblica, favoriscono la concentrazione del potere nell’Esecutivo. Con la sua mancanza di preparazione ed esperienza per la posizione, insieme alla sua vicinanza al governo, sembra difficile che possa rispondere al suo compito di garante del rispetto dei diritti umani, in un contesto di intensificazione della violenza con la partecipazione di agenti statali e con il negazionismo del governo.

Una questione centrale in questa discussione è il modo in cui vengono nominate le rose dei candidati a occupare queste posizioni, un modo che non è cambiato da quando è stato istituito nel 1991, fissando periodi diversi da quelli dei governanti. Un atto di bilanciamento che si è diluito con le rielezioni presidenziali.

A tutto ciò va aggiunto che l’attuale governo insiste nell’ignorare i valori e i principi costituzionali, che hanno un impatto diretto sui diritti dei cittadini e sulla funzione pubblica. Anche in contesti giudiziari dove si dovrebbe combattere l’impunità, ha prevalso l’ambizione di un governo autoritario che cerca di consolidare i propri obiettivi attaccando l’indipendenza e l’autonomia, anche degli enti di controllo.

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