Il discorso del Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel alla chiusura della VI sessione regolare dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare

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In occasione del 2 gennaio 1959, data storica che ricorda l’entrata a La Habana della colonna del comandante Ernesto Che Guevara e Camilo Cienfuegos e della sconfitta della dittatura di Fulgencio Batista vi proponiamo il discorso del Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel alla chiusura della VI sessione regolare dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, nella sua IX legislatura il 18 dicembre scorso.

Cari Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz e compagni della Generazione Storica;

Compagno Esteban Lazo, Presidente dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular e Presidente del Consiglio di Stato;

deputate e deputati;

compagni:

Cuba si onora di contare in un giorno come oggi, quando si compiono sei anni dal suo ritorno in patria, sul compagno Gerardo Hernandez Nordelo come membro del nostro Consiglio di Stato.

Un anno fa, da questa stessa tribuna dicemmo: hanno tentato di ucciderci e siamo vivi! Supponevamo allora che niente avrebbe potuto essere peggiore di quell’escalation di misure di rafforzamento del blocco imperialista e di attacco alle fonti di rifornimento energetico, alle brigate mediche e a qualunque possibilità di finanziamento.

Fino a quando è arrivato il 2020, un anno duro e disfidante come pochi a causa della sconcertante pandemia del COVID-19 che ha chiuso di colpo e durante mesi le porte all’economia e alla stessa vita.

Tutto è stato peggiore, perché il suo impatto è universale ed ha raggiunto momenti insopportabili, con l’opportunista inasprimento del blocco statunitense, prova definitiva della profonda malignità dei nostri avversari.

Loro hanno insistito ad ucciderci, però noi abbiamo insistito a vivere e vincere. Cuba Viva ha saltato al disopra delle sue stesse possibilità.

È il destino di questo popolo: crescere nelle sfide. Sta nei geni della nazione cubana, forgiata nella resistenza e nella ribellione degli schiavi che si rifiutarono di esserlo e nella volontà degli emigranti carichi di sogni; sta nell’eredità dei leader indipendentisti che bruciarono le loro ricchezze nel fuoco della Rivoluzione; nelle madri dei figli nati nel mezzo della battaglia, e nella forte identità del creolo che maturò nei lunghi anni in cui la patria fu libera solo alla macchia. Sta nelle successive generazioni che lasciarono sangue e semi in battaglie disuguali nelle strade e nei monti fino alla vittoria.

Non c’è modo di spiegare l’esistenza della Rivoluzione, il suo trionfo e la sua sopravvivenza di fronte a spietati soffocamenti e dolorosi abbandoni, senza queste essenze che tutti i giorni ci pongono di fronte a una storia che accumula ormai tante eroine ed eroi che diventa difficile contarli.

Però l’esempio contagia. In questi mesi di pandemia, siamo stati testimoni di gesta quotidiane in persone di tutte le età e mestieri, donne e uomini, giovani e anziani. Perfino i bambini lo sono stati, trasformandosi in esemplari educatori dei loro genitori nell’uso della mascherina, il lavaggio delle mani o il distanziamento fisico, i tre pilastri della responsabilità individuale in questa battaglia di tutti.

Voglio dire qui che ogni ora di questi mesi di lotta al COVID-19 è stato di crescita e apprendimento. Ci sono state giornate tese, esaurienti, però mai ci ha accompagnato lo scoraggiamento, grazie specialmente al popolo.

Non è possibile lo scoraggiamento quando si ha di fronte l’eroismo, non di una persona o di un gruppo, ma di una nazione intera. E questo eroismo ci spinge costantemente, ci ispira a dare di più, a fare di più, a sentire vergogna quando il corpo ci chiede riposo.

Sopportando carenze di ogni tipo, code sfinenti e una rinuncia temporanea a feste e abbracci, noi cubane e cubani abbiamo accettato le sfide più dure nell’anno 2020.

Il nuovo coronavirus è una sfida gigantesca nel mezzo della crisi imposta dal blocco. Però l’abbiamo assunta senza paura. Abbiamo avuto meno medicine, meno cibo, meno trasporti… però anche meno contagi, meno malati e meno morti. Questo si spiega solo perché abbiamo avuto più volontà politica, più solidarietà e più giustizia sociale. Più socialismo.

Nella Scienza e la Medicina sono stati raggiunti record in quanto a compromesso e sacrificio personali e collettivi, che hanno permesso che il paese si collocasse molto rapidamente tra quelli che sono riusciti a controllare la pandemia.

Per illustrarlo con la chiarezza delle cifre: il paese ha accumulato 1.294.052 prove realizzate, con 9.771 casi positivi, dei quali purtroppo, sono decedute 137 persone, per un tasso di letalità dell’1,40, al di sotto del tasso mondiale di 2,25, ed anche del tasso della regione delle Americhe di 2,54.

Siamo tra i pochi paesi del mondo che non hanno registrato morti per COVID-19 di donne in gravidanza, bambini né personale sanitario.

Quasi il 90% di tutti i contagiati sono guariti grazie ai robusti protocolli che si perfezionano continuamente. I reparti di terapia intensiva non hanno collassato. E parallelamente all’assistenza medica, i professionisti della Salute lavorano in più di 800 ricerche, che hanno generato centinaia di pubblicazioni scientifiche. Più di una dozzina di biofarmaci cubani si impiegano nei trattamenti, mentre si provano quattro vaccini e si sono ottenuti prototipi di tre modelli di ventilatori polmonari, della cui produzione si occuperà l’industria nazionale.

Come la storia, con i suoi secoli di lotta e resistenza, l’opera educativa e il modello di sviluppo umano che la Rivoluzione ha scelto per i suoi figli, ci ha collocati, nella lotta alla pandemia, davanti a paesi di simile o superiore sviluppo.

Il talento naturale del popolo e quella sentenza premonitrice di Fidel che ci saremmo trasformati in un paese di uomini – e donne – di Scienza, ma in particolare la sua idea messa in pratica nella volontà politica di investire in aree tanto innovatrici e quasi esclusive del primo mondo, come l’ingegneria genetica e la biotecnologia, le neuroscienze e la produzione di medicinali, ci hanno permesso di collocarci all’avanguardia degli studi sulla pandemia e i protocolli di assistenza e cura dei contagiati.

Un principio umanista, inseparabile dalla Rivoluzione: la vita umana come bene supremo della società sta alla base della strategia nazionale di lotta all’epidemia a Cuba e in altri trentanove paesi, fin dove sono arrivati in questi mesi quasi 3000 professionisti cubani, riuniti in cinquantatre brigate del Contingente Henry Reeve.

La spinta, la persecuzione, la diffamazione e le grossolane pressioni dell’attuale Governo degli Stati Uniti contro altri paesi per aver ricevuto o semplicemente richiesto l’appoggio del prestigioso Contingente, non ha precedenti.

Però la sua opera è già calata tanto a fondo nelle nazioni che la ricevono, che dalla loro gratitudine è nata la proposta per il Nobel della Pace al Contingente Henry Reeve, una candidatura che onora profondamente un progetto di Fidel in questo mondo governato dagli egoismi e dalle regole del mercato. Si riconosce così la consacrazione dei nostri lavoratori della Salute a salvare vite nelle più difficili condizioni e nei luoghi più remoti, dove non arriverà mai neanche un’elemosina dei suoi persecutori.

Senza eccedere all’eccesso di ottimismo, sempre pericoloso giacché smobilizzerebbe le azioni che si devono mantenere nel tempo, stiamo passando tutte le prove grazie al popolo e alla spinta necessaria della Scienza, un potente motore a trazione multipla, se mi perdonate l’analogia.

Perché bisogna dire che i contributi dell’intelligenza collettiva non si riducono all’area vitale della Medicina e dei servizi di Salute Pubblica. Siamo grati a che alcune delle menti più brillanti del nostro paese rimanessero attente e contribuendo, dalle piattaforme digitali, con acume critico, alle analisi scientifiche che, anche dall’economia e dalle scienze sociali e storiche, dovranno dotare la nazione di un corpo teorico indispensabile a questo momento gravido di urgenze.

Non è mai poco né banale quello che si apporta dalla conoscenza e il compromesso con il destino della nazione. È un segnale che distingue i molti cubani che accompagnano la Rivoluzione in tutte le sue veglie e vogliono aiutare nella conquista della prosperità a venire. E a coloro di noi che oggi compiamo il dovere di governare ci aiuta a rettificare mentre camminiamo, cosa di cui mai ci vergogneremo né rinnegheremo. Comprendiamo che studiare, imparare e prendere decisioni, dai saperi collettivi, porta sempre a percorsi più sicuri e più giusti.

Compatrioti:

Nell’anno 2020 abbiamo affrontato condizioni eccezionali nell’economia. Qualunque aggettivo risulterebbe insufficiente per qualificare l’atroce combinazione di blocco rafforzato e pandemia sull’economia e la società.

Parliamo di effetti accumulati della persecuzione finanziaria e dell’accerchiamento a qualunque fonte di entrate in valuta, che si rafforzano in modo opportunista nel mezzo della pandemia e la contrazione economica universale che provoca, con la conseguente interruzione dell’attività turistica, una delle principali fonti di entrate del paese; la contrazione delle importazioni; la diminuzione dell’attività produttiva e dei servizi, tanto nel settore statale come in quello non statale, e le spese per la salute aggiuntive a quelle previste nel piano, insieme all’incremento del finanziamento dal Bilancio dello stato, tra altri.

Nel disegnare il Piano dell’Economia per l’anno 2020, avevamo previsto, ancorché in condizioni di forti restrizioni, di raggiungere una crescita dell’ordine dell’1%. Com’è successo praticamente in tutte le regioni e paesi, il COVID-19 ci ha obbligato a cambiare tutte le previsioni.

Il fatto è che non ci sarà crescita. Com’è stato informato qui, si decrescerà di un 11%.

Cade l’economia, però non si ferma. Abbiamo approvato la Strategia Economico-Sociale e il Pano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale fino all’anno 2030 e sono stati terminati gli studi per l’implementazione del riordinamento monetario, che inizierà il prossimo 1° gennaio.

Nel mezzo del peggior scenario si sono conclusi importanti investimenti nei principali programmi di sviluppo, compreso quello della casa, con 47.000 immobili terminati; il turismo, con 2.000 nuove camere; la prima centrale bioelettrica operativa nel paese, e investimenti nel settore idraulico e della produzione di alimenti, tra gli altri.

Contemporaneamente, sono stati approvati 29 progetti di Investimento Estero, per 2.400 milioni di dollari, di cui 5 nella Zona Speciale di Sviluppo Mariel, importante e strategico enclave economico del paese, dove operano imprese di 21 paesi e di 11 multinazionali. Lì sono stati approvati 55 accordi economici, con un totale d’investimento previsto che supera i 3.000 milioni di dollari, generando 11.763 nuovi posti di lavoro.

Sebbene nello scenario in cui si elabora il Piano dell’Economia per l’anno 2021prevale l’incertezza associata all’evoluzione della pandemia e ai suoi gravi impatti sull’economia mondiale, il prossimo anno ci si aspetta un processo graduale di recupero, con una crescita tra il 6 e il 7%, il che chiederà un lavoro intenso di tutti gli attori economici. Raggiungere questo obiettivo esige da noi mantenere il controllo del COVID-19, in funzione di non affrontare arretramenti nell’apertura che abbiamo già iniziato nel turismo e nell’attività produttiva in generale.

Il paese continuerà a lavorare nel suo sviluppo. Il piano d’investimenti si incrementa del 22% rispetto all’anno 2020, concentrando il 60% delle risorse nei settori prioritari: produzione di alimenti, medicinali, difesa, turismo, fonti rinnovabili di energia, programma della casa e le fabbriche di cemento e acciaio.

Nonostante la contrazione che ci lascia questo anno, non rinunciamo a raggiungere la crescita proiettata per la seconda fase del Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale, compresa nel periodo 2022 – 2026.

Per questo, è necessario continuare ad avanzare con maggiore celerità e priorità chiare nell’implementazione della Strategia Economico-Sociale, e mantenere sotto controllo l’inflazione, evitando che si esprima al di sopra dei livelli programmati nell’ordinamento monetario; incentivare la generazione di nuovi posti di lavoro, fondamentalmente nell’attività produttiva, per la quale è imprescindibile l’impulso allo sviluppo locale, dando priorità al turismo, in appoggio al suo recupero graduale e con enfasi nelle forniture per la circolazione del mercato al dettaglio in moneta nazionale, soprattutto di prodotti di ampia domanda.

Si darà priorità, ugualmente, all’impulso agli investimenti nella Zona Speciale di Sviluppo Mariel e all’incremento delle vendite delle entità nazionali alla Zona al di sopra di quanto proiettato nel Piano, e la partecipazione dell’industria nazionale come fornitore delle vendite al dettaglio e all’ingrosso in valuta.

In questo contesto, sarà necessario migliorare il deficit fiscale programmato, a partire da una maggior efficienza della spesa pubblica e dall’aumento delle entrate del Bilancio dello Stato.

Con l’inizio dell’ordinamento monetario, l’anno 2021 sarà decisivo nel recupero graduale dell’economia, per quanto riusciremo a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo del settore produttivo nazionale.

Queste priorità si collegano con alcuni avanzamenti ottenuti durante questo anno difficile, come i programmi di sviluppo territoriale, la gestione della scienza e dell’innovazione, le reti di laboratori di biologia molecolare, le nuove facoltà attribuite al sistema imprenditoriale, il programma per l’avanzamento della donna, la politica di commercializzazione di prodotti agro zoologici, la creazione di parchi tecnologici e di società mercantili d’interfaccia tra università e imprese.

La conduzione dell’economia è stata disegnata sulla base del principio di assicurare, come obiettivi essenziali, l’accesso ad alimenti, combustibili, fertilizzanti e plaghicidi, medicinali, soddisfare le domande della difesa, così come la priorità nell’ottenimento dei finanziamenti per l’industria nazionale, rendendo effettivo il proposito di non importare quello che possiamo produrre efficientemente nel paese.

Il principio è stato introdurre cambiamenti per ottenere maggior flessibilità, obiettività e innovazione come risposta ai problemi e nella ricerca di soluzioni.

Compagne e compagni:

La sfida del periodo che valutiamo oggi è stata superiore a qualunque altro momento, per quanto ci proponiamo, nello stesso anno della pandemia e dell’intensificazione del blocco, di iniziare l’applicazione dell’ordinamento monetario e portare a compimento un intensissimo cronogramma legislativo che dia forza e pratica alla nostra Costituzione.

L’Operazione Ordinamento è, senza dubbio, il più complesso processo economico degli ultimi anni. Però posticiparlo sarebbe ancora più costoso nel tempo.

Seguiamo con interesse e rispetto le preoccupazioni della popolazione, il cui benessere ci impegniamo a costruire. In funzione di rispondere a esse, ministri e specialisti spiegano e spiegheranno più di una volta in modo dettagliato le questioni che possano generare dubbi, che sono quasi tutte per la novità del processo.

Esistono inquietudini in relazione ai salari e anche rispetto alle tariffe elettriche. Potremmo dare un’unica risposta limitandoci a spiegare il mantenimento di grandi sussidi ai settori che consumano meno; però nell’ordinamento monetario nessuna misura può essere vista al di fuori del contesto economico nazionale e mondiale, in cui i prezzi e l’accesso al combustibile obbligano i paesi di minor sviluppo ad adeguare i loro consumi.

Quello che sì possiamo affermare categoricamente è che non si tratta di una politica di terapia shock, né di recinti finanziari, come alcuni insistono a proiettare. Si rivedrà quello che c’è da rivedere e si correggerà quello che debba e possa essere corretto.

La Rivoluzione insiste nel suo fermo proposito che nessuno rimarrà senza protezione.

È certo che abbiamo dovuto ricorrere a misure come i negozi in valuta liberamente convertibile, tanto questionate, però indispensabili per incentivare le rimesse, canalizzarle e risolvere una contraddizione segnalata in modo persistente e critico da economisti e altri esperti, ossia, la fuga all’estero di valute che stava drenando le scarse entrate del paese tramite gli acquirenti privati.

La soluzione è stata attrarre queste risorse al mercato interno e con le entrate in valuta liberamente convertibile finanziare le spese in alimenti e combustibili del paese, in momenti in cui non contavamo neanche sull’arrivo di turisti e la pandemia pesava enormemente sui magri capitali disponibili.

Lo ha già spiegato più di una volta il vice primo ministro Alejandro Gil Fernández: la vitalità del servizio ellettroenergetico nazionale e i minimi del consumo basico normato dai quali nessuno può prescindere, non potrebbero essere garantiti senza le valute che tarderanno ancora a recuperarsi con le produzioni ed esportazioni nazionali.

Deputate, deputati:

Sicuramente molti di voi hanno comprovato le crescenti manipolazioni e pressioni attraverso le quali accusano Cuba di ritardo e paralisi nel cronogramma legislativo. Cercano di sorpassare la direzione della Rivoluzione, cancellare più di 60 anni di battaglia per i diritti della donna e contro ogni tipo di discriminazione e abuso, contro la violenza e l’esclusione di settori sociali che fino al 1959 non contavano niente per la politica nazionale.

In questa Sessione, a compimento delle disposizioni transitorie della Costituzione, sono state approvate due importanti leggi, che vengono a completare le norme richieste per l’organizzazione e il funzionamento degli organi locali del Poder Poular.

Abbiamo visto che entrambe le disposizioni normative sono state oggetto di un arduo lavoro degli incaricati della loro elaborazione, soprattutto a partire dal’alto numero di opinioni come risultato dei processi di consultazione realizzati, tanto nel Governo come tra i dirigenti delle provincie e municipi, i deputati e l’accademia.

Com’è specificato in entrambe i corpi legali, i loro contenuti saranno oggetto di valutazione da parte dell’Assemblea Nazionale, trascorso un anno dalla loro entrata in vigore. L’esperienza nella loro applicazione ci permetterà di realizzare gli adeguamenti necessari, data l’innovatività che è parte delle istituzioni in esse stabilite.

Con queste leggi ne sono state approvate un totale di sei quest’anno, in compimento del Cronogramma Legislativo, che ora abbiamo dovuto adeguare, e sono espressione dello sforzo realizzato per dare compimento nelle circostanze complesse imposte dal COVID-19.

L’attività legislative e, in particolare, I gruppi di lavoro incaricati di elaborare gli schemi di progetto non si sono interrotti. In alcuni casi, a causa della complessità delle norme, è stato necessario ampliare le consultazioni e correggere diversi dei loro contenuti.

La creazione normativa, come sapete, non si circoscrive solo alle leggi. Com’è stato qui espresso, il Consiglio di Stato quest’anno ha approvato 25 decreti-legge, 11 dei quali a compimento del Cronogramma tracciato, il che dimostra anche lo sforzo realizzato in questa attività.

L’adeguamento ora approvato evidenzia una maggior obiettività, frutto delle esperienze acquisite dalla loro approvazione da parte di questa Assemblea.

Nel caso particolare del Codice delle Famiglie, manteniamo l’impegno di avanzare in tutto quanto necessario, nonostante le circostanze attuali. Questa norma, come sappiamo, ha un’ampia incidenza nella società, e richiede la maggior preparazione, educazione e consenso sociale.

Il gruppo di lavoro, coordinato dal Ministero di Giustizia e composto di specialisti in Diritto di Famiglia, psicologi e ricercatori di diverse istituzioni, ha realizzato un arduo lavoro nella definizione delle politiche fondamentali.

Allo stesso modo, ci siamo visti obbligati a trasferire nel tempo altre disposizioni normative, comprese alcune di quelle previste nelle disposizioni transitorie della Costituzione e altre che regolano temi d’interesse per la popolazione.

Vogliamo ratificare l’invariabile volontà di perseverare nel proposito di poter contare sulle norme giuridiche necessarie per implementare il nuovo testo costituzionale ed evitare nel futuro qualunque vuoto legale.

Sotto le eccezionali circostanze che ci ha imposto la pandemia, si è lavorato intensamente nell’avanzare la discussione e approvazione di leggi orientate ad approfondire la giustizia sociale e rafforzare lo Stato di Diritto. Ed esigeremo più dinamismo in funzione di compiere il mandato di rendere effettiva la Costituzione.

Con l’insistenza permanente del Generale di Esercito Raúl Castro Ruz alla guida di questi processi, i nostri Partito e Governo hanno assegnato la maggior priorità al compimento di un programma teso, complesso, nel quale si lavorerà fino a quando si esauriscano le consultazioni e si considerino i punti di vista, i giudizi e gli apprezzamenti, molte volte contradditori, della maggioranza della popolazione. Non è una cosa che possiamo risolvere alla leggera, perche staremmo andando contro lo spirito della nostra Carta Magna.

Legiferare è un atto molto serio, determinante nel destino di tutti i cittadini. A noi corrisponde farlo nel minor tempo possibile, però sempre, in primo luogo, sotto la premessa che siamo un’assemblea lira dalle pressioni lobbiste. Siamo l’Assemblea del Popolo di Cuba e alle sue domande e ai suoi tempi siamo debitori. A nessun altro

Compagne, compagni:

Passando ai temi dell’agenda internazionale, dobbiamo risaltare anche l’impatto singolare e inatteso della pandemia, che ha aggravato le contraddizioni già esistenti nel mondo e le tensioni di un’economia globale che tendeva alla decelerazione dei volumi produttivi e dei flussi commerciali.

Come in congiunture storiche simili, il peso maggiore della crisi è caduto sui più svantaggiati e poveri che, nella maggioranza dei paesi, hanno sofferto l’aggravamento delle loro difficoltà, mentre la povertà in generale cresce insieme alla disuguaglianza e alla polarizzazione sociale.

Incredibilmente, le fortune più grandi del pianeta, quelle di cui godono pochi, hanno raggiunto con la pandemia guadagni inediti. E, di fronte alle maggioranze, il panorama non è più promettente per l’anno che sta per cominciare.

L’impatto generale dei guasti già sperimentati continuerà peggiorando, con grandi interrogativi su quando e come si recupererà la produzione manifatturiera generale e la prestazione di servizio nei grandi centri economici nei paesi in via di sviluppo; con incertezza sui flussi commerciali, l’impiego e la stabilità finanziaria.

La politica estera marcatamente aggressiva e unilaterale degli Stati Uniti in anni recenti ha aggravato le minacce alla pace, alla sicurezza e ai meccanismi multilaterali, regionali e internazionali che, durante decenni, anche se con limitazioni, hanno sostenuto il sistema di relazioni internazionali, la cooperazione e il Diritto internazionale come quadro di riferimento per l’interazione tra le nazioni.

Per Cuba e per la maggioranza dei paesi si sono ridotte le possibilità di scambio diretto. Le riunioni internazionali hanno dovuto ricorrere a deliberazioni virtuali, con l’uso delle tecnologie della comunicazione, il che introduce un nuovo modo di praticare la diplomazia bilaterale e multilaterale, però limita l’effetto insostituibile dell’interazione personale a favore della reciproca conoscenza, la costruzione di fiducia e la possibilità di deliberare con profondità su temi sensibili.

In questo sfidante contesto e senza tralasciare di affrontare nessuna delle priorità, il paese ha continuato rafforzando e sviluppando le sue relazioni con la comunità internazionale, sulla base dei principi della Carta delle Nazioni Unite, lottando sempre a favore della pace e della protezione dell’ambiente, promuovendo i postulati dei Paesi non Allineati, e persistentemente impegnato nell’unità e integrazione dei popoli dell’America Latina e i Caraibi.

Dimostriamo la capacità di sostenere e di portare a nuovi ambiti la cooperazione solidale, pietra angolare e singolarmente caratteristica della nostra politica estera.

Presto o tardi si scriverà la storia di questa nefasta pandemia e del suo impatto a livello globale. Se si narra con onestà, sarà impossibile sorvolare il ruolo di Cuba e delle migliaia di cubani che sono accorsi volontariamente in altre terre ad affrontare il pericolo e a onorare il codice ippocratico che accompagna nella coscienza e nel cuore i nostri abnegati lavoratori della Salute.

Per altro verso, abbiamo adottato misure dirette a proteggere e appoggiare i cittadini cubani che si trovano all’estero. Con questo proposito e di fronte alla necessità di rispettare rigorosi protocolli di protezione e distanziamento fisico, abbiamo promosso la realizzazione di pratiche consolari a distanza. Nonostante la necessaria cancellazione dei voli regolari durante quasi sette mesi, abbiamo appoggiato la realizzazione di 94 voli che hanno permesso il ritorno a Cuba di più di 5.000 compatrioti da 56 paesi, allo stesso tempo sono state adottate misure eccezionali come la proroga automatica della permanenza all’estero.

La volontà di continuare a rafforzare i legami tra Cuba e i suoi cittadini all’estero è irrevocabile.

Pochi giorni fa, l’8 dicembre, si è tenuto il Settimo Vertice Caricom-Cuba, che ha confermato il consolidamento di strette relazioni con i nostri fratelli caraibici, basate sul sostegno reciproco, sulla cooperazione e sulla solidarietà di fronte alle sfide che dobbiamo affrontare nel sistema internazionale, ingiusto e disuguale.

In questi tempi, in cui la cooperazione è più necessaria, condividiamo con orgoglio la disposizione e la dedizione dei nostri medici e dei professionisti della Salute che prestano servizi in tutte le nazioni della Comunità dei Caraibi e per la prima volta anche in cinque territori non indipendenti.

Abbiamo apprezzato la solidarietà e il rispetto dei Caraibi per Cuba e difendiamo con coraggio l’amicizia reciproca.

Pochi giorni dopo, abbiamo tenuto il XVIII Vertice ALBA-TCP, dove abbiamo ratificato il nostro rifiuto al comportamento di ingerenza dell’imperialismo nell’emisfero e i tentativi di reimporre la Dottrina Monroe, riaffermando il nostro sostegno alla Rivoluzione Bolivariana e Chavista e al Governo del Nicaragua, e abbiamo celebrato il ritorno dello Stato Plurinazionale della Bolivia in questa organizzazione.

E’ quasi arrivato alla fine il quarto e ultimo anno dell’attuale Governo degli Stati Uniti, il dodicesimo dal trionfo della Rivoluzione. Impegnato nei settori più rabbiosamente anticubani di questo paese, ha scatenato in questo periodo una sordida guerra contro Cuba, con l’assurda pretesa di metterci in ginocchio, di rompere la resistenza della Rivoluzione e di costringerci a fare concessioni, sia in politica estera che nella nostra realtà interna. Il suo fallimento è completo e noto.

Le conseguenze sull’economia e il suo impatto sulla vita e sul benessere di milioni di cubani sono state però di vasta portata. La guerra economica è stata diretta con perfidia sulle principali fonti di ingresso e contro l’approvvigionamento di carburante, con misure di natura non convenzionale, non consone ai tempi di pace. L’ambizione di soffocare i risultati economici del paese è stata dichiarata apertamente, e c’è stato chi ha pubblicamente contato i giorni.

All’effetto già schiacciante del blocco, sono state aggiunte misure che lo portano a un livello qualitativamente superiore.

L’uso del Titolo III della legge Helms-Burton per punire o minacciare coloro che legittimamente commerciano con Cuba o investono qui, l’attacco alle rimesse, la preparazione di liste fantasiose per applicare ulteriori restrizioni al sistema imprenditoriale cubano, le limitazioni aggiunte alle già limitate possibilità di viaggio, la persecuzione criminale dei rifornimenti di carburante, le vessazioni delle transazioni finanziarie in ogni angolo del mondo e la campagna di pressione contro paesi terzi affinché rifiutino di richiedere la nostra cooperazione medica, anche quando ne hanno bisogno, sono azioni che portano il marchio Trump e l’impronta della coorte di estremisti che oggi governano senza scrupoli quel paese.

Nei media nazionali e nei forum multilaterali abbiamo argomentato in modo molto dettagliato il costo per l’isola di questa guerra che, nel contesto della pandemia, gli Stati Uniti hanno rafforzato con una volontà crudele e spietata.

Come abbiamo già detto, è qualcosa che noi cubani non possiamo dimenticare. La verità non può essere nascosta: il blocco economico è moralmente e legalmente insostenibile. Questo è noto a molti politici degli Stati Uniti con i quali abbiamo parlato di questo per anni, e saremmo sorpresi se qualcuno potesse ancora sostenere il contrario.

Nessun governante potrebbe giustificare eticamente l’uso della schiacciante potenza economica e tecnologica di una superpotenza come gli Stati Uniti per soffocare per 60 anni una nazione relativamente piccola con poche ricchezze naturali.

Si sostiene che ci sono discrepanze politiche tra i nostri due Governi, ed è naturale che ci siano. Abbiamo forti differenze e riserve su quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Ma questo non dà a quel paese il diritto di cercare di imporre con la forza la sua volontà su questa terra e su questo popolo. Abbiamo dimostrato una capacità di resistenza unica e siamo determinati a respingere questo tentativo.

Insistiamo sulla convinzione che sia possibile costruire un rapporto rispettoso e duraturo tra le due nazioni e, come è stato detto con sufficiente chiarezza, siamo pronti a discutere qualsiasi questione. Quello che non siamo disposti a negoziare e su cui non concederemo una sola virgola è la Rivoluzione, il socialismo e la nostra sovranità. I principi non saranno mai sul tavolo di negoziazione!

Compatrioti:

sicuramente non dimenticheremo che questo complesso scenario che abbiamo descritto oggi ha coinciso nel tempo con il periodo elettorale del nostro vicino del nord. E Cuba è tornata a essere ancora una volta un tema nell’agenda elettorale interna. Sono piovute minacce e sono piovuti soldi per propiziare quello che molti credevano fosse il colpo finale a Cuba, al Nicaragua e al Venezuela in un presumibile secondo mandato del tuttora Presidente. Oppure una situazione di instabilità e di tensione che impedirebbe qualsiasi possibile ritorno al dialogo nel caso di una vittoria democratica.

Ci siamo trovati in mezzo a tutto, provocazioni dai comportamenti mercenari collegati a falsi scioperi di presunti artisti che cercavano di attirare l’opinione pubblica e l’intellighenzia per imporre colloqui mimetizzati da autentiche preoccupazioni del settore. Ma c’erano più richieste extra-artistiche con l’ovvio scopo di servire da piattaforma per progetti di confronto precedentemente articolati, con l’obiettivo di creare un’opposizione politica senza base sociale.

E come sfondo, azioni terroristiche, notizie false e minacce violente attraverso le reti. Questo è, in poche parole, il riassunto di un colpo di Stato non tanto morbido che era stato preparato per Cuba come saldo finale di un anno difficile. È qualcosa che i nostri media hanno spiegato, coraggiosamente e dettagliatamente, ed è per questo che in alcune piattaforme finanziate dall’estero hanno cercato senza successo di denigrarli.

Abbiamo visto proiettati in tempo reale i vecchi e i nuovi piani dei servizi speciali nordamericani contro la Rivoluzione, il prodotto dei corsi di formazione alla leadership della NED e dell’USAID, l’attenzione che ipocritamente pretendono di prestare ai problemi che colpiscono e irritano la popolazione, la maggior parte dei quali causati dal crudele blocco dello stesso Governo che li esaspera per generare malcontento, ma anche da lacune ed errori delle nostre istituzioni nel loro legame essenziale con coloro che sviluppano attività correlate.

È una guerra spietata, che ignora l’etica e i principi e che, sotto l’ombrello di premi e altri doni, attraverso presunte ONG e agenzie dipendenti da Governi stranieri, finanziano gruppi e azioni volte a denigrare e indebolire lo Stato.

I “leader da laboratorio” sembrano prendere le distanze dai violenti, si travestono da negoziatori politici pacifici e cercano di imporre i loro programmi, puntando sull’esplosione sociale se le loro richieste non vengono soddisfatte. Sotto questo fuoco, che vuole distrarci dai compiti essenziali, sta a noi continuare a lottare per un paese migliore, senza stancarci.

Non è la prima volta nella storia che i nemici della Rivoluzione cubana hanno cercato di colpirla in modo opportunistico, in un momento difficile per l’economia e la società. Non è la prima volta che i lupi si travestono da pecore e cercano di prendere una testa di ponte. Non è la prima volta che mentono e presentano al mondo un paese diverso dalla sua realtà.

La narrazione è quasi fittizia e non mancano mezzi potenti per amplificarla in spagnolo e in inglese. Gonfiano talmente tanto i fatti che, in un momento di tante sfide e di tante urgenze, si corre il rischio di distogliere l’attenzione dalle questioni che riguardano la vita della nazione, per andare al passo con chi vuole distruggerla.

Questo non è un Governo scollegato dal popolo rinchiuso negli uffici. Andiamo sistematicamente in giro per le province, visitando università, centri di ricerca, fabbriche, scuole, ospedali, poli agricoli. Lì abbiamo avuto un dialogo con coloro che pensano e che lavorano come paese, con coloro che rendono possibile che in mezzo agli attacchi e alle difficoltà più difficili Cuba Viva.

Non dobbiamo dimenticare che per ognuno di coloro che si uniscono alle reti, convocate dall’odio, dal revanscismo e dal desiderio di nuocere a un Governo, anche se questo significa nuocere a tutto il popolo, ce ne sono molti altri che sono uniti nella passione di salvarlo, di portarlo avanti e di avvicinarlo un po’ di più alla prosperità desiderata.

Per le prestazioni di molte strutture, istituzioni e spazi dello Stato cubano, questo è stato un anno di crisi per COVID-19. È stato un anno di crisi sanitaria, economica e produttiva, ma è stato anche il momento di imparare a utilizzare meglio gli strumenti forniti dalla tecnologia e dare un impulso, ancora inaccettabilmente lento, al governo elettronico, che è necessariamente collegato alle preoccupazioni e alle domande dei cittadini.

È anche urgente promuovere cambiamenti più profondi a livello strutturale per liberare le forze produttive, mettere all’angolo la burocrazia e chiudere le vie alla corruzione. Spetta a tutti noi promuovere le trasformazioni con agilità e lucidità. Si tratta di una sfida alla quale partecipano attualmente gruppi multidisciplinari, in modo che ogni azione sia supportata da criteri di gestione scientifica e avvenga con il minor numero possibile di traumi.

Abbiamo orientato e chiesto che gli organismi e le istituzioni abbiano come priorità nelle loro agende il legame reale e costante con le loro basi e con la popolazione in generale.

La vita ci ha dimostrato molte volte che le decisioni sbagliate, e gli errori che ne derivano, possono essere corretti in modo tempestivo se teniamo l’orecchio a terra, il che, al giorno d’oggi, può significare attenzione al battito del cuore del popolo, sia virtualmente che di persona.

L’ho detto e lo ripeto: questa è la sinergia essenziale per lo sviluppo in una società partecipativa come la nostra. È la manifestazione contemporanea dell’efficacia dell’autentico Poder Popular.

Compagne e compagni:

Anche se oggi ci siamo dilungati più che mai, c’è una riflessione che non posso non condividere con voi e con tutto il nostro popolo.

A parte le manipolazioni attraverso le reti, l’uso di mezzi e di formule efficaci per un pubblico sensibile e colto, ci chiediamo: perché avete attaccato la nostra cultura?

Non è difficile decifrare il mistero. A Cuba, Cultura e Rivoluzione sono equivalenti dall’origine stessa della nazionalità. Basti ricordare quel 20 ottobre quando Perucho Figueredo scrisse il testo dell’Inno di Bayamo sulla groppa del cavallo con cui si gettò in combattimento accanto a Céspedes.

Puntare sulla cultura, sulla frattura della Cultura cubana, è puntare al cuore della Rivoluzione cubana, all’identità nazionale.

Chi, se non i nostri grandi intellettuali e artisti, sono i creatori dell’ideologia della ribellione e dell’antimperialismo? Sono loro che hanno sempre segnato, con le loro idee e con le loro opere, i limiti di qualsiasi dialogo nella nazione che sorse con un’identità molto ben definita, combattendo contro un impero per la sua indipendenza e contro un altro per la sua sovranità.

Dal loro genio è emersa la nazione che ha definito il suo destino nella lealtà superiore al testamento politico di José Martí: antimperialista in ogni suo angolo. Un popolo che ha sfidato le potenze imperiali ed è crudelmente punito con il più lungo blocco della storia per la sua decisione di conquistare tutta la giustizia, come genuina aspirazione, e di costruire il socialismo, con i fucili in alto e Fidel e Raúl all’avanguardia, a soli 90 miglia di distanza.

Il contesto è più complesso e più aggressivo che mai e non possiamo essere ingenui. C’è uno sciame di annessionisti che vogliono che il nostro progetto per il paese crolli, cercando di approfittare delle nostre carenze e di paralizzare le trasformazioni in corso. L’industria della controrivoluzione muove un sacco di soldi e chiede azioni a quelli che paga. Ecco perché i vandali mostrano la loro violenza e i terroristi non si vergognano di dichiarare le loro operazioni.

Lo scenario del golpe morbido è ancora attivo e la guerra non convenzionale cerca gli spazi più diversi da scatenare. Sono in corso nuove provocazioni e le sconfiggeremo di nuovo.

Con unità, con coerenza, con disposizione, senza paura, con il popolo, senza aspettare orientamenti, senza indugio, con decisione, con polso fermo, con intelligenza, con decenza, con lucidità e con attaccamento alla nostra Costituzione e ai principi che difendiamo, possiamo sempre e sempre più vincere con più forza (Applausi).

Spetta anche a noi valutare i difetti, le lacune, le lacune, l’accomodamento, l’insensibilità, il formalismo, la burocrazia e l’immobilità radicata in alcune istituzioni.

Ripassiamo una volta ancora il concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato, così come il suo avvertimento che solo i nostri errori potranno portare all’autodistruzione della Rivoluzione.

Rafforzare il lavoro del Governo e delle istituzioni in diretta interazione con la cittadinanza è una responsabilità che è stata approfondita con la nuova Costituzione.

È vitale per la nazione mantenere vivo e sviluppare verso l’alto il dialogo con i giovani in tutte le istituzioni e a tutti i livelli. Abbiamo il dovere e la responsabilità di attirarli, stimolando la loro realizzazione personale e professionale, la loro partecipazione a compiti importanti e anche con rispetto e attenzione alle loro proposte.

Dobbiamo bandire definitivamente la formalità nelle nostre risposte alla popolazione, andare al cuore della questione e, quando possibile, faccia a faccia. Non si tratta solo di ascoltare e registrare ogni lamentela o proposta. Si tratta di rispondere in modo efficace e senza indugio, quando possibile, con una soluzione.

Questo obbligo deve portarci costantemente alle basi, ad ascoltare, a prestare attenzione, a garantire la partecipazione dei cittadini, senza la quale la democrazia socialista non ha senso. L’obiettivo è quello di facilitare l’adempimento delle funzioni sostanziali di ogni ente.

Affrontare in modo freddo e formale i problemi sociali è tradire l’essenza della partecipazione popolare che chiediamo. Deve essere chiaro che i problemi devono essere affrontati e risolti dalle istituzioni a cui corrispondono per il loro campo d’azione.

Compatrioti:

per il suo impatto sulla vita di tutti, è una priorità nazionale dare impulso all’economia per accelerare lo sviluppo del Paese.

Non possiamo più rimandare ciò che il popolo ha comandato negli ultimi congressi del Partito. Dobbiamo attuare senza indugio tutto ciò che è in sospeso, scuotere il sistema imprenditoriale, garantire l’ordine e affrontare in modo intelligente l’aumento dei prezzi.

Ci rivolgiamo anche ai necessari settori privati e cooperativi. Occorre bandire l’egoismo e la ricerca esclusiva del profitto personale che spinge alcuni a pescare nel fiume che è in subbuglio dalle esigenze della maggioranza, alzando abusivamente i prezzi.

Questo popolo, nobile e laborioso, è sopravvissuto a tutti gli assedi e gli abusi imperiali con una straordinaria dose di solidarietà e generosità che è ormai parte inseparabile dell’essere nazionale. L’egoismo è un atteggiamento che non prospererà nella nostra Patria.

Cuba appartiene a tutti noi, alcuni l’hanno rivendicato in questi giorni, ma non sarebbe giusto rivendicarne il possesso senza occuparsi dei suoi bisogni. Non insistiamo sul fatto che ci appartiene. Cerchiamo di capire cosa significa appartenere a essa. “La patria è un altare, non un piedistallo”, ha detto José Martí, segnando le profonde differenze tra chi è disposto a sacrificarsi per servirla e chi vorrebbe usarla o consegnarla a un altro.

Le organizzazioni politiche e di massa sono chiamate a essere più proattive e inclusive. Non trascurare mai l’importante componente sociale nel loro lavoro politico-ideologico e lavorare con tutti, non solo con i convinti, ma anche con gli apatici, nella cui indifferenza hanno una parte di responsabilità quelli di noi che non sono riusciti a coinvolgerli.

Affrontare senza restrizioni il dibattito e l’attenzione alle questioni sociali come la marginalità, la disonestà, la volgarità, le dipendenze, le disfunzioni familiari, l’abbandono scolastico, la situazione dei più vulnerabili, il femminicidio, la discriminazione di qualsiasi tipo e altri problemi che un giorno verranno alla nostra attenzione attraverso le piattaforme digitali, ma non attraverso gli entità che dovrebbero scavare a fondo sul campo.

Le organizzazioni sono permanentemente convocate ad agire nelle strade. Non sono chiamate solo a organizzare eventi o a proclamare i nostri slogan, sono chiamate a lavorare, a visitare scuole, quartieri, a interagire, a conoscere i problemi e le realtà della nostra gente.

Non possiamo permettere a tre o quattro provocatori di trasformare un’area comunitaria in una discarica mediatica di coloro che la presentano come il territorio di persone che odiano la Rivoluzione.

Cubane e cubani:

dopo un anno così impegnativo e difficile, il nostro popolo merita di celebrare il suo progresso e la sua resistenza nel miglior ambiente possibile.

Lavoriamo socialmente e integralmente in progetti con le famiglie nei loro quartieri, riempiendoli di rispetto, di identità e di autostima, in modo che tutti i vicini si sentano orgogliosi di quel pezzo della loro Patria, del loro paese, del loro Governo e della loro Rivoluzione.

Abbiamo mostrato la capacità di affrontare tutte le sfide. Lavoriamo in modo organizzato ed eccoci qui. Ancora una volta abbiamo sconfitto e disarticolato le più perverse intenzioni dell’impero di distruggere la Rivoluzione.

Il popolo è cresciuto in questo 2020, così duro, che ha messo alla prova la nostra resistenza, la nostra solidarietà, la nostra unità, ma ci ha dato maggiori lezioni. E ci ha dato la vittoria.

Con queste lezioni apprese, il 2021 ci viene presentato all’orizzonte intenso e impegnativo, come un passo verso il superamento dei nostri limiti, sulla strada del perfezionamento e della continuità.

Dobbiamo dedicarci a trasformare in fatti la convinzione condivisa che l’opera di giustizia sociale che abbiamo intrapreso avrà il suo miglior sostegno nella crescita produttiva ed efficiente a partire dalle nostre stesse realizzazioni.

In questi giorni di fine anno, di riunione indispensabile per continuare insieme a “spingere il paese”, come scriveva il poeta, sentiamo nel senso più profondo l’assenza di voci profonde che per molti anni hanno incorporato all’analisi e ai dibattiti del Parlamento la bellezza e la forza delle idee che tessono la nazionalità cubana, il sentimento di Patria, la comunità di interessi e di sogni.

Ricordiamo innanzitutto Fidel, che con la sua voce e le sue idee ha saputo sollevare il pensiero imbattibile della nazione di fronte agli avversari. La sua sedia è ancora qui, a immortalare l’insuperabile eredità di lezioni politiche che ci ha lasciato come compito permanente.

E, più recentemente, sente la mancanza di uno dei suoi più stretti discepoli e collaboratori nella missione di parlare al popolo: la tribuna a lato della sala: don Eusebio di La Habana, che ci ha sempre portato qui l’infinita ricchezza dell’intellettualità cubana, della quale si nutriva la sua indimenticabile oratoria.

Ci ricordano che ogni pensiero è un seme. Pensare come un paese significa seminare e fertilizzare il futuro.

Vi invitiamo a continuare a pensare e ad agire come paese per rafforzare la certezza del trionfo e della creatività di questa Cuba Viva che è diventata la premessa del presente.

Ci sono ancora motivi per festeggiare, più motivi mentre più difficili sono state le prove che abbiamo superato. Congratulazioni cubane e cubanii!

Siamo Cuba Viva! Siamo il Paese che ha insistito per resistere e per superare gli assedi e gli attacchi più crudeli e perversi. E qui continuiamo: vivendo, resistendo, creando e vincendo.

Avanti 2021! Cuba ti aspetta, viva e forte nelle battaglie dell’anno che sta finendo. I figli della Generazione del Centenario, insieme al nostro popolo, hanno il dovere, l’impegno e l’onore di dare continuità alla storia che ci ha portato qui. E il nostro motto continua a essere:

Patria o morte! Vinceremo!

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