Sciogliere i nodi di tre anni di offensiva trumpista contro Cuba

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In meno di due anni, dal ripristino delle relazioni nel dicembre 2014, Cuba e USA hanno firmato 22 accordi in materia di scienza, salute, sport o cultura. Che, sebbene Donald Trump abbia sepolto sotto una cortina di sanzioni, esistono ancora.

Nel giugno 2017, davanti ad un snervato uditorio a Miami, Trump ha firmato una Direttiva Presidenziale, che anticipava ciò che doveva venire: 240 misure punitive contro Cuba, più di una a settimana, fino alla fine del suo mandato.

La Casa Bianca si è lanciata alla giugulare dell’economia cubana. Ha vietato i viaggi e gli acquisti, ha strangolato l’invio di rimesse, ha perseguito ferocemente le transazioni finanziarie, ha impedito l’arrivo di carburante, ha spaventato gli investimenti stranieri e ha persino espulso da Cuba l’unica società USA con licenza di investimento, l’alberghiera Marriott.

Ha sabotato gli scambi educativi, culturali, sportivi, scientifici … Tutto per la gioia della mafia fascista di Miami.

Se Joe Biden decidesse di tornare alla politica di Obama verso Cuba, dovrà sciogliere innumerevoli nodi legislativi. Ed anche scontrarsi con un’enorme pressione politica e mediatica. In questo campo s’inquadrano gli ultimi spettacoli, finanziati da Washington, di presunti artisti e giornalisti “dissidenti”.

L’offensiva di Trump, con copione di Marco Rubio, è durata tre anni. Ma Biden può tornare al dialogo e annullare le sanzioni in molto meno tempo. Oggi, inoltre, con una maggioranza legislativa che Obama… non ha avuto.

Fonte: Cubainformación

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