Cristina Escobar: “La politica degli Stati Uniti verso Cuba dovrebbe essere decisa a Washington, non a Miami”

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Cristina Escobar, giornalista della televisione cubana e specialista nelle relazioni Cuba-USA, ha parlato con Cubainformación attraverso il suo canale YouTube in un’intervista in diretta con il titolo “8 Marzo a Cuba: uguaglianza sotto blocco?”, nel quadro della Giornata Internazionale delle Lavoratrici.

Nel contesto dell’America Latina, Cuba presenta dati avanzati sulla parità di genere. Il fatto che il suo parlamento sia composto dal 53% di donne non è aneddotico. Cristina Escobar indica, come spiegazione, il progetto umanista della Rivoluzione, la lotta di molte donne, guidata da Vilma Espín, e la natura laica dello stato cubano, che garantisce che i diritti sessuali e riproduttivi, incluso l’aborto libero, sono costituzionali.

Passa anche in rassegna le sfide di genere sull’isola, in una società che continua ad essere patriarcale, nella sfera domestica, nelle soggettività, nell’immagine della donna nei media cubani, nell’umorismo, nello squilibrio esistente nella sfera della cura, ecc.

E affronta la questione della violenza maschile, che, anche se meno che in altri luoghi, esiste a Cuba e che viene affrontata e risolta, ogni giorno con maggiore trasparenza, dalla sfera sociale, mediatica e legislativa.

Recentemente, Escobar ha firmato, insieme ad Ania Terrero, un articolo molto interessante intitolato “Le altre facce della moneta“, sulla presenza delle donne nella storia di Cuba e, in particolare, sulla loro assenza sulle banconote e monete del paese.

Guardiamo anche al 21 maggio 2015, quando, con le relazioni bilaterali ripristinate da Barack Obama e Raúl Castro, Cristina Escobar ha potuto viaggiare a Washington con un gruppo di colleghi ed è stata la prima giornalista cubana in 54 anni a porre una domanda in una conferenza stampa della Casa Bianca. Ricordiamo quel momento con lei.

Percorriamo anche la notte oscura di Donald Trump, che in quattro anni ha imposto 240 nuove sanzioni economiche a Cuba, e le chiediamo cosa succederà nel “gioco del domino” con il nuovo inquilino del Partito Democratico alla Casa Bianca.

E passiamo all’attuale attacco di guerra culturale che sta subendo la Rivoluzione Cubana, attraverso presunti “artisti” o “giornalisti indipendenti”, o uscite musicali dell’industria di Miami, come “Patria y Vida”, che considera di “scarsa fattura artistica” e puro prodotto di denaro e ricatto.

Si riferisce a iniziative come il Movimento di San Isidro, il cui obiettivo è “offrire ai media internazionali la visione che Cuba è uno stato fallito e repressivo e quindi impedire l’avvicinamento agli Stati Uniti”.

“La relazione USA-Cuba continua ad essere dirottata – ci dice la giornalista – da chi la considerano come una questione di politica interna nel sud della Florida”. E per questo – aggiunge – ci sono “molti soldi, molti milioni per chi grida più forte“. Ma non si deve pensare, riflette Escobar, che tutta la comunità cubana negli Stati Uniti, nemmeno a Miami, sia così. Cita il caso del professore cubano emigrato Carlos Lazo, che continua a costruire “ponti d’amore“, come chiama le sue carovane per il dialogo e contro l’odio, per esempio.

La presentatrice indica che si indigna quando sente che i settori dell’ultradestra cubano-americana, per “liberare il popolo cubano”, approvano sanzioni che colpiscono le condizioni di vita di tutta la popolazione cubana, riducono il reddito delle famiglie o le separano, attraverso divieti di viaggio e altre misure.

Aggiunge che “la politica degli Stati Uniti verso Cuba dovrebbe essere decisa a Washington, non a Miami“. E conclude che “non seguire il discorso anticubano negli Stati Uniti è un atto di coraggio, che molte persone non hanno”, in chiaro riferimento ad alcuni cantanti che, per non essere banditi o perdere il mercato latino americano, diventano aperti agenti della controrivoluzione.

L’attività è stata organizzata dall’associazione basca Euskadi-Cuba, con l’appoggio di Cubainformación TV e dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP).

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

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