I popoli del mondo sono con Cuba contro il bloqueo, ancora una volta

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Ieri, per l’ennesima volta, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato a stragrande maggioranza l’infame bloqueo imposto da oltre sessant’anni dagli Stati Uniti a Cuba. 184 a favore, due contro (oltre agli Stati Uniti, Israele che da sempre baratta questo voto coll’appoggio incondizionato di Washington alle sue politiche di colonialismo, apartheid e sterminio dei Palestinesi), tre astensioni (il Narcostato colombiano, il Brasile del genocidio Bolsonaro e l’Ucraina).

Il bloqueo vige da circa sessant’anni. In questo ampio lasso di tempo si sono succeduti, alla guida della potenza imperiale ben tredici presidenti (Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush, Clinton, Bush Junior, Obama, Trump, Biden), ma possiamo ben dire che sia rimasta sostanzialmente immutata e pervicace la volontà di punire il popolo cubano, applicando pesanti sanzioni che mirano in sostanza a rendere impossibile ogni scambio tra l’isola ribelle e il resto del mondo.

Secondo l’amministrazione statunitense e la sua dottrina, invariata, quantomeno nei suoi fondamenti, in tutto il lungo periodo considerato, il popolo cubano deve essere punito perché non solo non si ribella al Partito comunista, ma si presta volontariamente, manifestando in varie occasioni il suo consenso informato ed entusiasta, a un esperimento senza precedenti di costruzione di una nuova società non basata sul profitto e non votata all’accumulazione del capitale come scopo supremo cui sacrificare tutto il resto.

In questo senso, la volontà di Washington è, fino in fondo, una volontà imperialista, specie se assumiamo la definizione proposta anni fa da Ekkehart Krippendorff, secondo il quale “ l’imperialismo comprende l’insieme di tutte le relazioni politiche ed economiche esistenti a livello mondiale che fanno sì che la riproduzione si configuri come riproduzione capitalistica”.

Una volontà imperialista che si qualifica altresì come internazionalmente illegittima, dando vita a varie gravi violazioni di principi fondamentali dell’ordinamento internazionale, quali soprattutto i diritti umani, il diritto di autodeterminazione, la non ingerenza e la stessa libertà di commercio.

Le risoluzioni dell’Assemblea generale non hanno valore vincolante, ma possono accertare l’esistenza di una diffusa consapevolezza quanto allo stato del diritto, ovvero, in questo caso, all’esistenza di un illecito da parte del governo statunitense che non si limita a negare il proprio consenso all’instaurazione di rapporti bilaterali con Cuba, ma vorrebbe impedire quelli di Cuba con ogni altro Paese del mondo.

A tale fine gli Stati Uniti si avvalgono da molto tempo di tutti i mezzi possibili, dalle minacce, alla comminazione di sanzioni di ogni genere nei confronti di coloro che, disattendendo i loro ordini, vogliano commerciare o intrattenere rapporti con Cuba, all’uso del dollaro, oggi ancora (ma fino a quando?) principale moneta di riferimento nel sistema internazionale dei pagamenti, alla strumentalizzazione della finanza internazionale nella quale essi tuttora esercitano per vari aspetti una funzione dominante.

Come ha affermato oggi il ministro cubano degli Esteri, Bruno Rodriguez, i popoli di ogni latitudine del pianeta accompagnano il governo ed il popolo cubano nella lotta contro il bloqueo economico, commerciale e finanziario statunitense, un misfatto permanente in netto contrasto e violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento internazionale, che va avanti oramai da troppo tempo. Come ha dichiarato il presidente cubano Miguel Diaz-Canel Bermudez, la giustizia sta dalla parte di Cuba e il mondo lo sa.

L’esemplare comportamento tenuto da Cuba nel fronteggiare la pandemia di COVID che è arrivata l’altroieri, 21 giugno 2021, alla terrificante cifra di 3.846.180 morti, costituisce oggi un motivo in più, che si somma, a molti altri, per dire no al bloqueo.

Un no oggi necessario per mettere l’enorme esperienza di Cuba, nel campo dei vaccini e in quello sanitario in genere, a disposizione dell’insieme dell’umanità, così come le brigate mediche cubane si sono poste a disposizione dei cittadini di Crema e Torino colpiti dal virus nei peggiori giorni della pandemia.

Vedremo se, al di là del voto nell’Assemblea generale, che pure è d’importanza fondamentale, i pavidi governi europei ed occidentali, tra i quali il nostro, sapranno rilanciare una cooperazione effettiva ed approfondita con Cuba, su tutti i piani.

Tale cooperazione appare oggi infatti necessaria ed urgente su tutti i piani, per dare respiro al generoso popolo cubano che soffre per le ingiuste e disumane sanzioni statunitensi, ma anche per dare ai nostri popoli la prospettiva di una società egualitaria, solidale ed inclusiva, che hanno da tempo perso.

La sconfitta subita dagli Stati Uniti oggi si aggiunge a quella registrata solo ieri a proposito del Nicaragua, in cui il tentativo di condannare il governo sandinista per pretese violazioni dei diritti umani è stato respinto anch’esso a larga maggioranza.

Due batoste in due giorni per Biden. Speriamo che gli offrano qualche spunto di riflessione. Decisamente il tempo del cortile di casa è finito e da tempo.

di Fabio Marcelli.

Fonte: Patria Grande

Registrazione del voto

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2 risposte

  1. Claudiaarrigoni ha detto:

    Stati Uniti giu’ le mani da Cuba e dal sud America. Vergogna

  2. Mario Posadinu ha detto:

    Forza CUBA. Fino alla Vittoria.