Una riflessione dovuta. L’umano-disumano blocco contro Cuba

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Quando ci troviamo di fronte alle tragiche conseguenze di fatti terribili che l’attualità ci costringe ad affrontare, sarebbe di sollievo poterci auto-convincere che il “mostruoso” sia un’ineluttabile caratteristica biologica della natura umana: diciamo “è così da sempre e fa parte di noi! Nel tentativo di convincerci che questo comodo modo di dire ci possa esonerare dall’obbligo di indagare le sue manifestazioni per eventualmente emendarle.

Noi confidiamo invece nella capacità dell’essere umano di lottare per emanciparsi dagli aspetti disumanizzanti della vita. In tal senso la Resistenza di Cuba rappresenta la più vivida ed emblematica rappresentazione dello scontro tra pulsioni umane e pulsioni disumane nonché il luogo in cui l’uomo ha la possibilità di ritrovare sé stesso.

Il 23 giugno di quest’anno per la 29° volta l’Assemblea delle Nazioni Unite ha votato, quasi all’unanimità, contro il mantenimento delle sanzioni (leggesi blocco – alias “atto di guerra”) degli Stati Uniti d’America verso Cuba.

Vale a dire contro la più flagrante, sistematica e massiva violazione dei diritti (umani) del Popolo cubano. Contro qualsiasi norma del diritto internazionale e contro la convenzione per la prevenzione e sanzione del delitto di genocidio del 1948.

Il bloqueo è l’assedio economico, commerciale e finanziario più lungo che la storia dell’umanità abbia conosciuto, un assedio che causa profonde perdite all’economia cubana, limitandone il diritto allo sviluppo. Inoltre la votazione è avvenuta in un contesto di mondiale difficoltà, dove i gravi effetti della terribile pandemia virale si fanno fortemente sentire rendendo ancora più inumana e grave l’efferatezza del blocco contro Cuba.

Sono decenni che le Nazioni Unite riunite in assemblea dichiarano, col loro voto, di saper distinguere perfettamente tra aggressore e aggredito e tra chi agisce nel pieno disprezzo della legalità e chi no.

Ne consegue che chi persevera nell’applicare misure coercitive disumane contro Cuba dimostra un assoluto disprezzo della più importante organizzazione mondiale e che gli Stati Uniti degradano ad un livello di inutilità assoluta. Ma che razza di paese è quello che in virtù della sua supremazia militare si arroga il diritto di decidere della democrazia degli altri?

In realtà gli Stati Uniti sono stupidi ad un livello imbarazzante. Per i governanti di questo paese non c’è nessuna possibilità di difesa: sono ignoranti, arroganti, feroci, dispotici e razzisti, ma soprattutto terribilmente nocivi per gli altri popoli. In quella terra fin dalle origini si sono succedute amministrazioni guerrafondaie, inclini alla violenza e alla sopraffazione. Per diffondere i veri valori democratici, hanno sparso dappertutto sofferenza, disperazione e miseria. La loro rozzezza, ostentata con orgoglio, è offensiva per tutti quei popoli che possono vantare millenarie culture di relazione e reciprocità.

Contro costoro Cuba ha l’assoluto diritto di appellarsi alla giustizia internazionale, appello che l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba ha il “dovere” di sostiene con assoluta convinzione e orgoglio.

Pensare che un Paese debba portare in votazione il diritto di non essere perseguitato, è un abominio per l’umanità. Constatare poi che gli sforzi profusi negli anni per vedere riconosciuto un diritto umano si sono trasformati in esercizio di pura retorica, è ancor peggio.

Siamo di fronte al perpetuarsi di una farsa, dove il riconoscimento dell’ONU delle ragioni della parte offesa, non sortisce nessun effetto pratico sulla vita dei cubani. Vale a dire che ogni anno l’ONU manifesta la propria inidoneità ad esercitare il ruolo di suprema organizzazione internazionale, democratica e imparziale. Un’organizzazione che era stata creata come speranza e come sogno di pace per l’umanità, che si ritrova ad essere complice del “più forte” nello sradicamento della democrazia. Una democrazia planetaria ferita che sta tarpando le ali di una possibile storia di pace, di rispetto e convivenza, nel mentre il mondo, lontano, osserva inerme.

Cambiamo allora il paradigma della nostra prospettiva di analisi e indirizziamola sul versante ontologico del fenomeno. Proviamo a focalizzare la nostra attenzione sulla sofferenza, sul grido di dolore che si manifesta ogniqualvolta l’essere umano si confronta con la barbarie della sopraffazione. Da quest’ottica, come giustificare l’ONU nel ruolo di annuale palcoscenico del dolore?

Essere insensibili al grido di disperazione che proviene dalle nazioni sottoposte alla selvaggia violenza della legge del più forte, non depone a favore della democratica convivenza tra gli esseri umani. Una comunità internazionale indifferente alla tragedia della prevaricazione degrada l’essere umano, rendendolo ostaggio di chi opera con un orizzonte di annientamento.

L’essere umano in quanto tale, in virtù degli anticorpi che dovrebbe essersi costruito nei secoli, dovrebbe automaticamente contrastare ogni brutale proposito egemonico, in quanto ciò metterebbe a rischio la sua stessa sopravvivenza. Opporsi a questa volontà di dominio, sia esso politico, economico o religioso, dovrebbe essere imperativo categorico di una civiltà che pretende di essere entrata nella sua fase matura.

A nessuno dovrebbe essere concesso di poter decidere della vita o della morte di un suo simile e a maggior ragione di un popolo. Ciò sarebbe disumanizzante e dovrebbe cadere sotto i colpi dell’umana giustizia.

Tuttavia succede, e non una volta ma continuativamente, da decenni. Ci sono dei paesi per i quali l’esercizio della violenza è diventato uno stile di vita e motivo di annientamento di chi, con la propria presenza, interferisce nei loro piani. Non essere in grado di difendersi da questi modi di essere, rende l’umanità ostaggio della peggiore versione di sé stessa. E così continuano le guerre e i fanatismi, finché, un giorno, ci penserà la natura stessa a richiamarci all’ordine, rendendo invivibile la nostra civiltà: quella di un essere unico e l’unico capace di agire contro la propria specie.

Per cambiare radicalmente l’inerzia di questo stato di cose occorre che il genere umano combatta con ostinazione contro la parte peggiore di sé stesso. Non tanto per motivi di ordine pratico che pure sono importanti, ma anche e soprattutto per tutto ciò che concerne l’idea stessa di umanità. Restituiamo dignità ai concetti di “etica e morale” per salvaguardare l’indissolubile legame tra vita e libertà. Sbrighiamoci a riconoscere la superiore autorità morale della solidarietà, dell’accoglienza, della convivenza, della dignità e del rispetto, perché solo così potremo dare un senso alla vita.

Smettiamo di accettare i blocchi quasi fossero componenti necessarie delle relazioni umane.

Non è così!

Sono efferatezze dettate dall’insensatezza di una politica malata; sono torture inflitte con sadico godimento; sono disumani comportamenti di chi ha da tempo perso ogni contatto con il Sé umano.

Questo stato di cose non può più essere tollerato. Esigiamo che l’ONU si assuma la responsabilità delle decisioni prese o che dichiari, una volta per tutte, la sua inefficacia e inutilità.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA

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