Cuba vs. terrorismo mediatico

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Per incitare al “cambio di regime”, la guerra culturale ha incluso i rapper, l’industria musicale hip hop e settori dell’industria dell’intrattenimento cubana finanziati dall’USAID e dal National Endowment for Democracy (NED) – entrambi coperture della CIA – e fondazioni come la Open Society (Soros) e l’Atlas Network.

L’11 luglio Cuba è stata il bersaglio di una rinnovata e sofisticata operazione di guerra informatica che, insieme alla campagna di intossicazione (dis)informativa dei mass media cartellizzati, alle fake news, all’uso di account di “influencer” e delle ONG come strumenti di infiltrazione della società, mira a destabilizzare l’isola in modo caotico e violento, e il cui obiettivo principale è giustificare l’ingerenza militare statunitense sotto la copertura di un “intervento umanitario”.

Le azioni segrete dell’amministrazione Biden s’inscrivono nel quadro della guerra non convenzionale del Pentagono (ICW); una guerra di logoramento irregolare e asimmetrica, basata su una “strategia a tutto spettro” che comprende una politica in cui gli obiettivi militari (comprese le operazioni di intelligence psicologica, la guerra ibrida, la guerra cibernetica, il terrorismo, il sabotaggio), economici, commerciali e finanziari (il blocco e le sanzioni e le leggi extraterritoriali come Torricelli e Helms-Burton) e culturali (l’uso dello slogan “Patria e vita” in opposizione alla frase simbolica di Fidel, “Patria o morte”), sono comuni e complementari.

Le guerre di quarta generazione richiedono il controllo e la conversione strumentale dei media (radio, TV, stampa) in armi di guerra psicosociale, in combinazione con le reti informatiche (fibre ottiche, cavi, computer e dispositivi elettronici per il traffico e la generazione di informazioni) utilizzate come strumenti per la diffusione di matrici di opinione elaborate nei sotterranei del Pentagono e della Central Intelligence Agency (CIA).

La dimensione umana è l’essenza stessa della guerra irregolare. La comprensione della cultura (identità, valori, credenze, percezioni), così come i fattori politici, economici e religiosi sono cruciali per le attività di sovversione e spionaggio. Dal 2007 la CIA ha fatto una priorità per garantire l’accesso a Internet a Cuba senza il controllo del governo, e nel 2011 ha generato una rete sociale sotterranea simile a Twitter chiamata ZunZuneo, guidata da messaggi di testo per incitare i giovani a manifestare contro il governo come nella “Primavera araba”.

Nel 2018 è stata creata una Task Force Internet per Cuba, subordinata al Gruppo d’Azione Politica che fa parte del Centro di Attività Speciali, una divisione della CIA che conduce analisi di big data e profilazione di soggetti di interesse. Questa task force ingaggia netcenter, cyber-sicers (sicari cibernetici) e haters (nemici) che portano avanti campagne per screditare la vita civile o la reputazione degli individui attraverso campagne di insinuazioni gratuite e non provate e fake news, e la manipolazione di materiali digitali, foto, conversazioni registrate, e-mail e il furto di password per soppiantare le identità.

Per incitare al “cambio di regime”, la guerra culturale ha incluso i rapper, l’industria musicale hip hop e settori dell’industria dell’intrattenimento cubana finanziati dall’USAID e dal National Endowment for Democracy (NED) – entrambi coperture della CIA – e fondazioni come la Open Society (Soros) e l’Atlas Network. L’hashtag (etichetta) #SOSCuba e #CorredorHumanitario è stato usato dai mercenari cibernetici insieme alla canzone Patria y vida (in linguaggio orwelliano, Annessione e Odio), catapultata dagli “artivisti” del Movimiento San Isidro come l’inno dei manifestanti “spontanei” che sventolavano bandiere statunitensi.

Ascritti al “capitalismo di sorveglianza” (Shoshana Zuboff) e al “grande riavvio” del World Economic Forum, i cyber-attacchi contro i siti web cubani hanno cercato di congestionare, bloccare e/o danneggiare i canali di comunicazione; ottenere informazioni preziose e prendere il controllo dei server; e far crollare la visibilità e la credibilità del governo di Miguel Díaz-Canel e la sua capacità di diffondere informazioni attraverso i media ufficiali sulla reale situazione a Cuba.

Indotte da agenti provocatori (guarimberos che inscenavano rivolte di strada e prese di possesso violente di strutture per indurre la polizia a intraprendere azioni repressive che generassero la percezione di violazioni dei diritti umani), le manifestazioni hanno coinvolto settori popolari che soffrono gli effetti della crisi pandemica, il blocco e le sanzioni statunitensi, nonché alcuni rivoluzionari scontenti confusi dalla manipolazione delle emozioni sulle reti digitali.

Attivate dall’agenda politica della controrivoluzione, le manifestazioni facevano parte di un’operazione politica e di intelligence che comprendeva appelli all’odio, linciaggi e assassinii, ma erano precedute da un’opera pianificata di indebolimento simbolico, che cercava di erodere le basi dei legami di vicinato e comunitari, del senso comune e della moralità e comprensione collettiva, bombardati dai mass media con trasmissione di dati e immagini.

Tipico del terrorismo mediatico e affine ai manuali delle “Rivoluzioni colorate” (colpi di stato morbidi), l’immagine usata intenzionalmente dalla ONG Articolo 19 per attaccare il governo cubano, facendo passare una marcia in Egitto come se fosse sul lungomare dell’Avana, si è aggiunta alle bugie e alle manipolazioni dei para-giornalisti e all’uso intensivo di robot, algoritmi e account appena creati, Il governo degli Stati Uniti è notoriamente implicato attraverso una campagna su Twitter che conta su risorse multimilionarie e sofisticate piattaforme tecnologiche installate sul suolo americano – in particolare a Miami, sede dell’industria della controrivoluzione – e il sostegno dei senatori repubblicani Marco Rubio, Ted Cruz e Lindsey Graham, e Robert Menéndez, democratico del New Jersey.

La sovranità e l’autodeterminazione di Cuba devono essere risolte dai cubani. La storia dimostra che la guerra ibrida può essere sconfitta solo da un popolo consapevole mobilitato. Quelli di noi che hanno seguito il processo cubano a partire dal Granma, dalla guerra di liberazione nazionale di Fidel e dei barbudos nella Sierra Maestra e dal lavoro clandestino del Movimento 26 luglio, sanno che la Rivoluzione deve essere difesa senza esitazioni, confusione o condizionamenti. Per la sua storia, per la costruzione del socialismo alla cubana e per il suo lavoro internazionalista, Cuba merita appoggio e solidarietà. Nessuno dubita che, come disse Martí, “a Cuba ci sono più monti che abissi: ci sono più coloro che amano che coloro che odiano”. Anche nel mondo.

Fonte: cuba periodistas

Traduzione: GFJ – Associazione Svizzera-Cuba

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