Le eredità repubblicane dei democratici e le “spontanee” manifestazioni

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Secondo documentazione pubblica, l’amministrazione repubblicana Eisenhower – Nixon assimilò, così presto, il 17 marzo 1960 un piano presentato al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA per il rovesciamento della Rivoluzione cubana. Il budget approvato era di $ 13 milioni che oggi sarebbero circa $ 260. Il giovane rivoluzionario trionfante Fidel Castro aveva avuto un colloquio con il vicepresidente Nixon, il 19 aprile 1959, in cui questi lo qualificava segretamente, ora e per sempre, come un pericoloso comunista da eliminare.

Il primo obiettivo dichiarato del piano approvato era “ottenere la sostituzione del regime di Castro con uno più dedicato ai veri interessi del popolo cubano e più accettabile per gli USA in modo tale da evitare qualsiasi parvenza di intervento USA”. Il piano prevedeva a) offrire una potente offensiva propagandistica contro il governo rivoluzionario; b) perfezionare una rete di intelligence segreta all’interno di Cuba; c) sviluppare forze paramilitari al di fuori di Cuba e, d) acquisire il necessario supporto logistico per operazioni militari segrete sull’isola. Si dice che in questa fase non fosse ancora chiaro se si sarebbe verificata un’invasione. Tutto fu concepito con discrezione negli ultimi mesi di quell’amministrazione e fu un’eredità repubblicana consegnata al trionfante governo democratico di John F. Kennedy, che, gentilmente, se ne appropriò nel gennaio 1961. Questi arrivò ad approvare una ben armata ed attrezzata invasione di paramilitari espatriati, con supporto aereo mercenario segreto.

Già con quello stile, anni prima in Guatemala, era stata realizzata una trionfante azione segreta. Il 18 giugno 1954, quasi 500 mercenari al comando del colonnello Carlos Castillo Armas avevano attraversato il confine dall’Honduras con l’obiettivo di porre fine al governo di Jacobo Arbenz. Questi era un dirigente progressista che fece temere ai settori del potere che le multinazionali delle banane avrebbero perso alcuni privilegi in quel paese. Questi “ribelli” trionfarono e poi installarono lì un regime militare dittatoriale “molto libero e democratico” amico degli interessi costituiti. Qualsiasi violazione fu poi messa a tacere dalla grande stampa perché non si pagava la propaganda per denuncia alcuna.

È noto che l’operazione segreta approvata e condotta nel 1961 fu sconfitta dal popolo cubano sulle sabbie di Playa Girón appena due anni dopo l’incontro di Fidel con Nixon, il 19 aprile 1961, e che le conseguenze per il governo democratico di Kennedy furono molto serie. Alcuni addirittura lo relazionano al suo omicidio, 18 mesi dopo.

Le somiglianze con i nostri tempi sono molte. Al momento non si sa esattamente se si sia orchestrato un piano con le stesse caratteristiche da parte dell’amministrazione Trump, fin dai primi giorni del suo governo. Tuttavia, i fatti sono molto illustrativi.

Subito dopo le elezioni, del novembre 2016, in cui Trump ha preso il potere, anche se ancora non lo deteneva, hanno cominciato ad apparire notizie di misteriosi “attacchi” a funzionari USA di stanza legalmente all’Avana. Il 16 giugno 2017, quel signore firma, in pompa magna, a Miami, un memorandum presidenziale in cui abroga la politica del presidente Obama nei confronti di Cuba. Poi si crea anche la cosiddetta “Internet Task Force per Cuba” nel suo Dipartimento di Stato. La sua prima riunione pubblica avviene il 7 febbraio 2018.

Il 9 settembre 2017 si sospende il rilascio dei visti presso il consolato dell’Avana, misura eccezionale che avrebbe riportato le relazioni migratorie alla situazione degli anni ’60 del secolo scorso. Come allora perseguiva, ovviamente,  ostacolare ed eventualmente privare i cubani della possibilità di emigrare legalmente negli USA di fronte a situazioni di imperativi personali di qualsiasi tipo. Il pretesto è stato quello di proteggere i funzionari diplomatici dagli “attacchi”.

Alla fine del 2017 era iniziato anche un processo graduale per limitare le timide liberalità che il precedente governo aveva concesso affinché cittadini e residenti di quel paese visitassero la vicinissima Cuba e vedessero con i propri occhi le nostre realtà. Tutto era rivestito con la scusa di non fornire fondi al governo cubano ed alle sue “repressive”, organizzazioni armate, suggerendo anche che fossero malversate dai responsabili.

La campagna propagandistica nel sud della Florida e sulle reti sociali contro Cuba è divenuta molto intensa, ciò che era un tratto dimostrativo che stavano fluendo abbondanti fondi federali a tali fini ed in molti modi, sia aperti che segreti, probabilmente per effetto della “Task Force”. Molti hanno venduto la loro anima, talento e libertà artistica e si sono dedicati a screditare con argomenti infantili, dall’esportazione dei servizi medici cubani sino alle azioni e personalità del nuovo governo rivoluzionario cubano. Anche la nostra poca esperienza nel panorama della comunicazione sociale contemporanea ha aiutato in questi obiettivi.

Si sono anche applicate centinaia di “sanzioni” per strangolare, sino a limiti mai visti prima, l’economia e approfittare della pandemia. Le motivazioni pubbliche sono state così puerili come che i venezuelani eseguivano gli ordini dei cubani. Sarebbe pallida cosa qualsiasi qualificativo indicativo del disprezzo che questo ha avuto per la più elementare etica.

Attraverso tutte queste via si otteneva impoverirci e causare disperazione in settori poco informati della società cubana, benché danneggiassero quello che, per l’anteriore governo, era stato un obiettivo centrale: il nascente settore privato dell’economia cubana.

Già alla fine dell’amministrazione Trump sono state prese misure estreme, come quella d’includere, di nuovo, il nostro paese come “patrocinatore del terrorismo”. Il patetico dell’aggettivo è meno importante a causa delle incredibili conseguenze finanziarie negative, per Cuba, che ha in tutto il mondo. Dà al governo USA la capacità di sanzionare qualsiasi organizzazione bancaria, in questo mondo, che “traffichi” con la nostra “terrorista” Patria.

L’11 luglio 2021 si sono svolte in varie parti del nostro paese manifestazioni, altamente coordinate, in cui centinaia di persone sono scese in piazza con una sincronizzazione nazionale. I video che sono stati montati con audio di slogan, ben montato e sovrapposto, sono apparsi immediatamente nelle reti. Le eventuali ed inevitabili azioni di contenimento delle forze dell’ordine, e non tanto quelli degli atti vandalici, sono stati ampiamente pubblicizzate. Sebbene la sempre indesiderabile repressione non è assomigliata, per forza bruta, alle tante che abbiamo visto, negli ultimi tempi, in molte “democrazie libere”, inclusi gli stessi USA, la campagna propagandistica è stata e continua ad essere intensa e feroce.

La somiglianza con il piano, in quattro punti, del 1960 dell’amministrazione repubblicana Eisenhower – Nixon diventa evidente al lettore. L’unica cosa diversa può essere che le “forze paramilitari” di un secolo informatico non devono essere armate con cannoni d’acciaio, ma con una vasta piattaforma di accesso alle menti umane. Era ora necessario screditare la realtà magnificando le tante difficoltà che si vivono. I vantaggi esistenziali della Rivoluzione, che per le maggioranze nate dopo il 1959, sono ovvie e ancora non sappiamo comunicarli bene, senza ricorrere a slogan liturgici. Allo stesso modo, il “supporto logistico” non deve più essere necessariamente per operazioni militari sull’isola, poiché è sufficiente coordinare e finanziare disordini pubblici da parte di settori scontenti e marginali della società, molti dei quali senza la fonte di reddito turistica che lo stesso governo USA e la pandemia si sono incaricati di sopprimere.

Non è questo un indizio del perché l’attuale amministrazione ha impiegato mesi per “studiare” la politica nei nostri confronti? Era un tentativo di mantenere i piani di rovesciamento del governo rivoluzionario cubano che erano stati pianificati ed elaborati dalla precedente amministrazione, ripetendo la storia di Kennedy?

A nessuno viene in mente di chiamare comunista un repubblicano negli USA, mentre questo suole essere un forte qualificatore per il discredito elettorale contro i democratici. L’attuale amministrazione ha perso molti voti per questo motivo con la sua piattaforma elettorale sociale. Potrebbe anche perdere molto potere nelle elezioni di medio termine, del 2022, se si vedesse riprendere un comportamento moderatamente civile rispetto alla Rivoluzione cubana. È chiaro che una Cuba prospera, con gli evidenti vantaggi sociali che ha fornito al nostro popolo e godendo, inoltre, di benessere economico e normali rapporti di collaborazione con tutti i suoi vicini, non conviene alle più reazionarie e retrograde delle idee umane. E molti politici sono soliti farsi complici quando si tratta di mantenere il potere, benché  questo gli faccia ignorare le proprie convinzioni espresse.

Fonte: CUBADEBATE

Traduzione: cubainformazione.it

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