Colombia: giovent-icidio di classe crimine della guerra multidimensionale

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All’inizio della decade degli anni ‘90, come il grande vincitore della “guerra fredda”, che in realtà ha avuto espressioni molto calde, gli USA, già affermati dal secondo dopoguerra come capo dell’impero capitalista, si è anche consolidato come la più grande potenza politica e militare, e si è convertito nell’asse del mondo unipolare. Quello era stato l’obiettivo della lotta contro il comunismo, che giustificava tutte le guerre in una presunta difesa della pace che, secondo quanto dicevano, solo il capitalismo poteva sostenere.

Questa era almeno l’idea che veniva venduta all’opinione pubblica mondiale, per farle credere che il trionfo del blocco delle potenze occidentali avrebbe garantito al pianeta stabilità e pace mondiale. Tale argomento è stato diffuso nei cartoni animati, film, discorsi e persino nelle canzoni, con cui la fiorente industria culturale USA ha bombardato le generazioni che siamo cresciuti tra gli anni ’50 e ’90. Ma il risultato è stato che il mondo ha continuato a riempirsi di guerre mai dichiarate, ed è diventato sempre più difficile sapere quando un conflitto armato fosse interno e quando internazionale.

Era necessario comprendere per chi sarebbero state la pace e la stabilità, e quale sarebbe stato il prezzo che i popoli avrebbero dovuto pagare. Scoprimmo presto che la “pace” che difendevano implicava più accumulo di ricchezza per le loro tasche e più sovrasfruttamento per noi.

La loro pace si è convertita in privilegio dei paesi del nord, mentre nei paesi del sud, nel migliore dei casi, in un privilegio delle grandi città. In cambio, i popoli hanno dovuto sottomettersi silenziosamente alla spoliazione più predatoria, allo sfruttamento più brutale e, naturalmente, dimenticare concetti tanto sovversivi come indipendenza, sovranità e giustizia sociale.

In questo contesto, gli USA, la sua NATO e Israele, impongono al mondo i loro modelli di guerra sempre più diffusa che hanno generato il fiorire di compagnie militari e di sicurezza private, nonché di gruppi paramilitari al loro servizio.

La “guerra contro la droga” ha finito per riordinare l’affare a proprio favore per rafforzare la sua economia e finanziare i gruppi paramilitari, poi è stata dichiarata la “guerra contro il terrorismo” per legittimarne la sua espansione e tutto questo è finito nella “guerra infinita” come  strategia imperialista, che configurava una guerra multidimensionale o ibridizzata che conferiva un ruolo ancora più protagonista all’industria culturale ed alle sue corporazioni mediatiche.

Venezuela e Colombia sono chiari esempi di questa nuova forma di guerra, anche se in modi diversi. Il Venezuela è obiettivo della guerra per rappresentare uno stato che s’insubordina dopo decenni di sottomissione, sottraendo potere politico, economico e militare al potere nordamericano nella regione, costituendosi in  un cattivo esempio politico e, per questo, classificato come una minaccia insolita e straordinaria per gli USA.

LEGITTIMAZIONE DI UN MODELLO GENOCIDA DI CONTROLLO SOCIALE IN COLOMBIA

La Colombia, dal canto suo, è teatro e porto di esportazione di tale guerra. Sottomessa alla più brutale spoliazione, occupazione militare e resa assoluta della sua sovranità, è diventata la principale enclave imperialista della regione ed esportatrice di un modello genocida di controllo sociale.

In Colombia sono stati istituiti il genocidio, i massacri, lo sfollamento forzato, la tortura, la sparizione e la giuridizzazione o lawfare come pratica di Stato contro il popolo in generale e contro l’opposizione nazionale ed internazionale. Questa istituzionalizzazione ben riuscita ha richiesto il sostegno delle corporazioni mediatiche che si trovano cartellizzate e rispondono agli stessi interessi economici della classe politica che è riuscita a governare il paese per duecento anni, subordinando gli interessi nazionali a quelli USA, come capo dell’imperialismo.

Le mafie che gestiscono i cartelli mediatici in Colombia sono state fondamentali nel rendere invisibile il conflitto sociale e armato che vive il paese, presentandolo come una lotta tra bande criminali nemiche dello Stato, e nel naturalizzare il genocidio che continua a compiersi. Le voci dissidenti che accidentalmente emergono nei media sono emarginate e spesso affrontano tutte quelle forme di violenza istituita che abbiamo menzionato.

Tuttavia, il paradosso della saturazione di informazioni che ha generato la massificazione delle reti sociali è che possono essere strumenti al servizio di operazioni psicologiche a fini commerciali e persino militari, oppure possono essere strumenti popolari per aprire varchi dove può irrompere la verità. Il sogno o l’incubo di Goebbels secondo come si usano. Nonostante gli algoritmi che rendono evidente il potere dei grandi capitali nelle reti.

Le capacità di appropriazione di questi relativamente nuovi strumenti di comunicazione di massa che i media alternativi hanno sviluppato, e persino individualità che difendono gli interessi popolari, hanno permesso di erigere in essi trincee fondamentali di comunicazione contro egemonica.

Purtroppo la correlazione di forze in questo settore continua ad essere dalla loro parte. Mentre all’imperialismo ed ai suoi governi bastano poche ore di proteste a Cuba per scatenare un grande scandalo mediatico, occorrono massacri in pieno giorno nelle grandi città eseguiti dalla polizia, diffusi dalle reti sociali, persone che rischiano la loro vita per coprire e analizzare quelle notizie, e lo sforzo titanico dei media alternativi, affinché il mondo sappia cosa sta succedendo in Colombia.

L’esplosione sociale generata dallo Sciopero Nazionale indetto lo scorso 28 aprile è riuscita a invertire, almeno temporaneamente, questa correlazione nazionale e internazionale, a tal punto che le grandi corporazioni mediatiche del mondo sono state costrette a rendere visibile ciò che stava accadendo nelle strade delle principali città della Colombia. Nonostante la copertura fatta dai suoi media sia stata parziale, cercando di minimizzare la gravità degli eventi, delegittimare la protesta e giustificare la violenta repressione, questo esercizio popolare di comunicazione è stato così forte che anche alcuni media aziendali nazionali sono stati costretti ad aprire spazi per la denuncia delle massicce violazioni dei diritti umani e descrivere le richieste popolari per non perdere il grande pubblico che ancora raggiungono.

Ma nonostante questo, la tanto decantata “etica giornalistica” è oggi un’eccentricità tra coloro che occupano i grandi podi del giornalismo mondiale. Durante i giorni di lotta popolare degli ultimi mesi in Colombia, la perdita di tale etica è stata più che evidente per l’opinione pubblica e questo ha contribuito a smascherare i legami tra le corporazioni mediatiche colombiane con coloro che hanno violentato senza pietà il popolo.

GERONTOCRAZIA E GIOVENT-ICIDIO DI CLASSE

La cosa più dolorosa di questo nuovo genocidio che è stato commesso principalmente a Cali, ma anche a Bogotà e in altre città del paese, è che l’obiettivo principale è stata la coraggiosa gioventù colombiana.

L’omicidio sistematico e pianificato di giovani che si sta commettendo in America Latina è stato chiamato “giovent-icidio” dal ricercatore messicano José Manuel Valenzuela Arce, e sulla base di questa categoria, il professor Renán Vega Cantor denuncia che in Colombia si sta eseguendo un giovent-icidio di classe.

Il tempo, che gioca sempre a favore di chi è al potere, ha indubbiamente generato un logorio che si è manifestato in una diminuzione dell’intensità della protesta nelle strade che, comunque, a costi altissimi, ha raggiunto grandi risultati che hanno posto la Colombia sull’orlo di una crisi organica e, senza dubbio, hanno seminato un’accumulazione storica che l’opposizione politica istituzionale potrà raccogliere nelle prossime elezioni del Congresso e della Presidenza del 2022.

Ma la cosa più importante di tutte è che la raccolgano i/le giovani dei settori popolari che continuano ad alzare la voce, in processi tanto interessanti come le Assemblee Popolari che si stanno svolgendo nell’ultimo mese in tutto il paese, in cui hanno partecipato le Prime Linee come un attore politico emergente che esprime questa generazione dissidente senza formare un’organizzazione in sé, ma con l’indiscutibile legittimità che le conferisce il radicamento locale e la diversità che ciò implica.

Senza dissimulazione, mentre in quei media controllati dalle mafie che dominano il paese, vengono vittimizzati i mercenari che hanno assassinato il presidente di Haiti e si cerca di minimizzare le denunce su come la Colombia sia diventata la principale fornitrice di mercenari qualificati per USA e Israele per finire ad assassinare presidenti. Criminalizzare la protesta sociale è una linea editoriale sempre più massiccia, con la quale, ad esempio, i giovani che hanno spontaneamente costituito la Prima Linea, nelle loro comunità, soprattutto dal 28 aprile di quest’anno, sono presentati come un unico gruppo che qualificano come terroristi e persino criminale, legittimando così il giovent-icidio che lo Stato criminale sta eseguendo.

Questo giovent-icidio, che contravviene ai più elementari istinti di conservazione di una specie, si aggiunge ad una serie di crimini di Stato. Etnocidio, massacri, omicidi politici, torture, sparizioni e sfollamenti forzati, e memoricidio, in cui giocano un ruolo decisivo queste corporazioni mediatiche mafiose che disinformano il paese.

La Colombia è diventata un degno oggetto di studio per comprendere il capitalismo al suo apice nei paesi del sud. Un’efficiente sinergia tra governo, forze militari e paramilitari, narcotraffico, industria culturale e stampa, al servizio delle corporazioni e della grande potenza ancora egemone. Scenario che la converte anche in trampolino di lancio dell’imperialismo nella regione e modello da esportazione, nonché teatro di operazioni di una guerra multidimensionale dello Stato contro il proprio popolo.

Duecento anni di potere delle stesse famiglie che solo si prendono cura dei propri interessi e subordinano gli interessi nazionali ai disegni USA, rinnovati con i quadri emergenti delle famiglie dei nuovi ricchi nati dal traffico di droga e dal suo lucroso riciclaggio di denaro, hanno consolidato una dittatura dove l’oligarchia tradizionale e le mafie emergenti si sono mescolate spudoratamente e non è più possibile differenziarle facilmente. Duecento anni sono tanti e quel modello è invecchiato.

Il modello della presunta democrazia colombiana che credeva che a spari ci si poteva salvare da una rivoluzione, è oggi una dittatura genocida e “gerontocratica” che ha dimostrato con la forza del sangue che, sebbene la paura del popolo sia permanente, oggi è specificamente la paura della forza del popolo giovane che veramente la fa tremare perché ha finito per assumere il peso della protesta, ben al di là dell’appello iniziale, perché la storia ha posto questa generazione davanti a un panorama desolato in cui rischiare la propria vita è la loro unica alternativa.

Lo stesso ministro della Difesa colombiano, Diego Molano, solo poche ore, fa ha minacciato pubblicamente i giovani della Prima Linea, avvertendo che “non rimarrà uno solo in libertà”, mentre gli organismi di intelligence e i loro gruppi paramilitari continuano a detenere, perseguire e rapire, far sparire e uccidere giovani di tutto il paese.

Abbandonare la gioventù colombiana nelle sue trincee sarebbe un crimine di cui si pentirebbero, prima o poi, le gioventù del mondo ed in particolare della regione ma soprattutto ci pentiremmo le generazioni precedenti che non abbiamo potuto fare quello che questa fa a costo della propria vita.

Le innumerevoli immagini di crudeli omicidi di giovani che hanno percorso il mondo in questi ultimi mesi di Sciopero Nazionale sono la prova più recente che lo Stato colombiano assassina e criminalizza la gioventù in modo sistematico e pianificato, perché per perpetuarsi al potere ha bisogno di mantenere il paese immerso in una guerra senza fine, benché ciò significhi massacrare una generazione.

A loro volta, devono allertare i popoli della regione, perché questo giovent-icidio di classe che si sta commettendo in Colombia non tarderà molto a internazionalizzarsi ancora più se, per ignoranza, egoismo o apatia, si lascia questa generazione a lottare da sola e si permette la normalizzazione di questo crimine brutale.

Fonte: Misión Verdad

Traduzione: cubainformazione.it

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