Gli USA sostengono il trumpismo contro Cuba

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Abbiamo idee e conquiste sacre da difendere, come verità e ragioni, per affrontare il mondo del denaro e delle menzogne, con la stirpe di Baraguá, compromessi con le oltre 3400 vittime del terrorismo USA contro Cuba, i 2099 handicappati fisici e i più di 20000 assassinati dalla dittatura di Batista prima del 1° gennaio 1959, i veri morti, torturati e scomparsi della nostra storia.

Il festino di Miami a fine novembre 2016, dopo la morte del nostro Comandante in Capo Fidel Castro Ruz e l’accesso di rabbia dell’allora presidente Donald Trump, che ha riempito i suoi profili sulle reti sociali con i più irrispettosi e volgari aggettivi contro il dirigente storico della Rivoluzione cubana, suonavano come isolate espressioni di odio ed impotenza, di fronte alla schiacciante costernazione mondiale e ai messaggi di solidarietà per la partenza verso l’eternità di uno statista di caratura mondiale.

Frenetica, la plebaglia della controrivoluzione ha concentrato, in Calle 8 ed in altre strade di Miami, terroristi, mercenari e scrocconi della guerra contro Cuba con incarichi nel Congresso federale e statale. L’uomo che tante volte hanno cercato di uccidere e la Rivoluzione che hanno cercato di rovesciare continuavano ancora vivi.

Tuttavia, la reazione dell’estrema destra della Florida e di Trump ricordava i tempi peggiori della guerra fredda e preannunciava una gelida tormenta per le relazioni bilaterali, poco tempo dopo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi e quando incominciavano a moltiplicarsi i ponti ed accorciarsi le distanze, nonostante le 90 miglia che ci separano.

Le stesse persone che hanno augurato la fine della Rivoluzione dopo il crollo del campo socialista, che hanno offerto milioni per piazzare bombe negli alberghi, abbattere aerei commerciali provenienti da Miami, stimolare esodi di massa, violazioni dello spazio aereo e pretesti di ingerenza di ogni genere, per spaventare qualsiasi normalizzazione o comprensione civile; i promotori delle leggi Torricelli e Helms-Burton, tornavano alla carica e mostravano i denti in discorsi e fotografie minacciose insieme al nuovo presidente presso la sede della Brigata 2506, la sede della CIA ed in altri paraggi.

Trump ha ravvivato l’odio negli USA e, soprattutto in Florida, dove ora ha il suo centro operativo e come consiglieri per il crimine ex concorrenti elettorali, come il senatore Marco Rubio, suo alleato nell’attacco al Campidoglio, espressione della tendenza fascistoide che ha stimolato e globalizzato.

I fumi dell’estremismo, della violenza e del terrorismo contro Cuba hanno superato i confini dei discorsi per riapparire, dentro e fuori l’Isola, con 243 misure ostili con impatto su tutte le sfere della società.

Non si sa esattamente quanti progetti sovversivi all’unisono e azioni segrete, proprie del manuale della guerra non convenzionale, e moltiplicate dal successore Joseph Biden, siano uscite dagli artigli dello stesso gruppuscolo conservatore di congressisti anticubani.

Gli stessi che, da Miami, hanno dato ordine di profanare, all’Avana, i monumenti dell’Eroe Nazionale il 1° gennaio 2020, hanno organizzato un attacco terroristico contro la nostra ambasciata a Washington, all’alba del 30 aprile. Tutto inserito nel copione della guerra mediatica e nello spazio virtuale delle reti antisociali, che incitano ad atti violenti, illegali e inumani, per poi tentare di imporli come legittimi o consumati quando non sono stati ancora realizzati, vittimizzare gli autori e scatenare campagne diffamatorie.

ASSUEFATTI ALLE MENZOGNE

Nessuno sforzo è risparmiato per fabbricare un’immagine di paese nel caos, con totale complicità del governo USA, che mai si è pronunciato contro tali azioni né ha fornito risultati delle indagini, ma coglie l’occasione per presentarle come manifestazioni di malcontento contro il governo e giustificare più blocco, ostilità, generando menzogne o denunce infondate.

Abituati alla nuova era della post-verità di Trump, che sei mesi prima di lasciare la Casa Bianca aveva già registrato 22000 menzogne, ai macellai di Miami risultava facile attenersi alla vecchia pratica degli ideologi hitleriani di inventare le più grossolane falsità sulla situazione a Cuba, scagliarsi contro i nuovi dirigenti del paese e scatenare una virulenta guerra contro la collaborazione medica internazionale e il settore culturale.

Di fronte alla sconfitta di Donald Trump, che aveva contato coi capi della campagna (elettorale) a Miami vincolati al peggio del gossip annessionista, storicamente legato a capi con il monopolio del terrore in Florida, Colombia e località intermedie, hanno messo i soldi per far fallire qualsiasi tentativo di Biden di rendere più flessibile o cambiare la bellicosa politica ristabilita dal magnate.

Condizionamenti e pressioni per la nomina dei nuovi incarichi, previo impegno di posizioni ostili verso Cuba; tentativi di ravvivare la bufala dei presunti attacchi acustici; incitamento all’attività controrivoluzionaria dall’estero, fabbricazione di scioperi della fame e nuovi gruppuscoli, spettacoli mediatici con la partecipazione di artisti emigrati e l’incoraggiamento alla diserzione e all’emigrazione illegale, sono alcune delle principali azioni dell’impalcatura sovversiva, per creare una situazione interna sfavorevole sull’isola, che scoraggerà ogni riavvicinamento e porterà ad esiti negativi.

Nel bel mezzo di una transizione di governo, gli interessi della mafia di Miami non erano diversi da quelli di coloro che ostentano il controllo della Comunità d’Intelligence, del Dipartimento di Stato ed altre entità fondamentali in cui si decidono le direttive di politica estera verso Cuba e dove non si muoverà un capello in direzione opposta al percorso lastricato di Trump.

Il pretesto di questi quasi otto mesi imbarazzanti di Biden è un lento e timoroso studio, senza altri risultati che siano sanzioni e più castighi, di liste nere e immobilismo totale, di continuità del trumpismo e violazione delle promesse elettorali, per realizzare i disegni dei promotori del caos in Campidoglio ed in Florida.

Gli attuali nemici orchestrano rivolte con metodi segreti, finanziano delinquenti e mercenari che vanno dall’attentare contro i busti di Martí, sin contro gli ospedali ed i bambini. Tutto ciò che promuove il disordine, la violenza, l’anarchia e persino la morte è valido per i cavernicoli della guerra non convenzionale.

La licenza di tre giorni per uccidere non è più un requisito dei terroristi di Miami, è un’ossessione di coloro che generano rivolte, attraverso reti sociali, per poi magnificarle per la stessa via; globalizzarli dai monopoli dell’informazione nelle mani degli USA; provocare arresti e poi manipolare le loro famiglie e aggiungerle alla guerra; far di tutto una notizia orribile su Cuba e il suo Governo; conquistare con la menzogna sanzioni internazionali contro il paese e antipatie interne ed esterne; creare assuefatti alle menzogne che credano a tutto ciò che gli viene detto da Miami e altrove, e non credano a nulla di ciò che si generi dai media locali o da personalità e istituzioni ufficiali.

Fabbricare «apolitici», «indefiniti», «confusi», «centristi», «nuovi destri», anticomunisti, non è uno scopo esclusivo di progetti o programmi sovversivi dell’USAID con diverse maschere, è una meta a breve termine delle reti sociali e delle piattaforme al servizio dei centri di sovversione made in USA.

Abbiamo idee e conquiste sacre da difendere, come verità e ragioni, per affrontare il mondo del denaro e delle menzogne, con la stirpe di Baraguá, compromessi con le oltre 3400 vittime del terrorismo USA contro Cuba, i 2099 handicappati fisici e i più di 20000 assassinati dalla dittatura di Batista prima del 1° gennaio 1959, i veri morti, torturati e scomparsi della nostra storia.

Fonte: Granma

Traduzione: cubainformazione.it

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