Brasile: le donne indigene marciano per i diritti

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Più di mille donne indigene di tutte le regioni del Brasile hanno partecipato ieri alla Seconda Marcia delle Donne Indigene che chiedono giustizia, libertà e la demarcazione delle terre ancestrali.

Gli organizzatori hanno indicato che tale azione era prevista per giovedì, ma di fronte alle minacce dei sostenitori del presidente Jair Bolsonaro, l’Articolazione Nazionale delle Donne Indigene Guerriere dell’Ancestrale (Anmiga) ha deciso di riprogrammarla.

In un comunicato, Anmiga sottolinea che la decisione è stata presa per garantire la vita delle donne, degli anziani, dei giovani e dei bambini presenti alla mobilitazione che si avvicinerà alla sede del Supremo Tribunale Federale (STF).

Gruppi estremisti, fascisti e armati, molti dei quali identificati con magliette con la scritta Agro, continuano a invadere la Spianata dei Ministeri, con la connivenza del governo del distretto federale e a sostegno di Jair Bolsonaro. Per questo motivo, la zona è bloccata”, avverte la nota.

L’organizzazione sottolinea che la marcia, con il tema Native Women: Reforesting Minds for the Healing of the Earth, scenderà “nelle strade con i nostri corpi e le nostre voci che risuonano nella lotta per la giustizia, per la libertà e per la demarcazione delle nostre sacre terre ancestrali”.

Il fatto che siamo a Brasilia in difesa del nostro territorio, dei nostri antenati, è già una resistenza, ha sottolineato la segretaria nazionale delle donne del Partito dei Lavoratori (PT), Anne Moura.

Oltre alla marcia verso la Corte Suprema, un’udienza pubblica sulla violenza contro le donne indigene e un giro di colloqui con le attiviste native PT sono previsti per venerdì.

La riunione sarà tenuta dalla Commissione della legislazione partecipativa della Camera federale, con la partecipazione del banco parlamentare del partito.

Le donne indigene rimangono anche unite a più di mille manifestanti che sono accampati da tre settimane per accompagnare l’esito del processo nel STF sulla demarcazione delle terre native.

La corte ha ripreso giovedì il processo che stabilisce i parametri per risolvere le controversie sulla questione, ma non ha ancora concluso il dibattito, che riprenderà mercoledì prossimo.

Il giorno prima, il giudice della Corte Suprema Edson Fachin ha confermato il suo voto contro il cosiddetto quadro temporale che limita questa giurisdizione, sostenendo che la Costituzione garantisce ai popoli indigeni il diritto ai territori che hanno tradizionalmente occupato.

Pertanto, ha osservato, questo diritto non può essere limitato solo a coloro che si trovavano nelle zone al momento della promulgazione della Magna Carta nell’ottobre 1988, come difendono le entità agroalimentari.

Fonte: Prensa Latina

Traduzione: italiacuba.it

 

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