I diversi 11 settembre

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Questo 11 settembre persone di tutto il mondo ricorderanno le vittime degli attacchi contro le Torri Gemelle di New York. Più di 3000 vite strappate, alcune delle quali di origine cubana. I loro parenti ancora oggi non si sono ripresi dalla perdita e in alcuni casi non hanno nemmeno potuto ricevere i resti fisici dei loro cari.

Grazie ai media e al nascente internet, un evento locale è diventato globale in un istante e si è creata un’immagine degli USA come unica vittima di attacchi, che non corrispondeva con gli antecedenti storici.

Quel fatto ha segnato uno spartiacque in termini di definizione del termine Terrorismo nel patrimonio politico USA ed è stato utilizzato come giustificazione affinché la Casa Bianca lanciasse un gruppo di azioni militari contro diversi paesi, a costi umani ed economici che si hanno moltiplicato per centinaia di volte il peso della tragedia di quella grigia mattinata a Manhattan.

Paradossalmente, le commemorazioni di quest’anno avranno come sfondo il dibattito generato dal precipitoso ritiro USA dall’Afghanistan, che costituisce la caduta del sipario su un conflitto durato 20 anni e che ha ridefinito la capacità (o la mancanza di essa) degli USA di lanciare e sostenere conflitti bellici su larga scala all’estero.

A distanza di quattro lustri, la giurisprudenza USA si appresta ora a giudicare l’individuo che considerano il principale responsabile degli attacchi, azione che aggiungerà ulteriori dubbi rispetto a quelli già esistenti rispetto alla versione ufficiale dei fatti, che in riassunto affermava che: un piccolo numero di stranieri di origine araba si sono addestrati negli USA, hanno burlato l’intelligence di quel paese per mesi, nello stesso giorno hanno aggirato i controlli di sicurezza di diversi aeroporti e sono stati capaci di pilotare aerei di elevata complessità tecnica, per schiantarli sui loro obiettivi con una mira millimetrica.

Resta ancora da spiegare come un aereo passeggeri decollato dall’aeroporto Nazionale (oggi Ronald Reagan) in Virginia per proiettarsi nell’angolo, come lo ha fatto, contro un lato dell’edificio del Pentagono, senza lasciare tracce sull’erba che lo circonda né sulle strade circostanti. Nonostante sia una zona di intenso traffico automobilistico, non è rimasta per la storia neppure una sola foto, né nessun’altra registrazione di parti e pezzi dell’aereo, che avrebbero dovuto essere sparsi per tutta l’area dopo l’esplosione.

Questa è una ferita ancora aperta nella società USA, che potrebbe non chiudersi mai, tra l’altro per la mancanza di una spiegazione credibile e definitiva.

L’11 settembre aveva già una connotazione molto dolorosa per i cubani da 21 anni prima, poiché quello stesso giorno, ma del 1980 e nella stessa New York City, il diplomatico Félix García Rodríguez fu assassinato per mano dell’organizzazione controrivoluzionaria Omega 7.

A Cuba ed in America Latina si ricorda, in modo molto presente, anche l’11 settembre 1973, quando si è prodotto l’assassinio di Salvador Allende ed il colpo di stato contro un governo socialista eletto dal popolo.

In entrambi gli eventi, le agenzie federali USA hanno avuto partecipazione e responsabilità, nonostante il fatto che uno fosse in territorio nazionale e l’altro all’estero e nessuno dei due fosse riconosciuto come atto terroristico.

Al trionfo della Rivoluzione cubana e al prodursi della prima ondata di emigrati verso gli USA, in pochi giorni venne creata la prima organizzazione terroristica con il nome di Rosa Blanca, guidata dall’ex senatore batistiano Rafael Díaz Balart e dall’ex ufficiale di polizia del dittatore, Merob Sosa. Questo è stato solo l’inizio di una lunga lista di gruppi e personaggi che hanno usato, per anni, la violenza come principale arma politica contro Cuba.

I membri di quei gruppuscoli hanno costituito parte del campione sociale in cui la Central Intelligence Agency ed altre entità hanno reclutato personale per l’invasione di Playa Girón, per l’Operazione Mangusta e per molti altri piani che si sono successivamente sviluppati contro l’isola.

La CIA è giunta a contare 400 ufficiali e operativi toreando terroristi nella Miami negli anni ’60 del XX secolo, accumulando una fortuna incalcolabile che, in una certa misura, giustificava il “successo imprenditoriale cubano” in quella città, fino all’arrivo massiccio dei narcotici, negli anni ’80, che ha portato l’azienda ad altri livelli.

La compravendita del terrore a Miami ha raggiunto estremi inimmaginabili, pubblicamente riconosciuti dagli ex dirigenti della CIA all’Avana nel 2001, nelle sessioni dell’evento ‘40 anni di Playa Girón’. Assolutamente chiunque presentasse un piano di attentato contro Fidel Castro, di attacco ad uno zuccherificio o ad un asilo a Cuba riceveva un finanziamento immediato. Doveva essere solo soddisfatto il principio della negazione plausibile: non potevano apparire tracce che mettessero in collegamento il terrorista esecutore con l’esecutivo USA.

Non erano anni in cui si parlasse di voti, programmi, borse di studio, dissidenti, opposizioni, correnti alternative, pseudoartisti, stampa alternativa. Quell’armamentario è arrivato dopo. La controrivoluzione cubana è nata tra dinamite e munizioni, per quanto ora cerchi di negare i suoi antecedenti e appaia raffinata.

I terroristi di origine cubana avevano sia un valore ad uso interno per i politici USA (Richard Nixon-Watergate) sia per  azioni di politica estera dell’esecutivo (Ronald Reagan-Guerra in America Centrale). Hanno contribuito a promuovere il terrore interno negli USA, come nell’attentato all’ex ministro degli Esteri cileno Orlando Letelier, nel cuore di Washington, nel 1976, o il brutale assassinio dell’attivista cubano Carlos Muñiz Varela, a Portorico nel 1979.

Sebbene Reagan abbia promosso alcuni dei principali operativi terroristici cubani alla scala di attivisti politici, riuniti nella Fondazione Nazionale Cubano Americana, molti di loro hanno continuato ad indossare uniformi mimetiche sotto la giacca e la cravatta.

Anche sul suo letto di morte, negli anni ’90, il dirigente della FNCA finanziava e organizzava atti terroristici all’Avana, che hanno causato ingenti danni materiali e la morte di un turista italiano (Fabio di Celmo ndt). Molto vicino all’11 settembre, un gruppo di veterani della dinamite ha progettato, nel 2000, di far saltare in aria l’auditorium dell’Università Nazionale di Panama, dove avrebbe parlato il presidente cubano. La lista di fatti simili è infinita ed è ben documentata sia dai centri di ricerca cubani che da documenti USA declassificati.

video denuncia Fidel

In essa si dovrebbe includere anche il processo giudiziario e mediatico svolto a Miami contro Cinque cubani infiltrati tra gruppi terroristici di origine cubana. Con l’obiettivo di proteggere quest’ultimi, le agenzie federali USA hanno commesso ogni tipo di violazione legale, per vendere come spionaggio un atto che non lo era e per seppellire a vita, in remote carceri,  uomini che solo difendevano la sicurezza nazionale del loro paese.

E poi sono arrivate quelle terribili immagini del World Trade Center che cade a pezzi.

Negli USA, bruscamente, sono aumentati i finanziamenti dedicati alle questioni della sicurezza, si sono cambiate le procedure, la polizia è stata ulteriormente militarizzata, gli accessi agli edifici federali, che prima erano totalmente pubblici, sono stati chiusi, sono sorte centinaia di nuove società per la protezione fisica di proprietà e persone. Ma anche l’FBI ha visitato, porta a porta, diversi personaggi di origine cubana per dire loro chiaramente che c’era un cambiamento fondamentale nelle regole del gioco e che dovevano usare altre strategie.

All’epoca era al potere il governo di George W. Bush, famiglia che aveva legami strutturali con la dirigenza terroristica di origine cubana, che andavano dai legami di Bush padre con quelli dai tempi in cui operava come ufficiale operativo della CIA sino a direttore dell’agenzia. Il più giovane dei fratelli, Jeb Bush, che ha iniziato la sua formazione politica come stagista in uno degli uffici congressuali dei rappresentanti di origine cubana, in quel mentre, era il governatore della Florida.

Da quel fatidico 11 settembre, sebbene si producessero ancora fatti isolati di natura violenta contro Cuba, come tendenza si è registrata una riduzione degli stessi, di fronte alla contraddizione che gli USA non potevano apparire apertamente come uno stato sponsor del terrorismo mentre, presumibilmente, stava conducendo una campagna internazionale per eliminare il flagello. È stato un cambiamento nelle apparenze, niente di più.

Queste nuove regole hanno causato spaccature e cambiamenti tra le principali organizzazioni di origine cubana con sede negli USA. Da un lato, quelli della linea dura si sono staccati da quelle formazioni che hanno accettato il comandamento federale, mentre altri sono, praticamente, usciti dalla scena pubblica e si sono dedicati a scrivere poesie, o a collezionare vecchie auto.

Da molto tempo, prima del 2001, erano sorti nel Congresso USA i programmi di cambio di regime contro Cuba, ma a partire da allora si sono rafforzati. Lo stesso Bush ha articolato forse la più complessa di tutte quelle mostruosità da molto tempo, con la creazione della Commissione per l’Assistenza ad Cuba Libera. Sebbene le azioni terroristiche armate contro Cuba siano diminuite, per otto anni sono aumentate, in forma vertiginosa, le azioni di strangolamento dell’economia cubana ed i tentativi di isolare il paese a livello internazionale.

Quindi, questo 11 settembre avrà, nuovamente, significati diversi per tutti, ma in un momento in cui sono ancora in vigore misure estreme contro Cuba, per tutti varrà la pena ricordare che gli agnelli di oggi sono figli dei lupi di ieri.

Alcuni di coloro che oggi occupano posizioni sull’isola o all’estero che hanno facciata di mondo accademico, di cultura o di altri settori sociali nobili, che promuovono, in forma blanda, un’esplosione sociale a Cuba, intendono, semplicemente, raggiungere lo stesso obiettivo di quei terroristi, ma con altri mezzi. Sono montati su un’opzione che non ha un dopo, tranne la terra bruciata. Hanno fatto una transizione dalla sedia elettrica all’iniezione letale, solo questo.

Coloro che propugnano le presunte libertà a Cuba dal sud della Florida dovrebbero dimostrare che loro le sfruttano e almeno una volta e provare a gridare: Abbasso Batista (almeno la prima volta), Abbasso il terrorismo, No alla guerra, Abbasso l’industria dell’odio, No alla violenza della polizia, Sicurezza medica per tutti, Viva l’agenda della famiglia cubana, Fine della disoccupazione, vaccini gratuiti contro il COVID19 per tutti, o qualche altro slogan simile.

Possiamo  scommettere che agirà contro di loro il terrore invisibile e raffinato di quell’ambiente: non troveranno lavoro, chiederanno loro di cambiare la scuola del figlio, appariranno debiti bancari non onorati, risponderanno loro che non c’è prenotazione in qualsiasi ristorante, scriveranno manifesti sulle porte delle loro case, frequentemente i loro veicoli avranno le gomme bucate, sentiranno rumori vicino casa ogni notte, il gatto smetterà di miagolare, per non parlare dei giudizi sommari nelle reti sociali.

Questo 11 settembre ci rammarichiamo, a Cuba, di tutte le morti ed i danni causati dal terrorismo, ovunque nel mondo e faremo l’impossibile affinché fatti come questi non si ripetano mai più. Faremo anche uno sforzo per conoscere meglio la storia, affinché non ci vendano un futuro che non ci interessa.

Fonte: CUBADEBATE

Traduzione: cubainformazione.it

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