Gli USA ed i suoi 62 anni di sconfitte a Cuba

Print Friendly, PDF & Email

Gli yankee non apprendono dai loro fallimenti, perché le loro guerre sono un affare economico di cui vivono molte società e persone, principalmente il complesso militare industriale, la CIA, la National Security Agency, politici che raggiungono posti al Congresso e persino importanti giornali USA che sono favoriti con i profitti, ma il vero perdente è il popolo che suffraga, con le sue tasse, le spese multimilionarie.

La guerra contro il popolo vietnamita è durata undici anni e quella dell’Afghanistan venti, ma quella che stanno conducendo contro Cuba dura da 62 anni, senza raggiunge i propri obiettivi, solo sconfitte e soldi persi in una causa che mai vinceranno.

I piani per rovesciare la Rivoluzione cubana sono stati molteplici e vari, dal terrorismo; alla creazione di organizzazioni controrivoluzionarie;  spionaggio; bande militari nelle montagne; invasione militare; attacchi contro mercantili e pescherecci; guerra biologica contro flora e fauna; piani per assassinare i suoi dirigenti, guerra economica, commerciale e finanziaria; sviluppo di azioni di sovversione politica; impiego di ONG schermi della CIA; sino al tentativo di preparare dirigenti di comunità, tra la gioventù, con corsi impartiti all’estero.

Nulla ha dato risultato ed è per questo che ricorrono alla tecnologia delle comunicazioni per cercare di mobilitare i giovani, utilizzando notizie false e travisate, come hanno fatto l’11 novembre 2020, sulla base dello spettacolo mediatico che hanno fabbricato nel quartiere di San Isidro con uno pseudo artista senza opera riconosciuta e l’11 luglio 2021, approfittando della situazione creata dalle limitazioni alimentari e di altre forniture, nel bel mezzo della pandemia di Covid-19.

Errore dopo errore per la disperazione di rovesciare il socialismo cubano, senza valutare che il popolo non è quello delle reti sociali, è in ogni casa e strada di Cuba, cosciente di chi sono i nemici del paese.

Joe Biden, in cerca di voti tra gli elettori della Florida, si lascia trascinare e persino modificare la propria agenda pianificata verso Cuba, mantenendo indenne la politica stabilita da Donald Trump, ma neppure così è riuscito a volgere la bilancia a suo favore.

La dottrina di Gene Sharp, della Lotta Non Violenta, non ha dato risultati a Cuba, perché la Rivoluzione è sorta dal popolo e per il popolo e nessuno vuole ritornare al capitalismo che soffoca i popoli, come accade nei paesi latinoamericani in cui (i popoli) vanno in piazza per esigere benefici sociali di cui godono i cubani, nonostante la guerra economica e finanziaria, o a emigrare in massa, verso gli USA, fuggendo dalla miseria, dalla fame e dalla morte, nel sistema capitalista.

Sharp specializzato nella sovversione, candidato al Premio Nobel, ha potuto godere della sconfitta di Slobodan Milosevic, in Serbia, e Viktor Yanukovich, in Ucraina, ma non della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, né a Cuba, nonostante le lezioni che ha impartito ai cosiddetti “dissidenti”.

Lo stesso è accaduto al polacco Lesch Walesa, che nel suo Istituto ha accolto diversi controrivoluzionari cubani, tra cui Yoani Sánchez, Eliecer Ávila, Berta Soler, Antonio González-Rodiles e perfino il venezuelano Leopoldo López. Nessuno ha potuto formare una vera massa di oppositori alla Rivoluzione nonostante le direttive impartite che “per poter vincere è importante avere dirigenti responsabili”.

In una delle sue conferenze con gli “oppositori” finanziati dagli yankee, il collaboratore della CIA, Dagoberto Valdés, di Pinar del Rio, ha chiesto consiglio a Walesa, per riuscire nel suo sogno di rovesciare la Rivoluzione, spiegandogli che aveva quattro temi su cui lavorare: “Esigere la liberazione di tutti i prigionieri politici; la fine della repressione contro l’opposizione; ratifica dei Patti sui Diritti Umani e riconoscimento della società civile quale valido interlocutore”

Il polacco ha risposto: “Devono prepararsi e organizzarsi molto bene, non solo per quello che stanno facendo ora, bensì per quello che viene dopo. Devono creare leggi che tutelino i diritti della gente e se queste esistono già, allora ci si deve chiedere se gli individui le stanno usando per comportarsi da cittadini. Altri devono insegnare a usarle e una parte di voi deve preparare le proposte economiche”.

Alla domanda della blogger Yoani Sánchez: Crede che le numerose pubblicazioni indipendenti e le nuove tecnologie aiutino a che la gente sia più informata e provocare il cambio di governo?

Walesa ha risposto: “Uso molto le nuove tecnologie, tuttavia, sebbene la tecnologia e l’informazione aiutino molto in qualsiasi processo democratico, ci sono anche informazioni che possono rallentarlo. Hanno bisogno di una moltitudine di gente che dica: Da domani cambieremo il nostro paese e non solo basta crederlo, bisogna scendere in piazza, bisogna giungere sino alle fabbriche per convincere gli altri, ma per questo bisogna costruire strutture con dirigenti responsabili”.

Ecco perché non è un caso che alcuni a Miami ora rilancino: Ogni protesta e manifestazione nell’esilio è importante, ma non è paragonabile alle proteste interne che possono verificarsi a Cuba. È lì che l’esplosione sociale può porre fine alla dittatura comunista”. “Attualmente, si propone un rinnovamento dell’esilio storico, unito, con più forza che mai, per, in questo modo e con un’azione congiunta con le forze interne a Cuba, ottenere l’emancipazione di quel cattivo concetto chiamato comunismo”.

Sembra che siano ciechi coloro che non vedono che 62 anni di azioni contro la Rivoluzione non hanno potuto nulla contro il popolo cubano.

Hanno cercato di ricorrere a Internet per mobilitare, l’11 luglio, un gruppo di persone, tra cui criminali aggressivi che hanno dimostrato fino a che punto siano capaci di arrivare ma hanno ottenuto solo il rifiuto della maggioranza del popolo cubano, in tutta l’isola.

La strategia era creare l’illusione che ci fosse un movimento interno che stesse guadagnando appoggio popolare, producendo le etichette: #SOSCuba, #SOSMatanzas, promosse da Bots.

Insieme a ciò, varie Fake News su Cuba con foto, video o falsi riferimenti alle proteste, con l’obiettivo di incrementare la corrente di opinione negativa sul governo e la sua risposta di fronte alle rivolte. Immediatamente, l’estrema destra cubana a Miami ha richiesto l’intervento militare e il bombardamento di truppe internazionali a Cuba, guidate dagli USA, richiesta sostenuta da diversi youtuber.

Disperazione e frustrazione per tante sconfitte, nel vedere che non potevano concretizzare i loro illusori piani, perché come affermò José Martí: “Quando ci sono molti uomini senza decoro, ce ne sono sempre altri che hanno in sé il decoro di molti uomini”.

Fonte: El Heraldo Cubano

Traduzione: cubainformazione.it

Potrebbero interessarti anche...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: