La colpevolezza della CIA nel crimine dell’aereo cubano alle Barbados

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Non smetterò mai di scrivere di questo orrendo evento che ancora ci riempie di tristezza e indignazione, né di denunciare la CIA come una delle sue principali cause.

In mezzo al profondo silenzio di un milione di cubani riuniti nella storica Plaza de la Revolución all’Avana, il 15 ottobre 1976, il Comandante in Capo Fidel Castro faceva le onoranze funebri delle 73 vittime del crimine delle Barbados, il 6 ottobre di quell’anno. In quel giorno di lutto, Fidel fece conoscere al mondo il testo di un messaggio segreto della CIA indirizzato ad un suo mercenario a Cuba, tre giorni dopo l’attentato, in cui chiedeva: “Qual è la reazione ufficiale e privata sugli attentati con bombe contro uffici cubani all’estero? Cosa faranno per evitarli e prevenirli? Chi si sospetta essere il responsabile?”

Lo stesso Fidel si chiedeva di fronte a simili domande della CIA: “Perché la CIA voleva sapere quali misure sarebbero state prese per evitare e prevenire atti terroristici? All’inizio abbiamo dubitato che la CIA avesse organizzato direttamente il sabotaggio o l’avesse elaborato, accuratamente, attraverso le sue organizzazioni di copertura composte da controrivoluzionari cubani; ora siamo fortemente propensi alla prima tesi. La CIA ha avuto una partecipazione diretta alla distruzione dell’aereo della Cubana alle Barbados”.

Fidel non si sbagliava. Il crimine si inseriva con assoluta precisione nella successione di eventi che venivano producendosi in quel tragico anno pieno di aggressioni e attentati terroristici contro Cuba all’estero, da parte di mercenari ingaggiati che agivano su mandato della CIA.

Anni dopo, a seguito del lavoro di ricerca storica, abbiamo appreso che nel giugno 1976 le principali organizzazioni terroristiche anticubane, operanti dagli USA, erano state convocate nella città di Bonao, Repubblica Dominicana, per estendere il terrorismo internazionale contro Cuba. Un nuovo gruppo chiamato Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU) integrò i tradizionali gruppi fascisti, alcuni guidati dalla stessa CIA, tra cui Azione Cubana, Brigata 2506, Fronte di Liberazione Cubano, Alpha 66, Abdala e Movimento Nazionalista Cubano. Al timone fu designato il terrorista Orlando Bosch Ávila. Il CORU sarebbe la testa visibile. Ci sono prove della presenza del terrorista Luis Posada Carriles a Santo Domingo, in quel momento, strettamente legato agli atti più violenti.

I particolari di questo incontro erano conosciuti, in dettaglio, dall’FBI e dalla CIA i cui agenti, sotto copertura, erano presenti. Lì appresero, mesi prima del crimine delle Barbados, delle intenzioni di questi gruppi terroristici di far esplodere un aereo cubano in volo.

Diversi autori concordano che quell’incontro fosse una manovra della CIA per allontanare dal territorio USA le azioni di quei gruppi più aggressivi che avevano creato grave instabilità per gli atti terroristici e attentati personali che avevano provocato anche la morte di cittadini USA e ingenti perdite materiali a quel paese.

Un ufficiale veterano della Divisione antiterrorismo della polizia di Miami dichiarò anni dopo “… i cubani realizzarono l’unione del CORU su richiesta della CIA… gli USA appoggiarono l’incontro per averli tutti, di nuovo, nella stessa direzione, sotto il controllo USA. Il segnale di base fu avanti e fate quello che volete, fuori dal territorio nordamericano … “

Una visione più dettagliata di quella ferocia è fornita da un’indagine storica condotta dal nostro Centro di Ricerche Storiche della Sicurezza dello Stato. Nel gennaio 1975 un’esplosione aveva causato quattro morti e due feriti a Porto Rico. A febbraio, una bomba fu disinnescata negli uffici della compagnia aerea colombiana in quest’ultimo paese. A marzo, due ordigni esplosero in un ufficio del turismo a Panama che vendeva biglietti per Cuba e presso il consolato del Costa Rica nella città di Los Angeles, in California. A maggio e luglio due bombe esplosero nelle ambasciate del Venezuela e Costa Rica, nella città di Washington.

A luglio, una nave portoricana fu sabotata a San Juan, Porto Rico. A ottobre altre due bombe esplosero a Miami, mentre il 29 dicembre un altro ordigno esplose nella sala bagagli della linea aerea dominicana all’aeroporto La Guardia, a New York, provocando 13 morti e 75 feriti, fatto terroristico senza precedenti negli ultimi anni in quel paese.

Dopo l’incontro di Bonao, l’FBI e la CIA appreso per bocca dei loro agenti i commenti di Orlando Bosch in un incontro tenuto con altri terroristi cubani in cui espresse la sua disposizione a fare “qualcosa in più” contro Cuba quando concludessero con Orlando Letelier, ex ministro dell’Unità Popolare Cilena, assassinato nel bel mezzo della strada, il 26 settembre 1976, nella città di Washington, per mano di terroristi cubani e agenti della DINA cilena del dittatore Augusto Pinochet.

Secondo documenti declassificati, il terrorista e agente della CIA Luis Posada Carriles commentò, in un’altra occasione, che “avrebbero abbattuto un aereo cubano e che Bosch aveva i dettagli”. Questa conversazione ebbe luogo a pochi giorni dall’orrendo crimine senza che la CIA o l’FBI applicassero alcuna misura per dare seguito a questi piani e impedire un evento così mostruoso.

Quasi quarant’anni dopo, nel giugno 2015, sarebbero emerse nuove prove della complicità della CIA in questi eventi. Il Dipartimento di Stato USA aveva declassificato documenti, datati ottobre e novembre 1976, in cui l’allora segretario Henry Kissinger esprimeva la sua preoccupazione per i legami della CIA con gruppi terroristici di origine cubana, e in particolare con alcuni di quelli coinvolti nell’abbattimento dell’aereo della Cubana de Aviación; ma secondo questi rapporti l’agenzia negò ogni coinvolgimento.

Un nuovo memorandum di intelligence declassificato del Dipartimento di Stato USA, del 19 ottobre 1976 (solo tredici giorni dopo il crimine), richiedeva nuove risposte e commenti da parte della CIA sull’evento. La prima di quelle domande metteva il dito nella piaga perché rifletteva chiaramente la preoccupazione di Henry Kissinger: la CIA ha avuto rapporti con l’agenzia investigativa di Posada o con qualche affare che egli avrebbe potuto avere?

Nuove prove sarebbero venute alla luce quando, il 16 settembre 2015, la CIA  declassificò 2500 documenti (circa 19000 pagine) sui rapporti quotidiani che regolarmente offriva ai suoi presidenti in carica, fino al 1977, noti come “The President’s Daily Brief”.

Un’attenta ricerca del rapporto quotidiano, corrispondente al 7 ottobre 1976, quando erano trascorse meno di 24 ore dal crimine, la CIA informava “che era probabile che Cuba incolpasse i militanti cubani esuli e forse gli USA per l’incidente di ieri dell’aereo cubano”.

La CIA riconosceva in quel rapporto, tra le cancellazioni di alcuni paragrafi come è usuale in questi documenti, che “terroristi dall’esilio cubano” fossero  coinvolti in diversi attentati contro installazioni cubane all’estero, negli ultimi mesi, inclusi tentativi falliti di far esplodere un aereo in volo.

Il giorno dopo, nel rapporto informativo segreto dell’8 ottobre, la CIA dava continuità alle informazioni fornite al suo presidente, aggiungendo che dal giugno 1976 “organizzazioni dell’esilio erano state responsabili degli attacchi contro funzionari cubani, installazioni e organizzazioni “pro Castro” in Barbados, Colombia, Costa Rica, Giamaica, Trinidad Tobago e Panama e Messico”.

Ma quelle opinioni date dalla CIA al presidente Ford erano ciniche e bugiarde poiché nascondevano la verità su quanto stava accadendo in quel periodo. La CIA era responsabile di questa offensiva criminale scatenata nel continente non solo contro le organizzazioni filo-Castro, come la chiamavano con disprezzo, ma anche contro ambasciate cubane e loro diplomatici, nonché contro società della Cubana de Aviación realizzate dal loro stesso dispositivo terroristico paramilitare che operava dal Venezuela.

Quel meccanismo terroristico segreto operava dalla città di Caracas e da una filiale a Valencia, nello stato di Carabobo ed era composto da mercenari cubani e venezuelani, molti dei quali ex membri della polizia segreta di quel paese, sotto la direzione di uno dei i principali agenti della CIA nella regione sudamericana, Luis Posada Carriles.

Quell’agenzia di investigatori privati ​​chiamata “Investigaciones Comerciales e Industriales, Compañía Anónima” (ICICA), era la copertura di un pericoloso centro sovversivo contro Cuba per la regione caraibica e sudamericana, senza dubbio una potente “task force”, al servizio della CIA, a cui faremo riferimento in seguito.

Nei primi giorni di ottobre 1976, da quel luogo sarebbe uscito il comando paramilitare, composto dagli assassini Freddy Lugo e Hernán Ricardo dipendenti di quell’agenzia, e gli esplosivi al plastico C-4, ad alto potere detonante, che fecero esplodere, in volo, l’aereo cubano.

Non abbiamo prove che la CIA abbia riferito queste circostanze al suo presidente nei successivi rapporti quotidiani.

Quando Luis Posada Carriles fu trasferito dalla CIA, nel 1967, al suo nuovo lavoro di repressore in Venezuela, la controrivoluzione interna a Cuba era stata schiacciata.

La stazione della CIA a Miami JM-Wave iniziò a limitare le sue operazioni di guerra sporca contro il territorio cubano dopo lunghi anni di crimini e aggressioni. Furono smontati i radar di comunicazione o le mitragliatrici pesanti ed i cannoni senza rinculo da 57 mm da decine di imbarcazioni pirata, che furono rivendute all’asta ad altri proprietari. Lussuose ville, nelle isolette floridiane, usate dalla CIA e dai suoi mercenari come case segrete e punti di imbarco per imbarcazioni armate furono vendute.

Sebbene quella potente logistica bellica e la sua sede principale a Miami fossero smantellate, le azioni paramilitari contro pescherecci o altre installazioni costiere cubane sarebbero continuate ancora per qualche anno. Era in atto un cambio strategico nella politica del terrore contro Cuba, diretto soprattutto contro i suoi interessi nel mondo. I nuovi “bersagli” sarebbero state le nostre ambasciate, consolati e funzionari diplomatici e commerciali, rappresentanze delle compagnie aeree o marittime cubane o di qualsiasi paese che mantenesse qualche legame con Cuba.

La CIA non abbandonò mai i suoi brillanti alunni di Fort Benning che integrarono i suoi distaccamenti paramilitari in JM WAVE a Miami che, molti anni dopo, si sarebbe convertito in modello per gli attuali centri “antiterrorismo” della CIA nel mondo.

I suoi principali agenti di origine cubana furono inviati, in questa nuova fase, come “consiglieri” controinsurrezionali ai governi filo-yankee in America Latina, per reprimere ogni accenno di Rivoluzione. Félix Rodríguez Mendigutía, il vecchio amico di Luis Posada, era partito per la Bolivia per partecipare, come agente CIA, alle operazioni contro il guerrigliero eroico Ernesto Che Guevara. In seguito sarebbe stato inviato in Ecuador, Perù, Vietnam, Nicaragua ed El Salvador, in quest’ultimo luogo avrebbe partecipato, insieme a Posada, alla guerra sporca in Centroamerica agli ordini diretti della Casa Bianca.

Nel 1967 Posada Carriles fu “assegnato” a Caracas, Venezuela, come mercenario sotto copertura per la CIA, transitando per le sue agenzie di intelligence fino a ricoprire una posizione importante nella Direzione dei Servizi di Intelligence e Prevenzione (DISIP) del tempo. I suoi principali compiti erano in linea con la sua funzione criminale, come eliminare focos di “insorti” e sostenere il lavoro di spionaggio della CIA nell’ambiente diplomatico ostile agli USA e nelle alte sfere della politica locale.

Questa nomina di Posada non fu casuale, costituì una posizione di fiducia in un paese con grandi interessi economici e geopolitici per gli USA nell’area dei Caraibi e Sudamerica, molto vicino a Cuba per profondi legami storici.

Anni dopo, secondo gli studi di uno degli esperti del Centro di Ricerche Storiche della Sicurezza dello Stato, George Bush (padre) nella sua qualità di direttore della CIA, nel 1976, espresse, privatamente, all’allora capo della DINA cilena, il generale Juan Manuel Contreras Sepúlveda, durante un incontro a Washington, che la DISIP era stata ristrutturata con la partecipazione di agenti cubani al servizio dell’agenzia, suggerendogli che al suo ritorno in Cile passasse per Caracas e visitasse questo organo di polizia. Secondo Contreras, durante il suo viaggio in Venezuela incontrò agenti cubani in quel paese. Uno di loro era Luis Posada Carriles.

La “ristrutturazione” dei servizi repressivi venezuelani includeva significative risorse materiali e finanziarie volte a rafforzare quel dispositivo poliziesco. Posada Carriles faceva riferimento a questo tema, pur senza menzionare la CIA: “… La polizia era migliorata incredibilmente. Corsi all’estero, istruttori ben pagati, oltre all’acquisizione di costose ma efficientissime apparecchiature per intercettare i telefoni, per “sonorizzare” stanze con trasmettitori nascosti, l’acquisizione di auto per pattugliare, moto e, soprattutto, risorse economiche sufficienti per stabilire reti di collaboratori in hotel, ristoranti, mezzi a noleggio, ecc, supportavano le nostre operazioni, collocando un certo “cliente” in una camera d’albergo precedentemente “sonorizzata” o indirizzandolo verso un tavolo “lavorato” nel ristorante. Il più costoso, ma anche il più fruttuoso dei dipartimenti, era quello di “controllo e manipolazione di fonti vive” o informatori. Le aree di interesse del Corpo erano i gruppi sovversivi di sinistra, i militari con tendenza golpista, gruppi politici e finanziari, determinate personalità e qualsiasi settore della popolazione che fosse interessante per il governo, erano penetrati e infiltrati dai nostri agenti…” [2]

Posada Carriles non abbandonò le sue azioni terroristiche contro Cuba, in quegli anni, bensì le intensificò a partire dal mantello ufficiale offertogli dal suo nuovo incarico nella DISIP in cui fu nominato Commissario, il 4 ottobre 1971. Questa nomina gli diede maggiori possibilità di continuare altre azioni di interesse per la CIA che portava avanti da anni addietro.

Nel 1974, a causa di disaccordi con il nuovo governo venezuelano di Carlos Andrés Pérez, Posada Carriles fu costretto a dimettersi, creando una difficile situazione operativa per la CIA. Ma da un giorno all’altro sorsero nuovi fondi monetari e, a Caracas, viene creata un’agenzia di investigazioni private denominata “Investigaciones Comerciales e Industriales, Compañía Anónima” (ICICA), diretta dallo stesso Posada Carriles

La sua incorporazione, tra il 1974 e il 1976, come capo di quell’agenzia privata offrì un’eccellente copertura per dirigere l’attività terroristica contro Cuba nell’area dei Caraibi e del Sud America. Questa agenzia svolse la sua attività dai primi mesi del 1974 sino all’ottobre 1976, considerati gli anni di maggiore violenza terroristica contro Cuba all’estero, in cui saranno collocate più di 40 bombe nelle strutture e interessi cubani in 14 paesi della regione che mantenevano relazioni con Cuba.

La ICICA era inizialmente situata nell’ufficio numero 78 del centro professionale Majestic, in viale Libertador a Caracas. Ma nel 1976 si trasferirono in un luogo più ampio e di discreta ubicazione nell’urbanizzazione di Las Palmas, viale Valencia, Quinta María Nina, in quella stessa città. Questo dispositivo poté contare, subito dopo, su una filiale nella città di Valencia, stato di Carabobo, vicino a Puerto Cabello, che, essendo lontana dalla capitale, facilitava le loro incursioni terroristiche verso altre regioni all’estero.

Documenti declassificati dell’epoca dimostrano che gran parte degli equipaggiamenti in armi ed esplosivi in ​​possesso della nuova “agenzia” erano stati sottratti alla DISIP. Altri mezzi tecnici di spionaggio erano stati, presumibilmente, consegnati dalla CIA.

L’ICICA aveva una struttura paramilitare con ampie possibilità di lavoro di intelligence. Collaborava con le autorità nelle operazioni di persecuzione e tortura contro gruppi di sinistra. Allo stesso tempo, partecipava attivamente, insieme a Orlando Bosch Ávila, ai compiti dell’Operazione Condor insieme alla DINA fascista e alcuni dei suoi membri realizzavano azioni segrete contro diplomatici cubani e ambasciate di paesi socialisti, organizzazioni rivoluzionarie o di solidarietà accreditate a Caracas.

Questo centro terroristico aveva 36 dipendenti fissi e molti altri che lavoravano su commissione. Tra questi c’erano ex agenti dei servizi speciali venezuelani o terroristi di origine cubana legati a Posada, con rapporti di lunga data con la CIA, abituati a compiti clandestini di monitoraggio e controllo tecnico di bersagli di interesse, tecniche di ascolto illegale o interrogatori e azioni violente con armi e l’applicazione di esplosivi plastici. Era noto pubblicamente che alcuni membri dell’ICICA, in particolare l’assassino Hernán Ricardo Lozano, mantenevano stretti rapporti con gli ufficiali della CIA all’interno dell’ambasciata yankee. Il secondo in comando e capo delle operazioni di questa “agenzia” era Diego Arguello Lastre, ex poliziotto della tirannia di Batista.

Questo livello di aggressività era possibile grazie al possesso di mezzi di intercettazione telefonica, trasmettitori radio miniaturizzati per applicazioni nascoste e piccoli microfoni da incastonare nei muri, (alcuni commerciali ed altri di origine sconosciuta, presumibilmente realizzati da un servizio di spionaggio professionale) apparecchiature di registrazione professionali, stetoscopi per l’ascolto attraverso le pareti, mezzi per serrature, fotografia professionale, apparecchiature portatili per il montaggio di punti mobili di registrazione di conversazioni e liquidi radioattivi per contrassegnare e tracciare obiettivi, tra gli altri mezzi, compreso una macchina della verità.

L’alto livello di questa attrezzatura permetteva dedurre che i bersagli del lavoro illegale di questa unità segreta erano personalità politiche o governative, funzionari diplomatici o uomini d’affari stranieri, dirigenti rivoluzionari di sinistra e uomini d’affari. Indubbiamente, molti di questi “obiettivi” erano di interesse per la CIA la cui stazione locale operava presso l’ambasciata USA a Caracas. Molti di questi dispositivi tecnici furono sequestrati dalle autorità venezuelane quando Luis Posada, Hernán Ricardo e Freddy Lugo furono arrestati a seguito dell’attentato alle Barbados.

Con il decisivo supporto operativo, in molti casi, di Posada Carriles dall’ICICA, si eseguirono atti di terrore nelle sedi cubane in Perù, Colombia, Guyana, Canada e Venezuela. Un gruppo guidato direttamente da Posada, insieme a Orlando Bosch, progettò sabotare il volo Cubana de Aviación 467 Panama-Havana, azione che non ebbe successo.

Il 9 luglio 1976, tre mesi prima del crimine, una bomba esplose nel bagaglio che stava per essere portato a Kingston, in Giamaica, su un aereo passeggeri cubano, la cui partenza era stata ritardata di 40 minuti per motivi operativi, il che evitò una terribile catastrofe. Il 10 luglio, un altro ordigno esplose negli uffici della British West Indian Airlines, nelle Barbados, presumibilmente collocato dagli assassini Hernán Ricardo e Freddy Lugo.

L’11 luglio 1976, un’altra bomba fu fatta esplodere negli uffici della Line Aerea Air Panama in Colombia e giorni dopo furono sparati colpi contro l’ambasciata cubana in quel paese. Si presume che un commando terroristico guidato da Posada Carriles, tra cui si trovava Hernán Ricardo, si sia recato in questo paese, in quei giorni, allo scopo di provocare un atto terroristico di rilevanza pubblicitaria.

Giorni dopo, il 23 luglio, il tecnico cubano della Flota Camaronera del Caribe, Artaigñan Díaz Díaz, fu assassinato a Mérida, nello Yucatán, durante un tentativo di rapimento di un funzionario consolare cubano da parte di gruppi terroristici. Il 9 agosto, Crescencio Galañena Hernández e Jesús Cejas Arias, funzionari dell’ambasciata cubana in Argentina, furono rapiti, torturati e assassinati da gruppi paramilitari della giunta militare argentina. Alcune informazioni collegano anche i terroristi cubani a questi eventi.

Giorni prima dell’atroce evento del 6 ottobre 1976, l’ambasciata USA a Caracas negò all’assassino Hernán Ricardo Lozano il visto per entrare in Porto Rico. È noto da fonti storiche che l’ambasciata USA a Port of Spain, Trinidad Tobago, apprese che Lozano si trovava in quel paese nel momento in cui il CORU rivendicava una bomba al consolato della Guyana, il 1 settembre 1976. La CIA temeva, allora, che la sua relazione di lunga data con Hernán Ricardo potesse arrecarle problemi.

Dopo l’arresto dei cospiratori da parte delle autorità venezuelane che li accusò per le loro responsabilità nel sabotaggio dell’aereo cubano, il governo USA manovrò affinché Posada e Bosch non fossero processati e propose che il primo fosse liberato e il secondo consegnato alle sue autorità.

Il governo USA fu l’autore intellettuale di quell’orrendo evento. I documenti declassificati mostrano che i suoi servizi di intelligence non erano estranei ai tentativi di far esplodere un aereo in volo. Erano complici dell’opera sovversiva dell’ICICA nella regione da cui provenivano gli autori materiali e gli esplosivi utilizzati nel sabotaggio alle Barbados.

La CIA e il suo governo agevolarono, poi, la fuga di Posada dalla sua prigione in Venezuela, offrendogli un’importante missione nella guerra sporca in America Centrale. Anni dopo, cocessero a Bosch asilo definitivo in territorio USA, come fecero, più tardi, con Luis Posada Carriles, per i suoi ampi servizi alla causa del terrorismo.

Fonte: CUBADEBATE

Traduzione: cubainformazione.it

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