La decisione è di lotta e di vittoria

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Con la presenza del Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz si è svolta domenica 24 nel Palazzo delle Convenzioni della captale  la chiusura del II Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, con il discorso finale pronunciato dal  Primo Segretario del Comitato Centrale e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez.

«Io vi applaudo per il Plenum che è appena terminato»,  ha detto nel pomeriggio di domenica 24 il  Generale d’ Esercito Raúl Castro Ruz, a coloro che hanno partecipato, da sabato 23 nel Palazzo delle Convenzioni al II Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Per chi ha partecipato all’incontro guidato dal Primo Segretario del Comitato  Centrale del Partito Comunista di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, è stata una grata sorpresa la presenza nella chiusura del compagno   Raúl, che è stato ricevuto da un applauso scrosciante.

«Molti buoni interventi», ha valutato l’eccezionale combattente a coloro che in due giorni di lavoro hanno analizzato temi di enorme importanza per la vita del paese.

Il Presidente Díaz-Canel ha sottolineato  l’eccezionalità che il Generale d’Esercito abbia accompagnato  la chiusura del II Plenum.

Poi ha iniziato il suo discorso di chiusura, preceduto dalla condivisone della  certezza che Rául sta realizzando il suo proposito espresso sei mesi fa nel 8º  Congresso del Partito, di continuare, sino al finale della lotta «con il piede nella staffa».

Il Capo di Stato ha fatto allusione alla complessità del momento attuale che attraversa l’Isola in un mondo immerso a sua volta nella lotta alla COVID-19, scenario nel quale —parlando del popolo cubano— «senza dubbio non siamo i più danneggiati ma siamo sì i più castigati.

Il dignitario ha accennato alla singolarità dell’Isola, non solo per le caratteristiche intrinseche del paese, ma perché il castigo imposto al nostro popolo dall’amministrazione statunitense con l’assedio economico, commerciale e finanziario non è omologabile nel pianeta.

Díaz-Canel Bermúdez ha analizzato diversi temi urgenti: ha denunciato la speranza del nemico, che sogna di rompere l’unità e la resistenza; si è riferito agli strumenti strategici disegnati negli ultimi tempi dal Isola per andare avanti e agli apprendistati  nati nel mezzo della pandemia della COVID-19.

Il mandatario ha condiviso vari concetti della lotta necessaria: la guardia rivoluzionaria, ha sottolineato, e la vigilanza rivoluzionaria non le possiamo mai abbandonare; ci distinguono l’unità, la capacità di resistenza e la dignità; abbiamo l’obbligo d’andare avanti e  usciremo vincitori in questa battaglia; abbiamo luci nel cammino e soluzioni per ognuno dei problemi che stiamo affrontando.

Ugualmente, il Primo Segretario del Comitato Centrale ha detto che la maggior virtù è essere utili e fare per gli altri; che non possiamo fare nemmeno un passo indietro nelle conquiste della Rivoluzione e che la decisione è di lotta e di vittoria e ogni problema è un’opportunità per vincere.

Il discorso del Presidente è stato marcato dall’ottimismo, dall’esortazione all’analisi critica della realtà e al richiamo a non cedere nemmeno un palmo nella difesa della Rivoluzione.

«Dobbiamo ispirarci al popolo, ha indicato, ed è un’opportunità dalla quale dobbiamo prendere coscienza per vincere le difficoltà, per lottare e combattere per la vittoria, senza scoraggiarci ».

Díaz-Canel ha esteso un’esortazione essenziale: «a chiudere le fila, a lottare per i nostri problemi, a lottare con creatività, che è parte del combattimento».

Sull’11 luglio scorso e sulle lezioni di quel giorno, il Capo di Stato ha precisato che quelle ore non costituiscono un riferimento di rottura perchè in ogni caso, ha detto, sono un riferimento d’unità, una vittoria della Rivoluzione Cubana.

Qui ci sono abbastanza rivoluzionari, ha dichiarato il Primo Segretario del Comitato Centrale, per affrontare qualsiasi genere di manifestazione che pretenda di distruggere la Rivoluzione. La nostra lotta è con intelligenza, con rispetto e in difesa della nostra Costituzione, e anche con energia e coraggio.

Díaz-Canel Bermúdez ha inviato agli imperialisti un messaggio ben chiaro: «che sappiano che dovranno lottare contro un popolo che non si lascia ingannare, un popolo sufficientemente numeroso, coraggioso ed eroico per lottare, che non teme le minacce ».

A questo imperialismo — ha ricordato il mandatario e molti devono aver ricordato il Che, nemmeno un pezzettino così.

In questo Plenum, come in altri momenti della Patria, l’ordine di combattere è stato esplicito : «Preparati e disposti a tutto per difendere il più sacro che ci unisce, essere conseguenti con la decisione invariabile di Patria o morte, Socialismo o morte, e la convinzione più profonda che Vinceremo!».

Fonte: Granma

Traduzione: cubainformazione.it

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