Gli Stati Uniti non imparano mai

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di Enzo Pescatori – Segreteria Nazionale Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Rappresentante dell’ANAIC in MediCuba.

Come in ogni piano bellico che si rispetti, dove strategia e tattica rappresentano fondamento e procedura, anche nella guerra non convenzionale contro Cuba è in corso un riposizionamento strategico-tattico col quale creare ad arte situazioni ad alta tensione, che possano possibilmente trasformarsi in veri e propri scontri con le forze dell’ordine.

Non c’è nulla di spontaneo e tanto meno di gratuito nelle recenti manifestazioni che si sono svolte a Cuba. Anche se le proteste state partecipate da alcune centinaia di cittadini, esasperati da una prolungata situazione di carenze di materiali e trasporti, da black out e lunghe file d’attesa (un contesto penalizzato anche da una pandemia e il solito bloqueo), è certo che le stesse originano da elementi della controrivoluzione, appositamente addestrati ad agire secondo quanto previsto dal manuale del golpe blando teorizzato da Gene Sharp già agente della CIA ed esperto nella pianificazione delle cosiddette “rivoluzioni di colore”.

Secondo il manuale fattori esterni creano, organizzano, contattano e forniscono denaro e formazione a gruppi di oppositori, con l’intento di generare disordini in un crescendo che conduca alla legittimazione di un intervento “umanitario” armato da parte di un paese terzo. Il tutto in nome della democrazia, della giusta lotta contro le forze oppressive di governo e per la libertà del popolo.

Dando quindi seguito ai fatti dell’11 e 12 luglio scorsi, i soliti e ben conosciuti professionisti della controrivoluzione, tra l’altro responsabili intellettuali delle devastazioni di proprietà pubbliche di quei giorni, hanno provocatoriamente richiesto alle autorità competenti il permesso di effettuare la “marcia per il cambio” il prossimo 15 di novembre in varie città, citando come base legale della richiesta l’art. 56 della costituzione nella parte che afferma “il diritto di riunione, manifestazione e associazione, con fini leciti e pacifici si riconosce per parte dello Stato” omettendo a bella posta la seconda parte dello stesso articolo che afferma “sempre che si eserciti con rispetto dell’ordine pubblico e in osservanza dei principi stabiliti dalla legge”.

In quanto a liceità non è possibile riconoscere legittimità nelle ragioni espresse nella richiesta per due ordini di cose: alcuni tra i promotori mantengono vincoli con organizzazioni sovversive o agenzie finanziate da un governo straniero e dichiaratamente ostile all’Isola (gli Stati Uniti d’America); la richiesta costituisce una provocazione quale parte di una strategia volta al “cambio di regime” in Cuba, già sperimentata in altri paesi con le “rivoluzioni colorate”. Infatti appena annunciata, la marcia ha ricevuto l’immediato appoggio di legislatori statunitensi e della stampa allineata all’impero, la quale arriva al chiedere perfino un intervento militare, in linea con alcuni dei collaboratori dei firmatari della richiesta di manifestare.

Ne consegue che la decisione delle autorità di non permettere una marcia che abbia tali presupposti è del tutto legittima e legalmente avvalorata.

Un fondamentale concetto che probabilmente non riesce a fare breccia nelle menti di questo gruppo di controrivoluzionari è che la legge va rispettata.

Tra le richieste avanzate c’è la liberazione incondizionata dei responsabili delle devastazioni dello scorso luglio. Come si fa chiedere una sciocchezza del genere. Come possono pensare che i cubani possano accettare che taluni individui possano distruggere beni pubblici senza pagarne le conseguenze. I fatti contestati a questi delinquenti non sono né stupidaggini né ragazzate bensì concertate azioni vandaliche contro negozi, automezzi provati e della polizia e di altri beni pubblici compreso un ospedale pediatrico in attività. In pratica viene chiesto alle autorità cubane di considerare lecito creare caos e disordini nelle strade e di annullare completamente la vigenza della legge per lasciare mano libera ai loro disegni sovversivi, cosa incostituzionale e del tutto inconcepibile per qualsiasi paese del mondo.

Naturalmente, il copione prevede l’uso astratto e reiterato di parole chiave come “democrazia”, che in modo del tutto contrario alla volontà del popolo cubano equiparano al pluripartitismo. Va da se che anche questa concezione si situa fuori dal testo costituzionale dato che l’art. 5 riconosce il Partito Comunista quale partito unico e forza politica che regge e dirige la società cubana.

La democrazia in quanto forma di governo presume che a comandare e ovviamente a dirigere una società sia il popolo. Pertanto, democrazia e partiti non si implicano a vicenda e di conseguenza affermare la necessità dei partiti in una democrazia è alquanto artificioso e del tutto insostenibile. Presumere la democraticità di un paese dalla mera presenza di più partiti, significa depotenziare lo stesso significato di democrazia relegando in secondo piano i suoi principi fondamentali e va smascherato l’uso privato che i controrivoluzionari intendono farne.

Disconoscere che a Cuba la via democratica, libera e partecipativa è già stata scelta dai cubani e insistere nel voler creare nuove vie non è nient’altro che un maldestro tentativo di annullare la volontà popolare, ribadita nel 2019 attraverso una votazione referendaria che ha visto il testo costituzionale confermato con l’86,85% dei voti e una partecipazione dell’84,4% degli aventi diritto.

Nel valutare la richiesta i membri del progetto Archipiélago di effettuare la cosiddetta “marcha por el cambio” il prossimo 15 novembre, ci si chiede come abbiano potuto credere che fosse sufficiente richiamare quale proprio diritto solo una parte dell’art. 56 della costituzione, tralasciando volutamente quanto evidentemente in contrasto con la finalità dell’evento: creare disordini. Una impostazione ingenua quella di appellarsi alla costituzione per ottenere il permesso di violarla.

I diritti finiscono laddove si cerca di utilizzarli per violare quelli degli altri (collettivo); anche questo lo dice la costituzione all’articolo 45 che afferma “l’esercizio dei diritti della persona è solo limitato dai diritti degli altri, la sicurezza collettiva, il benessere generale, il rispetto dell’ordine pubblico, la costituzione e la legge”.

Che rispetto dimostrano di avere questi personaggi per la propria costituzione e per le proprie leggi quando pretendono la liberazione di delinquenti, oppure quando minacciano l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale seminando odio, false notizie e intessendo pericolosi rapporti con organizzazioni e agenti stranieri dichiaratamente ostili al proprio paese.

Chiedere reiteratamente l’intervento armato di un paese straniero, pubblicare video che esaltano gli atti criminali dello scorso 11 luglio, non depongono a favore della dichiarazione di voler marciare pacificamente. E’ tutt’altra l’immagine che se ne trae ascoltando le dichiarazioni e osservando le frequentazioni straniere di questi pseudo oppositori.

Che garanzie di non violenza possono dare i vari Junior García Aguilera, Manuel Cuesta Morúa,, Saily Gonzales Velasquez e altri burattini quando è evidente facciano parte di una complessa e composita organizzazione che ha per obiettivo la destabilizzazione di Cuba e la sostituzione dell’attuale regime con uno asservito all’establishment economico e politico statunitense.

La marcia del 15 novembre rappresenta in tutta evidenza un ulteriore passo lungo il percorso fissato nel pluridecennale piano per una transizione “democratica” a Cuba, funerea e costosissima ossessione di tutte le amministrazioni USA via via succedutesi.

L’immediato endorsement alla marcia di alti legislatori yankee e cubano americani, influenti mezzi di comunicazione e organizzazioni della più becera destra anticubana di Miami, sono la misura della posta in gioco.

Lo stesso portavoce del Dipartimento di Stato USA, Ned Price, ha affermato che gli “organizzatori sono appoggiati dagli Stati Uniti per abbattere il regime” e ha minacciato sanzioni ulteriori a cuba se non verrà permesso ai controrivoluzionari di attuare impunemente la loro strategia anticubana.

E che dire degli immediati e sperticati elogi arrivati dalla famigerata Fondazione Nazionale Cubano Americana, punta di diamante del terrorismo contro Cuba e contro la figura del Comandante Fidel Castro Ruz. Lo stesso dicasi per la “Brigata 25-06 il cui presidente ha dichiarato che con questa manifestazione si farà precipitare Cuba nella violenza e nel caos e si favorirà un intervento esterno.

Nel coro anche lugubri ceffi di origine cubana del calibro di Ramón Saúl Sánchez Rizo, criminale, terrorista, già ospite delle galere statunitensi attualmente dichiarato “non desiderato” negli USA e tuttavia non perseguito dal potere legislativo. Attualmente a capo del gruppo Movimento Democrazia, già implicato nel rapimento del piccolo Elian González e vice capo del gruppo CORU che ha a suo attivo oltre 90 attacchi terroristici contro istallazioni cubane e implicato nell’esplosione in volo dell’aereo di Cubana de Aviacion che provocò 73 morti. E Orlando Gutiérrez Boronat (capo del Directorio Democratico Caubano e leader ella Assemblea della Resistenza), le cui organizzazioni ricevono fondi pubblici, che non si fa scrupolo di invocare un immediato intervento militare nell’Isola.

Recente poi l’argentino Gabriel Salvia, direttore del Centro per la apertura e lo sviluppo dell’America Latina (CADAL), sub contrattista della famigerata National Endowment for Democracy (NED) , ha chiesto appoggio internazionale alla marcia del 15 novembre e mantiene contatti con i controrivoluzionari come Manuel Cuesta Morúa. Oppure si può ascoltare in rete Ludmilla Santiesteban Cruz, una dei portavoce dei controrivoluzionari, chiedere l’invasione di <<questo meledetto paese>>. Bella dimostraione di amor patrio, non c’è che dire.

Per valutare la figura dei principali convocanti la marcia, Junior García Aguilera e Manuel Cuesta Morúa, vale la pena di guardare il video del Dr. Carlos Leonardo Vázquez González (a fondo pagina), che per 25 anni è stato l’Agente Fernando della Sicurezza dello Stato e ha partecipato nel settembre del 2019 all’evento “Fuerzas Armadas en un proceso de transición” svoltosi nella filiale di Madrid dell’Università nordamericana di S. Luis, dove partecipavano pure le nostre colonne della democrazia Yunior García Aguilera e Manuel Cuesta Morúa. Un laboratorio finanziato dagli stati Uniti attraverso la NED con la partecipazione dell’esperto in destabilizzazioni Richard Youngs del fondo Carnegie.

Nel video viene inoltre riprodotta la registrazione audio di una demenziale quanto chiarificatrice telefonata intercorsa tra l’eroe marciante e il già citato criminale Ramón Saúl Sánchez Rizo.

La tappa di Madrid altro non è che la continuazione della preparazione dei due mercenari già intrapresa nel 2018 in Argentina dove hanno partecipato ad un evento laboratorio organizzato e pagato dalla CADAL diretta dal già citato Gabriel Salvia, per il progetto “Tempo di cambio e il nuovo ruolo delle Forze Armate in Cuba”, tenutosi nella prestigiosa “Università Torcuato Di Tella”.

Tutto dimostra che il vero fine di Yunior & C. sia la ricerca dello scontro con le Forze Armate e il Ministero dell’Interno per dare vita ad un’escalation di violenza e destabilizzazione.

Ma chi ha pagato per loro? Lo hanno mai detto ai cubani che dicono di difendere? Certo è che nessuno regala niente. E allora che cosa hanno dato in cambio? Cosa devono agli amici che tanto gli offrono?

Questo chiediamo noi: perché ne abbiamo il diritto quali veri amici di Cuba; perché è chiaro che la vostra lotta non è vostra; perché è evidente l’appoggio dell’Impero, lo stesso che minaccia di indurire le sanzioni contro la vostra patria; perché il nemico non è il vostro paese anche se da come agite così sembrerebbe; perché la soluzione non è chiedere l’interessato appoggio straniero.

Noi che pure siamo stranieri, per difendere gli amici cubani non chiediamo nulla a non ci aspettiamo nulla.

La differenza tra i vostri amici stranieri e noi sono le nostre motivazioni: di amore per il “vostro” Paese che sentiamo nostro e che difendiamo; di amore per un popolo retto e fedele ai propri principi col quale lottiamo.

Che brutta scelta chiedere l’appoggio ai nemici giurati della propria patria nonché compulsivi violatori dei tanto decantati diritti umani, generatori di guerre, fame, morte, desolazione e distruzione.

Attentare alla sicurezza nazionale, ovunque sia, non è uno scherzo e comporta delle conseguenze. Che brutto futuro per loro quando diventati inutili per l’impero, oltre alle conseguenze legali dei loro atti, dovranno subire il dileggio dei loro compatrioti e rimanere nella coscienze di tutti come tristi fantocci e traditori della patria.

Fortunatamente è difficile allestire la commedia della pacifica dimostrazione quando i portavoce della protesta trasudano violenza e sovversione; è difficile convincere la gente che i tuoi obiettivi sono rispettosi delle regole nel mentre pretendi la violazione delle leggi e della costituzione; è difficile credere a chi, a mercé di interessi, parla di democrazia; non c’è spazio per coloro che approfittando della imminente riapertura di Cuba al turismo mondiale, della ripresa della frequenza scolastica in presenza, del necessario recupero economico, promuovono tensioni affinché ciò non avvenga. Tutti i cubani, tranne i mercenari, sanno benissimo che il boia del nord possa trasformarsi nel loro salvatore.

Nessun cubano ignora le responsabilità degli Stai Uniti d’America per il loro mancato sviluppo. Non c’è spazio a Cuba per i desideri di Washington, Miami o Madrid. Nonostante le difficoltà del momento Cuba resiste perché i suoi figli la difendono perché sanno cosa significa cedere alle lusinghe di coloro che da sessant’anni cercano di distruggerli.

L’allerta è suonata;la Rivoluzione va difesa; la sovranità va difesa; la società socialista va difesa: unica possibilità per garantire tutte le conquiste e sicurezze sociali.

Il collettivo deve assumersi questa difesa; nessuno può chiamarsi fuori, Noi con loro. Solo così si potrà garantire futuro alla Rivoluzione.

Prensa Latina: Denuncian en Italia acciones desestabilizadoras de EEUU contra Cuba

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