La disputa precede il nostro carattere socialista

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A questo punto e, con tutto quello che ci hanno fatto, e anche, con tutto quello che hanno voluto farci e non hanno potuto, è oltraggioso che alcuni si definiscano patrioti e stringano la mano che, quando il tempo arriva, premerà il grilletto o applaudirà euforicamente un’altra sanzione contro il nostro popolo.

I più onorati patrioti cubani, Martí in testa, considerarono infelice e fatale qualsiasi alleanza con la potenza del nord. Non c’era, all’epoca di quella prima posizione antimperialista, il socialismo sull’isola. Non soccombere ai disegni coloniali ha basato un potente senso nazionalista e un profondo attaccamento alla sovranità. Non era comunista l’autore di quella lettera a Manuel Mercado, con l’enfatica frase: “impedire, per tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli USA si estendano per le Antille e cadano con quella forza ulteriore sulle nostre terre d’America”.

Né era comunista il Titano di Bronzo, avvertendo che era meglio ribellarsi o cadere soli, piuttosto che indebitarsi di gratitudine con un vicino così potente. Non c’era ideologia comunista nel brillante pensiero del Padre della Patria quando scrisse a José Manuel Mestre, all’epoca rappresentante diplomatico di Cuba negli USA: «Per quanto riguarda gli USA, forse, posso sbagliarmi ma in mia opinione ciò a cui aspira il suo Governo è impadronirsi di Cuba senza complicazioni pericolose per la sua nazione e, nel frattempo, che non esca dal dominio della Spagna, neppure sia per costituirsi in potenza indipendente; questo è il segreto della sua politica e temo molto che quanto faccia o proponga sia per intrattenerci e che non andiamo in cerca di altri amici più efficaci o disinteressati».

Qualcuno potrebbe bollare Máximo Gómez di idee comuniste leggendo la sua lettera inviata a Edmond S. Meamy, da Yaguajay, dove espresse le sue opinioni sulla condotta “dubbia” degli “uomini del nord”, dopo aver indegnamente strappato la vittoria ai mambises. Quelli avranno sempre le stesse intenzioni.

L’acuta visione degli eroi indipendentisti fu ereditata dai nuovi eroi che completarono l’opera di emancipazione e definirono una società superiore dal carattere comunista. Lì c’è la magnifica nota di Fidel a Celia Sánchez, dopo aver verificato in loco che le bombe nella Sierra Maestra erano un dono USA alla dittatura di Batista: ‘ Vedendo i missili che hanno tirato sulla casa di Mario, ho giurato che gli americani pagheranno a caro prezzo quello che stanno facendo. Quando questa guerra sarà finita, inizierà, per me, una guerra molto più lunga e grande: la guerra che farò contro di loro. Mi rendo conto che questo sarà il mio vero destino.

Anni dopo Camilo Cienfuegos dirà: “Non importa i tradimenti astuti e codardi che possono fare a questo popolo e a questa Rivoluzione, non importa che vengano aerei mercenari guidati da criminali di guerra e protetti da potenti interessi del Governo nord americano”.

Si potrebbe indagare e dire di più, ma queste dimostrazioni sono sufficienti per confrontare la statura dei veri capi e patrioti che Cuba ha avuto, rispetto alla minuscola figura di coloro, che dimenticando quegli insegnamenti, scommettono su un servilismo che è, quanto meno, irrispettoso con la nostra storia.

Sogneranno o aspireranno che, una volta al potere, i moderni “patrioti da orpello” bruceranno i libri o smantelleranno i monumenti di tanti onorati eroi? Qualcuno dubita che guarderebbero dall’altra parte se permettessimo che ritornino i marines per salire sul monumento a Martí?

Fonte: Granma

Traduzione: cubainformazione.it

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