Criminali negli Stati Uniti, oppositori politici a Cuba

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Per gli Stati Uniti, l’assalto al Campidoglio nazionale del 6 gennaio 2021 è stata un’insurrezione con atti violenti, compiuta da “criminali” descritti come “estremisti violenti”. Nessun media li chiama dissidenti o oppositori politici, nonostante il fatto che il motivo dell’assalto fosse la campagna in corso del presidente Donald Trump di accuse di frode nelle elezioni presidenziali, ciò che  rende l’assalto evidentemente un’azione politica.

Tuttavia, negli ultimi sei mesi, la stampa yankee ed europea non ha smesso di ripetere che gli atti di vandalismo che hanno avuto luogo a Cuba l’11 luglio erano una “rivolta politica”, nascondendo gli attacchi violenti contro gli agenti di polizia, le loro auto di pattuglia, il saccheggio di centri commerciali e persino il tentato assalto a una stazione di polizia con il lancio di bombe Molotov, atti per i quali gli autori sono stati processati e condannati.

La crociata mediatica anticubana mira a vittimizzare criminali puramente comuni, molti dei quali con precedenti penali, stimolati attraverso le reti sociali per mezzo di algoritmi progettati a Miami, azioni che sono state tecnicamente provate e denunciate dal ministro degli esteri cubano, Bruno Rodríguez, con prove sufficienti per demolire questa crociata mediatica.

È così che gli Stati Uniti cercano di stabilire una cortina fumogena sulla critica situazione interna che stanno soffrendo, evitando a tutti i costi la formazione di un’opposizione politica interna, che si tratti della lotta contro la discriminazione razziale, della regolamentazione della vendita di armi da fuoco o dei cambiamenti al loro sistema elettorale antidemocratico, come si è visto nell’ultima corsa presidenziale, e persino la possibile proposta di elaborare una nuova costituzione per sostituire quella attuale, che ha più di 200 anni.

Negli Stati Uniti, gli eventi con evidenti sfumature politiche sono immediatamente etichettati come atti criminali, come nel caso delle proteste per l’assassinio di George Floyd, dove tre agenti di polizia devono ancora essere processati.

Prova del trattamento legale applicato dagli yankee è il processo tenutosi recentemente in Florida contro Robert Scott Palmer, descritto come un “agitatore”, che il 6 gennaio durante l’assalto al Campidoglio ha attaccato la polizia con un estintore, un’asse di legno e un palo, per il quale è stato ora condannato a cinque anni di prigione.

Per coloro che imbrattano intere pagine dei giornali contro la Rivoluzione Cubana, dovrebbero fermarsi a leggere ciò che ha detto il giudice distrettuale Tanya Chutkan nel pronunciare la sentenza:

Ogni giorno sentiamo notizie di fazioni antidemocratiche e di persone che pianificano atti di violenza. Bisogna far capire loro che chi attacca le forze dell’ordine sarà punito“.

I gruppi controrivoluzionari e i loro avvocati che li difendono devono anche essere consapevoli che a Cuba ci sono leggi simili a quelle degli Stati Uniti e di altre nazioni, e coloro che le violano dovranno pagare per i loro atti criminali, quelli che ora il Nord cerca di mascherare come politici.

Perché la stampa yankee non descrive gli eventi al Campidoglio come atti di protesta politica, se quello che chiedevano era un cambiamento del sistema?

Una recente valutazione di quell’assalto da parte del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dell’FBI, della Polizia Nazionale del Campidoglio e di altre forze dell’ordine riconosce che c’è stata una cospirazione per denunciare possibili frodi elettorali, ma non etichetta i suoi promotori come attori politici, ma piuttosto come “estremisti violenti” che hanno istigato atti di violenza.

Ma coloro che hanno commesso atti violenti a Cuba, sobillati dall’estero, sono descritti come “oppositori politici” che vogliono cambiare il sistema, nonostante il fatto che i video mostrati dalla TV cubana provino la natura criminale di molti dei partecipanti, che ora sono stati arrestati e processati.

L’assalto al Campidoglio a Washington è stato un evento politico di connotazione internazionale e non criminale come gli yankee vogliono far credere, poiché lo scopo era quello di annullare i risultati delle elezioni presidenziali del 2020, in cui il democratico Joe Biden ha vinto sul repubblicano Donald Trump.

Negli Stati Uniti ci sono più di cento imprigionati in attesa di giudizio, che sono stati repressi con violenza e le sentenze saranno pesanti, ma le organizzazioni per i diritti umani finanziate per attaccare Cuba e il Parlamento europeo non dicono una parola, perché chi paga il pifferaio sceglie la musica e alla Rivoluzione socialista non si può perdonare l’audacia di resistere alla guerra più lunga e brutale che l’umanità conosca, che è già durata 63 anni insistendo nell’uccidere la sua popolazione per fame e malattie, un popolo che non si arrende, vive e conquista.

José Martí aveva ragione quando diceva:

La verità continua indenne la sua marcia sulla terra“.

Fonte: Razones de Cuba

Traduzione: GFJ – cuba-si.ch/it

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