Il carcere di Guantanamo è ancora aperto 20 anni dopo

EEUU-GUANTANAMO
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“Difenderemo i diritti di coloro che assicuriamo alla Giustizia. E chiuderemo il centro di detenzione della Baia di Guantánamo (…) Gli USA non tortureranno. Proteggeremo i diritti di coloro di cui siamo responsabili”. Parola di Joe Biden.

“La legge continua a proibire l’uso di fondi per trasferire i detenuti della Baia di Guantanamo alla custodia o al controllo effettivo di alcuni paesi esteri (…) e vieta anche l’uso di fondi per trasferire i detenuti della Baia di Guantanamo negli USA”. Parola di Joe Biden.

Tra le dichiarazioni del primo paragrafo e quelle del secondo sono trascorsi quasi 13 anni. Le prime sono state pronunciate da Biden quando era vicepresidente di Barack Obama all’inizio del suo primo mandato, durante la 45a Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, del 2009, davanti a governanti e rappresentanti di 70 paesi.

Le altre dichiarazioni sono anche di Joe Biden, ma del Biden presidente, e le ha pronunciate lo scorso 27 dicembre. Biden sembrerebbe seguire, sino ad ora, passo dopo passo la strada percorsa da Obama.

Obama ha assicurato, durante la campagna elettorale del 2008, che la chiusura di Guantánamo sarebbe stata una delle sue prime misure al giungere al potere. Lo ha ripetuto poco dopo aver assunto la presidenza -il 20 gennaio 2009- ma non lo ha fatto e, nel 2015, al penultimo anno del suo secondo mandato, è giunto il suo pentimento per non aver chiuso quel campo di concentramento del XXI secolo appena arrivato alla Casa Bianca:

“Non l’ho fatto perché all’epoca avevamo un accordo bipartisan che doveva chiudersi. Pensavo che avessimo un consenso e che l’avremmo fatto tranquillamente. Tuttavia la politica si è fatta dura e la gente ha iniziato a spaventarsi per la retorica su Guantanamo. Il più fattibile è stato lasciarlo aperto”.

Nonostante ciò, cosciente che la storia avrebbe ricordato il suo inadempimento, nel febbraio 2016 è tornato a ripetere che intendeva ancora chiudere Guantánamo: “Non voglio trasferire il problema al prossimo presidente, chiunque esso sia. Se non lo risolviamo ora, quando? Prolungheremo questo di altri 15, 20, 30 anni?”

Il 19 gennaio 2017, appena un giorno prima di lasciare la Casa Bianca, il presidente uscente ha inviato una lettera al Congresso criticando che si continuasse bloccando la chiusura di Guantánamo e ha fatto appello, come aveva già fatto molte volte prima, a essere pragmatici, a pensare in termini economici: “I costi per mantenerlo aperto superano di gran lunga le complicazioni che implica chiuderlo”.

In tutti questi anni, il costo di mantenere aperto il carcere si è convertito in un elemento vitale nel dibattito sul suo futuro, attribuendogli più importanza che la flagrante violazione dei diritti umani che comporta.

La prigione più costosa del mondo

Guantánamo è senza dubbio la prigione più costosa del mondo. Con il numero di prigionieri che ha attualmente, 39, custoditi da 1800 soldati, ogni prigioniero costa al Pentagono 13 milioni di dollari, tenendo conto dello stipendio dei militari e del personale civile, dell’ infrastruttura esistente, caserme, centro medico, cinema, sale da pranzo e strutture ricreative per la truppa, esibizioni dal vivo di gruppi country e rock portati dagli USA.

Obama, come Biden adesso, hanno caricato tutta la responsabilità al Partito Repubblicano.

Ma è stato davvero il buonismo ciò che ha impedito la chiusura, la presunta ingenuità delle amministrazioni Obama e Biden (2009-2016), il suo tentativo di raggiungere un accordo di Stato con i repubblicani per chiudere Guantánamo, invece di usare la via di un Ordine Esecutivo?

Il tempo per farlo è stato nei suoi primi due anni di mandato, prima delle elezioni legislative del novembre 2010, poiché in quelle elezioni, come si prevedeva, i repubblicani hanno trionfato, hanno recuperato gli elettori, sono arrivati ​​a controllare la Camera dei Rappresentanti e hanno fatto grandi progressi anche al Senato. In questo modo Obama si è trovato sempre più ostacoli per promuovere le sue promesse elettorali.

Ed è uno scenario che può ripetersi anche adesso, alle elezioni legislative di medio termine di Biden, del prossimo novembre, se il presidente continuerà a perdere punti nei prossimi mesi.

Governatori democratici contro il trasferimento di prigionieri negli USA

La versione che sia Obama, all’epoca, che Biden, ora, hanno dato per giustificare che il carcere di Guantánamo non sia potuto essere chiuso è vera solo in parte. L’amministrazione Obama-Biden, nel 2009, non solo ha incontrato il rifiuto del Partito Repubblicano, bensì ha anche dovuto affrontare il rifiuto di alcuni dei loro stessi governatori democratici.

Vari di loro si sono rifiutati che si trasferissero i prigionieri di Guantánamo in carceri di massima sicurezza nei propri rispettivi territori, adducendo problemi di sicurezza.

Hanno sostenuto che ciò convertirebbe i loro Stati in bersagli di attacchi terroristici, utilizzando quindi alla fine lo stesso argomento di quello impugnato dai Governatori e congressisti repubblicani.

La resistenza interna del settore più conservatore del Partito Democratico si è aggiunto al rifiuto del Partito Repubblicano. In questo modo si è ripetuto lo stesso rifiuto interno che Obama ha avuto al suo piano affinché si formasse una commissione d’inchiesta parlamentare per determinare le responsabilità politiche e penali per i crimini commessi dall’amministrazione Bush nell’ambito della sua Guerra al Terrore.

Il fatto che diversi congressisti e senatori democratici e persino membri del Governo abbiano aggiunto il loro rifiuto a quello del Partito Repubblicano ha impedito che si potesse indagare e penalizzare il vasto piano dell’amministrazione Bush per blindare legalmente la tortura sistematica dei prigionieri, i rapimenti della CIA, le sue prigioni segrete, gli omicidi, i tantissimi danni collaterali sofferti dalla popolazione civile in Afghanistan, Iraq o Pakistan.

Indubbiamente Barack Obama non è colpevole di aver ricevuto in eredità da George W. Bush una situazione penosa situazione economica e un carcere all’estero con 242 prigionieri in una situazione di totale irregolarità legale, ma o per mancanza di fermezza e decisione o per non mettere alla prova il suo proprio partito, non ha utilizzato gli strumenti che aveva a sua portata per porre fine a tale situazione.

Obama non ha sbattuto il pugno sul tavolo come molti credevano che avrebbe fatto date le ambiziose promesse sociali e in materia di diritti umani che aveva fatto durante la sua campagna elettorale.

Con il suo atteggiamento ha, in definitiva, collaborato per alzare un mantello di impunità sui crimini commessi durante gli otto anni di Bush alla Casa Bianca, prolungando ulteriormente il crescente livello di decadenza morale USA.

Solo 8 dei 779 prigionieri sono stati condannati da tribunali militari

Da quando, l’11.1.2002, il primo gruppo di prigionieri afghani è arrivato a Guantanamo, 20 anni fa, sono passati per questo carcere 779 uomini di 49 nazionalità diverse, per lo più afgani, sauditi, yemeniti e pakistani, di età compresa tra i 13 e gli 89 anni, al momento di essere catturati.

Durante l’amministrazione Bush, 537 di loro sono stati trasferiti nei loro paesi di origine o in paesi terzi per mancanza di accuse a loro carico, dopo aver sofferto, per anni, torture fisiche e psicologiche e senza ricevere, successivamente, né scuse né alcuna compensazione economica.

Da parte sua, negli otto anni dell’amministrazione Obama, sono stati rilasciati o trasferiti altri 199 prigionieri; Trump ne ha liberato solo uno e Biden anche uno nell’anno in cui è stato al potere.

Sono ancora 39 i detenuti che sono in carcere da più di un decennio, 28 dei quali non sono ancora stati accusati di alcun reato specifico.

Durante questi 20 anni almeno 9 prigionieri si sono ‘suicidati’ in oscure circostanze, 3 di loro sono apparsi, nel giugno 2006, appesi nelle loro celle con le mani legate dietro la schiena.

Centinaia di prigionieri hanno realizzato prolungati scioperi della fame per protestare contro i maltrattamenti sofferti e gli sono stati imposti a forza sonde gastroesofagei per alimentarli e mantenerli in vita.

In tutti questi anni i tribunali militari di Guantánamo hanno condannato solo 8 prigionieri; alcuni altri aspettano da molto tempo di essere trasferiti in diversi paesi e altri sono considerati ‘pericolosi’, ma in assenza di prove a loro carico restano in carcere a tempo indefinito.

Il 23 giugno 2016, negli ultimi mesi di Obama al potere, l’allora relatore speciale delle Nazioni Unite in materia di tortura, Juan Méndez, ha denunciato sul New York Times di aver cercato, dal 2004 (sotto l’amministrazione Bush), di ottenere che gli autorizzassero il permesso di vedere i prigionieri di Guantanamo, ma non l’ha ottenuto né con l’amministrazione repubblicana né con quella democratica.

Come abbiamo visto all’inizio di questo articolo, lo scorso 27 dicembre il presidente Biden criticava il Congresso per non approvare i fondi che ha richiesto per poter trasferire una parte di loro in paesi terzi e il resto nelle carceri di massima sicurezza in territorio continentale USA.

Ma dalle sue stesse file gli dicono che è una questione di volontà politica farlo.

Donald Trump ha anche affrontato, all’epoca,  ostacoli al Congresso affinché gli approvassero i fondi federali necessari per continuare la costruzione del muro con il Messico ma, tuttavia, è riuscito ad aggirare il problema prelevando denaro da altre voci di bilancio.

I settori più progressisti criticano Biden che, nonostante le sue critiche al Congresso per non avergli autorizzato quei fondi, ha approvato anche il National Defense Authorization Act (NDAA), il budget della Difesa di 760.000 milioni di dollari per l’anno 2022 (5% in più rispetto al 2021 nonostante il ritiro delle truppe dall’Afghanistan). In questo modo, ha accettato le clausole specifiche contenute in quella legge, impedendogli di destinare parte di quei fondi per trasferire prigionieri e chiudere Guantánamo.

E se quella legge è andata avanti con quelle clausole, come è successo nel 2009, quattro mesi dopo che Obama è salito al potere e ciò è stato ripetuto più volte in votazioni simili, è perché anche molti deputati e senatori democratici hanno votato a favore.

In quei primi dibattiti sul tema, nel 2009, Obama aveva già visto respinta la sua richiesta che si destinassero 80 milioni di dollari su un budget di 91,3 miliardi di dollari stanziati per finanziare le guerre in Iraq e Afghanistan e altre questioni di sicurezza, per poter chiudere il carcere. Al Senato 90 hanno votato contro e solo 6 democratici a favore.

Il Partito Democratico ha un cronico e serio problema interno.

Fanno pressioni su Biden affinché chiuda la prigione “una volta per tutte”

Quasi 13 anni dopo quel voto del 2009, quando era vicepresidente, Biden sta ricevendo sempre più crescenti pressioni per non seguire le orme di Obama sulla questione.

Nel gennaio 2021, otto ex relatori dell’ONU sui Diritti Umani hanno chiesto in un comunicato congiunto a Biden che chiudesse immediatamente il carcere: “Guantánamo è un luogo di arbitrarietà e abusi, di torture e maltrattamenti in cui le leggi sono sospese e la giustizia respinta”.

Ventiquattro senatori democratici hanno richiesto al presidente la chiusura di Guantánamo “una volta per tutte” e poco dopo, lo scorso maggio, 78 personalità politiche, accademici e 23 ex ministri degli Esteri dell’America Latina si sono uniti alla richiesta.

“La chiusura manderebbe un messaggio chiaro e significativo al mondo e all’America Latina in particolare, nel cui territorio si trova quel carcere”, hanno affermato nella loro lettera.

Lo scorso agosto, 75 congressisti democratici hanno esortato Biden a chiudere il carcere per “rappresentare un tradimento fondamentale dei nostri valori e del nostro impegno come paese con stato di diritto”.

Con un gesto senza precedenti, lo scorso novembre, persino sette ufficiali USA componenti di un tribunale militare di Guantánamo hanno pubblicato una lettera in cui denunciavano le brutali torture sofferte per mano degli agenti della CIA da uno dei detenuti catturati in Pakistan, nel 2003, che si trova ancora in prigione, Majid Khan. Gli alti funzionari militari che hanno firmato la lettera hanno qualificato questi maltrattamenti come una “macchia nella fibra morale degli USA”.

La testimonianza di Khan in tribunale, di 39 pagine, esemplifica con crudezza in prima persona ciò che centinaia di prigionieri hanno passato in quella prigione delle forze armate USA.

L’aereo che ha trasportato i primi prigionieri a Guantánamo è partito dalla base di Morón

La prigione della base navale che gli USA mantengono illegalmente nella Baia di Guantánamo, in territorio cubano, rivela non solo l’ipocrisia morale della democrazia USA, ma anche dell’Unione Europea e della NATO.

L’11 gennaio 2002, solo quattro mesi dopo l’inizio dell’invasione dell’Afghanistan e della crociata Bush-Blair e Aznar, gli USA trasportavano su aerei da carico militari da quel paese asiatico a Guantanamo, ammanettati ed incappucciati, il primo contingente di prigionieri catturati nella sua Guerra contro il Terrore.

Nessuno dei suoi alleati europei e di altri paesi si è opposto al fatto che gli USA decidessero unilateralmente di trasferire questi prigionieri in un territorio senza legge, in cui non si applicavano né le leggi federali USA né sono stati riconosciuti come prigionieri di guerra come stabilito dalle Convenzioni di Ginevra e dal Diritto Internazionale Umanitario.

Infatti, quel primo contingente di 23 prigionieri giunti a Guantanamo dopo più di venti ore di viaggio e che il Pentagono esibiva con orgoglio con le loro tute arancioni, incatenati e inginocchiati nel pieno sole caraibico davanti alle loro gabbie a cielo aperto, ha fatto scala in Spagna.

Il volo RCH7502 di un C-17 delle forze armate USA era partito dalla base di Kandahar, in Afghanistan, il 10 gennaio, ed era arrivato alla base aerea di Morón de la Frontera alle due del mattino del giorno 11 GMT secondo i registri dell’aeroporto, dove i prigionieri sono stati trasferiti su un aereo C-141 con il quale sono arrivati ​​a Guantánamo alle 18:50 GMT.

Sarebbe solo il primo scalo di questo tipo sul suolo spagnolo, a cui sarebbero seguiti altri simili in diversi paesi dell’UE, e a cui si aggiungerebbero presto i 1080 scali dei voli della CIA su aerei mimetizzati che trasportavano clandestinamente prigionieri non solo a Guantanamo ma anche alle prigioni segrete in Europa e in molti altri paesi per essere interrogati e torturati.

Non molti anni fa si sono verificati questi eventi. Nessuno ha pagato né politicamente né penalmente per questi crimini negli USA, ma nessuno ha pagato neppure in Spagna né nel resto d’Europa per tale complicità di anni in cui ci sono stati molti protagonisti e senza i quali non avrebbero potuto essere commessi.

Fonte: CUBADEBATE

Traduzione: cubainformazione.it

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