Il giovane patriota José Martí

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Un adolescente dell’Avana di 15 anni, senza un passato patriottico, entrò nella storia cubana allo scoppio della prima guerra d’indipendenza e così, dalla penna di José Martí Pérez (1853-1895), emersero idee radicalmente emancipatrici.

Il giovane fu il mentore del poeta, insegnante e patriota Rafael María de Mendive, che iniziò a forgiare la sua identità cubana e a risvegliare il suo genio letterario.

ORIGINE E GIOVENTÙ

Pepe Martí, così chiamato dalla famiglia e dagli amici, era figlio di poveri emigranti, sudditi spagnoli, il valenciano Mariano Martí y Navarro, primo sergente del Corpo Reale di Artiglieria, e Leonor Pérez Cabrera, di Santa Cruz de Tenerife, Isole Canarie.

Nacque il 28 gennaio 1853 all’Avana, in via Paula 41, ora via Leonor Pérez 314 (oggi museo), con poche risorse economiche; nella sua infanzia crebbe sotto lo sguardo amorevole di sua madre e la retta morale di suo padre. Fino al 1856 vissero nelle abitazioni di via Merced 40 e di via Angeles 56 e a metà del 1857 andarono in Spagna per curare la salute di Mariano; rimasero a Valencia fino al 1859.

Al loro ritorno vissero in via Industria 32 e lui iniziò a frequentare una piccola scuola di quartiere; in Spagna probabilmente imparò le sue prime lettere.

Un fatto significativo: nel 1862 accompagnò suo padre, che fu nominato capitano giudice pedonale del distretto territoriale di Hanábana, uno dei cinque nella giurisdizione di Colón o Nueva Bermeja, in quella che oggi è la provincia di Matanzas. E, l’anno seguente, in un viaggio nell’Honduras britannico (ora Belize). La sua conoscenza è buona quando aiuta Don Mariano nel suo lavoro.

La sua prima foto conosciuta risale a quell’epoca, quando studiava alla scuola elementare di San Anacleto a San Nicolás y Reina, diretta da Rafael Sixto Casado y Alayeto; lì incontrò Fermín Valdés Domínguez (1852-1910), un amico per il resto della sua vita.

Nel 1865 entrò nella Escuela Superior Municipal de Varones, e nel 1867 nel Colegio de San Pablo, entrambi diretti da Rafael María de Mendive, nella cui casa in via Prado Nº 88 si trovavano, e l’adolescente aiutava il maestro nei compiti amministrativi della scuola. A volte viveva lì, imparando la scienza del suo mentore e divorando i libri della sua biblioteca.

La scuola San Pablo fu incorporata all’Instituto de Segunda Enseñanza dell’Avana e Mendive si impegnò a pagare gli studi superiori di Martí per premiare in qualche modo la sua notevole applicazione (voti eccezionali) e la buona condotta, dato che padre Mariano non aveva i mezzi finanziari per farlo.

Il 30 settembre 1868 chiese di iscriversi al terzo anno di liceo, all’inizio dell’anno accademico 1868-1869.

In Mendive ha avuto un padre spirituale che ha posto le basi dei suoi principi etici e della sua identità nazionale.

La notizia della rivolta indipendentista del 10 ottobre 1868, guidata da Carlos Manuel Céspedes nel suo zuccherificio La Demajagua a Manzanillo, in Oriente, raggiunse presto le orecchie dei giovani studenti di Mendive, tra cui Pepe Martí, che divenne un patriota.

SCRITTI PATRIOTTICI

Diversi giornali e opuscoli proliferarono a causa di una ingannevole libertà di stampa promulgata dal governatore e dal capitano generale Domingo Dulce per dissuadere i combattenti per l’indipendenza.

I sentimenti di Martí traboccarono nel sonetto “¡10 de octubre!” pubblicato nei primi mesi del 1869 nel giornale manoscritto Siboney, pubblicato dagli studenti della scuola secondaria dell’Avana.

Nel gennaio 1869 espresse la sua chiara simpatia per la rivoluzione nei giornali dell’Avana “El Diablo Cojuelo”, sponsorizzato dal suo amico e compagno di studi Fermín Valdés Domínguez, e il suo “La Patria Libre”, sostenuto da Mendive.

Il 19 gennaio 1869, il “Diablo Cojuelo” inserì un articolo scritto da Martí, in cui poneva una scelta tra Yara o Madrid, la Rivoluzione o le richieste dei riformisti creoli falliti.

Il suo poema drammatico Abdala apparve il 23 gennaio nell’unico numero de “La Patria Libre” – scritto espressamente per questa pubblicazione; l’eroe che gli dà il nome incarna i sentimenti del giovane Martí e Nubia, il luogo dove è ambientato, è Cuba.

Martí avanza il suo pensiero politico in diverse scene del dramma:

“Per la patria morire, piuttosto che vederla / Dal barbaro oppressore vile schiavo”; “L’amore, madre, per la patria / Non è il ridicolo amore della terra, / Né dell’erba che i nostri piedi calpestano; / È l’odio invincibile di chi la opprime, / È l’eterno rancore di chi l’aggredisce”; “Nubia conquistata. Muoio felice: la morte / Mi importa poco, perché sono riuscito a salvarla…/ Oh, com’è dolce morire quando si muore / Combattendo coraggiosamente per difendere la patria”.

Mendive venne arrestato e la sua scuola fu chiusa.

Quasi bambino Martí fu imprigionato il 21 ottobre 1869; nel 1870 fu condannato a sei anni di carcere politico, nell’ambito dell’ondata repressiva del potere coloniale, e Fermín a sei mesi, entrambi accusati di infedeltà.

Per circa un anno ha indossato le catene e ha lavorato nelle cave di San Lázaro vicino al Malecón dell’Avana.

Sul retro del ritratto che inviò a sua madre, il prigioniero 113, della Prima Brigata Bianca, scrisse alcuni versi che segnarono la sua vita:

Guardami, madre, e per amor tuo non piangere: / Se schiavo della mia età e delle mie dottrine, / Il tuo cuore martire ho riempito di spine, / Pensa che i fiori nascono tra le spine.

Durante la sua deportazione in Spagna (1871-1874) produsse due opere chiave, prima di ritornare nella sua patria americana nel 1875: El presidio político en Cuba (1871) e La República Española ante la Revolución Cubana (1873).

Marta Denis Valle – storico, giornalista e collaboratore di Prensa Latina

Traduzione: italiacuba.it

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