L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba ricorda Augusto Cesar Sandino nell’88° anniversario del suo assassinio

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Augusto Nicolás Calderón Sandino, meglio conosciuto come Augusto César Sandino (Niquinohomo, 18 maggio 1895 – Managua, 21 febbraio 1934), è stato un rivoluzionario nicaraguense, nonché il leader della resistenza rivoluzionaria alla presenza militare statunitense in Nicaragua tra il 1927 e il 1933.

Leader della resistenza nicaraguense contro l’esercito d’occupazione degli Stati Uniti, fu uno dei precursori della guerriglia contro gli eserciti professionali.

Dopo la ritirata delle forze armate statunitensi, dovrà affrontare la ferrea opposizione del generale Anastasio Somoza García, capo della Guardia Nacional, il nuovo dittatore del paese. Fu assassinato insieme a suo fratello da membri della “Guardia Nacional” il 21 febbraio del 1934 a Managua.

Sandino rappresenta il simbolo della lotta per la libertà e del riscatto sociale per tutti i popoli del Centro America. Ricordare Sandino oggi, ci permette di fare memoria soprattutto dell’eroe dell’antimperialismo capitalista made in Usa, voce profetica non solo del suo Nicaragua, ma di tutti i popoli oppressi dal grande capitale al soldo delle nazioni più potenti.

Proprio questa sua veste di oppositore al colonialismo militare, economico e culturale yankee, mostra l’attualità e genialità del pensiero di Sandino.

La leggenda legata alla sua persona sta proprio nel fatto che egli non è stato l’eroe solitario, lontano e irraggiungibile, ma l’uomo che, gomito a gomito con gli oppressi ed emarginati di ogni latitudine, ha lottato per la dignità e la libertà di ogni uomo e singola nazione.

Ancora oggi nei murales che coprono i muri del Nicaragua, il suo volto creolo risalta per il colore bronzeo che lo caratterizza come un qualunque contadino centroamericano. Il cappello, poi, bianco alato con una striscia alla base, è quello tipico di tutti i lavoratori della sua terra che si recano al lavoro alle prime luci dell’alba.

Sandino era, e resta, un eroe popolare, per questo lo sentiamo parte dei nostri ideali. Nella sua vita ha incarnato pienamente l’eterna resistenza degli ultimi, quando questi si ribellano alle condizioni disumane di lavoro e di vita imposte dall’alto. La sua grandezza sta proprio nella sua ribellione.

Forse, il gesto più significativo della sua vita è stato quello di dire di no al padre, che da uomo semplice e tranquillo, obbedendo agli ordini del governo, era andato dal figlio a dirgli: «Augusto César, arrenditi!». Sandino, fedele ai suoi ideali, non ha obbedito e ha «mandato a quel paese» i generali che gli chiedevano la resa. Sandino era, e resta, l’emblema dell’uomo libero. In breve tempo egli è diventato «il generale degli uomini liberi».

Gli uomini liberi in quel periodo erano un esercito di straccioni: uomini, donne e bambini, che lo seguivano sugli impervi sentieri delle montagne del Nicaragua, gridando: «Qui non si arrende nessuno!», sventolando le bandiere sandiniste sporche di fango e rotte da mille lotte.

La sua eredità storica e culturale ha influenzato negli anni sessanta la nascita del Sandinismo, ideologia che ha ispirato la fondazione del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale in opposizione al regime dittatoriale di Anastasio Somoza Debayle.

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