Biden, il vertice e le “tre dittature”

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Non so se in questo tempo di vertiginoso sviluppo della comunicazione si è aggiunto anche il giornalismo, come “genere” o come “proprietà”, l’azione di coloro che scrivono, qualificano, mentono o si aggrappano a ciò che dicono e fanno i grandi padroni del potere dei mediatico, siano statunitensi o europei.

Ieri il quotidiano El Mundo ha titolato: “Biden esclude definitivamente le tre dittature dal Vertice delle Americhe” e ha aggiunto: “nessuno dei tre grandi alleati della Russia nella regione, Cuba, Nicaragua e Venezuela, parteciperà”.

“Gli USA non rinunciano alla pressione contro le tre dittature in America Latina”, ha affermato il noto giornalista, insistente e manipolatore autore del dispaccio, che ha citato quanto affermato da Brian Nichols, sottosegretario per l’America Latina e i Caraibi nel governo Biden: “Cuba, Nicaragua e il regime di Maduro non rispettano la Carta Democratica delle Americhe e quindi non mi aspetto la loro presenza”.

Cosa ovvia. Lo spettacolo è “cantato”, come riprende il detto popolare. Il “democratico” Biden si sentirebbe più a suo agio – come Trump ai suoi tempi – se fosse il burattino Juan Guaidó che farneticasse in nome del Venezuela che non c’è e per un governo che non esiste, fatta eccezione per Washington e il Segretario della OSA.

Confesso che su questo articolo mi è rimasto un grande dubbio: è che il giornalista si riferiva alla, ormai lontana, dittatura franchista in Spagna, e alla tanto contestata “democrazia” negli USA, così “democratica” che esclude i paesi per paura che le loro voci e le loro denunce siano ascoltate nel conclave di Los Angeles.

Forse il giornalista avrebbe potuto utilizzare quanto affermato il giorno prima dal presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador il quale, con rispetto e moderazione, ma con dignità, ha comunicato al suo omologo Biden che, se ci sarà un Vertice delle Americhe, tutti devono partecipare, nessuno dovrebbe escludere nessuno e che ora tale politica deve essere cambiata.

Il presidente messicano ha sottolineato che “in America non possiamo più mantenere la politica di due secoli fa. Com’è che convochiamo un Vertice delle Americhe, ma non invitiamo tutti? Allora, di dove sono quelli che non sono invitati, di quale continente, di quale galassia, di quale satellite” ha chiesto?

Il citato articolo del quotidiano spagnolo El Mundo ha ricordato che, al precedente vertice, tenutosi a Lima, nell’aprile 2018 (ai tempi di Donald Trump), avevano partecipato i tre Paesi ora puniti.

Ma il giornalista manipolatore doveva “argomentare” che quelli erano altri tempi, che a quel tempo Maduro non si era ancora dichiarato presidente dopo la frode del maggio di quell’anno; che in Nicaragua stava per iniziare la ribellione popolare contro il caudillo sandinista, e dell’Isola?: «Cuba, che è stata espulsa il secolo scorso dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), ha complicato il suo consueto statuto di impunità per colpa della repressione intrapresa dopo un’altra ribellione popolare, quella dell’11-Luglio dell’anno scorso».

Ora si scopre che – secondo lui – in Venezuela l’”autoproclamato presidente” è Nicolás Maduro, che ha vinto comodamente con 6.190.612 voti, con il 67,8%.

Guaidó, una cattiva invenzione di Trump e dell’OSA, non è mai stato eletto, né nessuno ha votato per lui in alcuna elezione. Si è autoproclamato presidente in una strada di Caracas e, pochi minuti dopo, era già “Capo di Stato” riconosciuto dagli USA, dall’OSA e, come era da attendersi, dai Paesi dell’Unione Europea.

Quanto alle altre “due dittature” non invitate al Vertice, El Mundo ha assicurato che “in Nicaragua c’è stata una ribellione contro Daniel Ortega” e Cuba “ha complicato il suo status al di fuori dell’OSA”; senza dire una parola sulla degna determinazione di non tornare mai più alla mostruosità filo-yankee.

È vergognoso sapere che questo è il Vertice a cui il Presidente USA invita la maggioranza dei governi latinoamericani e caraibici, ad eccezione di tre dei paesi che gli hanno dimostrato di non sottomettersi ai suoi disegni colonizzatori.

Fonte: Granma

Traduzione: cubainformazione.it

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