Menzogne e scatti d’ira contro l’accordo medico Messico-Cuba

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L’annuncio del Governo del Messico che assumerà 500 professionisti medici cubani ha scatenato la furia dell’élite medica, della destra politica e dei media messicani.

Che ripetono gli stessi falsi argomenti che hanno distrutto i precedenti accordi medici di Cuba in Bolivia, Ecuador o Brasile.

Prima. Che “Il governo deve assumere medici messicani, non cubani”, perché “nel nostro Paese ci sono medici disoccupati”. Pura demagogia. Perché le squadre cubane serviranno la popolazione delle montagne dello stato di Guerrero, dove non sono coperte, da personale locale, le offerte di lavoro. La stessa cosa è successa in Brasile: Cuba ha integrato il programma Mais Médicos nelle favelas urbane e in Amazzonia, dove i professionisti del paese non volevano andare.

Il secondo argomento è quello del governo USA: che l’Avana esporta “medici schiavi”, “lavoro forzato” e “manodopera sfruttata”, ottenendo una significativa percentuale del pagamento effettuato dal governo recettore, in questo caso il Messico. Che sarebbe –leggiamo- un “affare” per “finanziare la propria dittatura”.

Spieghiamolo ancora una volta. Cuba, paese sotto blocco economico, ottiene, attraverso accordi medici di cooperazione Sud-Sud, alcuni fondi che le consentono di sostenere il suo sistema sanitario pubblico e anche la sua cooperazione nei paesi più poveri.

Inventare da ciò un presunto “affare” persegue due cose. Una, distruggere un pericoloso messaggio per la destra: che Cuba, in quanto potenza medica, è capace di portare – anche in condizioni di guerra – assistenza sanitaria a milioni di persone vulnerabili, trascurate da decenni di neoliberismo. E due, lanciare un nuovo missile contro l’economia cubana, come quelli che hanno distrutto le rimesse, gli investimenti o l’ingresso di carburante.

Per diffondere la storia dell’”affare” con “lavoro medico schiavo”, il governo USA sostiene, con sovvenzioni delle sue agenzie NED e USAID, decine di siti digitali “anti-castristi”. I giornalisti di questi media, a loro volta, pubblicano sulla stampa aziendale internazionale. È il caso di Camila Acosta, pagata da Cubanet attraverso i fondi di Washington e che, a sua volta, pubblica sul quotidiano spagnolo ABC.

Ma è importante che la storia simuli essere una denuncia della società civile. Per fare questo, la Casa Bianca finanzia le ONG che fabbricano i loro rapporti contro Cuba. Una di queste è la Fondazione per i Diritti Umani a Cuba, con sede a Miami. Un’altra è Prisoners Defenders, con sede a Madrid, che, pur occultando le proprie fonti di finanziamento, secondo diversi analisti consultati, riceverebbe, indirettamente, da anni fondi governativi USA.

Questi sostengono più di 40 fondazioni, media e gruppi dedicati, in particolare, alla guerra politica o economica contro Cuba. Dal 2019 esiste, persino, una voce specifica di sovvenzioni USAID per attaccare le missioni mediche cubane.

Ricordiamo che tra il 2006 -quando George W. Bush lo ha inaugurato- e il 2016 -quando Obama lo ha sospeso- operava un programma chiamato “Cuban Medical Professional Parole”, per cui le ambasciate USA, in tutto il mondo, offrivano asilo politico e opportunità di lavoro al personale sanitario cubano cooperante. Coloro che si sono venduti – una esigua minoranza – oggi forniscono – sotto anonimato – le testimonianze per i rapporti contro Cuba. In cui, -ovviamente- non figurano né le opinioni né le esperienze della stragrande maggioranza di cooperanti che non hanno accettato il ricatto. Questi rapporti, una volta divulgati dai media come presunte “indagini” indipendenti, sono lo strumento di coercizione della Casa Bianca per fare pressione su altri governi e per legittimare nuove sanzioni contro il popolo cubano.

Nel suo ultimo rapporto contro le missioni mediche cubane, pubblicato nell’aprile 2022, l’organizzazione Prisoners Defenders ha riconosciuto che il suo obiettivo è quello di porre fine – parole testuali – a una “colossale quantità di valute straniere” che sono “la più grande entrata del regime”. Non forniva una sola prova che questi fondi si dedichino a qualcosa di diverso da quella dichiarata: sostenere gli ospedali e acquistare medicinali. Ma assicurava, come prova che, “con tanto denaro in gioco, (…) è da supporre che gli implicati avranno parte del bottino”.

Cosa significa “è da supporre”? Dove sono le prove, Mr. D. Javier Larrondo, presidente di Prisoners Defenders? A proposito, quando pubblicherà le fonti di ingresso della sua organizzazione, inclusa l’origine dei fondi dei suoi donatori?

Fonte: Cubainformación

Traduzione: cubainformazione.it

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Una risposta

  1. Mario Franzil ha detto:

    È probabili che in in futuro non tanto lontano si sapranno molte cose su queste organizzazioni di disinformazione sui medici cubani in missione umanitaria colpevoli di fare quello che il governo americano non fa a beneficio dei paesi che non.hanno sufficiente numero di medici per.le zone più isolate e povere. La speranza è che sempre più americani si oppongano a queste politiche che penalizzano i paesi.piu’poveri.