L’arte del collaborazionismo

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Yotuel Estefan o l’affare di “paralizzare Cuba” un 20 maggio.

Cinque milioni di persone, in tutta Cuba, sfilando il 1° maggio, a sostegno della Rivoluzione, a malapena hanno generato notizie internazionali.

Ma leggiamo decine di note che hanno diffuso il lancio, il prossimo 20 maggio, di una nuova canzone contro la Rivoluzione, prodotta da Emilio Estefan.

Titoli esultanti assicurano che Yotuel Romero, interprete della canzone, “paralizzerà l’intera Cuba”.

E per ottenere il sostegno della mafia politica e mediatica di Miami, un importante elemento simbolico: la scelta del 20 maggio, l’anniversario dell’indipendenza formale della Repubblica di Cuba, che si celebra solo lì… a Miami.

Non così a Cuba. Ricordiamo che in quel giorno del 1902, l’isola è passata dall’essere colonia della Spagna ad essere una neo-colonia sottomessa -cosa persino scritta nella sua stessa Costituzione- al governo USA.

Celebrare il 20 maggio è semplicemente celebrare la sottomissione di Cuba agli USA.

Ma torniamo al 1maggio. Molti hanno pensato che, dopo due anni di penurie causate dalla pandemia e più di duecento sanzioni, il popolo cubano non avrebbe riempito le piazze.

E, di nuovo, si sono sbagliati. Perché a Cuba, con discrepanze, con fatica, con errori e carenze, c’è un alto consenso sociale intorno alla Rivoluzione socialista. Che per la maggioranza significa soprattutto Sovranità.

Per questo la Casa Bianca e i suoi collaborazionisti “artistici” sparano per distruggere quel consenso nella diversità. Che a Cuba chiamano… unità.

Fonte: Cubainformación

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