Cuba: coercizione e lotta armata

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Le proteste dello scorso anno a Cuba hanno portato l’amministrazione di Joe Biden a coltivare il vecchio sogno di un “cambio di regime” sull’isola.

Basato su un testo di Gustavo Veiga – Página 12.- Le proteste dello scorso anno a Cuba hanno fatto sì che il governo di Joe Biden coltivasse il vecchio sogno di un “cambio di regime” sull’isola. Per questo oggi sta applicando ferocemente le sanzioni approvate da Trump.

Sul fronte diplomatico, sta cercando di isolare L’Avana in vista del prossimo Vertice delle Americhe. E sta manovrando per espellerla dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Per questa guerra, sovvenziona decine di fondazioni e ONG che producono rapporti sui diritti umani per legittimare nuove sanzioni contro l’isola.

Chiudono o tagliano drasticamente le entrate e gli investimenti nel Paese, con conseguente riduzione dei salari e delle pensioni e delle forniture di cibo e medicinali.

La Casa Bianca riesce così a creare carenza e precarietà. Ma non ottiene il risultato politico sperato, al di là della disaffezione di alcuni settori dell’isola. Le recenti manifestazioni del Primo Maggio ne sono la prova.

In ogni caso, ricordiamo. La Costituzione cubana, approvata dall’86% del voto popolare, stabilisce che le relazioni “con qualsiasi altro Stato non potranno mai essere negoziate sotto aggressione, minaccia o coercizione”. E che, contro chiunque “tenti di rovesciare l’ordine” stabilito in quella Magna Charta, “i cittadini hanno il diritto di combattere con tutti i mezzi, compresa la lotta armata”.

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

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