L’ombra della NATO si sta estendendo in America Latina e nei Caraibi?

Print Friendly, PDF & Email

A partire da un riaggiustamento di forze e da un declivio civilizzatore, diversi assi regionali hanno creato organismi come l’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (CSTO) sotto la guida della Russia e dei paesi alleati dell’Asia centrale, inoltre si è rafforzata l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) mentre le forze armate russe e cinesi sono state modernizzate e sono stati creati assi economici come l’Unione Economica Eurasiatica (UEE) e il BRICS (Brasile-Russia-India-Cina-Sud Africa).

Questa comparsa di poli di potere geopolitico è stato accompagnato da posizioni lontane dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), un’alleanza militare composta da 30 paesi, che ha cercato un re-impulso dopo aver perso influenza nell’Asia occidentale, dove Russia e Cina già discutono apertamente della leadership della regione dopo i conflitti in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria.

Questo è stata considerata una minaccia per l’egemonia globale USA e gli interessi delle grandi transnazionali, soprattutto in Eurasia, dove è stata alimentata una crisi che coinvolge l’Ucraina e si cerca di indebolire la Russia attraverso il logoramento militare e migliaia di misure coercitive unilaterali accompagnate dall’Europa Unione (UE).

LA NATO COME OMBRA CHE NON VA VIA

Il dominio di Washington, quindi, nell’asse euro-atlantico sull’America Latina, non è aumentato in maniera lineare, a causa di particolarità regionali come l’arrivo di governi progressisti o nazionalisti, di quelli che, dopo essere stati considerati “minacce” o “preoccupanti”, sono stati attaccati attraverso colpi di stato parlamentari, in alcuni casi, guerre sovversive, conflitti interni attraverso fronti di opposizione inoculati a tale scopo o interventi diretti per ottenere cambi di regime favorevoli all’egemonia occidentale.

Alcuni autori ritengono (PDF) che il declino dell’egemonia nella regione sia dovuto a:

  1. La mancanza di attenzione USA per la regione,
  2. la rinnovata ricerca di autonomia dei paesi sudamericani e
  3. la sfida presentata da attori extra emisferici come Russia, Cina o Iran.

L’ombra della partecipazione diretta o indiretta della (presumibilmente lontana) NATO non ha mai lasciato la regione  latino-caraibica, soprattutto perché la creazione di una crisi continua è una permanente invocazione del suo Concetto Strategico: “dove sono in pericolo gli interessi dei suoi membri”.

Alcuni dati geostorici permettono di sapere perché la suddetta ombra permane:

  • Colombia, il cui establishment militare è considerato un “esportatore di sicurezza” dal Comando Sud (Southcom), ha sette basi militari USA da cui è possibile accedere ai confini terrestri di Venezuela, Brasile (principale alleato extra NATO dal 2019), Perù, Ecuador e Panama. Ha anche un confine marittimo con Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Giamaica, Haiti e Repubblica Dominicana.
  • Secondo l’ultimo rapporto del Dipartimento della Difesa USA, nella regione hanno una partecipazione militare in Stati come Portorico (con basi della Forza Navale, Forza Armata e Forza Aerea), Aruba, Costarica, El Salvador, Cuba (Guantánamo), Honduras, Perù e Colombia, tra gli altri.
  • Nelle acque territoriali argentine e nelle isole Malvinas, usurpate dal Regno Unito, è presente la NATO ed è la testa militare del sistema formato dalle isole di Sant’Elena e Tristan Da Cunha.
  • Il Regno Unito sta formando un “triangolo strategico di controllo” dell’estremo sud del Sud America (Patagonia Argentina e Patagonia cilena), composto da Punta Arenas (Cile), Puerto Argentino (Malvinas, Argentina, usurpata dall’Inghilterra) e Montevideo (Uruguay). Mentre da San Pedro/Georgias, a sud delle Malvinas, operano sottomarini nucleari.
  • Guadalupa e Martinica sono stati utilizzati come scali durante la guerra delle Malvinas e l’invasione di Grenada; inoltre, Francia e USA organizzano regolarmente manovre militari congiunte nella regione.
  • Nel 1997, l’Alleanza ha concesso all’Argentina lo status di Grande Alleato extra-NATO per aver inviato navi da guerra nel Golfo Persico, nel 1991, e per la sua partecipazione alle operazioni di mantenimento della pace durante il governo neoliberale di Carlos Menem.
  • Argentina e Cile hanno sostenuto l’Organizzazione Atlantica nel 1999 per “garantire la sicurezza” in Bosnia ed Erzegovina. In Kosovo, l’Argentina ha collaborato nell’ambito dell’accordo di pace imposto alla Serbia e ha fatto parte di una Forza Strategica di Riserva del blocco militare del Nord Atlantico per i Balcani.
  • El Salvador ha contribuito con alcuni effettivi alle truppe d’invasione del blocco militare in Afghanistan.
  • Brasile, Colombia, El Salvador e Messico hanno partecipato, come osservatori, all’esercitazione Trident Juncture 15, una delle più grandi svolte dall’alleanza atlantica, alla fine del 2015.
  • La NATO è presente nella regione attraverso operazioni ed esercitazioni con il Regno Unito, Canada, Francia e Paesi Bassi nei programmi di Assistenza Umanitaria e Soccorso in Casi di Disastro (HA/DR). Un esempio di ciò è stata la risposta congiunta dopo il terremoto di Haiti.
  • La dottrina NATO è stata utilizzata in un addestramento segreto della Forza Aerea Boliviana, svolto nel gennaio 2021, e chiamato Esercizio Operativo Combinato Non Convenzionale che è stato denominato Libertad.

UN IMPULSO CHE È ANCHE ECONOMICO

Anche quando dall’interno e dall’esterno della regione si riconosce la povertà e la disuguaglianza come cause della violenza, la visione del Nord Globale, incarnata negli USA e nei suoi alleati, non si è necessariamente tradotto nella raccomandazione di politiche sociali per risolvere dette questioni in forma strutturale.

Il predominio è stato anche nell’ambito economico, da qui si è imposto l’egemonia del dollaro mediata dagli Accordi di Libero Scambio (ALS) con Cile, Colombia, Perù e Repubblica Dominicana-America Centrale. Combinati con riforme neoliberali, questi trattati hanno costituito una forte base ideologica affinché, nel 2009, si creasse l’Iniziativa dell’Arco del Pacifico.

Tra il 2000 e il 2013 lo scambio commerciale tra Cina e America Latina si è moltiplicato fino a 22 volte, generando fonti di finanziamento senza pretese ideologiche. Gli investimenti si sono concentrati in Argentina, Brasile, Ecuador e Venezuela. Per fermare questa avanzata, gli USA hanno guidato i negoziati sull’ Associazione Multilaterale Transpacifica (TPP) che includeva Cile, Perù e Messico.

Nell’ambito finanziaria, i paesi dell’America Latina dipendono dal dollaro e la politica monetaria USA ha un impatto significativo sui risultati finanziari dei suoi vicini.

Sebbene fosse importante per i cinesi mantenere le loro intenzioni pacifiche in America Latina e nei Caraibi e negare l’esistenza di ambizioni geopolitiche per gli USA, era importante influire sull’azione cinese nell’emisfero occidentale. Insieme alla Russia, il Paese asiatico si convertirebbe in una sfida per Washington per la sua possibilità di offrire modelli alternativi e associazioni alla regione.

Il successo del modello di sviluppo cinese ed i prestiti concessi ai paesi della regione hanno permesso adottare politiche economiche che si discostano dal neoliberalismo e la Russia è diventata un’alternativa in tema di energia e difesa.

MILITARIZZAZIONE DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI

Se qualcosa ha segnato gli ultimi anni del riavvicinamento della NATO alla regione, attraverso il Comando Sud USA è l’aumento dell’influenza militare in questioni di politica estera. Ciò si è intensificato dopo l’11 settembre 2001, quando le élite corporative hanno optato per la guerra al terrorismo che ha inglobato il crimine organizzato transnazionale ed il traffico di droga.

Il dispiegamento militare nella regione ha avuto come fattore chiave la posizione di Washington riguardo al narcotraffico e ai gruppi insurrezionali, considerando la droga un problema di sicurezza e non sociale o sanitario. Ciò ha consentito l’interazione tra i militari della regione e quelli USA e l’ampliamento del modello repressivo per affrontare il traffico, ciò che si è riflesso in abbondanti aiuti militari alla Colombia al punto da occupare il sesto posto tra i 10 principali paesi che hanno ricevuto assistenza tra il 2000 e il 2016.

Anche Cile, Perù e Paraguay erano relativamente allineati con gli USA sui temi della difesa, mentre il rapporto con il Brasile era ambiguo. Anche così, nel 2010 sono stati firmati l’Accordo di Cooperazione in materia di Difesa (DCA) e l’Accordo Generale sulla Sicurezza dell’Informazione Militare (GSOMIA).

Oltre al fulcro dell’attenzione situato nelle Ande (Colombia ed Ecuador), c’è la Triplice Frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay, dove Southcom ha dichiarato di aver individuato fonti di finanziamento di “organizzazioni terroristiche” con sede in Medio Oriente, citando Hezbollah e Hamas. Per contrastare questa presunta minaccia, è stato creato un meccanismo multilaterale chiamato 3+1 con i tre paesi sudamericani e gli USA.

Diversi comandanti del Southcom hanno indicato come “punti di preoccupazione” l’aumento della cooperazione su questioni militari tra Russia, Cina e Iran e la loro vicinanza a governi popolari come Venezuela, Bolivia ed Ecuador, che è percepito come una fonte di sostegno per detti governi a scapito dell’influenza regionale USA. Tuttavia, ci si chiede quale sia stata la reale portata della partecipazione militare cinese e russo nella regione.

I contatti militari tra Cina e l’America Latina sono limitati e la componente principale della relazione è legata all’economia e alla crescita di un mondo multicentrico e multipolare. Anche se c’è stato un aumento delle esportazioni di sistemi d’arma cinesi verso il Sud America che, sebbene in forma discreta, non si è avvicinato al volume di armi esportate dai paesi della NATO. La Russia è infatti diventata un attore importante in quest’area, soprattutto dal 2005, poiché ha esportato armi non solo in Venezuela, bensì anche in Colombia, Ecuador, Uruguay e Perù, in piccola scala.

Dal canto suo, la Colombia importava armi, soprattutto da USA e Argentina, mentre il Brasile aveva una lista di fornitori più diversificata.

COLOMBIA, IL “PIVOT” (PERNO) DEL FALCONIERE BELLICISTA

Lo scorso aprile, nel quadro di una visita ufficiale del presidente uscente Iván Duque a Washington, il suo omologo USA, Joe Biden, ha affermato che la Colombia era il “pivot” dell’emisfero sud ed ha confermato la sua incorporazione come alleato extra nell’Alleanza attraverso una lettera ai presidenti di entrambe le camere del Congresso, esprimendo:

“Notifico la mia intenzione di designare la Colombia come Alleato Importante fuori della NATO. Faccio questa designazione in riconoscimento dell’importanza delle relazioni tra USA e Colombia e dei contributi cruciali della Colombia alla sicurezza regionale e internazionale”.

In questo modo la Colombia:

  • Potrà accedere al materiale bellico USA, il che è già un dato di fatto da decenni.
  • Ricevere prestiti per acquistare attrezzature militari e di ricerca.
  • Riceverebbe vantaggi per acquisire tecnologia spaziale.
  • Potrebbe partecipare ad operazioni congiunte con il Dipartimento della Difesa USA.

Ciascun socio sviluppa un Programma di Cooperazione di Associazione Individuale (IPCP). Quello della Colombia consta di aree prioritarie quali: cybersecurity; sicurezza marittima e terrorismo e suoi legami con la criminalità organizzata; sicurezza umana; e rafforzare le capacità delle forze armate colombiane.

Legandosi ad un’alleanza chiaramente bellica, lo Stato colombiano infrange la dichiarazione dell’Avana, del 2014, in cui la CELAC ha dichiarato la regione latino caraibica “zona di pace” ed ha aperto la strada a qualsiasi manovra della NATO sia dalle sue coste che dai suoi confini terrestri.

Diversi dirigenti politici e sociali come Evo Morales hanno denunciato l’effetto destabilizzante dell’avanzata dell’alleanza nella regione, proprio per la sua natura bellica.

Nel 2018, il Brasile aveva 334000 militari attivi, la Colombia 200000 e l’Argentina  51000. L’alleanza ha 3,5 milioni di attivi tra personale militare e civile. Secondo il centro studi CELAG solo Brasile e Colombia apporterebbero più risorse alla NATO che i membri europei annessi negli anni ’90 (Macedonia del Nord, Montenegro, Albania, Croazia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria). L’Argentina ha attività simili a quelli di Bulgaria (24800) e Repubblica Ceca (25000) messe insieme.

CORSA ALL’ARMARSI E SUPREMATISMO CONTRO L’UNITÀ

Il dogma della supremazia armata resta alla base del modello USA per la propria politica estera. In tal modo alimenta gli interessi del complesso industriale-militare, con un paradigma che ricircola tra scuole, media e centri studi.

Dato il sostegno illimitato del blocco euro-atlantico alle fazioni neonaziste nell’Europa orientale e il precedente di sostegno a settori islamisti che hanno scatenato il caos in Siria, Libia e Iraq, è imminente il pericolo che aleggia sulla regione latino-caraibica.

Non si tratta solo di un tentativo di recuperare una sfera di influenza e di risorse da parte dell’asse euro-atlantico, bensì di evitare ogni accenno di possibile unità strategica in una regione che possa costituire un polo di potere geoeconomico forte che farebbe da contrappeso all’attuale legge dell’imbuto globale.

Fonte: Misión Verdad

Traduzione: cubainformazione.it

Potrebbero interessarti anche...