Essere donna

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Ana ci dimostra che la virilità non è solo per gli uomini. Bisogna essere una donna, una donna forte, per difendere Cuba in un ambiente ostile.

Vederla in quel video mi ha fatto provare un misto di tristezza e ammirazione: sola, di fronte a un uomo vile che le ha teso un’imboscata, che l’ha attaccata a tradimento, che l’ha attaccata per il solo fatto di pensarla diversamente, di difendere un modo alternativo di organizzarci come società. Si chiama Ana Hurtado e l’ho conosciuta all’Avana. Abbiamo parlato poco, ma l’ho trovata una persona buona e onesta.

In un mercato in Europa, quel continente che si vanta di essere un territorio di tolleranza e rispetto dei diritti umani, qualcuno ha capito che fosse prezioso e pertinente umiliarla in pubblico. O cercare di farlo. Ana ha risposto con integrità, lei sola, di fronte a un uomo codardo. I nemici della causa che lei difende hanno cercato di falsare il fatto: tanto che dicono di difendere posizioni femministe, tanto che si dicono favorevoli alla lotta per la giustizia, hanno cercato di mostrarlo come qualcosa di normale. O peggio, hanno taciuto, complici.

Ana è una giovane donna. Di recente ha presentato un documentario su Cuba, i suoi molteplici aspetti culturali, il sincretismo religioso. Indagando sul nostro Paese, si è innamorata della Rivoluzione, quel processo convulso che dal 1868 scuote l’identità nazionale e che è, soprattutto, un evento culturale. Molti tatuaggi le ricoprono la pelle e tende a parlare di fretta, come se avesse sempre molte cose da dire. E ha molte cose da dire, ed il coraggio di dirle.

Appena ho visto il video le ho scritto. “Qui a Cuba siamo meno aggressivi”, ho scherzato. Se aveva bisogno di cercare rifugio, se aveva bisogno di trovarsi in un luogo dove fosse capita e accolta, se aveva bisogno di cercare quell’ultimo ridotto dove il suo modo di vedere la realtà fosse compreso, qui stava Cuba socialista. E sì, so che tornerà mille volte a Cuba, ma so che è anche importante che sia lì, su altre sponde, a lottare per la verità del nostro Paese.

Ricordo un reportage che qualche volta ho visto nelle reti sociali, in cui una giornalista di Miami chiedeva a un manifestante comunista perché non andava a Cuba. “Perché là ha già trionfato la Rivoluzione, è qui che si deve farla”, ha risposto con un sorriso. Ricordo anche il Che, in quel discorso in cui dichiarò che servivano molti Vietnam. Per quanto difendiamo il socialismo a Cuba, per quanto resistiamo, abbiamo bisogno che la causa del socialismo si moltiplichi in diversi luoghi del pianeta. In ciò noi crediamo.

Ana è parte di ciò. Ovunque vada, va con la bandiera di Cuba, la bandiera del socialismo, la bandiera di Fidel. Ecco perché mi rattrista che l’ aggrediscano, quando lei non aggredisce nessuno; ecco perché mi inorgoglisce vederla rispondere con virilità al suo aggressore.

Virilità. Fidel, davanti alla Plaza, quando è avvenuto il crimine delle Barbados: «Quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema». La virilità, associata al genere maschile, implica un insieme di virtù: coraggio, integrità, responsabilità, conseguenza. Intossicati da secoli di maschilismo, abbiamo assunto questi tratti come inerenti alla condizione maschile. “Poco uomo”, pensiamo subito, quando vediamo Ana, una donna, sola, che subisce un’imboscata da quel codardo. Essere uomo implica che non attaccheremmo mai una persona così, specialmente una donna.

Tuttavia, Ana ci dimostra che la virilità non è qualcosa di esclusivo degli uomini. Devi essere donna, molto donna, per difendere Cuba in un ambiente ostile. Devi essere molto donna per affrontare con integrità un uomo codardo. Devi essere molto donna per lottare come fa Ana. Ecco perché mi scrollo di dosso la tristezza e lascio, sola ed incontaminata, l’ammirazione. Questa è l’unica cosa che debbono ispirare persone come Ana Hurtado. Ammirazione e gratitudine, amica, solo questo.

Fonte: Granma

Traduzione: cubainformazione.it

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